Il podcast racconta la trasformazione della Malaysia in un nodo cruciale per l’intelligenza artificiale globale, attraverso la storia emblematica di Winston Law, un allevatore di pesci tropicali di Johor. La sua attività è stata distrutta da un blackout di 30 minuti nel 2025, causato dall’enorme fabbisogno energetico dei data center sorti nella regione. Questi centri di calcolo, configurati per l’inferenza AI, assorbiranno entro il 2030 il 40% della capacità elettrica nazionale, alimentata per oltre il 95% da carbone e gas. Parallelamente, la raffineria di terre rare di Gebeng, unica al mondo fuori dalla Cina, produce samario essenziale per i magneti delle GPU AI e ha siglato un contratto da 96 milioni con il Pentagono, attirando critiche per il coinvolgimento in conflitti internazionali. La Malaysia si trova in un delicato equilibrio geopolitico: dipende dagli investimenti USA per i data center, ma dalla tecnologia cinese per la produzione di magneti. L’accordo commerciale con Washington, basato su sanzioni, è stato messo in discussione da una sentenza della Corte Suprema USA del febbraio 2026, creando incertezza per le imprese locali. La strategia governativa di rendersi indispensabile nella catena del valore globale rischia di sacrificare risorse naturali e imprenditori locali, come dimostra la fuga di Law in Thailandia. La Malaysia cerca di bilanciare crescita economica e sovranità, ma resta vulnerabile a shock normativi e geopolitici esterni.
[Musica] Cora! [Musica] C'è una foto della Associated Press, in cui, un inson l'au, capellini, è riuscita a una felpa con le maniche tagliate con tattura rettangolare di grossi occhiali, tirati su dei pesci da una vasca contornata di un materiale azzurro. Dalla foto Winston sembra avere più o meno una quarantina danni, fa un lavoro particolare e che allungo è stato anche redditizio. Lo fa, anzi, lo faceva a Giorbaru, estremità meridionale della penisola malese. Nel suo capallone Winston-Law si prende cura di file interminabili di acquari di vetro che riflettono la luce fioca delle lampade, d'emergenza. Si muove tra le vasche con la precisione di chi ha dedicato la vita a un arte invisibile, l'esportazione di pesci troppicali di pregio. Non parliamo di semplici pesci ornamentali. Nelle vasche di Winston nuota un'esemplaria albini punteggiati di macchierosse, creature che sembrano di pinte a mano, per le quali con lezionisti internazionali sono pronti a sborsare anche 10.000 dollari a pezzo. Per i suoi pesci e per i suoi affari Winston-Law dipende estrettamente da acqua e dell'etricità. E così ha creato dei protoccoli di sicurezza che in caso di blackout prevedono un complesso sistema di purificazione delle acquereflue tramite batteri e un allarme per passare rapidamente ai generatori di riserva. Solo che accanto a lui ormai accanto al suo magazzino, c'è una distesa di data center. Da una presenza quasi nulla nel 2019 la provincia ospita oggi almeno 1,6gW di data center, diventando così il mercato a più rapida crescita nel sudeste asiatico. Per dare un termine di paragone in termini tecnici, 1,6gW rappresentano la capacità di generazione di un reattore nucleare moderno di grande taglia. Per la rete elettrica della malaisia questo si traduce in un carico di base costante e qui valenta al fabbisogno di oltre 1.000.000.000 di residenzioni, ha sorbito interamente dall'infrastrutture di calcolo delle grandi aziende internazionali che sono arrivati in malaisia. Insomma, Winson ha sempre avuto un piano di riserva per tutto, per le tempeste tropicali, per i guasti meccanici, per l'umidità asfissante di Giorno, ma non aveva un piano per i data center. Nel 2025 una tempesta come tante ha investito la provincia, un evento meteorologico che in passato avrebbe causato solo un tremolio nelle lampadine, ma questa volta ha prodotto un blackout totale. Un blackout che dura solo 30 minuti, 30 minuti sono pochi in teoria, ma per gli acquari di Winson, 30 minuti senza ossigenazione e filtrage, e qui valgono a una condanna morte dei pesci. Quando la corrente ritorna, Winson l'ausi ritrova davanti a un cimitero, pesci morti, galleggianti, come detriti, argentati. In mezzora sono morti migliaia di pesci e sono evaporati anche i guadagni di Winson l'au. E che i data center, questi colossali edifici senza finestre, che sono spuntati come funghi metallici, tutto intorno alla sua proprietà, non dormono mai, ma bevono sempre, e bevono energia e acqua arritmi che la vecchia mala isia non aveva previsto. Entro il 2030 data center potrebbero assorbire da soli il 40% dell'intera capacità elettrica nazionale. Winson l'au ha guardato le sue vasche vuote e ha capito che la sua battaglia raffinita. Mentre la mala isia si prepara a celebrare su un nuovo ruolo di hub digitale del sudeste asiatico, Winson l'au sta preparando le valigie e si trasferirà in Thailanda. Oggi infatti dire "mala isia" significa direi due terzi della potenza di calco l'incostruzione nell'intera regione. Significa dire l'unico luogo al mondo fuori dalla cina capace di raffinare le terre rare pesanti indispensabili, primagneti dell'intelligenza artificiale e per i sistemi misilistici in particolare quelli del pentagono. Una trasformazione che però ha un costo, una trasformazione che si paga. In acqua sottratta alla popolazione, in energia prodotta per alimentare server stranieri e nella fuga di uomini come Winson l'au. Sono simone piranni e questo è altri orienti un podcast di koramidia. La pressione che abbiamo raccontato su Winson l'au, il suo sacrificio, diciamo, è un risvolto negativo di una situazione nella quale quala l'unpur retiene di avere tutto da guadagnare. Il calcol infatti è strategico, l'obiettivo è forzare l'uscita dalla trappola del reddito medio per diventare una nazione avanzata intro 2030. Il guadagnio reale non sta solo nei miliardi di dollari di investimenti, ma nel trasformare la mala isia da semplice magazzino di materia prime a Nodo Hardware insostitubile, rendendo il paese troppo importante perché le grandi potenze possano permettersi di isolarlo. Ma le incognite non sono poche e non sono solo quelle che deve affrontare o che ha affrontato Winson l'au. Partiamo ora da quello che è stato un vero e proprio boom dei data center in mala isia, ma prima di questo dobbiamo parlare di che data center intendiamo intanto per cominciare. Nei primi 10 mesi del 2024 infatti il paese attirato investimenti per oltre 30 miliardi di dollari 3 volte la cifra registrata nel 2023. Solo che c'è una caratteristica tecnica di cui dobbiamo ottenere conto. Bisogna distinguere infatti tra ciò che l'intelligenza artificiale impara e ciò che l'intelligenza artificiale fa. In gergo tecnico parliamo di "addestramento" e "inferenza". La destra mente la fase in cui le AI viene nutrita affinché impari adare output. È un processo che richiede una potenza di calcolo molto elevata, i cip più avanzati e costosi del pianeta e produce un calore tale da mettere in crisi qualsiasi sistema di raffreddamento. L'inferenza come l'abbiamo chiamata per semplificare il momento in cui le AI risponde a una nostra domanda su un chatbot o il momento nel quale traduce un testo ad esempio. È un'operazione molto più leggera che richiede solo di applicare una conoscenza già acquisita. Ecco oggi data center costruiti dai giganti, statunitensi e cinesi. In mala isia sono configurati quasi esclusivamente per questa seconda fase. E questo significa che il paese sta diventando il braccio operativo del calcolo mondiale. Il luogo dove i modelli lavorano e servono gli utenti di tutto il mondo. Ma i cervelli, i luoghi dove queste intelligenze vengono effettivamente progettate create restano altrove, principalmente nella siri con valley, o nei centri di ricerca di pechino. Questa distinzione è piuttosto importante perché posiziona la mala isia comun nodologistico indispensabile ma non ancora comun centro decisionale capace di influenzare l'architetura e AI globale. Detto questo vediamo come il governo sta gestendo questa fase. L'esecutivo di Amwari Brahim ha stanziato nel bilancio 2026 circa 490 milioni di dollari per la creazione di un cloud e AI sovrano. Lo obiettivo infatti a mantenere il controllo sui dati e sulla destramento dei modelli su territorio nazionale. Solo che il rapporto di scala rispetto all'investimenti privati statunitensi indica che la mala isia opera con risorse finanziarie inferiori di diversi ordini di grandezza rischiando così di rimanere solo un'economia ospitante per server di proprietà straniera. Anche perché l'impatto sulle risorse fisiche è molto critico. Attualmente la rete malese dipende per oltre al 95% da combustibili fossili, carbone e gas, il che lega lo sviluppo delle AI a un aumento delle missioni di carbonia. Infine il tema del lavoro. Anche se le stime ufficiali parlano di 30.9% di lavoro annoi entro 2030, la realtà operativa dei data center indica che dopo la fase di costruzione, ogni impianto impiega stabilmente tra le 30 e 200 persone. I ruoli ingegneristici di alto livello sono portati avanti in più quasi sempre da personale specializzato straniero, lasciando a livello locale principalmente compiti di manutenzione e sicurezza fisica. Ora andiamo avanti perché dobbiamo trovare un legame tra il calore generato dai rack di server a giohor e i minerali raffinati a centinaia di chilometri di distanza nello stato di pahang. Se i data center rappresentano il consumo di potenza di carcolo, lo stabilimento di line a straight hearts a GeBank ne rappresenta la materia prima critica. A oggi GeBank è l'unico polo al mondo al di fuori della cina in grado di separare
terrerare pesanti su scala commerciale. Dopo aver completato un piano di espansione da 180 milioni di dollari, la struttura raggiunto un traguardo che ridefinisce i rapporti di forza nell'ardo erglobale, la via della produzione commerciale di ossido di Samario. Sotto il profilo ingegneristico questo passaggio è fondamentale per risolvere proprio i problemi di calore dei grandi centri di calcolo, citati in precedenza. Il Samario è infatti il componente base per i mannieri permanenti in Samario cobalto. Mentre i comuni manieti al neodimio perdono efficienza manietica all'aumentare delle temperature, i manieti al Samario cobalto mantengono prestazioni costanti anche in condizioni di stress termico e stremo. Questo li rende indispensabili per la fabbricazione delle GPU di nuova generazione e degli acceleratori AI, il cui funzionamento genera picchi di calore che fonderebbero i sistemi tradizionali. Ma questa expertise, chiamiamo la cosida la mala isia, ha trascinato il paese al centro di un vero proprio di lemma geopolitico. Direcente infatti, Linus ha finalizzato un contratto da 96 milioni di dollari con il dipartimento della difesa degli Stati Uniti per la fornitura di ossidi di terrerare. Questa accordo stabilisce un legami diretto tra la mala isia e la filiera militare americana. I materiali raffinati a Geben servono infatti ora garantire la produzione di sistemi d'arma avanzati e tecnologia di difesa degli Stati Uniti. Questa collaborazione esplicita con il pentagon ha nescatano una reazione senza precedenti nella società civile. Il 14 aprile 2026, una qualizione di 57 organizzazioni non-governative ha presentato un memorandum formale al primo ministro a un warri brahim. La contestazione guidata da gruppi storici come "s'ahabata la mala isia" non riguarda solo l'ambiente, ma il diritto internazionale. È stato citato l'articolo 16 degli Articles on Responsability of States delle Nazioni Unite. Secondo cui la mala isia rischierebbe di essere vitenuta legalmente complice di atti internazionalmente illeciti. La tesi è che autorizzando la raffinazione di materiali destinati a fornitura militari per conflitti contestati, il Governo stia rinunciando la sua storica neutralità per diventare un attore attivo seppur indiretto della politica di potenza di Washington. Questa tensione mette in difficoltà alla strategia governativa, perché a un warri brahim vorrebbe utilizzare la presenza di linea scome trampolino per smettere di essere un semplice sportatore e diventare un produttore di magneti finiti trattenendo in patria l'intero valore aggiunto. Ma la strada è stretta, la transizione verso la fase finale della produzione è frenata dalla dipendenza dai brevetti industriali cinesi. E così la mala isia non può non guardare al calendario. Il 19 novembre 2026 cadrà la tregua sull'export di tecnologia critica e concessa da pechino. Quala l'unpursi trova così in una posizione di vulnerabilità strutturale. A bisogno dell'ardura americano per far girare sui data center ma a bisogno della tecnologia cinese per non restare intrapolata nel ruolo di semplice raffineria coloniale al servizio del pentagono. In suma stare in equilibrio è molto rischioso, l'eventuale lavorazione delle terrerare per gli Stati Uniti rischia di portare a inimicarsi pechino, ma se ci si rivolge alla cina la mala isia rischia di far saltare la complessa relazione con gli Stati Uniti che peraltro è complicata dagli Stati Uniti stessi e qui entriamo nel campo complicato dei dazi. Dopo la tempesta di sanzioni da parte di Trump, nell'ottobre del 2025 e qua la lumpur ha provato a correre ai ripari e ha firmato un agrimento on reciprocal trade con Washington. In teria è un accordo che dovrebbe garantire alla mala isia un accesso preferenziale al mercato Stato Unitense con l'obiettivo di stabilizzare un tasso tarifario del 19% per settori chiave come l'etronica i semi-conduttori e l'arreddamento, in cambio di garanzie sulla sicurezza delle catene di approvigionamento tecnologico. Ora ricordiamo che questo agrimento si basava sull'uso da parte della ministrazione Stato Unitense dell'International Emergency Economic Powers Act. Come sappiamo però nel febbraio del 2026, una sentenza della Corte Suprema ha ri definito i confini del potere esecutivo in materia di dazie, dichiarando in costituzionale l'uso estensivo di questo internexionale emergency economic powers act, soprattutto per la negoziazione di accordi commerciali unilaterali senza la ratifica del congresso, esattamente il caso di cui stiamo parlando. Quindi provari a sumere, ma la isia e Stato Uniti raggiungono un accordo a seguito delle sanzioni che chiude le sanzioni all'interno di un quadro juridico, ma poi saltano di fatto le sanzioni, quindi che cosa vale ora? Vale ancora quella accordo non essendoci più le sanzioni oppure si deve tornare a prima delle sanzioni e questo è un limbo nel quale la mala isia non è da sola, ma è stata la prima nazione partner a reagir ufficialmente al così detto Liberation Day di Trump. Il ministero degli investimenti del commercio dell'industria, Giohari, Abdulgani ha dichiarato proprio qualche settimana fine la prile del 2026 che l'accordo non poteva essere più considerato un valido, ammettendo così la sensa di comunicazioni ufficiali da parte di Washington circa un possibile quadro sostitutivo. Ma questo vuoto normativa generata un immediata volatilità per le imprese malesi dipendenti dalle sportazioni. Le aziende del settore manifestore ero che avevano pianificato investimenti e strategie di procurement, basandosi sulle tarifa gevolate della grimet con gli stati uniti si trovano ora costretta a implementare drastiche misure di contenimento dei costi per far fronte all'imprevedibilità dei dazia americani. E le accuse da parte degli analisti nazionali non fanno sconti al governo di quala l'un pur. L'esecutivo avrebbe privilegiato un approccio tactico di breve periodo la ricerca di uno sconto tarifari immediato, a scapito di un posizionamento strategico più resiliente. La rapidità con cui il quadro statunitense è mutato accolto in preparati i decisori politici malesi che non avevano previsto la capacità della magistratura statunitense di limitare il potere della casa bianca in ambito di politica commerciale estera. L'incertezza però non ha comportato un ritorno alla libertà di scambio. Esaurita la via infatti precedente la ministrazione trampa attivato la sezione 301 del 3D Act del 1974 per avviare nuove indagini sulle pratiche commerciali di diversi partner a scopie di futuri dazzi e tra questi partner c'è anche la malagisia. Questa sezione la sezione 301 consenta gli statuniti di imporredazzi come ritorzione per pratica ritenute in giuste o discriminatorie, spostando il confronto su un piano ancora più unilateral e meno prevedibile rispetto ai trattati bilaterali. Questo scenario si inserisce un contesto globale di frammentazione delle regole del commercio, della sovrapposizione di standard divergenti, specie tra a semplifico gli accordi regionali a guida cinese e quelli a guida statunitense. Nel settore dell'alta tecnologia in particolare il rischio è elevato. Mentre i data sentere le industrie di semi-conduttori richiedono stabilità per ammortizzare investimenti miliardari, il quadro legale internazionale si sta muovendo verso un sistema basato su misure unilaterali, controlli alle sportazioni e sussidi nazionali. E per le aziende esportatrici come quelle operanti nel distretto del mobile o dell'elettronica di consumo la risposta è stata una cauta diversificazione. Molte impresi e malesiana hanno dotato una strategia di wait and see, come si dice, riducendo le sposizione diretta al mercato statunitense e cercando di potenziari canale all'interno dell'area ASEAN e verso l'Asia occidentale. Solo che il passaggio a mercati alternativi non è immediato e la dipendenza dal dollaro e dal consumo statunitense rimane un fattore di rischio primario. In definitiva la crisi dei datzi del 2026 è dimostrato che la centralità della malaisiana in settori dei data sentere delle terre aree pur conferendo al paese un certo potere negoziale non lo metterri paro dall'instaabilità dei sistemi anche quelli legali delle grandi potenze. E la lezione di Gebenge di Giorgio è che l'indispensabilità hardware deve essere accompagnata da un quadro normativo più robusto e diversificato, capace di resistere a shock legislativi che possono essere decisi in una ola di tribunale Washington o in un ufficio ministeriale a pechino. L'obiettivo strategico della malaise in ogni caso è stato consolidato nel piano nazionale per le IA e nella strategia nazionale per i semi-conduttori che tenta di rispondere a una logica di indispensabilità. Il governo guidato da un warri brahima mira a posizionare il paese comunnodo non agirabile delle catene del valore globali. L'assunto politico è chiaro se ci nei statuniti dipendono dall'infrastrutture di calcoli dei materiali critici raffinati in malaisia e entrambi i blocchi avranno un interesse oggettiva garantirne la stabilità limitando le pressioni geopolitiche unilaterali. Ma la strategia dell'indispensabilità appoggia su un paradosso per rendersi politicamente autonoma la malaise ha staccidendo quate di sovranità sulle propria risorse naturali. Il fabbisognio energetico dei data center, che, come abbiamo detto entro il 2030 assorbirà quattro ma sìce della capacità nazionale e lo stress idrico indicano che il paese
sta operando vicino ai propri limiti fisici. La storia di Winson Lauda, qui siamo partiti, ci racconta che la fuga degli imprenditori locali e il degrado della biodiversità industriale a favore dei data center potrebbe non indicare per forza una strada corretta, tanto più se contrastignata da limbi, normativi e complicazioni geopolitiche. Ma le ragioni di quala un pur sono altrettanto evidenti, crescita investimenti stranieri e prestigio strategico. Avener di prossimo. Alvi orienti è un podcast di Coran News prodotto d'accorda amiglia scritto raccontato da me, simone piranni. Il sound design è a cura di Daniel e Marinello, la producer è Martina Conte, la phonica di studio e Lucrezia Marcelli, il coordinamento della post-produzione e di Matteo Celsa. Le fonti degli inserti audio sono indicate nella sinossi.
Podcast Summary
Key Points:
Winston Law, un allevatore di pesci tropicali a Johor, Malaysia, ha perso migliaia di pesci di valore a causa di un blackout di 30 minuti nel 2025, provocato dall’enorme consumo energetico dei data center vicini.
La Malaysia è diventata un hub digitale del Sud-est asiatico, con data center che potrebbero assorbire il 40% della capacità elettrica nazionale entro il 2030, dipendendo per oltre il 95% da combustibili fossili.
La raffineria di terre rare di Gebeng, l’unica fuori dalla Cina su scala commerciale, produce samario per magneti AI e ha un contratto da 96 milioni di dollari con il Pentagono, scatenando proteste per la violazione della neutralità malese.
La Malaysia è intrappolata tra la dipendenza dai data center statunitensi e la tecnologia cinese per i magneti, con accordi commerciali USA resi instabili da una sentenza della Corte Suprema del febbraio 202
La strategia di “indispensabilità” della Malaysia rischia di sacrificare risorse idriche ed energetiche locali, spingendo imprenditori come Law a fuggire in Thailandia.
Summary:
Il podcast racconta la trasformazione della Malaysia in un nodo cruciale per l’intelligenza artificiale globale, attraverso la storia emblematica di Winston Law, un allevatore di pesci tropicali di Johor. La sua attività è stata distrutta da un blackout di 30 minuti nel 2025, causato dall’enorme fabbisogno energetico dei data center sorti nella regione. Questi centri di calcolo, configurati per l’inferenza AI, assorbiranno entro il 2030 il 40% della capacità elettrica nazionale, alimentata per oltre il 95% da carbone e gas.
Parallelamente, la raffineria di terre rare di Gebeng, unica al mondo fuori dalla Cina, produce samario essenziale per i magneti delle GPU AI e ha siglato un contratto da 96 milioni con il Pentagono, attirando critiche per il coinvolgimento in conflitti internazionali. La Malaysia si trova in un delicato equilibrio geopolitico: dipende dagli investimenti USA per i data center, ma dalla tecnologia cinese per la produzione di magneti. L’accordo commerciale con Washington, basato su sanzioni, è stato messo in discussione da una sentenza della Corte Suprema USA del febbraio 2026, creando incertezza per le imprese locali.
La strategia governativa di rendersi indispensabile nella catena del valore globale rischia di sacrificare risorse naturali e imprenditori locali, come dimostra la fuga di Law in Thailandia. La Malaysia cerca di bilanciare crescita economica e sovranità, ma resta vulnerabile a shock normativi e geopolitici esterni.
FAQs
Winston Law era un allevatore di pesci tropicali di pregio a Johor, in Malesia. Esportava esemplari rari, come albini punteggiati di macchie rosse, che potevano valere fino a 10.000 dollari ciascuno.
Una tempesta ha provocato un blackout di 30 minuti, ma i data center vicini hanno assorbito l'energia di riserva, lasciando senza ossigenazione gli acquari di Winston. Migliaia di pesci sono morti, causando la rovina della sua attività.
La Malesia è diventata il mercato a più rapida crescita nel sud-est asiatico per i data center, ospitando 1,6 GW di capacità. Questi impianti sono usati principalmente per l'inferenza dell'IA, non per l'addestramento, rendendo il paese un hub logistico ma non decisionale.
A Gebeng, in Pahang, si trova l'unico impianto fuori dalla Cina in grado di raffinare terre rare pesanti su scala commerciale, come il samario. Questo materiale è essenziale per i magneti dei server AI e per i sistemi militari statunitensi.
I data center consumano enormi quantità di energia e acqua, mettendo sotto stress le risorse locali. Entro il 2030 potrebbero assorbire il 40% della capacità elettrica nazionale, e la rete dipende per oltre il 95% da combustibili fossili.
Una coalizione di 57 ONG ha presentato un memorandum al primo ministro, citando l'articolo 16 delle Nazioni Unite. Sostengono che la Malesia potrebbe essere complice di atti illeciti internazionali, autorizzando la raffinazione di materiali per forniture militari statunitensi.
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