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Ep.173: Spie giapponesi

24m 10s

Ep.173: Spie giapponesi

Il podcast analizza la trasformazione dei servizi segreti giapponesi, partendo dall'agenzia DFS (Dempabu), che operava nella massima segretezza, intercettando enormi quantità di dati con l'aiuto della NSA americana, ma con risultati spesso inefficaci. La storia giapponese del dopoguerra è segnata dal timore di replicare l'apparato repressivo dell'ex impero, portando a una deliberata mancanza di intelligence autonoma e a una dipendenza dagli USA, che ha reso il paese vulnerabile e soprannominato "paradiso delle spie" dall'ex agente del KGB Levchenko. Dopo decenni di tentativi falliti, nel maggio 2026 la prima ministra Sanai Takaiici ha approvato una riforma radicale che centralizza l'intelligence, creando un National Intelligence Bureau e un National Intelligence Council per coordinare ministeri e agenzie, superare la frammentazione e ridurre la dipendenza americana. La riforma, giustificata da un contesto geopolitico mutato (guerre, assertività cinese, provocazioni nordcoreane), mira a rendere il Giappone più sicuro, ma solleva critiche per i rischi alle libertà civili: l'estensione dei segreti di stato e le norme penali potrebbero colpire giornalisti, attivisti e accademici, riaccendendo il dibattito tra sicurezza e diritti.

Transcription

3403 Words, 21502 Characters

Italian
Quello che succede nel mondo spesso ci fa sentire impotenti. Guerre, crisi humanitarie, persone senza cure, ma c'è un gesto semplice gratuito che possiamo fare subito. Destinare il nostro 5 per mille e emergenzi, che offre cura gratuite alle vittime della guerra e della povertà, a Gaza, in Ukraine, Afghanistan, Sudan e in altri luoghi. Quando fai la dichiarazione dei redditi, firma per il 5 per mille e scrive il codice fiscale di emergenzi. Tutte le info sono sul sito di emergenzi. Corra. Di stretto di Ici Gai a Tokyo, siamo più o meno tra il 2013 e il 2018. È una zona centrale, quartiere di antico benessere, oggi popolato da studenti universitari e da persone che girano, con Begg, appesi al collo. I palazzi intorno sono palazzi ministeriali, fuori da uno di questi edifici, una autista, perché già una berlina nera. I realtà resta con il motoriacese guarda in continuazione nello specchietto retrovisore e aspetta. Poi a chi minuti dopo la portiera quella dietro si apre e sale un passeggero. È un uomo che tra le mani ha un pacco che sembra anche un po' pesante, dentro in realtà ci sono solo fogli di carta, ma sono tanti. Sono fogli top secret, sono i rapporti informativi della più importante aggenzia di intelligenza nazionale. Sono documenti che poi arriveranno sul tavolo dei più vicini collaboratori del capo di governo. La autista accende il motore in grana la prima, si butta nel traffico e inizia un traggitto breve, di circa 10 minuti si dirige verso sud verso il palazzo del governo. Le difficili da cui è partita la berlina nera e all'interno del perimetro del ministerio della difesa Icigaya e viene chiamato C1. Il C1 è il quartier generale della direzione per la signal sintelligenza, il DFS. Potremmo definirlo la NSA giapponese perché proprio come la NSA, il Dipartimento della difesa ha stato un'itense deputato al monitoraggio costante di informazioni, il DFS è uno degli organi più rilevanti e sofisticati della differenza intelligenzia egenzi del paese. E come per la NSA le sue attività sono ammantate di mistero. Solo che come vedremo, la genzia giapponese ha una peculiarità, non è completamente autonoma, ci arriviamo. In ogni caso il DFS è una storia che cominciano gli anni 50 in piena guerra fredda. Gli suoi uomini hanno il compito di ascoltare, raccogliere, registrare, analizzare e riportare, appropposito di ogni singola informazione che ha chiedere con l'Asia orientale. Le sue operazioni inoltre sono protette da un livello di classificazione così estremo che però il 3-70 anni il governo di Tokio non ha mai rivelato quasi niente del suo lavoro. Niente. Tanto che si dice, o al meno così scrive un inchieste di Intercept che non solo i giapponesi comuni non ne sanno nulla, ma che le sue attività sono allo scuro anche alla stragrande maggioranza dei politici nazionali compresi molti membri del governo. Una genzia misteriosa quindi che conterebbe 1700 dipendenti gestita da un punto di vista legali modo fumoso e che soprattutto non sembra soggetta dal cuntivo di controllo parlamentari indipendente. L'agenzia in nota in giapponese come Dempabu che significa letteralmente sezione delle onde e letromagnetiche. A 11 dipartimenti c'è quello per le analisi delle informazioni quello sulla sicurezza pubblica, quello sulla crittografia eccetera. I dipartimenti, però lavorano in isolamento recipro, quelle comunicazioni tra loro sono quasi inesistenti. C'è un particolare che ci dà l'idea della paranoia che aleggia su questa struttura, ogni di partimento delle difficolti uno a serrature diverse, accessibili solo a un gruppo ristretto di persone con i codici di accesso e le credenziali appropreate. Azzusci miaata che tra il 1987 e il 2005 lavorato per questa agenzia e per il ministerio della difesa, ha raccontato ad intercept che il suo lavoro per la agenzia consisteva nel monitorare le attività amilitarie dei paesi vicini, come ad esempio la Corea del Nord. Ma la cultura del segreto assoluto che prevade la agenzia la rendeva a restia a condividere le informazioni raccolche con altri settori del Governo giapponese. I dati non venivano condivisi correttamente all'interno del ministerio della difesa, adettomiata, anche dentro del ministero i rapporti non finivano sul tavolo, quindi la gente non sapeva bene cosa stessimo facendo. Va detto che la agenzia dal meglio di se ne la sorveglianza ma ha una tendenza alla segretezza eccessiva come merso da documenti classificati pubblicati da intercept. Un memorandum della NSA del 2008 descriveva i colleghi giapponesi come ancora fermi a un modo di lavorare della guerra fredda e piuttosto chiusi in se stessi. Ma oggi partiamo da qui perché la storia delle difficolti C1 ci racconta un lato particolare dell'intelligense giapponese. E mi pare importante parlarne proprio in queste settimane dato che il 27 maggio, il Parlamento di Tokyo ha approvato una storica riforma dei servizi segreti del Giappone che ha accesso una luce sul generale riarmo del Paese, con grande scorno di pechino. Sono Simone Piranni e questo è "Al Trio Rienti, un podcast di coramidia". Prima di arrivare alla riforma rimaniamo un attimo sulla DSF e in generale sull'intelligense giapponese. Siamo partiti dal centro di Tokyo ma per capire perché esiste questa agenzia dobbiamo spostarci e andare a un milaio di chilometri a sud obvious fino all'isola di Ciuscio. Lì c'è una base delle forze di auto di Fesagia Ponesi, la base di Taccharai. A prima vista sembra una base quasi inattiva ma proprio lì c'è la parte operativa della agenzia. Qualcosa che si fanno dare nella base in realtà c'è, ci sono delle enormi antenne paraboliche, scermate da cupole protettive che a guardarle da lontano sembrano delle gigantesche palle da golf bianche. Per anni questa base ha preoccupato la popolazione locale. I residenti nel tempo hanno denunciato timori per la propria salute in primo luogo e poi anche interferenze perché spesso gli si piantava la televisione. Il governo di Tokyo temendo che qualche spiegazione potesse rivelare la vera natura di quel luogo è sempre rimasto in silenzio senza fornire dettagli. Per placare i timori le autorità ogni tanto mandavano un funzionario ad dire che in realtà non c'era alcun problema e dopo un po' di tempo il governo ha deciso di creare un fonda anuale da circa cento mila dollari da versare direttamente nelle case del consiglio comunale per il disturbo provocado dalla struttura. Ma la reale funzione della base rimasta protetta dal segreto militare. Fino a quando i file sottrati alla National Security Agency è stata un'itense, la NSA non hanno squarciato il velo. La verità sulle attività di questa base e dell'unità di spionaggio è venuta a galla grazie a un documento della stessa intelligence giapponese. Una presentazione in Powerpoint in inglese condivisa con i vertici della NSA durante un incontro riservato nel febbraio del 2013. Il Powerpoint lo trovate lo potete consultare sul sito di The Intercept. Questo documento è merso all'interno di quel gigantesco archivo di informazioni svelato al mondo dalle rivelazioni dell'exagente della NSA Edward Snowden. Da noi alle po' case ne parlo molto per le sue implicazioni per lo più riferita agli Stati Uniti o in ogni caso collegate al mondo occidentale centrava anche l'Europa, ma in quel materiale c'era tanta altra rova. Bene quel Powerpoint descrivo un'operazione di sorgeglianza internet planetaria, astrasico, coperta da un nome in codice mallard. I dati presenti nei documenti interni rivellano che già la metà del 2012 gli analisti della base giapponese utilizzavano le antenne satellitari per intercettare e registrare sistematicamente flussi di dati enormi. Ora bisogna dire qualcosa sui numeri perché sono veramente giganteschi e ci raccontano anche di come l'ansia di sorgeglianza finisca per creare anche un sacco di spazzatura. Ogni singola settimana infatti il sistema encamerava nei propri server i registri di circa 200.000 sessioni internet che venivano poi archiviati e indicizzati per un periodo di due mesi. Ma tra il dicembre 2012 il gennaio 2013, quando aumenta la tensione per la minaccia di attacchi informatici la base, riceve l'ordine di aumentare ancora di più i giri. I server iniziano così arastrellari dati di 500.000 sessioni internet ogni singola ora, significa 12 milioni di sessioni intercettate ogni giorno. I tecnici del DSF quindi non colpiscono più obiettivi mirati se mai l'hanno fatto o utenze sospette ma prendono tutto senza alcuna eccezione. Solo che questa ammole di dati fatica ha essere analizzata tanto che il documento nelle mani dei giornalisti di DSF Intercept rivella che affronte di milioni di sessioni settacciate il DFS riesci ad individuare una sola singola mail legata a un effettivo attacco informatico. E così a un certo punto gli uomini dell'agenzia presi dal panico perché a un certo punto di ventacchiaro che la cosa sta sfuggendo di mano devono chiedere aiuto alla N6. Chiedano una assistenza tecnica, cioè un modo per capire come analizzare tutte quelle informazioni in maniera più precisa senza rischiare di perdersi qualcosa di fondamentale. E gli statunitensi forniscono XK-Score, il motore di ricerca globale della N6 che permette di settacciare in tempo reale tutto tra email, cronologia delle navigazioni, ma anche tutti i contenuti degli scambion line via chat o app di messagistica. I giapponesi si ritrovano così uno strumento imponente tra le mani, ma anche rischioso, perché è chiaro a tutti che XK-Score non è proprio in linea con le legi del paese in tema di praiva sia sicurezza dei dati, ma vanno avanti lo stesso. E a quel punto dalla base i dati arrivano alle difficolti uno di Icigaya dove si prova a decifrare tutto quello che arriva. Per dire della "caotticità di tutto questo processo Snowden" che tra il 2009 e il 2012 lavorato come contractor della N6 in una base militare americana in giappone, ha detto ad intercept che le spie giapponesi sembravano a vero preso di mira interi fornitori di servizi internet, non singoli utenti. E riguardo il programma Mallard, ammesso in evidenza la contraddizione tra mole dei dati e poi la loro effettiva utilità, chiedendosi in modo retorico se tutto questo serviva da avere a prendere di mira per i coli o non era invece un modo per raccattare tutto ciò che passava sottai loro occhi. Quando tutto questo materiale è merge nel 2018 il DFS non è stato chiuso, esiste ancora funziona ancora con la nuova riforma avrà ancora più poteri, ma più di tutto è stato inserito in una cornice completamente autonoma in una struttura centralizzata controllata interamente dalle autorità giapponesi. Basta quindi con gli aiuti americani, ma per capire perché il giappone stia procedendo verso una vera struttura di intelligence non basta questo scandalo, dobbiamo tornare indietro nella storia del dopo guerra giapponese per rintracciare uno stigma che ha caratterizzato allungo i servizi giapponesi. E dobbiamo farlo partendo questa volta dagli Stati Uniti nel 1982 al Congresso a Washington davanti alla Commissione permanente sull'intelligence dove si presenta un uomo. Si chiama Stanislaw Vlf5 e fino a tre anni prima era un ufficiale operativo del capa Gb sovietico. Era emissione a Tokyo per mascherare le sue attività era stato accreditato come giornalista. Dopo la sua defezione negli Stati Uniti nel 1979, Vl5 decide di parlare e di svelari dettagli della rete di spionaggio che mosca era riuscita a tessere nel cuore delle istituzioni giapponesi. Vlf5 rivela di aver gestito personalmente una rete di oltre 200 collaboratori giapponesi di altissimo livello. Tra le risorse al suo libro Paga c'erano giornalisti di testate nazionali l'ex Presidente del Partito Socialista giapponese e perfino un ex ministro del lavoro. LevChencore raccontà anche che l'autorità a giudiziare di Tokyo pure essendo a conoscenza di molti di questi contatti erano rimaste completamente paralizzate. Non avevano potuto arrestare ne per seguire nessuno a causa della totale mancanza di strumenti legali e di una legge specifica sullo spionaggio sulla protezione dei segreti di Stato. Nel verbale della sua deposizione al congresso LevChencore usa un'espressione che Washington si dice rinfacerà allungua Tokyo. Definisce il giappone un paradiso delle spie, un posto dove chiunque può agire senza rischiare neanche troppo. Quindi che cosa abbiamo? Un ex capa GB che ironizza sui buchi del sistema giapponese è una genzia hiper segreta che però dipende dalla N6 statunitense per dare vita a qualcosa disensato. C'è da dire anche che questa vulnerabilità del giappone in realtà ha un origine, diciamo interna dovuta alla storia del paese. Più precisamente dobbiamo ricordare che il giappone è uscito distrutto dalla seconda guerra mondiale non poteva, non voleva in alcun modo replicare qualcosa che avrebbe potuto ricordare anche solo vagamente l'apparato militare ed esicurezza dell'ex impero. L'opinio ne pubblica ricordava ancora a conterroere l'attività dell'attocco, la polizia superiore speciale creata nel 1910 per reprimere i movimenti di sinistra ma trasformata negli anni 30 in una polizia segreta politica che agiva in modo letale e che per queste è stata apparaugnata più volte alla gesta pona zista. L'attocco insieme alla polizia militare aveva represso ogni forma di diritto civile, aveva incarcerato attivisti o positori e aveva fatto un uso sistematico della tortura. Nel 1945 il comando supremo delle forze alleate e guidato dagli statunitensi ordine all'oscioglimento immediato della tocco ed e i tocchumu, i rami dei servizi speciali dell'esercito imperiale. Da quel momento lo stato giapponese decide di appaltare interamente la propria sicurezza agli Stati Uniti attraverso il trattato di mutua di fesa, privandosi volutamente di una intelligenza autonoma. Per i cittadieni e per le forze progressiste non avere spie e rallunica garanzia per proteggere le libertà civili sancite dalla nuova costituzione ed evitare la rinascita di uno stato di polizia. Il giappone si ritrova così in una vera e propria morsa tra Stati Uniti e Vulnerabilità a causa del timore di ricordare anche solo vagamente quello che rastata, la tocco. Così ogni singolo tentativo politico nel tempo di colmare questo vuoto normativo ha dato luogo a proteste. Quando nel 1985 proprio sulla scia dello scandalo leve 5 scopiato qualche anno prima, il premier conservatore gli assuirona a caso n'è tenta di far approvar una legge anti-spionaggio che prevede la pena di morte per il passaggio di segreti di stato, il paese, va in piazza. L'opposizione del partito socialista dei sindacati e della federazione degli avvocati costringere il governo a ritirare la proposta. E perfino nel 2013 quasi 30 anni dopo, quando il premier cinzo ave concio di una situazione cambiata e della necessità di dotarsi degli strumenti necessari riesce a far passare lo Specialy Designed Secrets Act per punire i dipendenti pubblici che di fondoro notizie riservate, i sondaggi dei medianazioni registrano un crollo immediato del 10% nella popularità del governo. Ma nel maggio di quest'anno del 2026, nel mezzo di una realtà globale completamente mutata, il governo di Sanai Takaiici non ha caso proprio sulla scia di Abe a rotto l'indughi, come si dice in questi casi. Mercoledì 27 maggio, 2026, la camera alta della dieta di Tokio ha provato in via definitiva la riforma strutturale più profonde radicale dell'intero apparato di sicurezza nazionale giapponese, dopo la fine della seconda guerra mondiale. La camera bassa aveva già dato il suo via libera ad aprile. Il motore politico di questa trasformazione proprio lei, la prima ministra Takaiici, di cui abbiamo già parlato qui ad altri orienti. Salita al potere con un mandato potente, ottenuto dagli elettori lotto febbraio 2026 Takaiici, ha deciso di accelerare. La sua tesi che ha spiegato in diverse occasioni è molto chiara, in un quadro geopolitico completamente mutato e che impone nuove esigenze di sicurezza al giappone dev'ery organizzarsi. Con il caos globale dovuto alle guerre con la assertività della cina sulla questione di Taiwan con le continue provocazioni misiristiche della Corea del Nord, le vecchie strutture non bassano più, soprattutto è necessario centralizzare. La riforma cancella così in anzitutto la frammentarietà dell'intelligenz giapponese. Dobbiamo ricordare infatti che fino ad oggi ministeri degli estri della difesa, insieme alla National Police Agency e alla Public Security Intelligence Agency raccoglievano analizzavano dati ognuno per i fatti propri. Il vecchio ufficio di ricerca del gabinetto che era stata istituito nel 1986 in teoria avrebbe dovuto coordinare tutto, ma non ha mai avuto l'autorità legale per costringere i vari ministeri a condividere i dati sensibili. Il risultato è stato un sistema al compartimenti stagni con alcune eccezioni come la DFS capututo per ar in totale autonomia pur dipendendo dagli americani. Il tutto senza coordinamento, senza condivisione e soprattutto in condizioni di grandissima vulnerabilità. La riforma smantella proprio quel vecchio ufficio del gabinetto che diventa il nuovo National Intelligence Bureau, una vera e propria agenzie accentrale con poteri di coordinamento su tutto. Accanto a questo argon è stato creato il National Intelligence Council presieduto direttamente dalla prima ministra e composto da diversi ministri chiave del governo. La svolta vuole cancellare la dipendenza dagli Stati Uniti lo scandelo del DFS, ma anche quella nomea creata dall'exagente del KB-Lev5. Una nomea che per anni, come riportano, i media giapponesi, ha fatto sì che i partner storici dell'alleanza FI-VICE, Stati Uniti, re-unito Canada, Australia, in Nova Zealand, considerassero il giappone una specie di "anello debole" sotto il profiro dell'intelligence. La nascita del National Intelligence Bureau ha dato vita un dibattito interno naturalmente, anche perché l'opinione pubblica giapponese ha sempre dimostrato un interesse per il tema come abbiamo già visto. Se infatti Takaici ha giustificato la riforma con la necessità di difendere il paese in un quadro mutato dal punto di vista geopolitico, allo stesso tempo si è sottolineato come l'aumento dei poteri di sorveglianza rischi di mettere in difficoltà la libertà di espressione. La larme è stato sollevato dalle opposizioni ed da organizzazioni come Human Rights Watch. Gli esperti della Japan Civil Liberties Union ricordano che già la decisione di Abe del 2013 conferiva il governo poterie normi nel catalogare come segreto speciale qualunque dato legato alla difesa o alla sicurezza. E il governo ora ha fatto un ulteriore passi davanti, perché ha annunciato l'intenzione di estendere questa diciutura a tutte le informazioni critiche per la sicurezza economica nazionale. E questa intenzione porta la ribalta, l'articolo 25, della legge sui segreti dello stato. Questa norma stabilisce che non sia per seguibile solo il dipendente pubblico che materialmente commette l'infrazione passando un documento riservato, ma finisce per minacciare di incriminazione penale detenzione chiunque è accusato di aver sollecitato indotto o costretto quella fuga di notizia. E questo fassiche ha rischiare quindi non siano soltanto le spiestraniere o in suma che ha accusato di esserlo, ma rischiano di finire intrapola pure gli attivisti gli accademici e soprattutto i giornalisti di inchiesta. La storia del giornalismo giapponese del resto non è priva di conferme, in questo senso. Nell' anni 70 ad esempio la Corte Suprema di Tokio confermo la condanna penale di un reporter del quotidiano, Mainici Simbon colpevole di aver svelati retrocena che avevano regolato il ritorno dell'isolo ad Joaquinaua sotto il controllo amministrativo giapponese. Ma Takaiici è concia dei rischi e ha deciso che ha anche l'opinione pubblica giapponese capira essendo cambiato il contesto internazionale. Ascerto di centralizzare tutto in modo che anche il DFS possa continuare a funzionare, ma meglio dal punto di vista della sicurezza della premiera. Questa riforma come era prevedibile a scatenato polemiche, soprattutto da parte cinese. Il Global Times un quotidiano nazionalista, come sempre in questi casi, ha dato grande e infasi all'opinione pubblica, ma quella del giappone. In diversi articoli gli editori realisti cinesi hanno denunciato i rischi per i cittadini giapponesi inserendo la riforma in un discorso più generale che ha chiedere con il riarmo giapponese negato dai ministri di Tokyo anche direcente. Rimano il fatto che il Governo giapponese ha aumentato le spese per la difesa. Secondo, Euron News è pronto ad diventare il terzo paese al mondo per spesa militare dopo Stati Uniti e China. E quindi per pechino è la somma a preoccupare. Riarmo, riorganizzazione dell'intelligence e le parole di qualche mese fa di tacaiici su Taiwani, come una questione di sicurezza nazionale, che hanno provocado uno scontro diplomatico di cui abbiamo parlato anche qui ad altri orienti. E quest'ultimo aspetta è quello che preoccupa di più la cina, perché chissà che la partita di Taiwani in realtà non debba tenere conto anche di un altrettore, il che complica ancora di più i pianici nesi sull'isola di Taiwani. Avenner di prossimo. Alfiorienti è un podcast di Coran News prodotto d'accorda media scritto raccontato da me, simone Pierranni. Il Sound Design è accura di Daniele Marinello, la producer è Martina Conte, la phonica di studio e Lucrezia Marcelli, il coordinamento della post-produzione e di Matteo Celsa. Le fonti degli inserti audio sono indicate nella sinossi.

Podcast Summary

Key Points:

  1. Il podcast descrive l'agenzia di intelligence giapponese DFS (Dempabu), paragonata alla NSA, caratterizzata da estrema segretezza e operazioni di sorveglianza di massa.
  2. Viene rivelato uno scandalo
  3. Il Giappone, dopo la Seconda Guerra Mondiale, ha evitato di creare servizi segreti autonomi per paura di un ritorno a uno stato di polizia, diventando un "paradiso delle spie" e vulnerabile.
  4. Nel maggio 2026, il governo guidato da Sanai Takaiici ha approvato una riforma storica che centralizza l'intelligence, creando un National Intelligence Bureau e un National Intelligence Council, per superare la frammentazione e la dipendenza dagli USA.
  5. La riforma solleva preoccupazioni per la libertà di espressione e il rischio di criminalizzare giornalisti e attivisti, estendendo la classificazione dei segreti di stato anche a informazioni economiche.

Summary:

Il podcast analizza la trasformazione dei servizi segreti giapponesi, partendo dall'agenzia DFS (Dempabu), che operava nella massima segretezza, intercettando enormi quantità di dati con l'aiuto della NSA americana, ma con risultati spesso inefficaci. La storia giapponese del dopoguerra è segnata dal timore di replicare l'apparato repressivo dell'ex impero, portando a una deliberata mancanza di intelligence autonoma e a una dipendenza dagli USA, che ha reso il paese vulnerabile e soprannominato "paradiso delle spie" dall'ex agente del KGB Levchenko. Dopo decenni di tentativi falliti, nel maggio 2026 la prima ministra Sanai Takaiici ha approvato una riforma radicale che centralizza l'intelligence, creando un National Intelligence Bureau e un National Intelligence Council per coordinare ministeri e agenzie, superare la frammentazione e ridurre la dipendenza americana.

La riforma, giustificata da un contesto geopolitico mutato (guerre, assertività cinese, provocazioni nordcoreane), mira a rendere il Giappone più sicuro, ma solleva critiche per i rischi alle libertà civili: l'estensione dei segreti di stato e le norme penali potrebbero colpire giornalisti, attivisti e accademici, riaccendendo il dibattito tra sicurezza e diritti.

FAQs

Il 5 per mille è una parte della tua dichiarazione dei redditi che puoi destinare a Emergency, un'organizzazione che offre cure gratuite alle vittime di guerra e povertà. Basta firmare per il 5 per mille e scrivere il codice fiscale di Emergency.

Il DFS (Direzione per la Signal Intelligence) è l'agenzia di intelligence giapponese, simile alla NSA statunitense, che monitora costantemente le comunicazioni in Asia orientale. È una delle agenzie più misteriose del Giappone.

La riforma ha creato un National Intelligence Bureau centralizzato e un National Intelligence Council presieduto dalla prima ministra, per coordinare tutte le agenzie di intelligence e ridurre la frammentazione e la dipendenza dagli Stati Uniti.

Negli anni '80, un ex agente del KGB rivelò che il Giappone mancava di leggi antispionaggio efficaci, permettendo a spie straniere di operare senza rischi. Questo ha portato a una reputazione di vulnerabilità.

Dopo la seconda guerra mondiale, il Giappone ha evitato di creare una forte intelligence per non ricordare la polizia segreta Tokkō. Ha invece affidato la sicurezza agli Stati Uniti, frenando lo sviluppo di servizi autonomi.

La riforma estende la classificazione dei segreti di stato a informazioni economiche, e l'articolo 25 della legge sui segreti può incriminare giornalisti e attivisti che sollecitano fughe di notizie, minacciando la libertà di stampa.

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