Il podcast "Altri Orienti" analizza come la crisi energetica scatenata dal blocco dello stretto di Hormuz abbia trasformato le dinamiche geopolitiche del Sudest asiatico. La Russia, sfruttando la sua posizione di fornitore alternativo, ha intensificato le esportazioni di petrolio e gas attraverso la rotta del Pacifico e artica, utilizzando una "flotta ombra" per eludere le sanzioni. Paesi come Filippine, Indonesia e Vietnam, dipendenti storicamente dal Medio Oriente e dagli Stati Uniti, hanno dovuto rivolgersi a Mosca per garantire la propria sicurezza energetica, accettando accordi che vanno oltre il semplice commercio. La Russia offre contratti nucleari "chiavi in mano" in Vietnam e Myanmar, creando dipendenze tecnologiche e politiche per decenni. L'Indonesia, in particolare, ha subito pressioni militari dagli USA in cambio di gas, ma ha scelto di avvicinarsi a Mosca per preservare la sovranità, causando però rincari per la classe media. La crisi ha frammentato l'ASEAN, con competizione tra i paesi per l'accesso alle risorse russe, mentre Singapore mantiene un vantaggio grazie alle sue riserve. In definitiva, la Russia sta consolidando un controllo strutturale e generazionale sull'economia asiatica, trasformando la dipendenza energetica in un'integrazione profonda che ridefinisce l'ordine regionale.
Putin, Trump, Lies, la pocalezza è arrivata e non delude. Ciao, io sono Jack Lafuria e lui purtroppo e Antonio Luzito. Nel nuovo a stagione di tirani vi raccontiamo storie e pocconote sui dittatore di oggi. Una guida satirica per capire perché quando tutto va male siamo così attrati dall'uomo forte. Ascolta tirani prima che tirani asscolti te. Poi ascoltare tirani sulla tua piattaforma audio preferita. Cora. Marcinese meridionale 23 aprile 2026. Ore due 15 della notte, ora locale. La Sarah Sky è una petroliera battente bandiera della Sierra Leone e ha appena traversato lo stretto di Taiwan. Ma su ira ad arcommerciali non compare perché ha disattivato il sistema AIS, automatic identification system. Un ostromento di sicurezza marittima che integra un ricevitori GPS e un radio VHF per trasmettere automaticamente la posizione, la rotta e l'identità della nave ad altre embarcazioni e stazioni costiere. In quel momento la nave non esiste. Ma la Sarah Sky in realtà esiste ed è una nave carica di 1,5 milioni di barili di Greggio Espo, dirett' al porto di Limae nelle filippine. Ora per capirci il Greggio Espo, acronimo di East Siberia Pacific Ocean, è di alta qualità e arriva direttamente dalla Siberia al pacifico. Un analisi pubblicata a questo mese dal Center for Strategica di International Studies, il CSES, inserisce la Sarah Sky all'interno di una rete logistica russa che opera nelle zone economiche esclusive di Malaysia e Indonesia. Secondo il centro, nave come la Sarah Sky sono parte di una dark fleet, una flotta ombra che utilizza a hub di stockage offshore per miscelare il petrolio, ripulirne l'origine e reintroduirlo nel mercato legale asiatico. È una manovra di sopravvivenza. Dal quattro marzo scorso l'operazione Epic Fury ha sigillato lo stretto di hormones, privando l'Asia del 20% del petrolio mondiale. In questo vuoto la russia ha iniziato a fornire l'unica cosa che conta, l'energia che non passa per il golfo. Ed è solo uno dei tanti segnali, questo che abbiamo visto della Sarah Sky. Da i piccoli reattori nucleari in Myanmar fino al Greggio Fantasma che alimenta Manila, il sudeste asiatico ha trovato un nuovo baricentro che sposta e cambia l'ordine energetico mondiale. Sono Simone Piranni e questo è altri orienti, un podcast di corramidia. [Musica] Ricapitoliamo ancora una volta velocemente per cominciare. Dal quattro marzo come sappiamo con la via dell'operazione, militare Epic Fury, lo stretto di hormones si gillato tra minaceri, aperture, ricchusure e blocchi navali. Ma se per l'ocidente questa è una crisi soprattutto di prezzi, per il sudeste asiatico è una crisi ben peggiore e ne avevamo già parlato qui, ad altri orienti. Le nazioni dell'asean dipendono peroltre il 56% dalle importazioni dal mediorente. Per questo, il realismo geopolitico ha preso sopravvento. Come riportato da diversi istituti di ricercaziatici questi paesi, non ha navuto altra scelta che compiere un pivodrastico verso nord. Solo che visto come stanno le cose oggi, non si può parlare solo di un semplice cambio di formitore. È una mutazione strutturale della logistica globale. [Musica] Il cuore di questo nuovo sistema è il porto di Cosmino, il terminale dell'olioodotto Espo East Siberia Pacific Ocean, nelle stremo Esterus. Nel arco di poche settimane Cosmino è diventato il centro nevragico della sicurezza energetica asiatica. A differenza del greggio che parte dai porti russi del Baltico, il petroio caricato a Cosmino evita interamente l'asio occidentale. E' una linea sicura che attraversa il pacifico. E in questo aprile 2026 il terminal sarebbe operando al 100% delle sue capacità, circa 1 milione di barili al giorno. Ma c'è un dato rilevante che riguarda il prezzo. Non lo paghi più di meno perché russi quindi a rischio sanzioni, lo paghi di più perché è il unico che ha la certezza che arriva a destinazione. Prendiamo il caso delle Filipine, un paese che per sei anni ha evitato il greggio di Mosca. E oggi in piena emergenza nazionale Manila è diventata uno dei principali clienti di Cosmino. I dati dell'agenzia di analisi LSIG, London Stock Exchange Group, confermano l'acquisto di barili di petrolio russo arrivati al porto di limaia. Navi come la Sarascai o la Tiger Wings hanno impiegato tra i 12 e 15 giorni per completare la rotta contro i 30 necessari per le forniture atlantiche. La rotta russa orientale è l'unica rimasta intattamente rezzo del sistema globale e bloccato orallentato. Ma la logistica russa non si ferma al pacifico. Un elemento tecnicamente di rompente in questo aprile in 2016 è stato ruso sistematico della Northam Sea Route, la rotta artica. Rosatom che agisce come operatori unico ha schierato la flotta di rompi di accio nucleari di nuova generazione, i Project 2220 come Leningrad e i Chutokta. Per garantire transiti sicuri anche in finestre estagenali prima proibitive. Secondo i dati tecnici di T-Advisor, il risparimo di distanza tra i parti europei i Russi e il Vietnam viartico e del 35 e 40% rispetto alla rotta del canale di Suets ormai considerata troppo rischiosa. È un corridoio che trasportano un solido carguri ma anche la tecnologia per l'infrastrutture che mosca sta assiminando in tutta la regione. E poi c'è la zona grigia, quella che sfuggeradar, ma non ai satelliti. La flotta, ombra rusca, ha radoppiato la sua presenza nelle zone economiche esclusive di Malaysia e Indonesia. Un inchiesta di Citraid Maritim News documenta che oltre 79 cisterna o ombra transitano mensilmente in queste acque. E qui si consuma rito dell'operazione "Ship to ship". Petrolieri che spengono i transponder ai s, come ha fatto la Sarah Sky, per trasferire Greggio Russo e Michelarlo con altri gradi, ripulendo l'origine del carico prima di consegnarlo ai raffinatori locali. In Vietnam la raffineria di Inghi-Son, che storicamente dipendeva dal Greggio Coetiano, ora bloccato a Ormuz, sta funzionando al 100% della sua capacità, grazie a questi carichi triangolati. Attenzione, 188% può sembrare strano, ma significa che l'implanto sta mangiando molto più Greggio di quanto previsto, in condizioni di normalità. Tornando ai noi, siamo davanti a una specie di logistica di guerra, dove la rusca non è più il pari assanzionato dal 2022, ma il fornitore di ultima estanza che garantisce che le raffinerie di Manila continuo a agirare e che la rete elettrica del Vietnam non collassi. Mentre Ormuz resta un incognita, Kozmino e la rotta artica sono diventate le nuove fondamenta su cui poge l'economia dei paesi Asian. Ora vediamo altri casi e partiamo dal lindonesia dove il gas e la linfa che tiene in piedi e la pace sociale di un'azione di oltre, 280 milioni di persone. Per anni l'indonesia accullato l'illusione di una transizione energetica sicura sotto l'ala di Washington. Come documentano i report di Go Trade e le analisi di Antara News, il paese è arrivata di pendere per circa 70-75% delle sue importazioni di gas di petrolio liquefatto, proprio dagli statuniti. Nel 2025 questa relazione sembrava blindata dalla firma della Grimment on reciprocal trade, un accordo che obbligava a Giacarta importare 15 miliardi di dollari anno in comoditi americane di cui travergola 5 miliardi destinati specificamente al gas di petrolio liquefatto. Ora devo aprire una piccola parentesi tecnica perché è fondamentale per capire il seguito. Quando parliamo di gas qui non intendiamo solo il GNL gas naturale liquefatto che serve per le grandi centrali elettri che ad esempio. Parliamo in questo caso di GPL il gas di petrolio liquefatto, ed è quello che finisce nelle bombole per cucinare lo vedremo tra poco. Bene, quella Grimment tra indonesi e statuniti era stato presentato come la transizione verso un'età dell'oro della cooperazione. Ma la crisi di Cornuzzi è rivelato che si trattava in realtà di una trappola adoppia mandata. Il 15 April 2026, un alto funzionario del governo indonesiano, ha rilasciato una dichiarazione anno anima lo straights times, un quotidiano di singapore molto affidabile per le notizie asiatiche, nella quale afferma che Washington avrebbe utilizzato la dipendenza indonesiana dal gas di petrolio liquefatto, come le Eva in negoziati di sicurezza che nulla hanno a che fare con il commercio.
Tra verso canali sottterranei, il pentagon avrebbe avvertito già carta che i carichi americani, vitali per non fare collassare l'economia domestica, avrebbero potuto subire interruzioni se non fosse stato raggiunto un accordo su una cooperazione militare molto più invasiva. Che cosa voleva Washington? Secondo questo funzionario, lo spazio a erio indonesiano. Gli Stati Uniti avrebbero chiesto diritti di sorgvole stesi e l'accesso alle basi logistiche indonesiane per le operazioni militari nel golf. I somma mentre l'indonesia firmava ufficialmente un mejor defense corporation partnership Washington per ammodernare le sue forze armate, sotto il tavolo subivano ricatto energetico che meteva rischio la sua stessa sovranità. Il presidente, propria subito a capito che restare legati esclusivamente al cordonom americano sarebbe stato troppo rischioso. È davvolato a musca. Il 13 aprida al cremlino ha incontrato Putin con un unico obiettivo. Braboavo ha accelerati negoziati per la formatura d'emergenza di greggio e soprattutto di gas russo per sostituire quello americano. Per già carta quel gas non è solo energia, è una specie di autonomia politica, è la possibilità di dire no alle richieste militari del pentagono senza temere che le mancanze energetiche in eschino delle bombe sociali. Ma la libertà un prezzo in questo momento lo sta pagando, la classe media indonesiana. Mentre il governo tiene artificialmente basso il prezzo delle bombole melon, quelli da tre chili, chiamate così perché sono verdi, per intenderci sono quelle suscidiate che servono a far bollire l'acqua, anche nei piccoli chioschi di strada oltre che nelle abitazioni private, il peso della crisi si è scaricato interamente sulle bombole più grandi, le canister, quelli da 12 chili destinate alla classe media. Qui non ci sono sconti, i prezzi sono schizzati in alto di oltre il 19%. E questo momento secondo gli analisti irocari sarebbe erodendo il potere da questo di milioni di famiglie che non rientrano nei suscidi, ma che non possono permettersi e rincari del genere. Le famiglie benestanti o della media burgesia colpiti dai prezzi del gas libero stanno così iniziando a migrare verso l'acquisto delle bombole suscidiate da tre chili, creando carenze strutturali e un buco nero nel bilancio dello stato. I suscidi energetici indonesiani sono stimati oltre gli 80 trilioni di rupie annoie circa 4,6 miliardi di euro, una cifra insostenibile a lungo termine. Pravovo si trova quindi tra due fuocchi, da una parte la pressione degli Stati Uniti, dall'altra quella russa, che offre una via d'uscita ma che chiede in cambio un rialinamento geopolitico verso i bricks e una lelta diplomatica che già carta, forse non era pronta ancora a concedere del tutto. In questo scenario la politica estren donesiana ha smesso di essere un esercizio di equilibrio astratto per diventare una specie di lotta per la stabilità interna. Ecco l'indonesia di questa no sumiglia molto un laboratorio mondiale dove si misura l'efficacia del ricatto energetico delle grandi potenze. Comanotato l'analista Fabi Tumiva dell'Institut for essential services reformo, il senso di indebitamento verso mosca fornirà al Cremlin una leva politica senza precedenti per favori futuri, da parte di già carta. In tutto questo naturalmente ci sono anche altri aspetti. Mentre Petroli e Gas Naturali liquefatto sono soluzioni tattiche, i contratti per le centrali nucleari di Rosatum vinco la mie paesi dell'Asia a una dipendenza tecnologica e politica decennale. Non si tratta più solo di vendere i drocarburi per superare la crisi di quest'anno, si tratta di qualcosa di più. Come riportato dai documenti tecnici di Rosatum e dalle analisi dello Stockholm International Peace Research Institute, lo scopio quello di trasformare la dipendenza energetica in una integrazione tecnologica a lunghissimo termine. Il punto di svolta è avvenuta fine marzo, mentre la tensione a Haormuzza raggiungeva al piccolo primo ministro Vietnamita, era mosca e non era lì solo per il Petrolio. In quello occasioni a noi, a rotto ufficialmente un tabude canale, riattivando il suo programma nucleare civile, attraverso la firma di un accordo intergovernativo per la costruzione della centrale di Nintoan 1. Come documentato da World Nuclear News, il progetto non è una semplice infrastruttura, prevede la realizzazione di due reattori giganti basati sul modello della centrale russa Leningrad 2. Ma il cuore del contrato in una clousola, il Sustainable Nuclear Fuel Cycle. Secondo i documenti ufficiali di Tenex, la controllata di Rosatum, per i combustibili, la russia non si limita fornire, l'uranio ha ricchito necessario per far funzionare Nintoan 1. Ma si impegna anche a ritirare le scorie radiative per il ritratamento interritorio russo. È una soluzione chiavi in mano, che nessun'altra potenza nucleare in questo momento può o vuole pareggiare. Per il Vietnam questo significa risolvere il problema politico ambientale dello stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Per mosca, significa assicurarsi un legame di dipendenza tecnologica che durerà almeno 60 anni. A quel punto infatti il Vietnam non potrà cambiare fornitore, senza affrontare costi di riconversione proibitivi e la gestione autonoma di rifiuti per i quali non possiede al momento infrastrutture. Sposiamoci più ovesti in Myanmar, qui la penetrazione nucleare russa assume contorni ancora più politici. Dal colpo di stato del 2021 mosche è stato l'unico partner costante della Giunta Militare fornendo armi e soprattutto legitimazione. Ma, nella prile 2026, anche questa cooperazione ha fatto un salto di qualità. Secondo l'analisi della Stimson Center, Rosatoma ha siglato una roadmap definitiva per la costruzione di reattori di piccolataglia perfetti per la geografia del Myanmar e per la necessità dell'aggiunta militare di stabilizzare la rete letterica in aree industriali chiave. Come riportato da Ethom Media in occasione dell'incontro tra al capo di Rosatoma, il Presidente Birmano, la Russia sta formando l'inter classe di rigente tecnica del settore nucleare del Myanmar. La creazione di una regolamentazione nazionale sotto la supervisione di mosche, l'invio di centinaia di ufficiali birmani, presso gli istituti russi, garantiscono al Cremlino un veto de facto sulla politica energetica e di sicurezza del Myanmar. È quello che l'analista James Schwell, citato dallo Strait's Times, definisce l'introduzione di modelli di governance autoritarie e tecnologia nucleare, in una regione che storicamente ha sempre cercato di restare denuclearizzata e non allineata. Ora è lecito chiedersi, ma perché Rosatom vince dove altri paesi occidentali falliscono e la risposta nel modello di Business. Secondo gli esperti, mentre gli Stati Uniti promuovano i loro reattori attraverso la sezione 1-2-3 della legge sull'energiatomica a un processo burocratico che impone standard democratici e di trasparenza elevatissimi, la Russia agisce come un "one stop-shop", offre finanziamenti statali russi diretti, costruzione, fornitura di combustibile a destra mental personale e gestione delle scorie. È un pacchetto completo con cui le aziende privati occidentali vincolate dalle leggi di mercato e da rischi reputazionali, non possono competere. Il risultato in un spostamento dell'asse di sicurezza regionale verso quella che viene chiamata "energi di plomasi russa". Moscow non sta più solo cercando di vendere benzina per alimentare le auto e le fabbri che dell'Asia del Sudeste, sta vendendo una specie di sovranità tecnologica. E quando tutto questo cominciarà a funzionare, la Russia avrà ottenuto qualcosa che nessuna flotta di navi da guerra americana può smantellare. Un controllo strutturale, profondo e generazionale sul futuro economico dell'Asia. Ora, se c'è un'immagine che ha dominato la diplomazia del Sudeste Asiatico negli ultimi anni e quella dei leader dell'Asia, che si tengono per mano sorridenti, celebrando il cosiddetto "Asia away", un modello basato sul consenso sulla non interferenza e soprattutto su una neutralità granitica rispetto alle dispute delle grandi potenze. Ma in questa prima metà del 2026 sotto la pressione del blocco di Hormuz, qualcosa è evidentemente cambiato. La crisi, intanto, non ha prodotto una risposta coordinata, ha scatenato una competizione spietata dove ogni capitale gioca per sé, trasformando la regione in un mercato frazionato dove Mosca ha acquistato sempre più rilevanza. Il primo fronte di questa affrattura è quello che gli analisti definiscono il conflitto degli hub. E al centro della disputa ci sono singapore e già carta. Come riportato da un'analisi del Carnagian Domencl for the International Peace, singapore riuscita a finora a navigare la crisi meglio dei suoi vicini, grazie a una combinazione di riserve strategiche estimate per oltre 200 giorni di autonomia. È una potenza finanziaria che le permette di accedere a i pochi carichi di gasse petrolio ancora disponibili sul mercato Spot. Altra piccola parentesi, per mercato Spot si intende un sistema di scambi in cui l'acquiste la vendita di una merce in questo caso petrolio o gasse, avvengono con consegna immediata o quasi e soprattutto al prezzo corrente di mercato. Giacarta ha apertamente puntato il dito contro la città stata, accusandola di utilizzare la sua posizione di hablogistico per intercettare i carichi russi scontati prima che possano raggiungere i mercati regionali.
Secondo il mediano desiano de star, Giacarta sospetta che i trader di Singapore stiano confiando i margini di profitto sulle triangolazioni di Greggio Russo, speculando sulla disperazione energetica dei vicini e la risposta non si è fatta attendere. Come abbiamo visto anche per bypassare la mediazione di Singapore l'Indonesia ha avviato con l'oku diretti con il Cremlino. L'obiettivo è chiaro, estrometre Singapore dalla catena del valore dell'energia russa e trasformare l'Indonesia nel nuovo hub energetico per il cosiddetto sud globale. È la fine, però, della storia da rietà regionale, almeno quella sbandierata davanti a una macchina fotografica in favore di un realismo bilaterale spiccio. Un secondo fronte di tensione è quello che vede contrapposti via a Tna Meta e l'andia, e qui la partita si gioca sull'LNG, il gas naturale di que fatto. Mentre a noi è riuscita a blindare un milione di tonnellate anue di LNG attraverso a cordi diretti con la ruscia nuova tech, la Tna Meta è in una posizione più vulnerabile. Con una dipendenza dal gas del Golfo che tocca al 28% ai prezzi del mercato spot fuori controllo, Bangkok, ha dovuto reagire aumentando drasticamente la produzione di carbone e bio-carburanti per evitare il collasso della propria rete elettrica. Il problema come sottolineato in un issue paper della "economic research institute for asian and East Asia" è che queste risposte nazionali frammentate non fanno che spostare le pressioni inflazionisti che da un paese all'altro, indevolendo però l'intero blocco. Invece di fare massa critica per negoziare con i fornitori, i membri dell'Asian si stanno cannibalizzando a vicenda per ottenere l'attenzione di Mosca. Le parole di Fabi Tumiva, direttore ed Institute for Central Services Reform di Jakarta, riportate dallo Street Times in questo senso sono definitive. In mezzo all'attenzione in corso ha detto la Russia sta usando le esportazioni di energia per rafforzare strategicamente le sue relazioni con il sud globale. Allargando il campo anche le filippine, storicamente l'alleato più stretto degli stati uniti nella regione, hanno dovuto piegare la testa alla realtà dei fatti. L'acquisto di Greggio Russo attraverso la flotta ombre è stato l'unico modo per gestirre una emergenza che minacciava di paralizzare i trasporti nazionali. E ora manila però si trova in un limbo diplomatico. Da un lato ha la necessità di mantenere la protezione militare è stata unitense nel marciinese meridionale. Dall'altro c'è una dipendenza logistica dalla Russia, per non restare senza benzina. Insomma la Prile 2026 verrà ricordato come il momento in cui la neutralità dell'Asia del Sudeste ha smesso di essere una strategia diplomatica per diventare una specie di impossibilità fisica. Ma c'è un ultima elemento che rende questo quadro ancora più instabile. Se l'Asia sta correndo verso mosca non lo sta facendo in un vuoto. Si sta infilando in un accordo lunghissima dove in prima fila però c'è il gigante cinese. Come riportato dalla agensia di Mosca Tass ripresa dallo Strait Stimes, le importazioni cinesi di Gregg Gerussso sono cresciute del 31% nel primo trimestre del 2026 raggiungendo quasi 32 milioni di tonnellate. La Russia ha capacità enormi ma come avvertono tanti analisti queste capacità non sono illimitate. E questo significa che paesi come l'Indonesia al Vietnam o le Filipine non devono solo gestire il ricatto del pentagono o le pressioni di Mosca devono competere direttamente con pechino. I sommi siamo di fronte a un nuovo ordine energetico dove la Russia agisce da distributore di sovranità energetica o tecnologica e la cina da cliente prioritario. Avener di prossimo. Alfri Orienti è un podcast di Coran News prodotto d'accora Amelia scritto raccontato da me, simone piranni. Il Sound Design è a cura di Daniele Marinello, la producer è Martina Conte, la phonica di studio e Lucrezia Marcelli, il coordinamento della postproduzione e di Matteo Celsa. Le fonti degli inserti audio sono indicate nella sinossi.
Podcast Summary
Key Points:
La petroliera Sarah Sky, battente bandiera della Sierra Leone, ha disattivato il sistema AIS mentre trasportava 1,5 milioni di barili di greggio ESPO dalla Russia verso le Filippine, operando come parte di una "flotta ombra" russa per eludere sanzioni.
A causa dell'operazione militare Epic Fury che ha bloccato lo stretto di Hormuz, il Sudest asiatico ha subito una crisi energetica, spingendo paesi come Filippine, Indonesia e Vietnam a incrementare le importazioni di petrolio e gas dalla Russia, in particolare attraverso il porto di Kozmino e la rotta artica.
La Russia sta sfruttando la dipendenza energetica per ottenere influenza politica e tecnologica a lungo termine, ad esempio con contratti nucleari chiavi in mano in Vietnam e Myanmar, che includono fornitura di combustibile e gestione delle scorie per decenni.
L'Indonesia ha subito pressioni dagli Stati Uniti per concessioni militari in cambio di gas GPL, ma ha risposto accelerando accordi energetici con la Russia per preservare la propria sovranità, causando però rincari del gas per la classe media.
La crisi ha frammentato la regione ASEAN, con competizione tra paesi come Indonesia e Singapore per l'accesso ai carichi russi, mentre la Russia consolida il suo ruolo di fornitore di ultima istanza, indebolendo la neutralità tradizionale del Sudest asiatico.
Summary:
Il podcast "Altri Orienti" analizza come la crisi energetica scatenata dal blocco dello stretto di Hormuz abbia trasformato le dinamiche geopolitiche del Sudest asiatico. La Russia, sfruttando la sua posizione di fornitore alternativo, ha intensificato le esportazioni di petrolio e gas attraverso la rotta del Pacifico e artica, utilizzando una "flotta ombra" per eludere le sanzioni. Paesi come Filippine, Indonesia e Vietnam, dipendenti storicamente dal Medio Oriente e dagli Stati Uniti, hanno dovuto rivolgersi a Mosca per garantire la propria sicurezza energetica, accettando accordi che vanno oltre il semplice commercio.
La Russia offre contratti nucleari "chiavi in mano" in Vietnam e Myanmar, creando dipendenze tecnologiche e politiche per decenni. L'Indonesia, in particolare, ha subito pressioni militari dagli USA in cambio di gas, ma ha scelto di avvicinarsi a Mosca per preservare la sovranità, causando però rincari per la classe media. La crisi ha frammentato l'ASEAN, con competizione tra i paesi per l'accesso alle risorse russe, mentre Singapore mantiene un vantaggio grazie alle sue riserve.
In definitiva, la Russia sta consolidando un controllo strutturale e generazionale sull'economia asiatica, trasformando la dipendenza energetica in un'integrazione profonda che ridefinisce l'ordine regionale.
FAQs
È una rete di navi, come la Sarah Sky, che operano con i transponder AIS spenti per miscelare petrolio russo con altri greggi, ripulirne l'origine e reintrodurlo nel mercato legale asiatico, eludendo sanzioni e blocchi.
Kozmino, terminale dell'oleodotto ESPO, è diventato il centro della sicurezza energetica asiatica perché fornisce petrolio che evita l'Asia occidentale e il blocco di Hormuz, con una rotta sicura attraverso il Pacifico e tempi di consegna ridotti.
L'Indonesia ha accelerato accordi con la Russia per sostituire il gas americano, dopo aver subito pressioni militari da Washington. Ciò ha portato a un aumento dei prezzi del gas per la classe media, con sussidi statali insostenibili.
Rosatom offre un pacchetto completo che include finanziamenti, costruzione, fornitura di uranio arricchito, e ritiro delle scorie radioattive, creando una dipendenza tecnologica e politica per decenni, difficile da sostituire per i paesi clienti.
La crisi ha scatenato una competizione tra paesi, come Indonesia e Singapore, per accaparrarsi le forniture energetiche russe, rompendo la neutralità regionale e trasformando l'area in un mercato frazionato dove Mosca guadagna influenza.
Il Vietnam ha firmato un accordo per la costruzione di due reattori russi, che include la gestione delle scorie in Russia, risolvendo il problema dello stoccaggio e assicurando una dipendenza tecnologica di almeno 60 anni.
Chat with AI
Loading...
Pro features
Go deeper with this episode
Unlock creator-grade tools that turn any transcript into show notes and subtitle files.