L'episodio esplora la paura di sbagliare e deludere, evidenziando che l'errore è spesso percepito come una minaccia al proprio valore personale. Si discute del ruolo dei genitori e delle aspettative imposte ai figli come possibili cause di questa fragilità. Si sottolinea l'importanza di accettare e elaborare l'errore anziché rimuginarci sopra. Inoltre, viene evidenziata l'importanza di trovare la propria voce, accettare la propria unicità e non confrontarsi costantemente con gli altri. Si sottolinea che sbagliare fa parte della crescita e che è fondamentale per imparare e progredire nella vita.
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3628 Words, 21298 Characters
La paura di sbagliare di non essere abbastanza, di deludere è un peso che attraversa le generazioni, ma che oggi sembra avere un intensità nuova. Non si tratta solo del timore di un brutto voto. L'errore è una ferita al proprio valore personale, come se fallire e cui valesse a non valere. Da dove nasce questa fragilità? E legata a rapporto con i genitori, alle richieste implicite che si fanno ai figli, mimetizzate come forme d'affetto, o radici in una società che spinge costantemente al confronto, che propone ideali di perfezione realistici e raggiungibili. In questo episodio cercherò di capire le radici psicologiche della paura di sbagliare e lo farò in compagnia di Sandra Sassaroli. Io sono Mario Calabresi e questo è "Sullerrore", una serie podcast che indaga come lo sbaglio faccia parte della nostra esperienza della nostra natura. "Sullerrore" è una serie podcast di Core Amitia e del Politecnico di Milano. Sandra Sassaroli e Psychiatra, Psychothera Peuta, Presidente di Interapi e gruppo di studi cognitivi, oltre che autrice di numerosi saggi e studi. Le suolavoro si occupata molto dell'errore, dello sbaglio e del rimuginio, quella forma di pensiero negativo e ripetitivo che ci porta a soffermarci sugli errori commessi, piuttosto che a superarli, cogliendone anche i lati positivi. Sandra Sassaroli, ma le giovani generazioni hanno sempre avuto paura di sbagliare o oggi riscontra che c'è una maggiore paura dell'errore. Però credo che il problema di adesso togliamo il covid, il problema recente potrebbe ruo essere le pretese dei genitori. Cioè, in un mondo in cui i nostri figli trattiamo meno male di come facevano alla fine dell'800, perché la severità dominava, il prezzo che si paga è che ogni figlio è un genio che andrà alla sobbona. E questo a volte non è così. Quindi, il problema sono dei genitori che sono diventati amici dei figli? Bravo. Sono troppo gentili con loro? Hanno pretese? E l'altra faccia della gentile, io ti sono amico, ma tu non mi puoi delle vedere? Esatto. Ma è il genitori che lo trasmette o il figlio che sente questo? Tutto due. Cioè, è il genitori che lo ha in sé stesso, anche per amore, e non è una criticale genitori, ed è il figlio che ha con questa pretesa di acondicendenza, si sente sulla testa un sacco di responsabilità. Quindi oggi c'è più ansia di sbagliare. Che è un ansia di deludere? È un timore di deludere perché ogni errore ha che fare col valore personale, quindi non è un errore segmentato, ma richiamo a un valore personale. Se sbaglio sono un poverino, se sbaglio non ostima di me e neanche degli altri. Come fa un figlio a liberarsi da questo peso, da questa aspettativa che è una aspettativa paralizzante? Allora, innanzitutto stiamo facendo generalizzazioni. Un figlio che non viene messo in un posto troppo scomodo e che ha anche inare del rapporto del genitori dei posti in cui può essere se stesso in qualche modo impara. Un figlio che ha scarse risorse e il errore che è quel tipo di delusione diventi ad esempio rifiuto un distanziamento può chiudersi in casa. Allora, qual è una strada da indicare? Se noi parliamo degli studenti che vanno all'università e che hanno l'ansia dei primi esami, hanno l'ansia del primo anno che passa, come possiamo aiutarli e proprio mi rivolgo allei che tutta la vita ha affrontato e studiato questo, come psichiatra, psicologa, psicoterapeuta, comportamentale, che strumenti suggerisce, come si fa a fare pace con l'errore col fallimento. Bisogna riconoscere il rimuginio dove noi andiamo quando cerchiamo di non sbagliare, perché il vero problema dell'errore è non accettare di farlo. Perché pensi questo esempio, siccome sofferto tanto in una storia effettiva in cui un signore vi ha trattato malissimo ho smesso di avere storia. Perché tanto va tutto male, ecco questo è tipicamente un problema da terapia ma che spiega bene il problema dell'errore, l'unico modo di affrontare l'errore, cadere e farlo. Dentro questo c'è anche però perché non vorrei fare lo troppo facile. Fare sbagli, fa male e ci fa soffrire, possiamo avere anze, possiamo avere tristezza, possiamo avere rabbia con noi stessi. E quindi in realtà la destramento a sbagliare è anche la destramento da accettare quei dolori. Quindi bisogna fare il percorso della sofferenza per potere imparare a stare in piedi. Per potere imparare a muoversi. Ecco, vi spiega meglio che cos'è questo rimuginio? Rimuginio è il modo con cui noi pensiamo che ci prepariamo da affrontare cose che non conosciamo, ci allontaniamo dalla realtà pratica e andiamo in un mondo astratto in cui immaginiamo di potere evitare errori, delusione, fallimenti. È un attività mentale, che probabilmente impariamo perché vediamo farle la nostra famiglia e impariamo perché abbiamo passato delle cose difficili o lo abbiamo visto i nostri genitori imparare cose difficili e impariamo a cercare di prepararci. Il problema è che più io sto lì e quindi più sto nel mio pensiero astratto che non mi aiuta, meno risolvo problemi. C'è un sacco di studi sui vuginio che mi ruba l'attenzione e mi fa diventare meno bravo a fare un esame, al politecnico, a risolvere problemi. Ecco, ma qui voglio capire una cosa, perché c'è un modo di dire americano che dice, non importa quanti volte cadi, l'importante è quanto veloce ti rialzi. E quindi una soluzione potrebbe essere lasciati alle spalle, l'errore, guarda avanti, ricominci a camminare. C'è però invece un altro modo di pensare che dice che se tu quell'errore e quella sua offerenza non gli elabori, non ci fa i conti, non avrai poi davvero gli strumenti per farcela, per camminare. Dove ci sistemiamo tra queste due possibilità? Beh, perché c'è una differenza tra "elaborare" e "remuginare". C'è "remuginare" vuol dire "odio di andra male", c'è anche fare con un pensiero ripetitivo ansioso negativo. E "elaborare" vuol dire "entrare", accettare il dolore e trovare una soluzione creativa. O, se non c'è, spostarsi su un altro problema. Paio di anni fa ho incontrato un professore di filosofia di Liceo che stava andando in pensione dopo 40 anni di insegnamento. E lui dal suo punto di vista, mi dava una risposta molto simile, perché ho detto "quanto ha visto cambiare gli studenti in questi 40 anni che lo mi ha risposto", riformuliamo la domanda "quanto visto cambiare i genitori in questi 40 anni". E quando ogni volta che venivono da me vi dicevano cosa dovrei fare, io, dell'udendoli, gli dicevo lasciate le libre di sbagliare, perché altrimenti non si costruiranno la capacità di camminare nella vita. Sondacrodissimo, perché se io sono così protettiva, pensate le chat dei genitori dei famili delle elementari, se io sono così protettiva con mio figlio che non può prendersi a pugni, non può asbucciarsi un ginocchio, e io vado a difendere lo cuo in un campo di calcio e do il pugno a qualcuno, con cui lui sta litigando, noi gli insegnori al sarsi. Quindi se ci pensa bene, c'è un'idea in questa hiperpotenza, c'è un'idea di fragilità, no? Mentre noi veniamo dalle piane dell'inilo, siamo molto resilienti a cadere al sarsi, ma io dico noi ma poi mente anche i lupi, c'è, quando siamo solutori di problemi più o meno verbalizzando. Quindi dovremmo in tanto in cominciare a rensegnare ai genitori, ad essere meno protettivi, ad avere in un certo senso più coraggio. Certo, avere. Intendo coraggio nel senso coraggio di non avere paure, coraggio di lasciare anche i figli sbagliare. Certo, anche farsi male, assolutamente, ma avere coraggio di affoltare le propria paure, le propria delusioni di sé stessi come genitori, la propria tristezza, la propria depressione, la propria ansia. Invece buttarla sul controllo dei figli è il prezzo che si paga a un minortasso di maltrattamento dovute ai studi di bolbi tra le due guerre, in cui si, però che i bambini vado trattati meglio di come i nostri bisnonni tra i nostri nonni. Che cosa c'era nei figli delle generazioni precedenti? Che cosa li salvava da questa ansia? La conflitualità a quel genitore? Il fatto che volevi distaccarti dal genitori non avevi bisogno di compiacerlo? Sicuramente, quelle storie sono cominciate da una fuga, no? E forse anche meno aspettativa, perché genitori ci avevano tanto da fare, magari erano cinque figli, questi figli spesso sono unici e hanno una quantità di attenzione francamente eccessiva. Noi si lascia più giocare per strada e si vuole riempire il tempo. A prendersi appuglie con gli amici. E poi c'è un nuovo studio che dice che in realtà non sono a parte il pezzo genetico nostro che è il metal 50%, ma i genitori c'è questa tutta questa storia che noi siamo, coloro che costruisco le figli. In realtà lo stanno sentendo nuovi studi che ci dicono che almeno un quarto sono i quetane, lasciamo l'impace con i quetani. Noi siamo le nostre frequentazioni, le nostre amici, i nostri amori, i nostri errori. I nostri errori è esatto, quindi hai genitori resta un quarto, non invadiamo i loro spazi mentali. Ecco, c'è qualche suggerimento pratico che possiamo dare a una studentessa o uno studente che comincia l'università che si trova di fronte a un mondo nuovo, un mondo benoprotetto, un mondo in cui non è guidato come è guidato nelle scuole superiori, come è guidato in casa e che si trova di fronte alla paura sbagliare. Non andiamo neanche al fatto che abbia sbagliato, possa non essere riuscito un esame, andiamo prima, io ho paura di affrontare queste cose. Ci possono essere dei consigli pratici, dei suggerimenti di qualcosa che uno si può aiutare come si si può aiutare. Allora, verso l'alto, perché tanta paura, verso il paura, se sbaglio, se sbagliassi cosa vuol dire che uomo sono se lo sbagliato, che donna sono se lo sbagliato, e li posso capire da dove viene questa paura, ma verso il basso, la cosa importante è avere paura, ma non fare comportamenti di evitamento. Cioè, sia capire cosa implica per averla paura, deludo. Ecco, la prima parte che implica per averla paura è per ridimensionare con testualizzare tutto. Ma c'è un esame? Cioè, i errori non sono tutti l'errore, che ci rego, noi facciamo un milioni di piccoli errori perché ci movemo nel mondo. E il secondo invece, verso il basso? Il secondo è comportamento, non dobbiamo smettere di andare avanti. La cosa più grave è non fare l'esame perché ho paura, invece devo capire da dove viene la paura. Capire cosa è questa paura e fare l'esame e prendere una bocciatura, cadere per terra e rialzarsi. Io mi ricordo cosa è stato per me. La prima volta che ho dato la anatomia, la prima volta che ho dato la anatomia, la sapienza. Il professore mi face una domanda che ho anatomia un esame allora tutto insieme sul chirurgio di 6.000 pagine. E io non me la ricordavo. Via. Mi ricordo cosa è stato per me, buttata per terra nei credini della sapienza. Non ce la farò mai. Io diho fallito. E invece ho ripreso. Ho piatto un po' e ho ripreso in mano. E la cosa più tenigente che ho fatto è che ho dato l'esame di anatomia. Perché in molti medici questo è allora. Si è lintia che se tu fallivi quelle esame era come dire un senio del destino. Dovi lasciar perdere. E poi c'era un professore che, con cui non si eravamo ischetti in 1500 o 2000, che se aveva un rapporto per il professore, ossi spezzavano gli esami. C'è un vero detto. Io devo dire mi ha fatto venire in mente questa cosa di contextualizzare e disdramatizzare anche il errore. Ricordo la prima volta che feci un errore da giovane giornalista e venni convocato dal direttore. E lo terrorizzato sulla strada per andare nell'ufficio del direttore e pensavo "E la fine, la fine, la fine". E poi ho guardato fuori dalla finestra e mi ha venuto questo pensiero che è stato fondamentale di aiuto. Cos'è mi può succedere? Il peggio che può capitare è che milicenzi. Ma se milicenzia io comunque sarò ancora vivo e stasera potò andare a mangiare una pizza. Non so perché mi vende a me, c'è sempre una cosa che fare col cibo che mi rincuorano, il composto. Se fate una terapia perfetta. E sono entrato rilassato. E quindi non rilassato adesso non proprio rilassato. Sono entrato senza più quella angoscia e che cosa mi ha dato per questo? Mi ha dato una tranquillità di argomentare, di spiegare perché c'era stato quelle errore nel mio lavoro. Si è fatto una terapia, ma infatti le persone che hanno tutti 30 load, cioè non sa per sbagliare, parliamo ai studenti, quindi non sa per sbagliare un esame. Non è sempre un segno di benessere psicologico. È molto meglio, ogni tanto, farsi un brutto esame e rialzarsi anche piangendo un po'. È più costruttivo. C'è movimento. Non sbagliare, vuol dire, essere soli e non avere movimento. Perché realtano nelle nostre relazioni sociali quanti sbagli facciamo. Nel suo lavoro che lei fa nella relazione della peutica coi pazienti, quanto oggi questo tema dell'errore torna pesa? Per gli adolescenti tantissimi, io ne vedo poco, vedo adulti, compatologi e gravi però si torna e torna soprattutto nelle aspettative dei genitori. C'è come questo si spalma su questi poveri regazzini che hanno 18 persone che si aspettano grandi cose e non si rendono conto che più li lascio le impasse. Questo è molto interessante perché se ci pensiamo bene il nostro lavoro di educatori finisce quando siano 14 anni. Questo quando io lo dico, la gente dice ma come? Non, in accettabile. In accettabile, invece, a 14 anni gli abbiamo dato quello che vi poteva vu dare. Facciamo gli esplorare. E quando loro torno, no, accogliamoli con simpatia anche sanno fatto delle cose un po' riprovevoli. Ecco, però questo mette anzi nel genitore. E quindi? No, però voglio fare la parte del genitore. In questo caso sono padre di gemelle di 18 anni che sono uscite entrambi di casa per andare all'università. E io ho dovuto fare un bello esercizo su un me stesso per evitare i trasmeti le mie anzi e per lasciare andare. Ma a un genitore viene anche da dire. Però, sì, io sono un genitore con la testa sulle spalle. Devo trasmettere a mio figlio. Cioè, devo correggere gli erori di mio figlio, altrimenti chi lo fa. Allora, due cose. Uno, se un genitore all'anzi è il suo problema e non è il problema del figlio. Quindi, come ha fatto lei un genitore deve avere il coraggio morale? Di far ricontico le sue anzi e che spesso sono eccessive. Due, non lo farà nessuno, ma lui andrà avanti cadendo e realzando. Se capendo anche che non è un disastro, perché nel momento in cui controllo i per proteggo, non solo manda lui un'idea di fragilità. Fragilità ne si so che se io ho bisogno di proteggere vuol dire che lui non è capace di fare da solo. Ma chiaro, ma anche che non sattolerare le emozioni dolorose delle cadute. E nella vita io sono anziana, ma quante ce ne sono le cadute? In cui abbiamo dovuto realzarci l'utile, malattie, le risse, le perdite degli amici. Fatti, a me piace sempre intervistare gli anziani, ma gli anziani quelli, diciamo, veri, quelli che hanno 90 anni e 100 anni. Perché mostrano sempre che la strada non è un percorso dritto, che la vita non è un qualcosa, un filoteso, ma che ci sono cadute, errori, momenti qui sbagli la strada, in cui torni indietro, vai da un'altra parte. E questo ci mostra perché oggi abbiamo un'altra cosa, abbiamo anche gli algoritmi e l'intelligenza artificiale. Certo. E se gli algoritmi che l'intelligenza artificiale tendono a ripeterci ogni giorno, che esiste una sequenza corretta e perfetta. Per cui, io devo fare esattamente questi esami, devo parlare queste lingue, devo avere questo curriculum. Quando, invece, siamo tutti diversi, bisogna accettare la diversità, un altro tema che mi piacerebbe affrontare. E questo, perché abbiamo visto il rapporto con i genitori nell'ansia e la necessità di sbagliare, di liberarsi di questo, di elaborare e me di guardare avanti, di continuare a camminare, di riprovare a fare quelle zame. Ma c'è un altro aspetto che è il continuo guardarsi intorno e guardare le proprie compagne di classi e compagne di classi, di corso, di università, agli amici e continuare a paragonarsi. Ma io gli altri stanno facendo tutti questa cosa, quindi se io non la faccio, probabilmente sono sbagliata, sbagliato. Come la mettiamo qui? Beh, da un punto di seduquattivo, forse dando valore all'unicità del nostro figlio o delle nostre due figlie. No, ma io, io figlio. Come riesco a evitare di vivere, pensando sempre, guardando sempre alle mie compagne ai miei compagni, dicendo, se tutti, tutti parlano, lo spagnolo, tutti stanno facendo quel corso, devo assolutamente farlo anch'io altrimenti, probabilmente perdono casuale sono da meno. E qui poi c'è il tema della fomo, della paura di perdersi un'opportunità. Sì, allora, devo vivere le, devo vivere che sta entrando una festa, una ragazzina tanto più bella di me, devo vivere che quello li è più figo e a più successo con le donne. Non posso evitare di vivere lo, però non posso che uscire, mettendomi locchio su me stesso e cercando di capire nel tempo le mie preferenze. Perché posso vivere in un modo in cui tutte vogliono essere, viversi in quel modo, ma io posso capire che non è la mia voce, quindi il problema è un problema di individualizzazione che uno può fare. Cioè, infondo si è fatto sempre anche quando ero giovedere io, che avevo 20 anni nei anni 70, e quindi c'erano quelli che sparavano, c'erano quelli che andavano sempre più o sinistra e uno si ferme e dice "Ma io vorrei andare là, ma io vorrei andare là". E sempre piano piano, differenziandosi, si trova la propria stradia, la propria voce. Ecco, quindi è riconoscere la propria unicità? - La propria voce. - Ecco, c'è una bella cosa che dice Renzo Piano che dice che la cosa è più importante di ognuno di noi è trovare la propria bustola interna. Perché quella è quella che cindica la direzione e quindi abbiamo sostanzialmente poi l'identità, non è altro. Però che tre questa ancora? C'è stato questo esame alla sapienza di anatomia sbagliato, ma ci sono dei momenti nella sua vita e di terapista e invece di persona in cui ha fatto un passo avanti sul tema dell'errore. Domanda difficile, io sbagliato e sento un impulsiva estroversissimo, sono talmente una sbagliante di genio che non mi posso pensare ad altro, cioè la rovescherai di come imparato a cadere e realzarmi perché avevo questo desiderio di muovermi andando avanti. Per velocità, cascava e si enchampava. Sempre, sempre, sono una sbagliante di qualità. Ecco, ma quindi è meglio sergio Marchione un giorno, una chiacchierata che vado con lui, mi ha detto, io preferisco fare 10 cose al giorno e sbagliarne 4, piuttosto che stare a rimuginare tutto il giorno e poi farne soltanto 2. Ma sono d'accordo, poi lo adoro, però io ne sbaglierei da un 4 ma 8, però sono d'accordo su questa linea. Quindi meglio buttarsi nella vita capuffito e sbagliare? Sì, trovando la propria voce che non sempre facile, perché se uno nasce Mozart è facile, ma per noi bisogna quando uno trova un talento, buttarsi in questo talento e fidarsi di questo talento. Ecco, allora, se uno nasce Mozart, però Michael Jordan, il più grande giocatore di basche, della storia, alla domanda come ha fatto diventare Michael Jordan lo ha risposto sbagliato tanto. È lato. E però ogni volta ho cercato di capire dove sbagliato mi sono corretto. Ma soprattutto, ha capito dove voleva andare. Non ha spazzato l'attenzione su altro. Cioè non è che un ciò tutto si è distrato. Ha continuato a guardare quella roba che probabilmente era una delle sue buone voci. Però c'è anche una cosa. L'errore, noi diciamo, andiamo avanti, guardiamo avanti. Però l'errore, poi c'è poi essere un momento in cui ci indica che forse quella non è la strada giusta per noi. Allora, innanzitutto, un errore grave non lo dobbiamo fare. Cioè, non dobbiamo andare in autostrada vendati, obriache. Invece un errore su un progetto dipende da come noi lo usiamo, non è l'errore. È quello che io faccio. Io posso cercare di fare l'attrice. È un ciotopunto, non è l'errore in sé. Mi rendo conto che non sta sbocciando un talento. Quindi io non credo che nessun errore se deve essere quello che mi dice, perché ho sbagliato un'operazione, se sono un chirurgo, ho sbagliato con un paziente, perché tutti noi in interottamente facciamo. È che un comulo di errori ci deve far pensare. Quindi una sintesi che diventi una teoria sulla nostra voce. E quindi aiutarsi in quel caso a capire. Guardare al trove. Un'ultima cosa, grazie. Molto, secondo me, molto utile. Quindi se vogliamo sintetizzare questa nostro dialogo, il punto cruciale è per chi e giovane prendersi, concedersi la libertà di sbagliare senza averla paura di deludere. Bello, possiamo mettare un passo avanti, sbagliare e vivere, non sbagliare e fallire. Bellissimo. Mi pare fondamentale. Grazie. Il errore è un podcast di coramidi e del politécnico di Milano, scritto con la collaborazione di Simone Clemente e raccontato da Mario Calabrese. La cura editoriali di Sara Poma, il sound design e a cura di Cosma Castellucci, il progetto grafico e di Giulia Mangano, la Project Manager e Georgia Viviani. Il producer è Alex Peverengo, il coordinamento della post-produzione di Matteo Schelsa. I fonici di studio sono Luca Possi, Lucrezia Marcelli e Riccardo Mazza di Experimental Studios. Questo podcast è stato realizzato con il finanziamento del Ministero dell'Università e della ricerca, nell'ambito dell'avviso Proven. Per il politécnico di Milano, il progetto è stato coordinato dall'area Campus Life.
Podcast Summary
Key Points:
La paura di sbagliare e deludere è una pressione che attraversa le generazioni.
L'errore viene visto come una ferita al proprio valore personale.
La fragilità legata alla paura di sbagliare può derivare dai genitori e dalle aspettative imposte.
È importante accettare e elaborare l'errore anziché rimuginare su di esso.
È fondamentale trovare la propria voce, accettare la propria unicità e non paragonarsi continuamente agli altri.
Summary:
L'episodio esplora la paura di sbagliare e deludere, evidenziando che l'errore è spesso percepito come una minaccia al proprio valore personale. Si discute del ruolo dei genitori e delle aspettative imposte ai figli come possibili cause di questa fragilità. Si sottolinea l'importanza di accettare e elaborare l'errore anziché rimuginarci sopra.
Inoltre, viene evidenziata l'importanza di trovare la propria voce, accettare la propria unicità e non confrontarsi costantemente con gli altri. Si sottolinea che sbagliare fa parte della crescita e che è fondamentale per imparare e progredire nella vita.
FAQs
La paura di sbagliare e non essere abbastanza può derivare dalle aspettative imposte dai genitori o dalla società, che spinge al confronto e propone ideali di perfezione.
La paura di sbagliare è spesso associata al proprio valore personale, portando a pensare che un errore possa influenzare negativamente l'immagine di sé.
Un figlio può liberarsi dalla pressione accettando i propri errori, imparando a essere se stesso e a superare le sfide con coraggio.
Rimuginare riguarda un pensiero negativo ansioso e ripetitivo, mentre elaborare implica accettare il dolore, trovare soluzioni creative o spostarsi su altri problemi.
È importante valorizzare l'unicità di sé stessi, individuare le proprie preferenze e seguire la propria voce interna anziché confrontarsi costantemente con gli altri.
L'errore può essere un'opportunità di crescita quando viene accettato, corretto e utilizzato per imparare ad andare avanti con determinazione e fiducia in sé stessi.
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