Ep.176 - Cosa intende la Cina per “intelligenza artificiale”
32m 53s
Il podcast esplora come la Cina interpreta l’intelligenza artificiale in modo radicalmente diverso dall’Occidente, partendo dal caso DeepSeek. Questo modello ha scardinato la convinzione che servano chip potentissimi per competere, dimostrando che l’efficienza algoritmica può superare le restrizioni hardware. Gli autori del libro "Machine Decision is not final" descrivono tre mosse: la prima è stata aggirare le sanzioni con software innovativo; la seconda richiama la tradizione cinese dello "shanzhai", dove copie modificate diventano prodotti nuovi e competitivi; la terza è il rilascio open-source, che rende la tecnologia incontrollabile. Il filosofo Yuk Hui, con il concetto di "cosmotecnica", spiega che ogni cultura ha un suo modo di legare tecnica, ordine cosmico e morale. L’Occidente ha dimenticato questa radice, credendo la propria visione universale. La Cina, invece, ha una storia in cui la tecnica non è mai stata separata dal senso del mondo, anche se questo legame si è rotto con la modernità. La lingua rivela questa differenza: "rengong zhineng" significa "intelligenza fatta dall’uomo", non "artificiale" come qualcosa di falso o alieno. La tradizione buddhista cinese, che vede la natura di Buddha in tutte le cose, comprese le macchine, spiega perché l’AI non sia percepita come una minaccia spirituale, ma come uno strumento utile. Il podcast conclude che non si può capire l’AI restando in una sola prospettiva geografica: la Cina non è solo un concorrente, ma offre una visione alternativa della tecnologia.
I mondiali non sono mai solo calcio, ogni giorno dentro e fuori dal campo succede qualcosa che vale la pena raccontare. Per questo c'è cronache mondiale il formato di cronache di spogliatoio che segue il torneo più bello del mondo tra analisi delle partite, delle protagoniste e di tutto quello che accade, intorno al mondiale. Tre serie a settimana live su YouTube da le 23 sul canale YouTube di cronache di spogliatoio e se preferisci a scoltarlo. Quando voi trovi cronache mondiali anche in versione podcast qui, su Spotify. Cora! C'è un libro "Machine Decision is not final" uscito nel 2025 per Eurobonomic, in cui le due curatrici nell'introduzione scrivano una frase che mi è rimasta impressa. Non ci si può sintonizzare sulle correnti dell'intelligenza artificiale che attraversano il pianeta, restando dentro una sola prospettiva geografica. Detta più semplice non puoi capire l'intelligenza artificiale guardangola da un posto solo. Oggi parliamo di questo del fatto che di intelligenza artificiale ormai si discute ovunque e in continuazione e in tutti i discorsi diamo per scontato che significa la stessa cosa da per tutto. Ma se vediamo cosa i cinese intendono con questa espressione, tutto cambia, perché in cinese lo vedremo, intelligenza artificiale non si dice esattamente come la diciamo noi. E dentro questa differenza c'è un modo diverso di pensare cosa sia una macchina e che posto abbiamo noi accanto alle macchine. Oggi proviamo a partire da qui per arrivare una domanda che riguarda sia la cina sia il nostro mondo, cosa intende la cina per intelligenza artificiale e a quali conseguenze portano le possibili risposte. Sono simone piranni e questo è altri orienti, un podcast di corramidia. [Musica] Ora per inoltre arci in questo tema partiamo dal gennaio 2025, ma come ascolterete in questa puntata andremo avanti indietro nel tempo, ma ora siamo nel 2025. E c'è un modello di intelligenza artificiale che si chiama Dipsick, che ne abbiamo già parlato qui ad altri orienti. Lo producio un azienda di Hang-Jo che fuori dalla cina non conosceva quasi nessuno, non è un colosso, non è alibaba, non è tensente. È un nome che agli addetti a lavori stati unitensi non diceva un grandché, anche se in cina dire il vero si conosceva da tempo. In ogni caso, nel giro di pochi giorni questo nome fatre mare le borse e mettere in agitazione le grandi aziende tecnologiche stati unitensi. Come magari qualcuno ricorderà, lo abbiamo di sicuro ricordato qui ad altri orienti, si parla addirittura di un momento sputnik per le aziende americane. [Musica] Adesso, le cose interessanti di questa storia ve le riporto come le trattano le curatrici di Machine Decision is not final. Perché allora Dipsick non interessa come oggetto semplicemente economico, ovviamente. Interessa come indizio di qualcosa più grande e secondo loro la storia di Dipsick si articola in 3 mossi. [Musica] Prima mossa. Dipsick fa una cosa che secondo la storia che ci eravamo raccontati non doveva essere possibile. La storia era semplice. Per costruire l'intelligenza artificiale più avanzata servono i chip più potenti, inenormi quantità e quei chip costano. È una corsa che si vince con la potenza di calcolo e con milioni di dollari. L'esempio in questo caso è OpenAI di Altman. Ma siccome gli Stati Uniti da un po' di tempo hanno bloccato l'esportazione verso la cina proprio di chip migliori, la conclusione sembrava ovvia. La cina resta indietro perché non hai pezzi per gareggiare. Le curatrici fanno notare che Dipsick manda all'aria proprio questa certezza. Costruisce un modello che regge il confronto con i migliori modelli della Silicone Valley, ma lo fa con hardware più vecchio e meno potente lavorando sul software invece che sulla forza brutta. Consumma meno, costa meno, e aggira lo stacolo che doveva tenerla fuori dai giochi. Ora se questa vi sembra una visuale un po' troppo aggiorrafica visto che intorno a Dipsick come sempre si è sviluppato un ampio di battito non senza polarizzazioni con suete, però ho a metterla in un'altra prospettiva. Dipsick ha indubitabilmente dimostrato che l'efficienza algoritmi che è l'uso intelligente delle risorse possono trasformare il mondo delle iali e quello che più in generale è rapporto tra il capitale, c'è i soldi e le prestazioni dei modelli. Ora proseguiamo con la seconda mossa. Le curatrici dicono questa non è una novità, la cina è realtà questa mossa la già fatta e l'abbiamo vista tutti. Per vederla però dobbiamo tornare a qualche anno fa verso l'inizio degli anni 2000 e permesso ad avere un flash trovare un'espressione tra poco vi dico quale, su cui nel tempo scritto anche diversi articoli perché era uno dei temi più richiesti all'epoca se vivevi in cina e facevi il giornalista. Parlo dello Shanjai, i telefoni Shanjai ad esempio. Mi spiego, per molto tempo in quello che è stato allungo il polmone economico e tecnologico della cina parlo di città come Shanjai, ad esempio. L'industria locale ha preso prodotti tecnologici occidentali costosi e di arri prodotti in fretta, apprezzi, minori. Ora appre una parentesi perché ho ritrovato un mio articolo pubblicato nel 2009 dove spiegavo come letteralmente Shanjai significa "fortezza delle montagne" e un termine che compare nel capolavoro "ibriganti", in cui la parola significa in primo luogo "l'ottha contro il governo", le sue regole, i su controllo, la sua presenza costante. Già qui potremo farci una puntata parte ma rimaniamo in tema perché economicamente parlando Shanjai nel tempo e diventate l'attività di fabbricare copie, copie trasformate però, modificate per funzionare al meglio proprio sul mercato cinese. Noi abbiamo sempre pensato che questi prodotti fossero una pura e semplice copia e l'abbiamo spesso raccontato con un sorrisetto di superiorità. I cinesi non inventano copiano, chiedere a Montezemolo a questo proposito. Ma lo Shanjai in realtà non è una semplice copia, potremo dire che è un ribaltamento, il prodotto finale in fatti diventa una cosa nuova a sua modo rispettacolo da cui si è partiti. Potremo dire che proprio questa capacità c'è riprodurre in modo veloce, spendendo meno e tirando fuori qualcosa di nuovo il cuore della forza industriale cinese. Lo avevamo visto con i cellulari Ashen Gen 20 anni fa e DeepSick ci ha dimostrato adesso che quella modalità funziona anche con l'intelligenza artificiale. Ora arriviamo la terza mossa che secondo me è quella più importante delle tre. DeepSick prima è uscito OpenWaith poi vi avvia stato rilasciato in modalità OpenSource, cioè una volta usato è lì, libero, lo possono prendere e usare tutti, come ad esempio perplexiti. E una tecnologia così, una volta rilasciata, non la richiami più indietro, secondo le curatrici non la controlli più. Ora, in tutto questo discorso possiamo notare che c'è una differenza profonda che riguarda il modo in cui immaginiamo che cosa sia una tecnologia. Infatti a questo punto dopo aver raccontato le Pope A di DeepSick, le curatrici dicono, noi pensiamo sempre a una corsa a due, stati uniti controcina, una bandiera contro l'altra. Ma in quadrare la faccenda, cioè la corsa verso l'intelligenza artificiale, come una gara tra due nazioni ci fa perdere il punto. Su questo sono d'accordo non credo che stiamo andando verso una vittoria netta dell'uno o dell'altro. Credo si stia andando verso una multiplicazione dei modelli e chissà due mondi diversi anche in termini di AI e più in generale di considerazione di cosa sia la tecnica. Ecco che cominciamo ad arrivare al punto, se la domanda chi vi incela, la domanda sbagliata, qual è quella giusta? Le curatrici scrivono una cosa su cui sto ragionando da tempo in realtà per capire l'intelligenza artificiale serve conoscere tanto la cultura tecnologica statunitense o occidentale, quanto quella cinese. C'è cosa intende ciascuno dei due mondi quando dice "intelligenza artificiale"? Perché forse dietro la stessa espressione ci sono due idee diverse di che cosa è una macchina che pensa. Ma prima di entrare nel merito più filosofico, diciamo, oggi affronteremo tanti temi velo anticipo, voglio partire da una scena, la scena di due uomini sullo stesso palco qualche anno fa nel 2019. Uno americano, l'altro è cinese, e sembra davvero che vengano da due pianeti diversi.
Per il nostro ultimo video, noi facciamo il nostro studio, il testo e il colore di l'UN High-level panel di digitalità. Ci sono molto grande. Eccoci allora, agosto 2009, la conferenza mondiale sull'intelligenza artificiale. Sulla palco, ci sono Elon Musk e Jack Ma, il fondatore di Alibaba, l'uomo in quel momento più ricco della cina. Devo non parlare di intelligenza artificiale di futuro. Ma, abbastanza presto e mergio un dettaglio, non sembrano proprio capirsi. Non è un problema di lingua, ovviamente, che ha niente essa due idee del mondo che non combaciano in alcun modo. Musk dice di essere preoccupato, dice che gli esseri umani rischiano di restare indietro, che c'ha di mezzo la sopravvivenza della specie quando si parla di AI. Jack Ma sembra guardarlo e sembra non capire di cosa Musk si preoccupi. Per Jack Ma, l'intelligenza artificiale è una buona notizia, è un'opportunità. È il prossimo passo. È una cosa che gli esseri umani hanno fatto e che gli esseri umani gestiranno. Jack Ma sembra quasi infastidito, da tutto con l'allarmismo. Ora potrebbe essere facile liquidare la cosa, dicendo, va bene, Musk è fatto così. E Jack Ma fa solo gli interessi della sua azienda, ci può stare. Ma come specifica "Schwan Frost" nel capitolo del libro da cui siamo partiti, un capitolo intitolato "Translating Chinese AI", quella distanza 3-2 non è solo questione di carattere o di soldi, ha a che fare con due modi diversi di pensare che cosa sia in fondo la tecnologia. E ora devo introdurre un secondo libro, di cui voglio parlarvi oggi. Lo letto qualche anno fa in inglese quando poi ho uscita la sua versione italiana, dalla casa di Trice mi è stato chiesto un commento e ho detto che per me è il libro più importante sulla cina uscito negli ultimi vent'anni. E ne sono ancora sicuro, tanto più alla luce di quanto ha caduto dopo l'uscita di questo libro. E secondo me questo libro è stato scritto da uno degli intellettuali tra i più interessanti su questi temi. Si chiama "Yukuei" è un filoso fuo di Hong Kong e il libro è "Cosmo tecnica, la questione della tecnologia in cina" uscita in Italia nel 2021 edito da Nero. Tenete a mente questa parola "cosmo tecnica" perché trampò ci serve. "Quei parte da "Hide-Dar", il filoso fuo tedesco che negli anni 50 secondo "Yukuei" scrive il testo di riferimento inocidente su cosa sia la tecnica. Intitolato appunto la questione della tecnica. E "Hide-Dar" in sostanza diceva che la tecnica moderna è un modo di guardare il mondo che riduce tutto a un deposito di risorse. Un fiume non è più un fiume, è energia idroelettrica inattesa. Una foresta non è foresta, se la guardiamo bene, è legname. Il mondo intero diventa così un magazzino a disposizione nostra dell'umanità. E fin qui "Yukuei" segue "Hide-Dar" perché il filoso fuo tedesco sta descrivendo un modo di concepire la tecnica che indica anche una visione del mondo quella occidentale. Ma poi decide di metterlo in discussione. Perché "Hide-Dar" a un certo punto cerca a una via di uscita da questo modo di pensare e per trovare la torna ai greci. Come se l'unico modo per immaginare la tecnica diversamente fosse passare per le radici dell'Europa, per Aristoteles e per i Greci Antichi. E "Yukuei" si chiede "Perché si torna sempre ai Greci?" Esistono altri mondi, altre storie, altri modi di pensare rapporto tra l'uomo, gli strumenti e il cosm. Ad esempio, la Cina. Quindi "cosmo tecnica" quella definisce così e vi leggo la definizione quasi alla lettera perché è precisa. La cosmotecnica è l'unificazione tra l'ordine del cosm e l'ordine morale attraverso le attività tecniche. Provo a tradurlo in modo più semplice. Per quasi tutta la nostra storia, la storia umana, costruire strumenti quindi "fare tecnica" non è mai stato un gesto neutro. È sempre stato legata un'idea di come è fatto il mondo, l'universo di qual è l'ordine delle cose e ha un'idea di che cosa è giusto, di che cosa è bene. La tecnica quindi non era mai solo tecnica, era sempre dentro a una visione. Per questo "Yukuei" la chiama "cosmo tecnica". Lo dico in modo ancora più diretto. Capire come un paese, le sue istituzioni, i suoi intellettuali, la sua popolazione, le sue autorità, concepisce la tecnica, ci dar riscontro della visione del mondo di quel paese. Quindi perché non provare a capire se la cosmo tecnica cinese può aiutarci a comprendere meglio a definire meglio le frontiere di quanto intendiamo con intelligenza artificiale. E quindi ora proviamo ad andare un po' più a fondo. Uno si potrebbe aspettare che "Yukuei" dica l'ocidente alla tecnica fredda, senza anima, la cina invece alla saggetza, l'armonia, confuso, il dao, eccetera eccetera. La solita storia di un'oriente spirituale contro un'ocidente materialista. Ma "Yukuei" per fortuna non è così semplice, non lo è mai, e vi anticipo per chi vuole se leggersi il libro che non è una passeggiata anzi. Ma "Yukuei" comunque dice una cosa più sottile. Dice anche l'ocidente alla sua cosmo tecnica. Anche la tecnica moderna occidentale nasce da una certa visione del mondo, quella per cui esiste da una parte la natura e dall'altra l'uomo, separati con l'uomo che sta fuori dalla natura e la usa. Quindi per "Yukuei" il problema dell'ocidente non è avere la tecnica sbagliata. Il problema è che l'ocidenta dimenticato che la sua è una visione trattante e si è convinto che la sua idea di tecnica sia un'ideavali da per tutti. E arriviamo alla China. La tesi di "Yukuei" è che in China si esistita per secoli una cosmo tecnica vera, fondata su rapporto tra due cose, il "C", gli strumenti, quelli che potremo definire gli arnesi concreti, e il dao, la via, il senso più profondo del mondo. Quindi strumenti e senso del mondo ottenuti insieme. Solo che "Yukuei" sostiene che questo legame si sia rotto, si sia spezzato quando la China tratto centeno e novecento ha incontrato la modernità europea e ha dovuto importare in fretta, scienza e tecnica occidentali per non essere eschialcata. A preso gli strumenti ma senza più la cosmo
ologia che li teneva insieme e quindi secondo "Yukuei" quel filo sia spezzato. Quindi attenzione per "Yukuei" la cosmo tecnica chinesa non è qualcosa che ha una sua linea arità, è più qualcosa da reinventare. E ora uniamo questi primi puntini. "Yukuei" ci da uno strumento importante. La posta in palio è quella che lui chiama la tecnodiversità. Come esiste una bio diversità, così dovrebbe esister una pluralità di modi di pensare la tecnologia. "Yukuei" infatti non crede che ci sia una strada sola e se quella strada unica non è un destino allora si può pensare in modo diverso. E il punto di partenza potrebbe essere una questione legata a come si dice ad esempio in inglese e in cinese "Intelligenza artificiale". In cinese si dice "Rengong Jin-en" noi diciamo "artificale" e ci ricorda qualcosa di "non naturale" e qualcosa di "fabricato". In cinese invece "Rengong" vuol dire alla lettera "fatto dall'uomo". "Ren" è la persona "gon" è il lavoro. Non artificiale quindi nel senso di finto, ma opera umana frutto del lavoro e poi "Jin-en" l'intelligenza la capacità. Mettendo insieme la dove noi diciamo "intelligenza artificiale" i cinesi dicono qualcosa che suona più come "Intelligenza fatta dall'uomo". Ora la differenza nella lingua ovviamente non spiega tutto ma è un punto di partenza che possiamo utilizzare perché ci fa vedere una cosa che il rapporto tra l'uomo e la macchina in China lo si racconta in altro modo perché diciamo cambia il sentimento di fondo. Ripensiamo un attimo a mask e jack-ma la paura di mask è tutta dentro quella parola artificiale le AI comunentità aliena. L'ottimismo di jack-ma invece sta tutto comando dentro "Rengong". Se l'intelligenza della macchina è fatta dall'uomo è il prolungamento del nostro lavoro una cosa nostra concepibile con cui conviviamo non è un nostro che arriva da fuorianzi, lo creiamo noi. A questo punto possiamo chiederci se nella storia culturale cinese c'è qualche esempio a questo proposito cioè una macchina che pensa e che sia meno spaventosa di quanto lo sia per noi. Qualcosa che colleghi la tecnoliversità di UK è un esempio reale. Qualcosa che ci dica che in effetti la China ha una cosmotecnica ben che poi si sia persa. Ci sono tantissimi esempi che risalgono al dauismo anni.
ma le curatrici del libro "Machine Decision is not final" dano una pista che sinceramente non mi aspettavo. La pista, più offrono l'ore quella del Buddhism. Per spiegare cosa raccontano provo a partire da noi dall'ocidente perché magari quello che sto per dirvi si capisce meglio per contrasto. Da nuova video di una macchina che può pensare che chi sa magari un giorno può anche pregare ci mette a disagio. È la macchina che si metta al posto di dio che invade un territorio che non le spetta. C'è un momento citato nel libro nel quale viene raccontato come un critico tedesco dell'810 di fronte alle prime fotografie, abbia detto luome fa te immagine di dio, l'immagine di dio non può essere catturata da nessuna macchina parlava dell'Iragerro tipo. Voler catturare l'immagine dell'uomo con una macchina per lui era addirittura blasfema. Ecco dentro alla nostra cultura la macchina che invade il territorio dell'anima è sempre un po' una bestemia come se ci fosse un confine sacro che viene violato. Nel mondo buddhista quel confine è messo il modo diverso e provo a spiedarlo nel modo più semplice in una certa tradizione buddhista perché non possiamo parlare di tutto buddhismo, parlo in particolare al quel buddhismo qui si rifeliscono le curatrici del libro, cioè il buddhismo maajana c'è l'idea che la natura di buddhà non appartenga solo agli esseri umani che ci sia in qualche forma anche negli esseri non senzianti, anche nelle cose. E quindi a questo punto si anche un'essere non senziente o una cosa partecipa alla natura allora l'idea che ci sia una mente dentro una macchina non diventa più l'orrore assoluto, non è la violazione di un confine sacro perché quel confine tra chi ha un'anima e chi non ce la è messo in tutto altro punto pure e non c'è proprio per niente. Poi c'è un aspetto più concreto storico il buddhismo ad esempio non ha mai avuto paura delle tecnologie della comunicazione anzi li abbracciate, sia diffuso lungo le rotte commerciali, è stato tra i primi ad adottare la stampa che in Asia Nase secoli prima di Gutenberg in larga parte propi un ambiente buddhisti per riprodurre i diffondri testi sacri e questa cosa non sia mai fermata. Le curatrici usano l'espressione che a me piace molto tecnologie della salvezza, lungo in secoli il buddhismo è incorporato un mezzo dopo l'altro prima la stampa poi la fotografia oggi il Dharma sui chati rituali via smartphone perfino il monacci robot. A conondo abbiamo stupirci o fare appunto come spesso accale un sorrisetto di superiorità. Se la natura del buddh può essere o comunque se la tecnica è sempre stato uno strumento legittimo per diffondere il Dharma allora un robot che prega non è una bestemia e solo l'ultimo di una lunghissima serie di strumenti della salvezza quindi non profana niente se mai continuo a lavorantico con un mezzo no. Ad assattenzione perché qui può scattare una trappola e della trappola in cui non ho assolutamente intenzione di cadere perché detta così sembra di poter concludere ecco perché la cina non teme l'intelligenza artificiale ecco perché Jack Ma è ottimista per semplificare. Il buddhismo il dauismo e tanti altri esempi che io non vi ho citato ma che trovate nel libro indicano una predisposizione spirituale antica che potrebbe farci dire vedete i cinesi sono fatti così. Invece no perché queste esattamente la favola che voglio smontare è quello che prova a fare adesso. Quella frase lie i cinesi sono fatti così a un nome si chiama essenzialismo. Puldire prendere un popolo uniliar dei 400 milioni di persone e spiegarmi comportamenti con una specie di essenza profonda che arriva dalla storia più remota e che appare soprattutto sempre immutabile. Ed è un errore che si fa in tutte due direzioni sia chiaro. Se dice i cinesi sono entusiasti delle iai perché culturalmente sono spirituali e accettano tutto sei essenzialista ma se dice i cinesi sono tutte vittime di un regime automi senza libertà quello che libro chiama la riedizione tecnologica del pericolo giallo sei di nuovo essenzialista solo dall'altra parte. Esmontare l'essenzialismo non significa dire che è tutto uguale che la cina identica di stati uniti eccetera le differenze ci sono reali solo che non sono l'essenza di un popolo sono il prodotto di una storia di uno stato di scelte precise sono databili e si possono anche attribuire a qualcuno o a qualcosa. Le curatrice di Machine Decision is not fine or poi su questa ragione storica dicono una cosa che a me convince aggiungono possiamo dire una motivazione aggiungono un elemento per capire la visione del mondo dei cinesi riguardo la tecnica. Sostegno in fatti che forse la chiave per capire il rapporto della cina con la tecnologia non sta solo nel buddismo, nel dauismo, nella spiritualità. Forse sta e io dirai più sta anche in qualcosa di molto meno poietico la lunga tradizione cinese di legismo e di burro cracia. De legismo abbiamo già prato molte volte qui ad altri rienti e per andare veloci diciamo che legismo contrappone la vistu comunfucana la legge e connessa il controllo e legismo in certi momenti della staria cinesa da tovita uno stato che pensa al potere come un sistema, una macchina administrativa che organizza, registra, classifica, controlla e sorveglia tutto. Da questo punto di vista le AI non è l'iruzione di qualcosa di nuove l'ultimo strumento di una tradizione antichissima di governo attraverso i dati. Insomma la teoria di UK è un fondamento, nella storia cinese ci sono molti esempi di uso della tecnica in un senso differente dal nostro che ci danno l'idea dell'A ampio campo della cosmo tecnica cinese. Quindi se torniamo al tema di questa puntata c'è cosa intendoni cinesi la cina per intelligenza artificiale potremmo dire che la risposta cinese coinvolgono a lingua diversa, una storia diversa, una memoria diversa e uno stato che su quella memoria ci costruisce un discorso. Prendiamo proprio l'ottimismo da cui siamo partiti quello di Jack Ma. È vero che in cina c'è in media più entusiasmo e meno paura verso le AI che da noi. Ma non ci si può affermara dire perché i cinesi sono culturalmente predisposti, perché come abbiamo visto quello ti mismo non viene solo dal boddismo, viene anche e parecchio da uno stato che ha deciso di fare le AI una bandiera nazionale. Pechino ha messo nero su bianco l'obiettivo di diventare l'idermondiale dell'intelligenza artificiale, ha investito, ha creato nuovi corsi universitari, sta blindando i suoi migliore scienziati e ha inato una corsa serrata nella quale il partito deve dare libertà ai privati e tenere allo stesso tempo al guinsaglio e deve semplificare la vita alle persone e tenere sotto controllo perché deve mantenere la stabilità. L'intelligenza artificiale in cinena in oltre a orgoglio di potenza è un riscatto tecnologico e la prova che il paese non è più quello che coppiava e basta. E c'è poco da fare quando il partito racconta per anni che le AI è il futuro luminoso un po' di quello timismo lo spieghe anche la propaganda. Ed è quella differenza che voglio lasciarvi. Una cosa è dire i cinesi sono ottimisti sull'intelligenza artificiale perché sono fatti così. Un'altra è dire, e questo io credo che sia la risposta più corretta, in China con vivo una lingua, una storia che rendono la macchina meno aliena. E uno stato che su questa predisposizione ci ha costruito sopra una mega narrazione di potenza nazionale. Allora ci sarebbero da dire un sacco di cosa ancora e magari ci torneremo a per oggi siamo quasi arrivati alla fine. Solo che una puntata che si intito la cosa intende la China per intelligenza artificiale non la posso chiudere senza provare a rispondere e li hanno dando un po' i fili. Perché se no ha faccio come fanno certi accademici che girami intorno alle cose ma questo non è il mio mestiere. Il mio mestiere è provare raccontare e adare degli strumenti. Quindi ci prove e prova a dirvi come la penso. Se proprio devo dire cosa intende la China per intelligenza artificiale lo dirai così. Una macchina che non è un alieno ma un prolungamento dell'uono, dentro una cultura che la teme meno e nelle mani di uno stato che la usa come bandiera di riscato. La China non intende per intelligenza artificiale qualcosa di mistico. Non c'è un animo orientale della macchina, non c'è la saggetza millenaria che si fa al Gorintino e non è nemmeno la sole espressione della macchina statalia. Queste sono semplificazioni in una forma di orientalismo tecnologico. Le stesse e curatrici del libro Machin Decisione Snowfine lo dicono chiaro. Integgienza artificiale in China non si dispiega ordinate dall'alto secondo un piano deciso da qualcuno. È più una specie di campo di forze. Dovognuno tirata una parte, ognuno con la sua idea ognuno pesca un pezzo diverso della storia cinese. Ma soprattutto in China per AI non si intende esattamente la stessa cosa che intendiamo noi. Perché come abbiamo visto, c'è anche una storia in cui la macchina che pensa non è per forza un mostraliano. E c'è uno stato che prende questa memoriali a linguistiche a cultura della trasforma a proprio vantaggio, con il sogno di autosufficienza e rinascita nazionale. E come segno di comodità e di futuro benessere con il quale, digitimare.
potere. E se allora la cina ci dimostra che intelligenza artificiale si può intendere in un altro modo, appunto un risultato di un campo di forze che affonda nella storia sia quella spirituale sia quella burocratica e che oggi viene riezaminata da attori diversi, allora vuol dire che anche il nostro modo è solo un modo, uno tra i tanti, non la verità neotre a un'iversale sulla tecnica ma una scelta, fatta da noi, a un certo punto della nostra storia. È quello che riportavo a proposito di UK all'inizio. Il problema dell'ocidente non è avere la tecnica sbagliata, è essersi dimenticato che anche questa è una scelta e una scelta differenza di un destino, la poi discutere, la poi cambiare. Vi siete accorti forse di una cosa. Abbiamo cominciato parlando di intelligenza artificiale siamo finiti a parlare di qualcosa di molto più grande, di come si pensa la tecnologia, di che rapporto un popolo uno stato una cultura anno con i propri strumenti e con il mondo. Le Iai è il piede di porco per aprire una porta a un mondo più grande. Ecco forse la fine mi viene da dire che una risposta definitiva non ci sia, ma che ci sia di sicuro un dubbio da attraversare e il dubbio riguarda il fatto che il modo in cui noi pensiamo le macchine non è l'unico possibile. Un dubbio animato quindi da un concetto, accettare la tecnica diversità, un mondo in cui esisteranno modi radicalmente diversi di concepire e di far vivere le macchine. A venervi prossimo. Altri orienti è un podcast di Coran News prodotto d'accorda media, scritto raccontato da me, Simone Pirani. Il Sound Design è a cura di Filippo Mainardi. La producer è Martina Conte, il coordinamento della post-produzione e di Matteo Celsa, registrazioni a cura di Santiago Martinez di Aguirre. Le fonti degli inserti audio sono indicate nella sinossi. Sembra incredibile, ma lo tant' a sette per cento delle persone che vincono alla lotteria, due anni dopo hanno perso tutto. A come possibile? Io sono Filippo Pax e abbiamo raccontato le loro storie nel podcast Bacciati della fortuna, creato all'interno della Nune via Cademi. Il podcast lo trovi su tutte le piattaforme audio. E senché tu vuoi imparare a progettare e realizzare podcast, videopodcast e nuovi formati editoriali, sono aperte l'iscrizione alla nuova edizione della Nune via Cademi. Scopre tutto su Nune via Cademi.com
Podcast Summary
Key Points:
Il podcast analizza come la Cina concepisca l’intelligenza artificiale in modo diverso dall’Occidente, partendo dal modello DeepSeek e dal libro "Machine Decision is not final".
DeepSeek ha dimostrato che è possibile creare AI avanzata con hardware meno potente, aggirando le restrizioni USA sui chip, basandosi sull’efficienza software.
La storia della Cina mostra una tradizione di "shanzhai" (copie trasformate) che non è mera imitazione, ma capacità di innovare a basso costo, come visto nei telefoni e ora nell’AI.
Il filosofo Yuk Hui introduce il concetto di "cosmotecnica"
La differenza linguistica è cruciale
La tradizione buddhista cinese non vede la macchina come una minaccia sacra, ma come uno strumento per la salvezza (es. robot che pregano), favorendo un rapporto meno conflittuale con l’AI.
Summary:
Il podcast esplora come la Cina interpreta l’intelligenza artificiale in modo radicalmente diverso dall’Occidente, partendo dal caso DeepSeek. Questo modello ha scardinato la convinzione che servano chip potentissimi per competere, dimostrando che l’efficienza algoritmica può superare le restrizioni hardware. Gli autori del libro "Machine Decision is not final" descrivono tre mosse: la prima è stata aggirare le sanzioni con software innovativo; la seconda richiama la tradizione cinese dello "shanzhai", dove copie modificate diventano prodotti nuovi e competitivi; la terza è il rilascio open-source, che rende la tecnologia incontrollabile.
Il filosofo Yuk Hui, con il concetto di "cosmotecnica", spiega che ogni cultura ha un suo modo di legare tecnica, ordine cosmico e morale. L’Occidente ha dimenticato questa radice, credendo la propria visione universale. La Cina, invece, ha una storia in cui la tecnica non è mai stata separata dal senso del mondo, anche se questo legame si è rotto con la modernità.
La lingua rivela questa differenza: "rengong zhineng" significa "intelligenza fatta dall’uomo", non "artificiale" come qualcosa di falso o alieno. La tradizione buddhista cinese, che vede la natura di Buddha in tutte le cose, comprese le macchine, spiega perché l’AI non sia percepita come una minaccia spirituale, ma come uno strumento utile. Il podcast conclude che non si può capire l’AI restando in una sola prospettiva geografica: la Cina non è solo un concorrente, ma offre una visione alternativa della tecnologia.
FAQs
È un formato di 'Cronache di Spogliatoio' che segue il mondiale di calcio con analisi delle partite, delle protagoniste e di tutto ciò che accade, con tre serie a settimana live su YouTube e in versione podcast su Spotify.
DeepSeek ha dimostrato che l'efficienza algoritmica e l'uso intelligente delle risorse possono superare i limiti hardware, costruendo un modello AI competitivo con hardware meno potente e a costo inferiore, aggirando le restrizioni USA sui chip.
In italiano 'artificiale' suggerisce qualcosa di non naturale e fabbricato, mentre 'Rengong' significa 'fatto dall'uomo', indicando un'intelligenza come opera umana, non aliena.
La cosmotecnica è l'unificazione tra l'ordine del cosmo e l'ordine morale attraverso le attività tecniche, cioè la tecnica è sempre legata a una visione del mondo e a un'idea di ciò che è giusto.
Jack Ma vedeva l'IA come un'opportunità umana, in linea con l'idea cinese di 'intelligenza fatta dall'uomo', mentre Musk la percepiva come una minaccia esistenziale, riflettendo una visione occidentale di un'entità aliena.
È l'idea che esistano molteplici modi di pensare la tecnologia, non una strada unica, simile alla biodiversità, e che la Cina possa offrire una prospettiva alternativa.
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