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Ep.18: Reazione fascista e crisi dello Stato liberale

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Ep.18: Reazione fascista e crisi dello Stato liberale

Il periodo noto come Italia giolittiana (1900-1914) fu un'era di significative trasformazioni e profonde contraddizioni. Sotto la guida di Giovanni Giolitti, il Paese visse una rapida crescita industriale ed economica, accompagnata da importanti riforme sociali a tutela del lavoro. Giolitti ruppe con la tradizione repressiva dei governi precedenti, adottando un approccio pragmatico e neutrale nei conflitti tra capitale e lavoro, che favorì la nascita di sindacati e camere del lavoro. Tuttavia, la sua azione politica fu ambivalente. Da un lato riformista, dall'altro si basò su un solido controllo del Parlamento attraverso il trasformismo, costruendo maggioranze moderate e marginalizzando le forze estreme. Questo sistema, unito a un diffuso clientelismo elettorale specialmente nel Mezzogiorno, perpetuò il divario tra un Nord industrializzato e un Sud arretrato, dove l'emigrazione era massiccia e il potere rimaneva nelle mani dei grandi proprietari terrieri. La figura di Giolitti, paragonata a una vignetta satirica dell'epoca che lo ritraeva doppio, incarna dunque le dualità di un'Italia in crescita ma squilibrata, le cui tensioni sociali e politiche non risolte prepararono il terreno per gli sconvolgimenti successivi alla Prima Guerra Mondiale.

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4380 Words, 28366 Characters

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Greco, matematica, inglese, filosofia, italiano fisica, scienze, greco matematica, inglese. Maturadio, podcast di storia per lesame di maturità, l'Italia Giolittiana. C'è una celebre vignetta del 1911 che sembra tutti gli effetti un meme di Inizio 900. Nella vignetta sono disegnati due profili di Giovanni Giolitti, luomo politico italiano protagonista di questo podcast. Da una parte c'è un Giolitti vestiti con abiti eleganti, con un cilindro in testa che si rivolge a una forla di burguesi e dice. Ma al grado le mie vive simpatie per la democrazia io rimarrò sempre un buon conservatore. L'altra metà di Giolitti è invece vestita con abiti umili e derivolta verso una forla di lavoratori a questi lavoratori Giolitti dice. Sono un democratico sincero, radicale, repubblicano, socialista, anarchico. Ma al grado il mio vio vattacamento per i conservatori. Questa vignetta del 1911 ci dice molto sulle contraddizione dell'Italia Giolittiana, il periodo storico che va dall'inizio del 1900 al 1914. Da una parte in questo periodo l'Italia cresce velocemente dal punto di vista economico e dal punto di vista sociale. Dall'altra è la crescita riguarda principalmente il nord, mentre il sud continua a trovarsi in una condizione di enorme aritradezza. Da una parte Giolitti è il primo leader politico al governo che si occupa della condizione delle classi sociali più povere e cerca di includere il loro rappresentante di la discussione politica. Dall'altra Giolitti eserci da un controllo totale sul Parlamento e può contare in tutti questi anni su una maggioranza solida, principalmente di centro, una maggioranza ottenuta a suonchi accordi e compromessi. Insomma, l'Italia di Giolitti è una lunga sequenza di conquiste, contro bilanciate da una sequenza altrettanto lunga di elementi negativi, in parte nuovi, in parte vecchi e duri a morire. L'unica cosa certa in questi anni è che Giovanni Giolitti a in mano il Parlamento. E' eserci da un controllo totale che può addirittura per mettersi spesso di abbandonare la nave nei momenti di crisi, mandare in cabbina di comando un altro, magari più debole, e poi tornare al governo quando le condizioni sono più favorevoli. Una strategia volida che riflette la visione molto pragmatica di Giolitti nel governare un paese. Per Giolitti non bisogna basarsi sui ideali astrati anche se ritornuto i giusti e perfetti. Bisogna invece confrontarsi con quello che sia a disposizione. Come diceva lui stesso, il sarto che ha da vestire un gobo se non tiene conto della goba e non riesce. E' Giolitti così si confronta continuamente con le gobe della realtà italiana, profondamente terrorgenia, con enormi risparità, come abbiamo visto nell'ultima podcast sulla Italia dopo l'unificazione. E' la politica di Giolitti e' bifronte, proprio come la vignetta che abbiamo descritto l'inizio, da una parte riesce a guidare l'Italia nelle conquiste sociali ed economiche del 900, dall'altra immobilizza la politica italiana, l'ankor al centro, e negli anni si rende profondamente antipatico alle masse. Iborghesi e Iborbolari. Questo atteggiamento sarà tra i fattori che porteranno all'esplosione di nuove tensioni sociali che si sfoggeranno poi nell'entrata in guerra, nel 1915 e che faranno da prevista a una nuova forza politica il fascismo, ma forse ci siamo spinti già troppo in là, meglio tornare all'ultimo decennio dell'800, il periodo in cui a iniziano nostra storia. Alla fine dell'800, l'Italia si sta confrontando con gli effetti della seconda rivoluzione industriale, soprattutto gli effetti negativi. L'Italia è infatti collocata molto indietro rispetto alle grandi potenzi industriali, e le aziende italiane non sono in grado di competere con quelle straniere i prodotti che vengono dall'estero costano di meno perché le aziende che li produgono sono più ricche, più evolute e più efficienti nella produzione. L'industria e la agricoltore italiane non sono così efficienti e non possono vendere gli stessi prodotti allo stesso prezzo. E questo mette in crisi molti settore dell'economia. E negli anni '80 dell'800, anche l'Italia abbraccia il cosiddetto protezionismo in che cosa consiste. Allora, i governi della sinistra storica quelli guidati da Agostino de Pretis e Francesco Crispi, mettono una serie di nazi o vero di nazse su molti prodotti e materiali che provengono dall'estero, per evitare che vengono venduti apprezzi troppo bassi in Italia e che mettano quindi in crisi gli aziende italiane. Allora, il protezionismo è una scelta necessaria per lo sviluppo industriale e aiuta sicuramente a proteggere molti settori dell'economia, dando loro il tempo necessario per crescere e per diventare competitivi, ma la politica protezionista crea anche molti altri problemi. Inizio ad esempio una guerra commerciale con la Francia. Tu metti i nazi sui prodotti che voglio venderti e io l'ho la metto i nazi su quelli che voi vendermi tu. Il problema è che la Francia è il principale acquidente europeo dei prodotti agricoli del Sud Italia, che come al solido è il meridione a subire maggiormente gli effetti di questa politica commerciale. Sono proprio le tensioni sociali che si sviluppano nel sud a fare emergere la figura di Giovanni Giorlitti. Allora, Giorlitti è un uomo politico pieno Montessi, nato del 1842 e per questo per ragioni anagrafici non ha partecipato alle guerra di sorgimentali. Ha una visione piuttosto liberale e aperto al confronto democratico con tutte le classi sociali e non è molto incline a reprimere le proteste di lavoratori con l'esercito, come invece normalmente facevano i governi in quegli anni. Giorlitti era stato il ministro del tesoro di uno dei governi crispi e nel 1892 diventa per la prima volta prima ministro. Proprio quegli anni si forma in sicilia o movimento di protesta, il movimento dei fasci dei lavoratori anche conosciudi come fasci sicilia anni o attenzione. Non c'entra niente o il fascismo. All'Eboca Fascio voleva semplicemente dire lega, associazione. Il malessere del sud è grosso modo sempre lo stesso. Il contadini vogliono terre da coltivare o accordi più vantagosi con i proprietari. E il Governo italiano è accusato di fare solo gli interessi dei grandi proprietari terrieri, le manifestazioni di fasci sicilia anni ogni tanto sfocione in violenza e questo non fa caumentare le preoccupazioni della burguesia e dei proprietari terrieri. In questi casi, normalmente è che cosa fa il Governo italiano? Facile, chiama l'esercito. Di chi era lo stato da seguito il territorio il convolto e mette fino alla protesta con uccisioni e arresti a tappeto. E Giorlitti invece decide di non adottare questa politica i dirigenti locali lo pregano di fare qualcosa ma niente Giorlitti non ha intenzione di intervenire. È una delle idee che sosterrà per tutta la sua vita politica. Se non è estrettamente necessario non bisogna reprimere con la forza in moto i operai o contadini. Casualmente proprio, in quello stesso periodo siamo sempre nel 1892, scoppiamo scandalo a Roma, lo scandalo della banca romana. Vengono alla luce alcune speculazione, investimenti, un po' loschi, fatti dalla banca romana negli anni precedenti e risulta a cui involto lo stesso Governo dell'Evoca, in quel Governo il Ministro del Tesoro era proprio Giorlitti che ora per via. Dello scandalo è costretto a dimettersi da primo Ministro. Al Governo torna Francesco Crispie che fa esattamente quello che veniva gesto a Gellitti, cioè intervene con l'eserciro in Sicilia e reprimere la di volta. Giorlitti finisce invece nel dimenticatoio e per ritrovarlo in un ruolo di primo piano, dobbiamo aspettare ancora qualche anno precisamente il 1901. Che cosa succede nel frattempo durante gli ultimi anni del 800? Non sono anni che si brannocciano buoni, questo periodo è infatti detto anche Crisie di fine secolo. L'ultimo Governo Crispie cade nel 1896 l'anno della sconfità di Adwa, quando l'Italia ha provato a prendere il treno dell'imperialismo, momentata sbattere, dritto, dritto contro l'imperio etiopico. Nonostante la caduta di Crispie non cambia la politica interna, i principali nemici dell'Italia del Governo sono tutte quelle grassi sociali che rischiano di destabilizzare lo stato come operaje con tadini, la politica repressiva e quindi portata avanti dei governi successivi a quello di Crispie. Nel 1898 l'attenzione sociale esplote, un aumento del prezzo del pane fa scoppiare manifestazioni in tutta Italia e come al soito in Governo invece di intervenire per far abbassare il prezzo del pane, riprimene le rivolte con la volizie con l'esercito. Il generale Bava Becaris fa aprire il fuoco sulla folla di civili e muoiono più di 100 persone. È una tragedia che rimarrà in pressa nella memoria. Molti socialisti vengono arrestati e tra questi lo stesso filipoturati, il fondatore del Partito Socialista Italiano, torna l'ordine ma monta anche la rabbia. Il generale Bava Becaris viene nominato dal re onberto primo, grande ufficiale dell'ordine militare di Savoia, per gli importanti servizi resi allo stato. La rabbia continua a crescere. Si diffonda anche la sensazione che si tratti di un ordine sociale e fimero, non duraturo, e che la classe dirigente al potere non sia in grado di gestire le tensioni sociali del Paese. Due anni dopo, infatti, proprio nel 1900, il re di talio onberto primo viene ucciso in un attentato, dalla Narcico Gaetano Bresci, tornato dagli Stati Uniti per vendicare proprio i morti del 98. Evidentemente tempo di trovare il coraggio di rispondere in altro modo, alle richieste di cambiamento. Il nuovo Revitore Monore terzo a differenza del padre sembra avere capito la necessità di cambiamento e avere una fase di distensione affidando il governo del Paese alla parte più progressista della classe dirigente. Proprio in questo contesto entra in scena Giovanni Giollitti. Avevamo già visto il suo atteggiamento nei confronti delle manifestazioni popolari quando erano esplose le proteste dei fasci siciliani. Per Giollitti non bisogna rigidare le richieste e le aspirazioni di lavoratori, e non perché Giollitti sia particolarmente comprezzivo buono, ma perché la repressione finisce sempre per danneggiare lo stato. Inso ma quello di Vittorio Monore terzo e di Giollitti non è un atteggiamento democratico, è una apertura che ha delle basi profondamente pragmatiche. Bisogna aprire alla richiesta dei lavoratori perché ci guadagnerea tutto lo stato. A questo proposito sono particolarmente illuminanti le parole che Giollitti pronuncia in un discorso del 1901 in Parlamento. Settiamo cosa dice. A mio avviso quando il Governo, come allora, usava, interveniva per tenere bassi salari, cometteva un'injustizia e più ancora un errore economico e un errore politico. Una injustizia perché mancava al suo dovere di assoluta in parzialità tra i cittadini prendendo parte alla lotta contro una classe in favore di un'altra. Un errore economico perché turbava il funzionamento della classe economica, della domanda e dell'offerta, la quale è la sola legittima regola trice delle misure dei salari, come del prezzo di qualsiasi attramerce. E infine un errore politico perché rendeva nemiche dello stato quelle classiche costituiscono la grande maggioranza del paese. Il solo ufficio eco e utile dello stato, in queste lotte fra capitale e lavoro, è di esercitare un'azione pacificatrice e talora anche conciliatrice. Insomma, per giuriti, è sbagliato intervenire a favore degli imprenditori e dei proprietari innanzituto perché un'injustizia. Poi perché crea un danno economico e impedisce l'economia di svilupparsi secondo relegere mercato, e infine perché si tratta di un errore politico che crea molti nemici interni, l'intera classe di lavoratori. Con questo nuovo atteggiamento, inizia il periodo che chiamiamo Italia a Giuritiana. La nuova fase si avvia subito con molte riforme a tutela del lavoro, sono legge importante, ricordiamole. Allora viene limitato il lavoro minorile, il lavoro femminile, vengono varate leggi sulle assigurazioni per gli infortuni sul lavoro e per la vecchiaia vengono a direttura quei in volti gli stessi esponenti desindagati del Partito Socialista, gli stessi, che solo qualche anno prima, erano stati arrestati durante i modi per il pane del 1898. Ma soprattutto cambia l'atteggiamento del governo nei confronti delle lotte fra lavoratori e imprenditori. Il governo diventa neutrale, cerca di favorire un accordo tra le parti coinvolte e cerca il più possibile di non intervenire in maniera repressiva. Per molto tempo si è cercato di impedire l'organizzazione dei lavoratori. Questa tendenza produce il deplorevo l'effetto di rendere nemiche dello stato le classi lavoratorici. Le camere del lavoro sono le rappresentanti di interessi legittimi, e potrebbero sebbene adoperate dal governo, essere utilissime intermediarie fra capitale e lavoro. Questa è una nuova funzione che simpone hanno stato moderno. Io non temo le forze organizzate. Temo assai più le forze in organiche, perché su quelle l'azione del governo si può esercitare legittimamente. Contro i modi in organici non vi può essere che l'uso della forza. Questa nuova politica fa, naturalmente, aumentare il numero delle organizzazioni per la difesa dei diritti dei lavoratori, anche se il fenomeno si registra soprattutto nel centro nord. Nascono molte camere del lavoro, una sorta di sindacati locali, aumentano le associazioni di lavoratori agricoli. Chiamate "leggerosse" serano a guida socialista, oppure "legge bianche" serano a guida cattolica. Aumentano anche gli soperi, che sono l'arma principale per i lavoratori. Lo sopero, non sapete benissimo, è una protesta per cui si decide di smettere di lavorare, finché non vengono accettate alcune condizioni ad esempio un aumento di salario, una diminuzione delle ore di lavoro. Proprio nel 1904 viene indetto il primo sopero generale nazionale, che si protrai per qualche giorno. Nonostante le pressioni dell'opinione pubblica e della classe imprendetrice, giolitti tiene fede alla sua idea di gestione dei conflitti sociali e non interviene. Lasciando che lo sopero si sconfida solo, è infatti così avviene. Possiamo subito vedere come la politica di giolitti sia piuttosto ambivalente, come abbiamo detto all'inizio. Da un lato giolitti è un politico attento alle richieste dell'avoratori dall'altro e è subito pronto a sfruttare le paure della burguesia, però aumentare con sensi e soprattutto la maggioranza in Parlamento. Subito dopo lo sopero, infatti i giolitti fa convocare nuove elezioni. Il terrore per una avanzata del partito socialista porta la burguesia da poggiare i candidati moderati e a rafforzere la maggioranza controllata da lo stesso giolitti, ambiguo, bifronte. Come nella vignetta satirica, di cui vi ho raccontato all'inizio. Alti la dei giochi politici di giolitti, i salari di lavoratori in quegli anni crescono davvero, anche perché l'Italia sta attraversando un periodo di veloce crescita economica, il pill, il prodotto interno lordo, aumenta di anno in anno. In quegli anni crescono quasi tutti i settori industriali, si rafforzano alcune aziende storiche che esistono tuttora come ad esempio la fiat, nel settore meccanico, la pirelli, nella lavorazione della gomma. L'Italia è protagonista di un boom economico che si riflette su tutta la società, migliora il reddito medio e migliora in generale il tenore di vita. Parallellamente giolitti continua la sua opera di reforme, di mettendosi di tanto in tanto, lasciando la patata bollente a qualcun altro quando la maggioranza incontra qualche problema, per poi tornare il governo con più forza e più consenso di prima. Io sono molto esperto e molto scalto, se l'orizzonte si fascuro e fettro, se l'orizzonte si fascuro e fettro. Io mi dimento e foministro un altro, e gira e fai la rota, quando il momento buono, lo spalso dallo scanno, forno al corpatro. E il torno al corpatro! Nonostante la crescita economica continua l'immigrazione verso l'estero, soprattutto a partire dall'Italia Meridionale, 8 milioni di persone emigrano. In gli anni che vanno dall'inizio del 900, ha lo scoppio della prima guerra mondiale. Parallò salmente l'immigrazione anche dei riflessi positivi sulla società italiana, perché fa diminuire la disoccupazione in alcune zone, ma anche perché i soldi rispediti in padria, dagli emigrati aiutano non poco a migliorare alle condizioni di vita di molteare arretrate del meridione, insomma si hanno meno bocca da sfamare e più soldi che tornano in Italia. D'altra parte, però, per via dell'immigrazione, il meridione si ritrova ancora più impoverito dal punto di vista sociale per dei molti giovani e questo favorisce la permanenza a potere di una classe dirigente con una mentalità antica che non riesce a rinnovarsi e che continua a da secondare gli interessi dei grandi proprietari terrieri. Ritorviamo anche qui, nel lo sviluppo economico, le due facce della politica giolitiana. Molto viene fatto per la politica per l'industria dei lavoratori del nord, mentre poco viene fatto per la agricoltura del sud, vengono stanziati anche dei fondi per l'itale meridionale, ma l'intervento della stato è poco incisivo e punta ad alleviare il malessere sociale piuttosto che cambiare l'organizzazione sociale. Il meridione rimane indietro, arranca, parte ci passò l'impiccola parte al boom economico di inizio secolo. L'industria è ancora poco sviluppata la maggioranza della popolazione analfabeta e assente una solida rete di organizzazioni politiche come quella del nord e in questo contesto impoverito spadroneggiano i grandi proprietari terrieri. Alcuni sono convinti che giolitti tenga volutamente il sud in uno stato di arretratezza. A giolitti, dicono, non conviene, che venga risolto il problema meridionale, nel meridione giolitti può contare su un solido opogio elettorale necessario alla sua maggioranza. Uno di questi critici si chiama Gaetano Salvemini, un politico intellettuale socialista che arriva a chiama le giolitti il ministro della malavita. In un saggio, Salvemini denuncia proprio il comportamento dei giolittiani durante le tornate elettorali, nel meridione regna un sistema di favorie e concessioni che facilita l'ezione dei candidati progolitti. Per Salvemini e per altri critici, che spesso ricordiamo con il nome dei meridionalisti, nel meridione ci sono spesso broglie elettorali. E i candidati di partiti di dopposizione vengono costantemente intimiditi, anche con la violenza. Dal tronde non è un mistero che la forza di giolitti si ha proprio il controllo del parlamento e per pidio un decennio, giolitti può contare su una maggioranza solida, di cui lui è l'unico punto di riferimento. Il controllo del parlamento è anche esercitato dalla sua bravura nel trasformismo, nel suo essere, bifronte, nel riuscire a surfare tra una maggioranza parlamentare l'altra, una formula di governo che avrete già sentito nell'ultimo podcast sulla Italia. Giolitti cerca continuamente di arruolare deputati più moderati degli altri partiti, costruendo così una larga maggioranza composta principalmente da moderati, una maggioranza che è in grado di marginare le componenti più estreme della scena politica italiana. Il trasformismo di giolitti colpisci anche i due schieramenti rimasti fino dai margini della vita politica italiana per ragioni diverse, i socialisti e i cattolici. Sin dal suo primo governo, Giolitti aveva chiesto l'appoggio ai socialisti per la forza della sua maggioranza e questo aveva provocado non pochi problemi al partito socialista. Nel partito socialista infatti c'erano due correnti che riguardano un po' tutto il socialismo europeo. C'è una corrente di formista disposta a collaborare con il governo di Berale Borgese e con i Giolittiani che appoggio il governo in tutte quelle riforme che migliorano le condizioni di lavoratori. E però c'è anche una corrente rivoluzionaria che invece non è disposta a scendere a parti con Giolittiani, i socialisti rivoluzionari denunciano che soprattutto nel meridione lo stato e ancora violento repressivo nei confronti delle lavoratori. Pura aumentando i consensi, il partito socialista durante questi anni è messo in difficoltà a Giolitti. L'attrazione verso il centro verso la maggioranza è forte e questo porta ha delle spaccature, alcuni debutati lasciano e il risultato è che la fine del partito prevalgono le componenti più estremiste radicali. Però proprio in questo contesto emerge la figura politica che condizionerà i decenni successivi della storia d'Italia, benito Mussolini. In questi anni Mussolini fa parte della corrente rivoluzionaria del partito socialista, ma presto la bandonera con un senso d'opportomismo volidico ben peggiore di quello di Giolitti. Un'altra riforma che sta a cuore a Giolitti, in questo caso il Giolitti progressista, è l'allargamento del diritto di voto. Nel 1912 entra in vigore il suffragio universale maschile e l'italesi mette in pari con il resto d'Europa. La percentuale della popolazione votante passa quindi dal 7% al 23%. La popolazione è sempre più rappresentata in Parlamento. Bene, no? Anche in questo caso però dobbiamo andare a vedere l'altra faccia della medaglia. Come può Giolitti garantirsi una maggioranza con un numero di direttori triplicato, lo fa lasciando stare i socialisti e rivolgendosi a cattolici. Anche si rimasti e margini della vita politica italiana per ragioni diverse da quelle dei socialisti. Infatti, per via dei duri contrasti che ci erano stati tra i papa e regno di Italia, dal 1868, i cattolici erano stati invitati a non partecipare alla vita politica italiana. Ubidendo, al così detto, non è expedit espressione la tina che in italiano significa "non conviene". L'indicazione non era così categorica. Abbiamo già visto che c'erano sindacati cattolici nelle che bianche e sempre più spesso l'indicazione del Vaticano veniva messa da parte per favorire determinati candidati in alcune lezioni. Insomma, in qualche modo i cattolici partecipavano anche se spesso su iniziativa locale e senza una detettiva chiara. Ma la crescita impetuosa del socialismo non preoccupa solo giulitti, ma anche la chiesa cattolica, favorendo l'avvicinamento tra i due schieramenti. E così si arriva a un accordo, chiamato patto gentiloni. I candidati liberali della maggioranza giulitiana si impegna a sostenere alcuni punti del programma cattolico, ad esempio l'opposizione al divorcio o la tutela delle scuole private cattoliche. E in cambio vengono appoggiati dall'unione elettorale cattolica, una associazione guidata da ottorino gentiloni che può contare su un largo consenso elettorale dei cattolici moderati. All'eprime lezioni con il suffrage universale maschile, giulitti riesce a confermare la sua maggioranza. E dentro in Parlamento, per la prima volta, una ventina di deputati di una associazione cattolica, ma la società italiana sta cambiando. E giulitti riuscirà ancora per poco a tenere le redini di un paese sempre più reguieto. Ad esempio l'opinione pubblica cominci a spingere per un'impresa coloniale. E perché tutte le potenze europei hanno sacco di colonie e noi nemmeno una? Perché i nostri giovani sono costretti a immigrare per trovare lavoro? Non possiamo garantire loro nuovi spazi, nuove terre che possono far crescere anche la potenza nazionale. Questo genere di aspirazioni viene sfruttato e fomentato dal movimento nazionalista, che proprio verso la fine dell'epoca di giulitti, precisamente nel 1910, fonda la associazione nazionalista italiana. La vittima prescetta per la campagna mediatica di nazionalisti è la Libia. La Libia è una delle poche regioni dell'Africa ancora non cononizzate e è formalmente sotto il controllo dell'impero ottomano che però è un impero ormai in declinio. Non so ma conquistarla sembra un'impresa non così difficile. La Libia poi si trova proprio sotto l'Italia dall'altra sponda del Mediterraneo sembra la preda perfetta, dai andiamo alla conquistare. Le pressioni dei nazionalisti sono favorite anche vali stessi ambienti industriali e finanziari che vedono nella conquista della Libia, nuove possibili da di guadagno, si bagheggiano enormi ricchezzentaturali, sconfinate terre da coltivare, il luogo ideale. Dove fare migrare gli italiani a questo si aggiunga anche il fatto che in quegli anni Francia e in Gielterra sono molto attive nel Mediterraneo. Se l'Italia non si sbriga, rischiati di minuire la sua influenza sul mare che bagna le sue coste. Alla fine ha causa delle tante pressioni che subisce, Giollitti decide di intervenire e nel 1911 ordina di attaccare la Libia. L'Italia entra gundinguerra contro l'impero ottomano. La grande proletaria finalmente si è mossa, direi il poeta Giovanni Pascoli, in un discorso di propaganda nazionalista. Come forse avete cominciato a capire la guerra non è proprio la cosa che riesce più facilmente a l'Italia e anche in questo caso si rivella più dura del previsto. L'Italia arriva in piegare fino a 100.000 uomini e la guerra diventa un'impresa costosissima, ma alla fine l'Italia vince e conquista la sua prima colonia. Però purtroppo si scopre che la Libia non è questo paradiso che si sognava l'Italia, non ha particolari risorse e le zone coltivabili per favorire le migrazioni degli italiani. Sono minimi, ma la Libia sembra tutti gli effetti un grande scatolone di sabbia per riprendere una espressione del già citato Gaitano Salvemini, contro la guerra. All'epoca ancora non si sapeva nulla del petrole, una scosto dentro, questo scatolone di sabbia. La soma dal punto di vista economico e la Libia non si rivella un grande affare, ma non solo la guerra in Libia, smuave profondamente gli equi libri su cui poggiava tutto il sistema Giolittiano. Il conflitto ha infatti radicalizzato alle posizioni politiche che diventano sempre più difficile da controllare mediare. Da una parte la guerra rafforzato gli schieramenti di destra, le complimenti più conservatrici del Parlamento, mostrando anche la potenza di fuoco dei nazionalisti sullo più non in pubblica. Da l'altro, nel blocco di Sinistra, ha sempre maggiori beso la corrente rivoluzionaria, quella che non era venuta patti con Goliati e a maggior ragione non aveva appoggiato la guerra. Anche se ottiene una larga maggioranza nelle lezioni del 1913, soprattutto grazie alla leanza con i cattolici moderati, Goliati si ritrova ora dunque un Parlamento molto più difficile da gestire. Tanto allora la sossa di Damossa lascia ad Antonio Salandra il compito di formare un Governo di destra e si mette a aspettare che la maggioranza si spacchi, per essere poi richiamato a formare un nuovo Governo. Gli era sempre riuscito questo giochino perché non provarla ancora, ma è il 1914, le state in cui scoppia la prima guerra mondiale. Goli ti presto capirà che è sempre meno importante per una maggioranza in Parlamento. Nel accesso di battito sull'intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale diventa evidente che molto più strategico riuscire ad avere presa sulle masse, riuscire a coinvolgere, a fascinarle con discorzi esaltanti, riuscire a portarle in piazza a manifestare una cosa di cui Goliati non è assolutamente capaci. Tutto il suo potere e la sua rilevanza politica negli anni si sono basati sul controllo del Parlamento molto più che sul cui invoggiamento diretto della popolazione italiana. E proprio nel 1913 l'anno delle ultime lezioni prima della guerra il debutato socialista Arturo Labriola pronuncia in Parlamento il perfetto epitafio della politica di giolitti. Esiste un'Italia cattolica, esiste un'Italia socialista, esiste un'Italia imperialista, non esiste un'Italia giolittiana. L'Italia giolittiana è una mediocore combinazione parlamentare nata tra i corridoi e l'auro del Parlamento. Buona soltanto impedire in capace di creare questi italiani deve sparire. L'Italia giolittiana, effettivamente, sarà travolta dal primo conflito mondiale e con i giolittismo finirà anche l'epoca liberale, che lascerà il posto al nazionalismo e all'autoritarismo del ventegno fascista. Maturadio è un progetto di podcast di dattici per la maturità promosso dal ministero dell'istruzione con la collaborazione della Treccani e di Radio 3. Ideazione di Cristian Raimo, supervisione di Federica Barozzi per Radio 3. Questo podcast è stato scritto da Fabio Poroli. La voce che avete ascoltato è di Giovanni Scifoni, regia di Giulianoci. La sigla di Maturadio è di Theo Teardo. Tutti i podcast sono scaricabili sul sito radio3.rai.it, miur.gov.it e Treccani.it. [Musica]

Podcast Summary

Key Points:

  1. Il periodo giolittiano (1900-1914) fu caratterizzato da una crescita economica e da riforme sociali, ma anche da forti contraddizioni, come il divario Nord-Sud e un controllo politico pragmatico e spesso autoritario.
  2. Giolitti adottò un approccio innovativo ai conflitti sociali, evitando la repressione militare e favorendo la mediazione, il che portò a leggi a tutela dei lavoratori e alla crescita delle organizzazioni sindacali.
  3. La sua politica fu "bifronte"

Summary:

Il periodo noto come Italia giolittiana (1900-1914) fu un'era di significative trasformazioni e profonde contraddizioni. Sotto la guida di Giovanni Giolitti, il Paese visse una rapida crescita industriale ed economica, accompagnata da importanti riforme sociali a tutela del lavoro. Giolitti ruppe con la tradizione repressiva dei governi precedenti, adottando un approccio pragmatico e neutrale nei conflitti tra capitale e lavoro, che favorì la nascita di sindacati e camere del lavoro.

Tuttavia, la sua azione politica fu ambivalente. Da un lato riformista, dall'altro si basò su un solido controllo del Parlamento attraverso il trasformismo, costruendo maggioranze moderate e marginalizzando le forze estreme. Questo sistema, unito a un diffuso clientelismo elettorale specialmente nel Mezzogiorno, perpetuò il divario tra un Nord industrializzato e un Sud arretrato, dove l'emigrazione era massiccia e il potere rimaneva nelle mani dei grandi proprietari terrieri.

La figura di Giolitti, paragonata a una vignetta satirica dell'epoca che lo ritraeva doppio, incarna dunque le dualità di un'Italia in crescita ma squilibrata, le cui tensioni sociali e politiche non risolte prepararono il terreno per gli sconvolgimenti successivi alla Prima Guerra Mondiale.

FAQs

Giovanni Giolitti fu un politico italiano, più volte Presidente del Consiglio, che diede il nome all'epoca dell'Italia Giolittiana (circa 1900-1914), caratterizzata da crescita economica ma anche da forti contraddizioni sociali e territoriali.

La vignetta mostra Giolitti bifronte: da un lato elegante che rassicura i borghesi come conservatore, dall'altro in abiti umili che si presenta ai lavoratori come democratico radicale. Simboleggia il suo trasformismo e le contraddizioni della sua politica.

Giolitti evitava la repressione militare, preferendo la neutralità dello stato e la mediazione nei conflitti sociali. Credeva che reprimere fosse un errore economico e politico, come dimostrò durante il primo sciopero generale nazionale del 1904.

Vennero introdotte leggi per limitare il lavoro minorile e femminile, assicurazioni per infortuni e vecchiaia, e si favorì la nascita di Camere del Lavoro e organizzazioni sindacali, soprattutto nel Centro-Nord.

Il Nord visse un boom industriale con aziende come Fiat e Pirelli, mentre il Sud rimase arretrato, basato su un'agricoltura povera e dominata dai latifondisti. L'emigrazione massiccia impoverì ulteriormente il Mezzogiorno.

Era la pratica di Giolitti di costruire maggioranze parlamentari ampie arruolando deputati moderati da altri partiti, marginalizzando le estremità politiche. Questo gli garantì un solido controllo del Parlamento per oltre un decennio.

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