Il podcast analizza l’evoluzione della comunicazione digitale e della sorveglianza di massa, partendo dal G8 di Genova nel 2001. Indymedia, piattaforma basata sul principio dell’“open publishing”, permise a migliaia di attivisti di documentare in diretta gli scontri e le violenze della polizia, come l’uccisione di Carlo Giuliani e il raid nella scuola Diaz. Questo rappresentò una sfida al controllo dell’informazione da parte dei media tradizionali. Tuttavia, dopo l’11 settembre 2001, il clima politico cambiò radicalmente: il Patriot Act e il progetto TIA della DARPA introdussero un sistema di sorveglianza globale, mentre la guerra al terrorismo legittimava lo stato di eccezione. Nel 2004, l’FBI sequestrò i server di Indymedia a Londra, dimostrando che la rete non era più uno spazio autonomo. Parallelamente, aziende come Palantir applicarono le stesse logiche di big data per scopi di sicurezza, finanziate dalla CIA. Il podcast collega questi eventi per mostrare come le proteste, il terrorismo e l’economia globale siano intrecciati in un unico racconto: la fine dell’illusione di una comunicazione libera e l’ascesa di un capitalismo della sorveglianza che ridefinisce i rapporti di forza del nuovo secolo.
Ciao, sono Paolo Mauret e nel nuovo podcast di Core Media Direzione Seveso vi parlo di uno dei più grandi di sastre ambientali d'Italia e vi racconto la storia di Gaetano Carlo, luomo che per 40 anni ha cercato giustibbia. Fue a scoltare direzione Seveso sulla tua piattaforma audio preferita. 20 luglio 2001. In una piazza di Genova e che giorno sparo. Un ragazzo cade a terra e di colpo riaffi ora un'immagine che l'Italia non vedeva da molto tempo. Quella di un manifestante ucciso dalle forze dell'ordine. Il giorno dopo, in una scuola dove dormono militanti e volontari, arrivati a Genova per la contestazione al vertice del Giotto uomini indivisa, danno il via a uno spietato rastrellamento. Il rompono nere di ficio e si accaniscono su persone inermi che stavano dormendo nel loro sacchiapello. Davanti alla scuola centinaia di telecamera e registrano quello che sta accadendo. Non ci sono soltanto le truppe televisive. Ci sono attivisti fotografi in freelance giornalisti indipendenti curiosi. Gente che aveva apportato una video camera pensando di documentare la contestazione al Giotto e si ritrova filmare quello che nessuno avrebbe voluto e dovuto vedere. Molte di quelle immagini non aspettano i tempi. Tei palinsesti televisivi prendono un'altra strada, attraversano modem rumorosi, cavi tirati in fretta, server, improvisati, uffici disordinati, grumi di chiavette, cavi e ancora cavi. E finiscono su una piattaforma costruita a torno a un'idea molto semplice. Open Publishing. Pubblicare tutto senza permessi e senza conservare i dati. E li che quelle immagini trovano casa, su un sito che si chiama Indi Media. Per qualche giorno sembra che internet abbia mantenuto la promessa fatta negli anni 90, che chiunque possa raccontare il mondo senza passare dai custodi dell'ordine. Tre anni dopo, in un data center londinese, agenti dell'FBI scollegano i server di Indi Media e riportano via. La rete all'improvviso scopre di avere un indirizzo e un indirizzo può essere sempre raggiunto. Fine del primo alto. Genova è soltanto l'inizio. Negli ultimi mesi del 2001 si concentrano eventi destinati a ridisegnare gli equilibridi del pianeta. È una di quelle congiunture in cui la storia cambia bruscamente il suo corso, prima ancora che si trovino le parole per raccontarlo. A settembre l'attacco che dista a Lettorri Giamelle a New York in augura alla stagione della guerra al terrorismo, dello stato de eccezione permanente e della sorgeglianza globale di massa. A dicembre, l'ingresso della cina nel WTO, l'organizzazione mondiale del commercio, accelera la definizione di un nuovo ordine planetario. Il barice entro dell'economia mondiale cambia i rapporti di forza del nuovo secolo si ridefiniscono, comincialità dell'oro della globalizzazione. Questi sono eventi che di solito colloquiamo intraccasalle diverse, le proteste, il terrorismo, l'economia. Ma se 25 anni dopo proviamo a metterli infila e a guardarli non come tre storie distinte ma come un unico racconto allora tutto cambia. Forse ci accorgiamo che quelle tre storie ne raccontano una sola perché sono tre scene dello stesso film, un film che nel 2001 nessuno poteva ancora guardare per intero. Sono Simone Pianani e questo è fuori da qui un podcast di Coranewls prodotto d'accorda media. Ciao, sono Paolo Mauret e nel nuovo podcast di Coranewls di Direzione Seveso vi parlo di uno dei più grandi disastri ambientali d'Italia e vi racconto la storia di Gaetano Carlo, luomo che per 40 anni ha cercato giustibbia. Foi a scoltare direzione Seveso sulla tua piattaforma audio preferita. Geno va a venerdì 20 luglio 2001, sono le 17 e 27. La città un campo di battaglia dalla mattina nelle strade si alterano furiosi fronteggiamenti e scontri violentissimi. Dopo pesanti cariche, un corteo regolarmente autorizzato, un defender dei carabinieri rimane bloccato in una piazza un centinaio di metri da viato le maide e dai binari della fernovia Brignole. Decine di manifestanti contrattaccano lo circondano, volano pietre, bastoni, vola ogni genere di oggetto. Dentro il mezzo ci sono tre carabinieri, uno di loro a 21 anni e a paura. Visto che ed è un po' che impre dal panico, il suo superiore poco prima lo ha messo a passare la crimogini, per poi allontanarlo dalla piazza. E così è finito in quel defender. Tra i manifestanti c'è un ragazzo che di anni nei 23, si chiama Carlo Giuliani. Dal defender parte un colpo di arma da fuoco, Carlo cade sul selciato. In quel preciso istante in piazza a limonda ci sono decine di persone che stanno guardando, ma molte di loro non si limitano a osservare. Stanno riprendendo, macchine fotograficate le camera alcune digitali non è così comune nel 2001. A Genova, in quei giorni, succede una cosa nuova, la piazza è piena di gente che documenta e tutto quel materiale, foto, video, a un posto dove confluire un sito che pubblica tutto senza filtro in tempo reale. L'abbiamo nominato poco fa. Quell' sito è in dimedia. Facciamo un passi indietro, si atto il 9.999, mentre decine di migliaia di persone bloccano il vertice dell'organizzazione mondiale del commercial WTO, c'è un altro problema da risolvere, un'altra domanda a cui rispondere. Come si racconta una manifestazione quando le televisioni mostrano solo le vetrine in fronte e i lacrimogeni? Come si fa a tenere insieme radio indipendenti, videomeacher, fotografi, giornali di movimento, hacker, artisti, tutti impegnati a documentare gli stessi eventi senza una redazione, una struttura, senza una sede. La risposta nasce, in una riga di codice. Qualche tempo prima un programmatore australiano di nome Matthew Erneson ha mostrato alcuni attivisti americani un software sviluppato per le campagne sociali nel suo paese? L'idea è quasi banale. Non costruire un sito dove pochi pubblicano in molti legono, ma un luogo dove chiunque possa caricare un test, una fotografia, un video, una registrazione audio, senza intermediari, senza aspettare autorizzazioni. Oggi forse ci sembra normale. Nel 1999 non lo era. Internet esisteva già certo, i movimenti avevano già i loro siti, ma erano bacche che elettroniche volantine digitali archivi. La comunicazione continua a scendere dall'alto verso il basso. Quell software ribaltava le cose, per la prima volta all'attore diventava autore. Non c'era più un palco, una platea, c'era una piazza. Quando il sito va online, nel novembre del 1999, succede qualcosa che nessuno aveva previsto. Migliaia di persone cominciano a usarlo, non soltanto per leggere scrivere caricarie fotografia per scattare e video registrati pochi minuti prima, testimonianze carrivano direttamente dalle strade. Il sito sia giornamento di eventi stanno ancora accadendo. Nace uno slogan che segnerà una stagione. Don't hate the media, become the media. È il contrario della televisione. Non si aspetta che qualcuno decida quale immagine merita di andare in onda. Tutto compare liberamente. Poi se mai la comunità, costruisce un montaggio collettivo, scegliendo dalla massa dei contributi le storie da mettere in primo piano. Ma il materiale originale resta li visibile a tutti nessuno lo cancella, nessuno, lo riscriver. Quella pratica prende un nome semplice o pen publishing, pubblicazione aperta. E non è soltanto una funzione di un software, è una dichiarazione politica. Significa che l'informazione non appartiene più soltanto a chi possiede i soldi per mettere su un giornale, una televisione o un sito internet. Può essere prodotta da chi unque si trovi nel posto giusto al momento giusto. Un amico che ha condibiso con me quel percorso un giorno mi ha detto a proposito dell'open publishing. È una sfida. Sicuro qualcuno scriverà delle cazzate come su una parete di un cesso. Ma la sfida che qualcuno possa rispondere in modo sensato. Poi si atto al finice? Indimedia? No. La tecnopolitica fuori dai recenti di questo si parlava negli anni novanti in alcuni ambienti molto particolari. Centri sociali, ha clubs, l'inlist BBS, un'intuizione di fai.
fondo, la rete sarebbe diventata un terreno di conflitto, un'architettura in evoluzione da conservare aperta, una possibilità di comunicare senza filtri. Alla calusca City Lights di Milano, la libreria di movimento fondata da primo moroni, uno di grandi animatori delle controculture italiane, si ripeteva un'idea semplice, condividere saperi, senza creare poteri. C'era Decoder, la rivista hacker situazionista, si teorizzavano zone temporaneamente autonomie letazze da ritagliare nelle piegue della rete. Nel'ihaclab nasceva l'idea di riprendersi una quota di mondo partendo dalla rete per poi riportare quelle pratiche negli spazi fisici. A Milano ci sarà la prima occupazione che ha come slogan Reality Hacking, ed dato che ne facevo parte ricordo anche un altro sriscione di quel giorno, ci rascritto l'orgasmo dell'occupazione. Raccontavo una realtà nuova rispetto a quella vetero, come dicevamo allora, una realtà fatta di attivismo che voleva essere desiderante. E poi c'erano le reticivi che i nodi di ECM, isolere nella rete, tutte te essere di un infrastruttura alternativa per una comunicazione orizzontale non mediata, un tessuto connettivo. In quegli ambienti circolava anche il software libero, si usava Linux, si insegnavano le tecniche di protezione dei dati, si davavita a server independenti, in alcuni casi si tiravano anche le reti in interi quartieri. Etica Hacker di Stephen Levy, pubblicato da shake edizioni, dalle mitiche, shake edizioni, racconta che le filosofie radicali importate in Italia, in seguito dal collettivo ipolita e dai centri sociali più sperimentali erano strumenti liberi per un pensiero autonom. Ma in l'uglio 2001 che quella controcultura carstica emerge trova un punto di esplosione come un geiser. Un precede a Genova la vigilia del geoto lo fa con due oggetti molto concreti, una piatta a forme in rete e uno spazio fisico. La prima è Indie Media Italia, al Nord italiano del network globale Independent Media Center. Il 12 giugno del 2000 sulle mail in listi movimenti inizia a circolare un messaggio che annuncia l'ancio del primo masmedie independenti italiano via internet. Manca poco più di un anno le giornate di Genova, ma la stagione del movimento dei movimenti è cominciata. In quei giorni a Bologna si prepara la mobilitazione contro il vertice del LOX dedicato alla piccole media imprese alla globalizzazione. Nescie male manifestazioni prende forma anche qualcos'altro. Per la prima volta in Italia un gruppo di attivisti decide che non basta organizzare la protesta, bisogna organizzare anche il modo di raccontarla. Il modello arriva da siattole del proprio Indie Media. Alcuni videomeche, fotografi giornalisti hacker redattori decidono di costruire una versione italiana, arrivano dai centri sociali da le televisioni locari dal cinema indipendente dall'associazione. Hanno per corsi diversi ma condividono la stessa intuizione. Se l'informazione parte del conflitto non può essere lasciata ai media tradizionali. La redazione è distribuita tra diverse città e collegata in red. Sono passati 6 mesi dalla contestazione del WTO a siattole e Indie Media sta cominciando a fare il giro del mondo. Ma sono leggiornate di Genova a consacrarla? Dal 19 al 21 luglio del 2001 il sito girà pieno regime pubblica in diretta senza filtro tutto quello che arriva dalle strave. È un successo di partecipazione senza precedenti. Il secondo è il media center, all'estito alla Diaz Pascoli scuola Gemella della Diaz Bertini dall'altro lato di Via Battisti. È il centro nevragico d'Indie Media in quei giorni. Dall'ile informazioni arriva ne ripartono in balsano sul sito fino all'eruzione della notte del 21 nella scuola di fronte, quella che ospitava gli attivisti. All'une 30 di notte la polizia sfonda le porte della Diaz Bertini, bastoni manganelli Urla Sangue. In pochi minuti è un massacro. 93 fermati, 61 portativi a Embarella, tumefatti insanguinati, in stato di shock e soprattutto sotto arresto. I loro effetti personali vengono ammassati per terra, calpestati, sequestrati senza alcun criterio. Quindi c'anni dopo la Corte Europea e i diritti del uomo qualificerà quei pestaggi con una parola, tortura. Nelle stesse ore, dall'altra parte della strada, il media center della Diaz Pascoli è circondato e perquisito. I carabineri sequestrano hard disk, discetti, videocassette e tutto quello che trovan. Per mesi, circoleranno verità parallele sulla notte del 21 L'Uglia Geno, ma c'è quella ufficiale che vuole i manifestanti violenti e le forze dell'ordine che li contengono confermetza ma senza eccessi. E quella che è piano piano emerge dall'ettestimognance, dall'immagini che non sia riusciti a sequestrare dal materiale che trapella comunque, riversandosi sui indimedia, sui siti di movimento infine, anche sulla stampa nazionale e internazionale. Da una parte ci sono i verbali dei poliziotti che parano di Molotov, di coltelli, di armi in propria e rinvenuta all'interno dell'istituto scolastico. Dall'altra, ci sono i video che mostrano poliziotti in pugnare mazzi di ferro, corpinerti tirati fuori dalla Dia Zimbarella, gente che viene manganellata mentre alza nemani. Alla fine, una di queste verità, rivarrà sull'altra. Ma ci vorranno tre gradi di giudizio più ricorsi in Europa per accertarla, in via, definitiva. In tutto questo, Indimedia è stata una crepa nel monopolio dell'informazione che fino a quel momento raccontava la piazza in modo univoco. Areso visibile quello che succedeva a Genova, cioè quello che non sarebbe mai dovuto succedere in uno stato di diritto a milioni di persone. Il sogno però, dura poco. Londra ottobre 2004 in un data center di Raxpace, fornitore di Indimedia, spariscono due server. Vengono sequestrati dall'FBI sulla procura di Bologna che indaga a su alcuni postanonimi apparsi dopo il G8. Quell' sequestro nella capitale del rene unito a miliai a di chilometri da Genova ferma 22 siti in Dimedia in un colpo solo tra cui Italia, in Gilterra, Irlanda, Scozia, Belgio, Francia, Portugal, Spagna, Polonia, Holanda, Germania, Svizzera, Uruguai, Brasile, Cile. Giardisk torneranno al mittento dopo qualche giorno, ma il messaggio è arrivato forte e chiaro. Finché Indimedia restava dentro al recinto del controvertice, poteva incandar bene. Quando asvidato in un opoglie dell'informazione fuori, dall'ezzone rosse, allora, è diventata un problema. Un problema che non riguarda più solo l'Italia, L'FBI, la procura di Bologna, Home Office, Britannico, Provider, Satunittensi. La Catena istituzionale che si emossa per sequestrare quei dischi e tentacolari ed è transatlantica, una prova di forza contro un'informazione distribuita difficile da silenziale. Il sequestro è un monito. Tri anni prima, Genova aveva mostrato il potenziale dell'informazione orizzontale, Giottera diventata un banco di prova. Con la rete, i media tradizionali non erano più gli unici a raccontare cosa succedeva in piazza. Ma dopo l'ulio del 2001 in di media continuo a farlo, violando un tabu, dimostrando che è possibile far circolare notizi, immagini racconti senza mediazioni. Il sequestro dei server è la prova che è il tabu, violato, vari stabilito, con la forza. Il sogno di una rete come Spazia autonomo come zona Franca per una comunicazione libra e paritaria stava già svanendo. Due mesi dopo l'undici settembre avrebbe aperto le porte a una stagione molto diversa. New York, un 17 tembre 2001, sono le 8.46 il volo americarlines 11.6 schianta contro l'attore nord del world trade center. A le 9.03 il volo United Airlines 175 centra in pieno l'attore sud. Il mondo si ferma davanti a discermi le immagini rimbalsano ovunque, molto prima che i soccorsi arrivino sul posto. Tutti guardano la stessa scena, gli stessi fotogrammi, gli aeri che entra in le torri, come lame nel burro, il fumonero che invade il cielo sopra Manhattan, i corpi che si lanciano nel vuoto, e in poche ore da narrativa già scritta. Il lelmico ha un nome al Kaeda, un volto quello di Osama Bin Laden. E c'è una parola d'ordine, guerra al terrorismo, perché l'America è sotto attacco. Avederlo oggi, 25 anni dopo, l'undici settembre anche l'inizio di una nuova era quella del capitalismo della sorgeglianza, un era in cui lo ha stato decezione di venta alla regola, e in cui il controllo totale diventa l'orizzante della politica, e succede tutto molto infretta, dall'estata all'autunno, dalla genova Manhattan, dall'Italia, agli Stati Uniti. Il 26 ottobre 2001, a meno a 2 mesi dagli attentati il Congresso Stati Unitenzi approva il Patriot Act. 342 pagine che ridisegono l'intero apparato di sicurezza a Stati Unitenzi. Vengono ampliati i poteri di sorgeglianza dell'FBI e delle agenzia di intelligence. Si aprono le porte alla detenzione a tempo indeterminato degli immigrati sospetti. E ancora non basta, passa meno di un anno e nel novembre 2002 nasce il Department of Homeland Security, il DHS. La più grande reorganizzazione del Governo Federale Stati Unitenzi dalla creazione del Dipartimento della difesa, nel 1947. Rionisce sotto un'unica catena di comando 22 agenzie federali. Frontiere, arioparti, migrazione e protezione civile in intelligenza interna. confluiscono in un'unico appareato con un mandato.
senza precedenti, difendere la nazione da qualsiasi minaccia, interna o esterna. Parallellamente all'interno della DARPA, il centro di ricerca avanzata del pentagono, un piccolo ufficio sasviluppando un progetto ancora più ambizioso. Si chiama Information Awareness Office, I.A.O. E lavora sistemi capaci di raccogliere e correlaere enormi quantità di dati per individuare preventivamente, possibili, minacce terroristiche. A dirigerla, c'è la miraglio "Join Point Dexter", ex consigliere per la sicurezza nazionale di Reagan con dannato e poi assolto per lo scandalo Iran contra. Il sobbiettivo è quello di creare una specie di grande fratello digitale, un sistema capaci di sorvegliare, agregare e analizzare ogni traccia lasciata dai cittadiri nella loro vita elettronica. Poi indexter lo battezza "Total Information Awareness" "T.I.A.I". Lo definisce il progetto "manattan" per il controspionaggio. Ma a differenza del progetto "manattan" quello sulla bombatomica, quello di "Poi indexter" non lavora nell'ombra, a un luogo e un motto pubblico. Il luogo ritrae un occhio che sovrasta al globo e manandoraggi che illuminano ogni angolo del pianeta. Il motto "reacita" in latino, il sapere, è potere. L'idea dell'ammirauglio è semplice incrociare dati provenienti da fonti diverse, transazioni finanziarie, registri di viaggio, comunicazioni, data bisgovernativi e altre tracce digitali. Un panoptico digitale su scala globale, capace di passare al cetaccio miliardi di informazioni per scovare i "Pattern Soft Life" sospetti. Il progetto, però, non fa in tempo ad decollare. Nel 2000 ha trado a una lunga battaglia politica al Congresso Tagliai Fondi, ma quel programma. Le immagini di stopi che evocate da "Poi indexter" hanno turbato l'upigione pubblica per molti legislatori quel progetto spinge i poteri dello stato "altre", i limiti che una democrazia non dovrebbe mai "altre passare". Le idee di "Poi indexter", però, non muoiono, semplicemente si disperdono in una multitudine di programmi meno visibili e meno brandizzati, ma non per questo meno invasivi. E arriviamo al 2003. Fuori dai radar di Washington nella Silicone Walley, alcuni giovani imprenditori stanno mettendo appunto un progetto che sembra uscito dalla fantasia di "Poi indexter". Si chiama "pilot technologies", come l'esferede di cristallo del signore degli anelli capaci di vedere ogni cosa. Lo fondano a Peter Till e Alex Carp, un filoso foco in un devole per la teoria critica della scuola di Francoforte. L'idea di base è quella di applicare tecniche di Big Data Analysis per connentre i puntini e scovari terroristi, i criminali, tutte le minaccia la sicurezza. Lo stesso principio di "Poi indexter" ma declinato nella variante Corporate. Nel 2005, Palantir riceve un investimento chiavi su al "divengono dalla CIA", ma non direttamente a scommettere sulla startup E in Chiu Tell, il braccio "Divengior Capital" della genzia. Qui i primi due milioni di dollari aprono la strada contrattico NSI, FBI, CIA e in seguito col pentagno, le forze di polizia, di Mazzo Mondo. Come "ben sappiamo" a fuori d'acquino il giro di pochi anni Palantir diventa al motore della sorveglianza globale Post 11 settembre. I suoi software analizzano montagne di dati sensibili per il governo statunitense, mappano le connessioni trasospetti, predicono comportamenti futuri, sono gli stessi principi di "point dexter" ma ora sono prodotti in casa vendibili sul mercato e customizzabili a piacere. Palantir è l'archetipo di un nuovo ibrido. L'azienda privata che svolge funzioni di intelligence per conto dello stato è il modello perfetto del capitalismo della sorveglianza, un regime in cui il confine tra pubblica privato, tra governo e mercato, tra sicurezza e profitto, si fa sempre più sfumato. Ora torniamo per un attimo a "point dexter" al suo "total information awareness", perché il programme è stato chiuso così in fretta dopo soli due anni. Non certo, o non soltanto, diciamo così, per gli scrupoli etici del congresso. Il vero motivo è un altro, quel progette era troppo visibile, troppo esplicito nei suoi obiettivi. I tempi non erano maturi per una operazione così scoperta. Per funzionare, infatti, il capitalismo della sorveglianza bisogna di opacità, di agire lontano dagli occhi dell'opinione pubblica. Non può permettersi un logo, come quello dell'OIO, con un occhio che scruta al mondo. Deve nimetizzarsi, confondersi, con il paesaggio circostante, di ventare parte integrante delle nostre vite digitali. Ed è esattamente quello che è successo dopo l'undici settembre. La sorveglianza è diventata ubicua e capillare. Siena scosta nelle pieghe dei servizi che usiamo ogni giorno è diventata pervasiva, sia posizionata nelle app che installiamo sui nostri telefoni, nelle mail che inviamo. Palanti restoro la punta dell'Iseberg, dietro c'è un mondo di aziende che traficano indati personali che profilano gli utenti, che mappano relazioni comportamenti, Google, Facebook, Amazon, Microsoft, sono loro i veri eredi dell'idea di Point Dexter, sono loro i custodi della sorveglianza Post 11 settembre. E il capitalismo della sorveglianza non è solo un sistema di controllo e un modello di business, una forma di accumulazione basata sulle strattivismo dei dati. L'undici settembre ha fornito il contesto ideale per costruire questa infrastruttura, ha creato un clima di paura permanente, un'orizzonte di minaccia diffusa che ha giustificato il miforma di monitoraggio e profilazione. Ha sdoganato l'idea che la sicurezza valga la perdita della praiva sì, che il controllo sia il prezzo da pagare per la libertà. Maggena va, e l'undici settembre sono solo due delle tre storie che compongono il medesimo racconto. L'ultimo tassello è la cina e ha che fare con un altro evento cruciale del 2001. L'ingresso della repubblica popolare nel WTO. Propprio nel 2001, mentre l'Occidente si attrazza combattere la sua guerra al terro re la cina, fa al suo ingresso nei mercati globali con un modello in cui il controllo capillare della popolazione non è solo un strumento di repressione del disenso, ma anche e soprattutto un asset competitivo, un fattore di produzione, una risorsa strategica per il dominio economico geopolitico. A dicembre 2001, dopo 15 anni di negoziati, la cina entra oficialmente nell'organizzazione mondiale del commercio. È la consagrazione del suo ruolo di fabbrica del mondo. E mentre apre la porta, agli investimenti stranieri pechino sta già lavorando a un altro progetto, il Golden Shield, lo scudo dorato, destinato a diventare il più grande sistema di sorveglianza digitale al mondo. I dettagli del Golden Shield non sono mai stati resi pubblici, ma sappiamo che il progetto prevedeva la creazione di una rete di video sorveglianza nazionale, l'introduzione di carte di identità digitali per tutti i cittadini e l'integrazione di una myriad di database dalle impronte digitale e gruppi sanguini e un unico sistema centralizzato. Il costruire è questa colossale infrastruttura all'epoca. Il governo cinese si è rivolto a un po' il di aziende occidentali. Sisko, Norton Networks, Sun Microsystem, i colossi ad i tecamericani forniscono router server software di data mining. Contribuiscono a modellare l'architetura del controllo cinese. Nel 2001, mentre po' in d'extr fantastica del suo sistema, TILFONDA, PALANTIL, DALIAPOCO nel 2003, a Pequino si tiene il Security China 2000, una fiera di tecnologia per la sicurezza. E li sottogli occhi compiaciuti dei funzionari cinesi, le Corporation Made in USA, mostrano i loro prodotti, sistemi di riconoscimento faciale, software di filtrage delle informazioni, tutta una serie di tecnologia per intercettare le comunicazioni modelli predittivi. Sono gli stessi strumenti che, dagli a poco, verrà l'integrati nel Golden Shield. Gli stessi che nel giro di pochi anni avrebbero consentito al partito comunista di immunitarare ogni aspetto della vita dei cittadini. Dalle opinioni pubbliche ai movimenti, nello spazio fisico. Proplio al Security China, Norton Networks, un gigante canadese delle telecomunicazioni, presenta il suo sistema di video sorveglianza Jungle Mooks, capace di trasmetter video da telecamera e remote a un centro di controllo centralizzato. E nel 2002, secondo una slide interna reza pubblica anni dopo, Cisco Systems avrebbe personalizzato i suoi router per aiutare il governo cinesa per seguire il Falun Gong, un movimento spirituale in viso, a Pequino. Motorola, Sam Micro System, General Electric, la lista delle aziende occidentali coinvolte nel Golden Shield è lunga. Per loro, d'altro, è una cina che cos'è un mercato dalle potenzialità infinite, poco importa se i prodotti che vendono finiranno per essere usati contro dissidenti o minoranze ethniche. Business is business, si dice. dal tron desaraproprio.
l'inizio degli anni 2000 che IAhu consegnerà le meille di due dissidenti al Governo Cineze. Così, mentre l'ocidente va a caccia di terroristi, con palantir e affini, la Cina costruisce il suo panoptico in digitale con l'aiuto delle aziende occidentali. Due facce della stessa medaglia, due declinazioni di uno stesso sistema, il capitalismo della sorveglianza. Ma c'è un altro evento, in quei mesi decisivi di inizio millegno, che passerà inosservato i più e invece è un tassello cruciale della nostra storia e che ci racconta molto della Cina di oggi. Prima servono le aziende occidentali, però si punta all'auto-sufficienza e alla fine si spinge sulla diffusione internazionale. Bene, nella città di Hangzhou, non lontana da Shanghai, viene fondato una piccola azienda di telecamera di sicurezza, si chiama Highquision. Nessuno all'epoca può immaginare, che dali a un po', diventerà al più grande produttor al mondo di sistemi di video sorveglianza. Highquision nasce come uno spin-off di un istituto di ricerca militare ai 52 esimuors e ocine institute del Cine Electronics Technology Group Corporation. Un conglomerato di proprietà statale specializzato in elettronica di difesa è il braccio commerciale del Golden Shield e il Golden Shield di realtà una cratura ibrida, a metà tra pubblica privato. Da una parte c'è il Ministero della Pubblica Sicurezza che ne definisce gli obiettivi strategici. Dall'altra ci sono le aziende high tech, si a straniere sia cinesi che forniscono le tecnologie necessarie per realizzarli. E nel frattempo, Highquision cresce. Nel giro di pochi anni diventa il principale formitore di telecamera di sicurezza per il governo cinese le sue apparecchiature vegnone installate uvunque, nelle strade, nelle piazze, negli uffici pubblici, nelle scuole, nelle stazioni ferroviarie, un reticolo capillare che copre ogni angolo del paese collegato a centri di comando in grado di analizzare volti e comportamente in tempo reale. Ma Highquision a quel punto non si ferma la cina. Grazie ai suoi prezzi competitivi e alle partnership commerciali si espandali vanno globali. Nel 2017 già presente inoltre 150 paesi. Le sue telecamera sorvegliano a aeroporti i stati centri commerciali e non solo dall'ondra San Francisco, Dario De Janeiro a Milano. La stesspansione inarrestabile però finisce a un certo punto per insospettire le autorità americane, perché la fine la sorveglianza è un business. Nel ottobre del 2019 il Dipartimento del Conmergeo di Washington inserisce a eqvision un altra zienda cinese da cua tecnologia nella sua antitilist. Una blacklist di compagnia è considerata una minaccia per la sicurezza nazionale. Il motivo è convolgimento nella sorveglianza di massa nella regione dello Xinjiang, dove pechina accusata di gravi i violazioni di diretti umani contro la minoranza Mussolmane turcofana degli Uiguri. Ma questa massa un po' appare i pokerita. Solo pochi anni prima le stesse aziende americane che ora appuntano il dito contract visione l'arm in prima fila per aiutare la cina a costruire il suo apparato di controllo. E se Washington si scandalizza per la sorveglianza nell'O Xinjiang forse dovrebbe guardare programmi come prism o XK score, con cui la NSA intercetta le comunicazioni di milioni di cittadini in tutto il mondo. La verità è che la cina in quegli anni non ha fatto altro che portare alle estreme conseguenze, un modello che l'ocidente ha contribuito a creare e che poi si è ritrovato a rincorrere. Un modale in cui la tecnologia non è solo un strumento di progresso e di emancipazione, ma è soprattutto un mezzo di controllo, di domini, in cui la sorveglianza non è un'ecezione ma diventa la norma. È un business come un'alte. Palantie, iquivision sono nuomie storie, solo apparentemente distanti che in realtà sono facce diverse dello stesso fenomeno. La scesa inarrestabile del capitalismo della sorveglianza, una scesa senza confini. Sono storie che ci parlano di un mondo quello poste 2001, in cui il confine tra sicurezza business, tra pubblica e privato, trastato e mercato, si fa sempre più sfumato. Un mondo in cui i nostri dati le nostre vite, i nostri corpi, i nostri comportamenti, i nostri sogni forse, diventano materia prima per raffinati algoritmi di predizione e controllo. E allora forse la domanda d'apporsi non è tanto chi ha copiato chi se la cina è imitato l'ocidente o adesso l'ocidente copia la cina. Ma più tosso, quanto siamo disposti a sacrificare il nome di una sicurezza sempre più pervasiva? E quanto spazio siamo pronti a concedere a un potere che sotto una maschera apparentemente benevola, mira in realtà a sorvegliare, a schedare. Abbiamo messo insieme oggi queste tre storie, questi tre momenti di fine 2001. Non perdire al babbe e facciamo una nuova indimedia, siamo consapevoli dei tempi. Oggi la rete controllata da piattaforme private, algoritmi che decidono tutto, i consistenti chiusi che trasformano ogni gesto in un dato e ogni dato in un valore economico. Le comunità lo sappiamo si sono dispersi, l'attenzione si afframmentata e quella antica promessa di un web aperto è in gran parte di solta. Ma a un certo punto di questa puntata anzi quasi all'inizio è comparsa una parola desiderante. Tiamo in una posizione strana, riconosciami per i coli, a fuori da cui abbiamo parlato di Mark Fisher del capitalismo zombie e del fatto che sembra non esserci alternativa. E allora ci chiediamo come difenderci, come proteggerci. Ma forse dovremmo chiederci che cosa desideriamo, cosa vogliamo, cosa immaginiamo dovremmo riprendere con lo spirito desiderante. Desiderare significa anche connetterli quei nostri desideri, testere legami, costruire spazi comuni, cospirare, respirare insieme, condividere saperi senza creare poteri. Bene, prima di salutarvi ringrazio Tomaso dell'orenzi, che ha condivido con me tante delle cose raccontate, soprattutto nella prima parte di questa puntata, e che ha scritto con me questa puntata di fuori da qui. Assabato prossimo. Fuori da qui è un podcast di coran use prodotto da coramedia. Il stitur raccontato da me, si monetiranno, il sound design è cura di aurora ricci. In redazione, flavia di lacqua, il area ferre a reosi e chiaragodino. La produsere Martina Conte, il coordinamento della post-produzione e di Matteo Cersa. Registrazioni, accura di Santiago Martinez di Aguirre. Il progetto grafico e direbbe cagrassi. [Musica]
Podcast Summary
Key Points:
Il podcast ripercorre la storia di Indymedia, nata nel 1999 come piattaforma di “open publishing” per pubblicare contenuti senza filtri.
Durante il G8 di Genova nel luglio 2001, Indymedia documenta in tempo reale la morte di Carlo Giuliani e i pestaggi nella scuola Diaz, sfidando il monopolio dei media tradizionali.
L’11 settembre 2001 inaugura la “guerra al terrorismo”, con leggi come il Patriot Act e il progetto Total Information Awareness (TIA) per la sorveglianza di massa.
Nel 2004, i server di Indymedia vengono sequestrati dall’FBI a Londra, segnando la fine del sogno di una rete libera e orizzontale.
L’ascesa di Palantir (fondata da Peter Thiel) mostra come le tecniche di sorveglianza siano state adottate dal settore privato, con investimenti della CIA.
Summary:
Il podcast analizza l’evoluzione della comunicazione digitale e della sorveglianza di massa, partendo dal G8 di Genova nel 2001. Indymedia, piattaforma basata sul principio dell’“open publishing”, permise a migliaia di attivisti di documentare in diretta gli scontri e le violenze della polizia, come l’uccisione di Carlo Giuliani e il raid nella scuola Diaz. Questo rappresentò una sfida al controllo dell’informazione da parte dei media tradizionali.
Tuttavia, dopo l’11 settembre 2001, il clima politico cambiò radicalmente: il Patriot Act e il progetto TIA della DARPA introdussero un sistema di sorveglianza globale, mentre la guerra al terrorismo legittimava lo stato di eccezione. Nel 2004, l’FBI sequestrò i server di Indymedia a Londra, dimostrando che la rete non era più uno spazio autonomo. Parallelamente, aziende come Palantir applicarono le stesse logiche di big data per scopi di sicurezza, finanziate dalla CIA.
Il podcast collega questi eventi per mostrare come le proteste, il terrorismo e l’economia globale siano intrecciati in un unico racconto: la fine dell’illusione di una comunicazione libera e l’ascesa di un capitalismo della sorveglianza che ridefinisce i rapporti di forza del nuovo secolo.
FAQs
Il podcast racconta uno dei più grandi disastri ambientali d'Italia e la storia di Gaetano Carlo, l'uomo che per 40 anni ha cercato giustizia.
Durante le proteste contro il G8, un ragazzo di nome Carlo Giuliani fu ucciso dalle forze dell'ordine, e la polizia fece un violento rastrellamento nella scuola Diaz, dove dormivano attivisti.
Indymedia era una piattaforma di open publishing che permetteva a chiunque di pubblicare foto e video senza filtri. A Genova, ha diffuso in tempo reale le immagini delle violenze, sfidando il monopolio dei media tradizionali.
L'open publishing è una dichiarazione politica che permette a chiunque di produrre informazione, senza bisogno di possedere un giornale o una televisione, rendendo la comunicazione orizzontale e libera.
Furono sequestrati in un data center di Londra su richiesta della procura di Bologna, per indagare su post anonimi apparsi dopo il G8. Il sequestro fermò 22 siti di Indymedia, dimostrando che la rete non era immune al controllo.
Gli attacchi dell'11 settembre e l'ingresso della Cina nel WTO hanno accelerato la guerra al terrorismo, lo stato di eccezione permanente e la sorveglianza di massa, ridefinendo i rapporti di forza mondiali.
Chat with AI
Loading...
Pro features
Go deeper with this episode
Unlock creator-grade tools that turn any transcript into show notes and subtitle files.