Il testo descrive inizialmente le estreme difficoltà sopportate dai rivoluzionari durante la Lunga Marcia e nel rifugio di Yan'an, sottolineando la loro determinazione. Successivamente, ripercorre la vita di Mao Zedong, partendo dal conflitto con il padre autoritario e l'influenza della madre devota, fino alla sua formazione intellettuale e all'adesione al marxismo. Mao adatta la dottrina alla realtà cinese, identificando nei contadini la vera forza rivoluzionaria, un'idea eretica per molti nel partito. Dopo il tradimento di Shanghai del 1927, Mao fonda l'Armata Rossa, basata sulla guerriglia contadina. La disperata Lunga Marcia (1934-35) e la Conferenza di Zunyi consolidano la sua leadership incontrastata. Sfruttando la guerra contro il Giappone, i comunisti rafforzano il consenso popolare. Negli anni '40, a Yan'an, il "Mao Pensiero" viene sistematizzato, uniformando il partito. Il percorso culmina il 1° ottobre 1949 con la proclamazione della Repubblica Popolare e l'unificazione della Cina sotto la guida di Mao, ormai figura mitica.
A facciamo su questa distesa di sabbia che chiamiamo Ianan, otto mira a scarci che prima non contavano niente. Siamo pochi, siamo vivi. Lasciene questa, banditi, poveracci, abbestati, denti saltati, calze sgualcite, magliette stracciate, berretti storti, sigarette di carta, volti scavati, pance vuote, occhi iniettati di sangue, sguardo truce, mano quella sempre sul fucile, ma dentro vivaci, arcinni, sognatori, determinati, senza paura, senza pietà, senza rimorsi. Guardate le queste persone, Mao Zedong li guarda, è il bandito per i nemici, il trascinatore per i suoi, li basta alzare il pugno, sono li per lui. E ora, guardatevi intorno, Mao Zedong si guarda intorno. Ianan un posto di grotte che sembra a racchiudere tutto quello che hanno passato. Palude, caldo, freddo, morti, morti caduti, morti di notte, morti al mattino, morti sempre, migliaia, decine di migliaia. Ianan aridità, ghiaccio che di inverno c'è da morirci, bestate dal caldo, c'è da morirci. Una valle scavata, isolata, erosa, martellata dai venti, il deserto e vicino è espira sabbia gialla, è terra terribile molesta, è terra disperata che si fa comodo giaciglio per dei disperati. Prima, a nord avevano scalato la "da su esxan", la grande montagna nevosa, e a 5 mila metri d'altezza nell'aria raffatta della vettà si voltano e lo vedono, il Tibet. E raggiungi in pianura faceva caldo, ma la scalata costa alla vita a molti. Gente che viene dal sud non abituata le grandi altezze. Ancora più dura da scalare, è la disolata montagna "bautonshang". Lì la strada mica c'era andava costruita, e allora giù le cane di bambue via apposarle per terra, formare un tortuoso sentiero tra la mota, a picci cosa come melassa, nella quale affondavano fino alla vita. Su quella vettà un corpo d'armata per su due terzi delle sue bestie da Soma, a centinaia si lasciavano cadere per terra e non si riazzavano più. Sono partiti, hanno percorso 9 mila chilometri, erano in fuga. Ma o poi, quel mao che i contadini sono la vanguardia, quello che forse sarebbe stato meglio cacciarlo subito, quello che abbiamo spedito la giune l'Hunan, quello che si è preso questa gente. 80 mila sono partiti, 8 mila ne sono tornati, forse anche meno. Ma a guardarli stesi in queste stanzi scolpite dal vento sembrano mille volte, 8 mila, sembrano migliaia di migliaia, sembrano migliardi, sembrano ovunque. Ecco la, l'armata rossa, e ta media delle truppe di 19 anni, e ta media degli ufficiali 24 anni. Cibo mangiato, miglio crudo, erba o niente. Qualche nome di cui si fa un gran parlare? Si dice che Gio en Lai si ha freddo logico pratico e parmi inglese. Dicono che Dempenghai sia l'interprete migliore del cosiddetto breve attacco. Il male per lui è la guerra di posizione, il bene attacchi rapidi, ancora meglio se su terreni complicati, ritirate veloci, concentramenti veloci, dispersioni veloci, si punta una sola cosa, dove l'avversario è debole. Pare che l'imbiao 28 anni sia un genio militare, mai ferito in battaglia, è lui l'inventore del breve attacco. E poi Mau, poi c'è quel Mau. Cosa si dice di Mau? Ma cilento, leggermente curvo capelli nei rilunghi occhi grandi inquisitori, naso pronunciato Zigomis Porgenti. E poi, intelligenza cuta, letale nell'ira, letale nella stuzia, lettore onnivoro, lavoratore instancabile una memoria di ferro, un rivoluzionario. Quello che è prima si è preso il partito, poi si è preso la cina, poi si è preso il mito. Sono simone piranni e questo è altri orienti, un podcast di corramidia. Questa è una puntata speciale e come ogni puntata speciale è un esperimento. Da tempo penso a come provare a raccontare la vita di Mao Zedong, una vita incredibile con mille momenti topici, svolte, sorprese, disastri, entusiasmi, drammi, sedimentazione e tragedie. Come per altre puntate speciali, quella che ascolterete dunque è un calco. Ho preso il libro di Jonathan Spence, Mao Zedong, quello di Edgar Snow, stella rossa sulla cina e seguendo fili cronologici, tagli e sguardi, ho deciso di raccontare Mao Zedong dagli altri. Arriveremo solo al 1949, magari il resto della vita di Mao arriverà in un'altra puntata. Questa cascolterete quindi una mia personale versione della vita di Mao fino alla proclamazione della repubblica popolare, con spunti presi dal tono con cui Mao è stato affrontato Spence Snow, e qua è la da altri riferimenti letterari che vi invito a trovare. Sentirete dunque raccontare Mao da ipotetici loro, veri o immaginarie proprio questo il punto, per raccontare una vita del genere spesso si supone, si presume, si azarda. Come è possibile che un uomo abbia tratto così tanto potere e abbia compiuto certe scelte cavalcando una vita incredibile? Non si può spiegare, si può fara intuire ad ascoltare, dai si dice, dai si narra, dai si sussurra. Dicono che il primo conflitto vissuto da Mao Zedong si ha stato quello tra i suoi genitori. Suo padre Mao Hichang lo hanno sempre descritto come un uomo severo e parsimonioso, diciamo Cureavaro, un ex soldato che si era fatto da sé e che aveva accumulato una piccola fortuna vendendo cereali. Era un proprietario terriero inflescibile, forse oggi lo chiameremo un usurayo, che esigeva al massimo dai suoi figli. Era al confuscio domestico con una dose di legismo, l'incarnazione dell'ordine rigido. Si dice che il giovane Mao lo detestasse, si dice che il padre rappresentasse per lui l'autorità checa dell'denaro e la tirannia che si preparava a ruvessare. Dall'altra parte c'erano le preghiere della madre, pensi mei, una donna approfondamente devota al buddismo, una credente che non si stancava mai di compire atti di carità insegreto all'insapputa del marito. La madre era l'affetto, la sola che si dice potesse mediare il conflitto domestico. La madre nutriva all'anima del figlio, corracconti con passionevoli su poveri e sofferenti. Si dice che dalle ai Mao abbia reditato non solo una certa spiritualità, ma anche una forma di determinazione stoica. Dicono che il primo atto politico di Mao si ha venuto a 13 anni, esesperato dalle percosse dai rimproveri del padre fugge di casa. Lo trovano tre giorni dopo, ma l'atto ha un senso di mostrare la sua forza d'animo. Nei villaggi parlano di lui un ragazzino causato sfidare il capo famiglia in un epoca in cui la pieta figliale è tutto. In quel momento si dice Mao impara la lezione fondamentale del potere. Quando i belli fugono, le loro richieste vengono ascoltate. Il padre è un migliato dalla fuga con c'è alcune libertà al figlio. Si racconta che la sua vera educazione non si ha venuta sui campi, ma sui libri. Eppure le prime letture non sono i classici confuciani, ma i grandi romanzi di rivolte di avventura. Il suo preferito era i briganti della Palude, un classico che celebra i fuori legge che combattono l'ingestizia e funzionari corrotti. E da lì che Mao avrebbe tratto l'idea che l'eroa e non nasce nella capitale, ma nelle paludi tre contadini. Si dice anche che il fuoco della politica arrivi presto nell'animo di Mao. Nel 1911 l'impero crolla, il rumore, è assordante. I venti della rivoluzione soffiano anche nell'Ohunan e dicono che il giovane Mao si ha fascinato dal contrasto tra l'ordine secolare che si sgretola e il chaos della ribellione che promette un futuro. Si racconta che a 18 anni Mao avrebbe preso la sua prima decisione radicale. Lascia la campagna va in città, a Changsha. In quel momento tutti sono d'accordo, la cina è un corpo senza testa di l'agnato dai signori della guerra e dalle potenze straniere. Ma è tempo di entrare nella città di vivere nel fermento, di sentire e ribollire il sangue nelle vene, di immaginare, di imparare, di cominciare a tracciare una rotta. Dal tronde per un contadino, la grande città in teoria dovrebbe essere considerata come un luogo di corruzione e di peccato. Ma per il giovane Mao Changsha è una liberazione. Sinar, che gli anni a Changsha siano segnati dalla scoperta dei radicali. Si crede che Mao di vorrà se riviste politiche panfleanarchici trattati di filosofio occidentale, tutti i testi che si diceva fossero proibiti dai funzionari confuciani. Si racconta di un lettore frenetico, capace di analizzare in terribi bioteche, ma si dice che il suo vero atto di fede sia la stesura di un saggio che oggi potremmo definire forse audace. In quel testo Mao esalta le riforme draconiane di un antico espietato legista, un seguace dell'egismo, un insieme rigidissimo di norme, a impalcare lo stato dedicato a un controllo senza tregua della sua popolazione organizzata quasi militariamente. E anni dopo c'è chi su surra che infondo quel saggio forse, probabilmente in qualche modo, ci siamo capiti. Ha influenzato Mao ha lasciato tracce che a un certo punto sono tornate. Questo si dice. Per unificare la cina dal tronde valeva tutto. E per governarla? Ma la svolta decisiva deve avvenire nella città delle cittane, la capitale a pechino nel 1918. Mao è un bibliotecario all'università, si deve guadagnare da vivere con lavori che oggi definiremmo precari. Vive in una stanza piccola dove riescono a starci in set, una miseria che i grandi intellettuali urbani non avrebbero potuto comprendere. Eppure proprio con quel lavoro in quella biblioteca Mao si nutre di fermento politico. E conoscenze, lì da già ho il fondatore del partito comunista cinese e cendusio il pensatore più influente dell'epoca. Mao in realtà ancora poca cosa una nullità ha un mondo dentro ma non sangora come raccontarlo, come dispiegarlo. Anzi si dice che sia impacciato un po' strambo di sicuro ignorato dal gota intellettuale. Ma è una spugna fami di sapere, di stabilire legami, di capire le dinamiche, di comprendere politica e persone. Quattro maggio 1919. In quel giorno la rabbia popolare per il tradimento subito a Versaile esplode nelle strade di pechina un'altra mutilazione dopo le occupazioni. La protesta studentesca fa tremare tutto. Proprie in quei giorni che diventano mesi e basta perché in certi momenti il tempo corre velocissimo, l'idea di un futuro comunista, violento e purificatore, smette di essere una teoria e diventa l'unica soluzione possibile per la cina. Mao ha intravisto l'obiettivo. Di manca tanto, di manca un esempio, di manca uno strumento. Si racconta però e queste sono voci che montano che prendono l'onda e la trasforma in una valanga che il giovane Mao torna quel punto a ciancia con una convinzione incredibile. La cina può essere salvata solo da una rivoluzione radicale. Mao cominci a credere nel Marxismo. Marx e Engels però non parlano della società industriale per Mao. Per ogni fabbrica Mao vede una valle, per ogni fumo che si alza dalla città, Mao vede le baracche della cina rurale, per ogni lavoratore che sciopera Mao vede la fine del feudalesimo cinese. Per ogni strada un deserto, per ogni lampione un contadino pronto a cambiare la cina. Mao crede traduce e traduce con rabbia capitale nella realtà cinese. Trasporta tutto lì e conclude solo il comunismo può porre fino alle sofferenze della cina, ma un comunismo adattato alla cina, un comunismo simizzato. A quel punto intanto la storia procede e si sussurra. Non si dice, non si narra, non si racconta, si parla in segreto. A Shanghai arrivano alla spicciolata e entrano in una stanza, si mettoni intorno a un tavolo. Mao c'è intorno a quel tavolo? qualcuno dice di sì, qualcuno dice di no, qualcuno dice sicuramente. 12 persone un partito, una sfida, una speranza anni di morte. Nash, il partito comunista cinese. Masse la politica chiama la vita va avanti. Mao sposa Yan Kai Hui, la figlia del suo professore. Yan è un attivista, ma un certo punto viene catturata dai nazionalisti. Altri segreti, salvati, le dicono e da cittua marito. Yan sarà giustiziatra pubblicamente nel 1930. La prima barra di una lunga serie, la prima barra su cui neanche piangere. Anche perché la politica chiama, la vita va avanti e la realtà si impone. Hai un bel parlare di rivoluzione Mao, dicono? Ma la vedia la cina? E ancora? Ma ti vedi tu? Vai, vai, vai nello Hunan. Giorni convulsi di lavoro burocratico, sindacale, di organizzazione, di convincimento, di scuola politica, di convincimento ancora. Ma anche di rabbia, di ira, di rancore, di patimento, di nervoso, di vendette sognate, di mal di stomaco. È un lavoro arduo, certosino, talvolta noioso, esaltante in altri momenti. Ma in fondo si insinua, si insinua attraverso l'empati al carisma, la convinzione. Di poter convincere, di poter muovre le masse, di poter le mobilitare. Mao pensa di avere un talento e si dice che in pochi mesi di avvita il suo documento più cruciale controverso dell'epoca, di rapporto di inquiesta sul movimento contadino nello Hunan. Mao scrive che i contadini non sono solo un supporto, ma la vera forza motrice della rivoluzione cinese, che quindi contadini sono la vanguardia, che quindi la rivoluzione sarebbe nata dal fango delle risaje, non dal fumo delle fabbiche. Amosca stor con un aso, forse non lo sanno ancora, lo storceranno da lì a breve. Ma anche nel partito non si dice un gran bene di questo lavoro. È un eretico, non è ortodosso, non va nella giusta direzione, che coraggio questo bibliotecario, il parveniu politico. E in tanto Mao pensa, quanta carta pensa Mao? Non basta, serve il fucile. Si racconta che le alle anzincina siano come piccoli ritaglie di giornale, basta una cintilla per ridurli in cenere. La cintilla l'acende Shanghai Shack, tradimento totale. Nella prile del 1927 Shanghai e in altre città le forze nazionaliste scatenano una carne fiscina, caccia al luomo, schiavo per schiavo, comunista per comunista. Si racconta che migliaia di opera ai sindacalisti e comunisti siano massacrati nelle strade, gioenlai quello che sa parlare inglesa ad esempio se la vede bruttissima, ma non tradisce. Comunistiche scappano altri che pensano, Mao anche pensa e arriva un momento cruciale perché si dice che Mao dica qualcosa come il potere politico scaturisce dalla canna del fucile. E a quel punto il pensiero si fa azione, in spalla al fucile nei piedi il destino, Mao fonda la sua prima base rivoluzionaria. Nasce, l'armata rossa cinese, basata su una strategia semplice e brutale, la guerrilla contadina. Il drama intanto prosegue perché nazionalisti hanno intenzione di eliminare per sempre il problema dei rossi. Il culmini arriva nel 1934 quando lanciano l'ultima e decisiva campagna di "agnientamento". La ritirata è disperata quatta, obbligata, devastante, per un anno, per un anno intero, 80.000 uomini e donne marciano per oltre 12.000 chilometri attraverso montagne innevate e pallude infide. Alla fine ne rimangono pochi migliaia, è la lunga marcia. Mao sopravvive anzi, la lunga marcia e la poteoosi, è il momento dello strappo, della spallata. Conferenza di zuni, Mao convince i leader stanchi e di sperati che la sua strategia di guerrilla è l'unica salvezza. Che cosa gli possono dire dal tronde? La loro strategia davanti ai loro occhi corpi mutilati devastati dai nazionalisti. È in quel momento che Mao diventa al leader in discusso del partito comunista cinese. Quando i sopravvissuti raggiungono la remota base di Yanan nel 1935 non sono più una banda di banditi, ma i semi di una leggenda pronta germogliare, nasce un mito. Che come tutti i miti dovrà giustificare molte cose, in futuro. Mami che è finita, c'è la guerra contro il giappone, un'opportunità. Si dice che propri giapponesi diano la chance per un'altra spallata. Anzi e qui bisogna fare una eccezione perché Mao che lo dirà più volte tra il serio elironico, il sarcastico e il sormione. Eppure, l'impero giapponese c'erca a sangue di cinese, i nazionalisti si loggerano. I comunisti agiscono avanzano, lavorano, radunano, promettono, insegnano, tangono, convincono e quei 12 anni corrono veloci che quasi nella storia non se ne parla. Ma fatto sta che quando tutti pensano, ma figurati quei comunisti? Quei comunisti camminano. Quanto camminano questi comunisti e prorompono, nel campagna, nella città, nella cina, nella storia e camminano i nazionalisti sono completamente annientati, quasi auto-annientati, un po' certo hanno contribuito anche i giapponese. Ma Mao a quel punto non vuole prendersi solo il partito della cina, vuole prendersi tutto, vuole prendersi il futuro. Ianand diventa una scuola dove però se non superi gli esami muori. 1942 tempo di rettifica, Mao dice plasmiamo le menti dei quadri. In realtà uniforme al pensiero, non da solo, ha un aiuto. Oggi lo chiameremo uno spin doctor che poi diventa Ghostwriter. In cina nel 1942 lo chiamano CEMBODA. Rettifica Mao è il limina. Rettifica e sistema. Rettifica e mette tutti al suo servizio. Devi azioni dottrinari, di destra sinistra centro, di destra destra, di sinistra sinistra. Non sono ammese. CEMBODA scrive. CEMBODA compone. Il Mao pensiero. E intanto qui comunisti non è che si stanno per prendere la cina. Stalin guarda basito. L'Europa guarda basita. L'America guarda basita. Guardano tutti i basiti quell'uomo quello di cui si diceva che sarebbe rimasto sempre lì a fare le sue ricerche inutili. E invece a collolie. Il primo ottobre 1949 si racconta che il mondo cambi per sempre arriva il battito di farfalla di pechino. In piedi urla Mao. La cina è unificata dopo un secolo di unigliazioni e a un nuovo imperatore si dice. Un imperatore rosso si intriga. Altri orienti è un podcast di Coran News prodotto d'accorda media scritto raccontato da me, simone pieranni. L'accure d'itoriale è di Francesca Milano. Il sound design è accura di Daniele Marinello. La producer è Martina Conte. La phonica di studio è Lucrezia Marcelli. Il coordinamento della post-produzione è di Matteo Celsa. Le fonti degli inserti audio sono indicate nella sinossi.
Podcast Summary
Key Points:
Descrizione delle dure condizioni della Lunga Marcia e della base rivoluzionaria di Yan'an, con enfasi sulla resilienza dei soldati.
Tracciato della vita e dell'ascesa politica di Mao Zedong, dal conflitto familiare alla leadership del Partito Comunista Cinese.
Sviluppo del pensiero maoista, adattando il marxismo al contesto cinese e promuovendo la rivoluzione contadina.
Eventi cruciali come la fondazione dell'Armata Rossa, la ritirata strategica e la vittoria finale nella guerra civile.
Riflessione sulla costruzione del mito di Mao e sulla proclamazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949.
Summary:
Il testo descrive inizialmente le estreme difficoltà sopportate dai rivoluzionari durante la Lunga Marcia e nel rifugio di Yan'an, sottolineando la loro determinazione. Successivamente, ripercorre la vita di Mao Zedong, partendo dal conflitto con il padre autoritario e l'influenza della madre devota, fino alla sua formazione intellettuale e all'adesione al marxismo. Mao adatta la dottrina alla realtà cinese, identificando nei contadini la vera forza rivoluzionaria, un'idea eretica per molti nel partito.
Dopo il tradimento di Shanghai del 1927, Mao fonda l'Armata Rossa, basata sulla guerriglia contadina. La disperata Lunga Marcia (1934-35) e la Conferenza di Zunyi consolidano la sua leadership incontrastata. Sfruttando la guerra contro il Giappone, i comunisti rafforzano il consenso popolare.
Negli anni '40, a Yan'an, il "Mao Pensiero" viene sistematizzato, uniformando il partito. Il percorso culmina il 1° ottobre 1949 con la proclamazione della Repubblica Popolare e l'unificazione della Cina sotto la guida di Mao, ormai figura mitica.
FAQs
Erano principalmente contadini, banditi e disperati di umili origini, con un'età media di 19 anni per le truppe e 24 per gli ufficiali. Vivevano in condizioni estreme, spesso senza cibo o solo con miglio crudo ed erba.
Mao sviluppò la strategia della guerriglia contadina e del 'breve attacco', che prevedeva attacchi rapidi su terreni complessi, ritirate veloci e concentramento delle forze dove il nemico era più debole. Considerava la guerra di posizione un male.
Il padre severo e autoritario incarnava l'ordine rigido che Mao detestava, mentre la madre devota al buddismo gli trasmise spiritualità e compassione per i poveri. A 13 anni, fuggendo di casa, imparò che sfidare l'autorità poteva concedergli libertà.
Mao considerava i contadini non solo un supporto, ma la vera forza motrice della rivoluzione cinese. Credeva che la rivoluzione sarebbe nata 'dal fango delle risaie', non dalle fabbriche urbane, vedendoli come la vera avanguardia.
80.000 persone partirono nel 1934 per sfuggire all'accerchiamento nazionalista, marciando per oltre 12.000 km attraverso montagne e paludi. Solo circa 8.000 sopravvissero, ma questa esperienza cementò la leadership di Mao e creò il mito rivoluzionario.
A Changsha scoprì testi radicali, filosofia occidentale e marxismo, che adattò alla realtà cinese rurale. Scrisse un saggio che esaltava riforme draconiane ispirate al legismo antico, mostrando già l'interesse per un controllo statale rigido.
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