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Ep.131 - Manifesti

28m 1s

Ep.131 - Manifesti

Il podcast di Piero Colaprico racconta cinquant'anni di ascesa di Palantir, azienda tech cofondata da Peter Thiel con fondi CIA dopo l'11 settembre. Nata per aggregare dati contro il terrorismo, si presentava ai dipendenti come baluardo delle libertà civili. Oggi, sotto la guida di Alex Carp, Palantir è diventata la spina dorsale tecnologica dell'ICE per tracciare e deportare immigrati, e fornisce sistemi di puntamento militare usati in attacchi su scuole in Iran, causando 120 morti bambini. La crisi interna esplode quando i dipendenti, tramite chat Slack, chiedono conto di queste operazioni. La dirigenza censura i messaggi e impone accordi di non divulgazione. Carp reagisce pubblicando un manifesto in 22 punti che rifiuta l'etica pacifista, esalta le armi digitali, chiede la leva militare obbligatoria e definisce alcune culture "disfunzionali e dannose", fornendo un alibi culturale alle deportazioni. Il report Chatham House del 2026 conferma che questa mutazione è globale: la tecnologia civile si fonde con quella militare, la spesa bellica cresce, e molti paesi cercano AI sovrana per non dipendere dagli USA, dopo episodi come la minaccia di tagliare Starlink all'Ucraina o il blocco di servizi digitali alla Corte Penale Internazionale. Palantir incarna il passaggio da utopia pacifista a tecnomilitarismo.

Transcription

3688 Words, 23962 Characters

Italian
Ciao sono Piero Colaprico e nel mio nuovo podcast vi racconto una storia lunga cinquantanni. La storia di come l'Andranca è da si è presa milano e tutta la longardia. Il primo episodio di Le Mane sulla Città è disponibile sulle principali piattaforme di ascolto e può ascoltare in antiprima la serie completa sulla app Mai Tim. Stai seguendo la discesa di palanterne il fascismo, ecco questa non è una battuta, e il mio video è inizio a parte del video. Stai seguendo la discesa di palanterne il fascismo, ecco questa non è una battuta, e il modo con il quale due ex dipendenti di una delle aziende tecnologiche più potenti del pianeta hanno iniziato una conversazione telefonica. Uno ha risposta la chiamata e l'altro lo ha salutato così. La sensazione hanno raccontato i dipendenti di palanterrawire.com non è più quella di doversi giustificare per un lavoro impopolare e difficile. La sensazione urbai diffusa tra i corridoi e le catti interne è che quello che stanno facendo si approfondamente sbagliato. Ora magari è una sensazione che capita a molti a molte sull'avoro sarà capitato anche a voi. Certo dipende sempre da dove uno lavora. Ma non sempre quello che si fa o quello che sostiene il menagimento di un azienda corrisponde ai nostri desideri. E di solito è qualcosa che ha che vedere con letica con i metodi, con il predicare bene e razzolare male. In questo caso però i dipendenti di cui parliamo hanno di fronte qualcosa di molto più grande. Siamo parlando infatti dei dipendenti di palanter. Ne abbiamo parlato a fuori da qui, ma riassumo brevemente. Il nome stesso dell'azienda deriva dai palanteri, che nell'universo del signore degli anelli di Tolkien sono le pietre veggenti. Sferre di cristallo niscenti che finiscono per corrompere chileusa, permettendo ai tiranni della terra a dimenzio di spiare i loro nemici. Guarda un po. Palanter nasce in un momento storico molto preciso, subito dopo gli attentati dell'undici settembre 2001 degli Stati Uniti d'America. In quel clima di consenso nazionale di phobia collettiva, la lotta al terrorismo globale diventa la missione suprema degli Stati Uniti. L'azienda viene cofondata dal miliardario Peter Till, che conosciamo bene. E riceve il suo primo investimento iniziale di capitale di rischio direttamente dalla CIA. Sotto la guida del suo SEO, Alex Carp, palanter costruisce la sua fortuna, vendendo un software di aggregazione e analisidati ad altissima potenza. Un infrastruttura capace di digerire e encrociare enormi quantità di informazioni utilizzata per alimentare di tutto. Dall'ottimizzazione logistica delle aziende private, fino ai sistemi di puntamento militari, delle forze armate e statunitensi. Dall'ora la dirigenza raccontato ai propri dipendenti una bella storia, consolatoria, palanter come paladina della libertà americana. Il paternalismo di quasi tutte queste aziende tech che vogliono essere molto cool tollerava anche critiche e ferocci, comprese quelle esterne. E già prima degli ultimi tempi, magari dire una cena "la voro a palanter" poteva far storciere il naso a qualcuno, ma era tutta all'interno di un ambito nel quale si poteva difendere in qualche modo quel lavoro. La giustificazione reggeva ancora, uscendo dall'undici settembre c'era bisogno di sicurezza e gli ingegneri di palanter si sentivano i guardiani del sistema. Lavoravano dall'interno per garantire che questa immensa spinta la sorveglianza non violasse le libertà civili. Dovevano essere loro a prevenire gli abusi, era un patto, non scritto ma sufficientemente solido. Poi le cose sono cambiate e arriviamo ai giorni nostri. Siamo nei primi mesi del secondo mandato di Donald Trump e l'impegno dell'azienda per i diritti civili viene messo brutalmente in discussione, da chi materialmente scrive il codice. Perché palanter diventata di fatto la spina dorsale tecnologica della macchina per controllare l'immigrazione del governo, americano e anche di questo ne abbiamo parlato. Fornisce cioè al dipartimento della sicurezza interna e in particolare al l'ICE, cioè l'aggenzia di controllo, immigrazione dogano degli stati uniti, i soft were necessari per identificare, tracciare e facilitare la deportazione fisica degli immigrati. E questo è il primo chiodo del patto aziendale a sfilarsi. Sulle bacieche di Slack, il sistema di messagistica interno dell'azienda, i dipendenti iniziano a fare domande, chiedono conto ad Alex Carp dei rapporti con l'ICE. In un messaggio si legge, il nostro coinvolgimento con l'ICE è stato nascosto sotto il tappeto troppo spesso, abbiamo bisogno di capire qual è il nostro ruolo qui. E chiaro a tutti che le tecnologie di palanter non stanno più prevenendo gli abusi, li stanno aggievolando. E come reagisce un'azienda storicamente aperta al ferocedi alo guenterno di fronte a un ammotinamento morale di questa portata, nel modo più vecchio del mondo, con la censura. Nel canale Slack dedicato a le notizie su l'azienda, che si chiama "palanter in the news", dove si svolge la maggior parte del dibattito, i messaggi iniziano a sparire. La dirigenza, senza alcune annuncio ufficiali, imposta l'auto-destruzione delle conversazioni dopo sette giorni. E quando un dipendente se ne accorge, chiede spiegazioni, la risposta è questa. Lo facciamo per evitare fuge di notizie verso la stampa. E mentre i messaggi spariscono e i dipendenti capiscono di essere diventati l'ingranaggio fondamentale di una macchina di pulizia sociale, i partici dell'azienda, invece di fare un passo indietro decidono di premere sulla celeratore, rivendicando esplicitamente la natura ammiditare del loro lavoro. Sono Simone Pierani e questo è fuori da qui, un podcast di coronavirus prodotto d'accorda media. Ciao, sono Silvia Berzoni. Insieme al tindie Black Box, l'uno e il due luglio, porteremo a Roma nella bellissima location delle corsie sistine, un nuovo format per raccontare il nostro universo. De la squestion sarà il primo taxamit che mette insieme geopolitica, finanza, tecnologia edetica, con ospiti internazionali, podcast al vivo ed esperienza esclusive. Trovate tutte le informazioni sul programma e su come partecipare sul sito dellasquestion.coremedia.com. Come abbiamo visto per molti anni la grande narrazione interna di palanti rarretto, si basava su un patto non scritto una sorta di giustificazione psicologica collettiva che i dipendenti si raccontavano per dare un senso al proprio lavoro. Come ha spiegato un ex ingegnere a wire dell'idera questa? Dopo lundici settembre la spinta verso la sicurezza nazionale sembrava inevitabile ed enorme. E il compito dei talenti della Silicomvalle e lavorando dall'interno doveva essere quello di impedire che questa ossessione per la sicurezza violasse e libertà civili. Oggi a pochi mesi dall'inizio del secondo mandato di trampo quel patto ormai in frantumi, dovevamo essere noi a prevenire molti di questi abusi, a confessato lo stesso ex dipendente. La crisi di identità che sta scotendo palanti però non nasce da speculazioni filosofiche ma da due fatti concreti in cui gli algoritmi della Zienda si sono scontrati con la realtà materiale dei corpi. Un fronte interno negli stati uniti l'altro è all'estero in asia occidentale. Del fronte interno abbiamo già accennato, palanti raffornito al dipartimento della sicurezza interna al soft tour necessario per identificare e tracciare e facilitare le deportazioni degli immigrati, diventando la spina adorsale tecnologica dell'ICE. Il punto di ruotura definitivo però è arrivato a gennaio a minneapolis. Durante le proteste contro le operazioni dell'ICE gli agenti federali aprono il fuoco, un'infermiere allexprettivi è colpito a morte. Fermiamoci un attimo su questa scena, un'infermiere che protesta contro le retate viene ucciso. Non si tratta più di processare dati a stratti. L'azienda si ritrova coinvolta tecnologicamente nelle operazioni di una genzia che spara sui manifestanti. Sulle piattaforme di comunicazione aziendale esplode la rabbia. La dirigenza prova a correre ai ripari, aggiornando la propria Wiki Interna, un documento difensivo per giustificare i contratti con la sicurezza interna, sostenendo che la tecnologia fornita sta facendo la differenza nel mitigare i rischi, ma non basta. Due responsabili di team del settore privacy e libertà civili organizzano in modo indipendente un foro minterno, una chiamata di tre ore, in cui dipendenti pongono domande, precise e tecniche. Chiedono se gli agenti dell'ICE possano cancellare i registri di controllo nel software di Panantir, per nascondere eventuali a bug. o se possono creare autonomamente flussi di lavoro dannosi. La risposta è disarmante. Fermare un cliente sufficientemente malintensionato è al momento praticamente impossibile. L'unica soluzione è un controllo a posteriori, dopo che il danno è già stato fatto. Durante quella stessa chiamate emerge un altro fatto incontrovertibile. Il lavoro con Lice è una priorità assoluta per il CEO Alex Carp e non cambierà. È lo stesso Carp in un'intervista pre-registrata di fusa internamente in quei giorni, a rifiutarsi di affrontare l'argomento in modo diretto, suggerendo ai dipendenti interessati di firmare degli accordi di non divulgazione prima di poter ricevere informazioni più dettagliate. Ma il 28 febbraio di quest'anno che la situazione precipità definitivamente sul secondo fronte, quello estero. È il primo giorno della guerra in Iran della ministrazione Trump, un attacco misilistico devastano a scuole elementari rianiana, il bilancio è di 120 bambini incise. Il misile è utilizzato un Tomahawk e gli stati uniti sono l'unico paese note in quel conflitto a utilizzare quella specifica arm. Una serie di indagini riportate da Weirad conclude che gli stati uniti sono responsabili dell'attacco e che per condurre i raid di quel giorno sono stati utilizzati strumenti di sorveglianza militare come il sistema Maven di Panantir. Per i dipendenti dell'azienda già sotto shock per le retate dell'ICE, l'idea di aver fornito il software di puntamento o tracciamento per un bombardamento su una scuola elementare segnò un punto di non ritorno. Sul canale Slack un dipendente pone la domanda che nessuno vorrebbe dover fare. Credo che il nocciolo di ciò che sto chiedendo sia se siamo stati coinvolti e se stiamo facendo qualcosa per impedire che si ripeta nel caso lo fossimo. Le reazioni dei colleghi si dividono, alcuni si uniscono alla richiesta di trasparenza. A altri li attaccano duramente per aver discusso di potenziali informazioni classificate in un canale aziendale aperto. L'indagine oficiale sull'attacco ancora in corso ma la linea dell'azienda affidata a un portavoccio è la solita. Panantir è orgogliosa di supportare le forze armate stati unitensi attraverso amministrazioni democratiche e repubblicane. Di fronte, all'ucisione di un'informiera in patria e di 120 bambini all'estero l'azienda si ritrova nell'occhio del ciclone e invece di arretrare i vertici di palantir decidono di rivendicare tutto, di mettere nero su bianco la loro visione del mondo. Di fronte è una crisi interna di questa portata ci si aspetterebbe che un'azienda faccia un passo indietro. O che quanto meno scelga la via del silenzio strategico affidandosi alle classiche scuse aziendali, ma alvertice di palantir non c'è un sio qualsiasi. C'è Alex Carp, che fa l'esatto contrario, rincara la dose. E per farlo non si inventa niente di nuovo, prende un suo libro pubblicato nel 2025, scritto insieme a Nicola Szzamisca e intitolato la ripubblica tecnologica. E per essere sicuro che quel contenuto riviforte è chiaro proprio nel mezzo della bufera, un sabato pomeriggio di aprile, la count oficiale di palantir su X pubblica ori assunto di quel libro, un vero e proprio manifesto aziendale in 22 punti. La rivista americana de Verge ha analizzato questo documento "Pezzo per Pezzo", smontandone anche ironicamente la retorica. Lo ha definito un ibrido inquietante tra un'ideologia profondamente reazionearia e i vecchi commentitossici dei forum di Reddit, ma con la gravante non da poco di essere il manifesto programmatico di un'azienda che gestisce dati i governativi e sistemi di puntamento milità. Legendo questi 22 punti, la transizione della silica un valle da utopia pacifista, complesso tecnomilitare, sembra definitivamente compiuta. Possiamo riassumere questo manifesto attraverso tre pilastri fondamentali. Il primo è la fine del software e l'esaltazione delle armi digitali. Carpa attacca esplicitamente la tecnologia civile quella cui siamo abituati tutti i giorni. Al punto 2 del manifesto scrive, dobbiamo ribellarci alla tirania delle app. Si chiede se l'iPhone pur avendo cambiato le nostre vite, non stia ora limitando il nostro senso del possibile, perché per carpa il vero obiettivo non è più vendere servizi utili ai consumatori. Il punto 4 chiariche chi limiti del software e della retorica sono ormai evidenti. Le società democratiche per prevallere hanno bisogno di Hard Power e questo potere nel ventunesimo secolo sarà costruito sul software. E al punto 5 arriva un passaggio importante. La questione viene scritto "non esseranno costruite armi basate sull'intelligenza artificiale, ma chi le costruirà e per quale scopo". Come fanno dare devorge il senso di questi punti a grandi linee è questo. L'etica, il pacifismo e le regole sono roba da perdenti. Il mondo troppo pericoloso per farsi governare dalle vecchie legge dei conflitti armati. Le parole non bassano più. Palantir è qui per vendere armi e lo stato non verrà a salvarvi. Il secondo pilastro è forse quello più conturbante, soprattutto se approporlo è un migliardario del settore tech, al riparo nei suoi bunker. Il punto 6 del documento recita, il servizio nazionale, militare dovrebbe essere un dovere universale. Carp in pratica suggerisce che gli stati uniti dovrebbero seriamente prendere in considerazione l'abbandono di una forza militare composta da volontari per combattere la prossima guerra. Insomma, palantir un'azienda che lucra su una visione di conflitto permanente per vendere i propri software al pentagono chiede ai governi di reintroduire la leva militare obligatoria. Il terzo pilastre, quello che chiude il cerchio ci riporte esattamente alle retate del Laiis, carp fornisce un vero proprio alibi culturale per queste deportazioni. Al punto 21 al manifesto attacca il dogma dell'inclusività scrivendo che non è vero che tutte le culture sono uguali. Si legge. Alcune culture hanno prodotto progressi vitali, altre rimangono disfunzionali e regressive, altre si sono dimostrate mediocrio peggio ancora regressive e dannose. E al punto 22 dobbiamo resistere alla tentazione superficiale di un pluralismo vuoto e cavo. Ricapito l'angue, il sigo di palantir ascritto nero subbianco che alcune culture sono dannose, che il pluralismo è una tentazione superficiale e che l'inclusività è una devolezza. Quando il vertice di una zienda definisce pubblicamente alcune culture come disfunzionali regressive e dannose, sta fornendo la giustificazione morale per idata a bes della polizia che i suoi stessi ingegneri mettono insieme, organizzano, rendono più chiari. Se l'inclusività è considerato una devolezza dell'ocidente allora tracciare di portare chi appartiene a quelle presente e cultura dannose, perde i contorni di una operazione di polizia brutale e diventa una suprema missione di difesa nazionale. Il manifesto in 22 punti di carpe la presa di coscienza pubblica che una parte del capitale tecnologico ha smesso di fingere di voler connettere il mondo e ha deciso di volerlo dominare. E come vedremo tra poco questa mutazione genetica della Silicone Valley sta già innescando una reazione a catena in tutto il resto del pianeta. Ora facciamo un passion dietro e allargiamo l'inquadratura. Scopriremo una realtà ben più strutturale, le parole di carpe non sono un'ecezione, sono la nuova regola, sono la vanguardia ideologica di un'ordine mondiale che sta cambiando pelle. A certificarlo è uno dei tinktank più autorevoli e istituzionali del mondo, il chatamhouse, il Royal Institute of International Affairs, di Londra. Nella prile del 2026 la ricerca trice Catia Bego ha pubblicato un report intitolato come un impennata negli investimenti in tecnologia per la difesa e aduplice uso potrebbe riconfigurare la corsa globale all'intelligenza artificiale. È un documento più tosto denso che mi sono letto e che mi pare fornisca l'esatta cornici macroscopica del caso Palantir. Il cuore dell'analisi è questo. L'illusione di una tecnologia globale, neutrale e commerciale è finita. La corsa alle AI, dominata allungo dal 2 polio Stati Uniti Cina, si sarò mai trasformando in uno scenario moltipolare, profondamente frammentato e soprattutto securitizzato. Non si tratta più di chi sviluppa la tecnologia migliore, ma di chi controlla quella strategicamente decisiva. Il report individua a 4 grandi tendenze in atto e la prima coincide esattamente con quella che ho definito la mutazione genetica della Silica Un Valley. C'atam-house la chiama "la scesa della tecnologia patriottica". Stiamo assistendo alla progressiva inesorabile fusione tra i confini civili e quelli militari. Le aziende commerciali di AI non si limitano più a formire servizi alle aziende o ai consumatori. Sono ormai organicamente incorporate negli ecosistemi di sicurezza nazionale e di difesa. Negli stati uniti questo si traduce nei grandi campioni del tech, i cosi di "Ti per Schaler", come Half a Beth Microsoft meta e Open AI, che firmano contratti i miliardari con il pentagono. L'esempio più evidente citato da Répporte è la piattaforma Gen AI Mill, lanciata dal Dipartimento della difesa americano nel dicembre del 2025, per forni raccesso sicuro all'intelligenza artificiale generativa ai suoi 3 milioni di dipendenti, integrando i modelli delle aziende private. Incina questa dinamica non è una novità ma la strutturale applicazione della dottrina della fusione civile, militare voluta da pechino. Il secondo trend individuato da Répporte il boom del cosiddetto "Dual Use" ovvero la tecnologia civile applicata scopi bellici. La spesa militare globali intanto ha raggiunto livelli che non si vedevano dai primi anni della guerra fredda e l'Ukraine in questo contesto ha funzionato come un enorme laboratorio di guerra per le AI. L'uso intensivo di droni a basso costo e di sistemi in satellitari commerciali per il puntamento ha dimostrato che le guerre del presente e quelle del futuro si vincereanno facendo leva sugli eccosistemi tecnologici commerciali. Questo boom sta permettendo dattori più piccoli di attirare enormi capitali di rischio e competere in un mercato in cui le barriere all'ingresso si stanno abbassando. La guerra, se vogliamo metterla in altri termini, è diventato un'opportunità di mercato accessibile da tanti. Ma il terzo punto sollevato del Répporte quello che ci mostra la reazione del resto del mondo di fronte al tecno autoritarismo, state unitense delineato dal CEO di Palantir. Katia Bego lo definisce la ricerca di un'intelligenza artificiale sovrana. Fino a pochi anni fa dipendere dai softwae ramericani racconsiderato normale quasi inevitabile. Oggi nel 2026 è percepito come una minaccia esistenziale alla sicurezza nazionale. I governi del resto del mondo hanno capito che chi controlla l'infrastruttura tecnologica a il potere dispegnere un intero paese. C'ha Tamhaus, citesmpi clamorosi, avvenuti solo nell'ultimo anno mezzo. Nel febbraio 2025, la ministrazione Trump ha minacciato di tagliare l'accesso dell'Ukraine al sistema satelità re-starlink di Elon Musk per forzare la mano a Kiev durante una negoziazione sui minerali critici. Poi chimesi dopo ha seguito delle sanzioni americane contro la Accorate Penale Internazionale per le indagini sui israele, il procuratore capo diversi funzionari del tribunale dell'AIA si sono visti improvvisamente di sattivare gli account e mail e l'accesso ai servizi digitali forniti d'azienda statunitensi. E su tutto pende la spada di Damocle del Cloud Act, americano. Una legge che consenta le forze dell'ordine statunitensi di obbligare l'azienda tech a consegnare i dati degli utenti, anche se quei dati sono fisicamente archiviati all'estero, ad esempio, in Europa. Di fronte a queste interdependenze armate il mondo sta reagendo con il dicaplin con una specie di sganciamento. C'ha Tamhau's describe la crescente disponibilità di stati aziende a pagare un vero e proprio premio di sovranità. Significa che i governi europei asiatici sono disposti ad acquistare software e infrastrutture domestiche, orregionali, anche se costano di più e anche se sono tecnologicamente meno avanzate delle contro parti statunitensi pur di garantirsi la sicurezza geopolitica. E in tutto questo aumentano le istanze di sicurezza di controllo e i fatti lo stanno dimostrando. Il ministero della difesa l'andese sta costruendo un proprio cloud per i dati segreti per sganciarsi dagli stati uniti. Il governo francese sta abbandonando Microsoft Teams et Zoom per piattaforme sovrane. L'esercito austriaco è passato al software Libre Office e il gigante tecnologico europeo ASMR ha investito più di un miliardo di euro nella francese mistral AI, proprio il nome dell'autonomia strategica. E quando si è trattato di cercare con natività satellitare la Groenlandia e Taiwann si sono rivolte a un consorzio europeo pur di non dipendere dalla statunitensi Starlink. Il mondo pezzo dopo pezzo sta costruendo le sue alternative, non per una scelta ideologica ma per auto difesa. E tutto questo ci porta al quarto ultimo punto del report una specie di tempesta perfetta, il rischio di una gigantesca bolla finanziaria. Per mantenere questa egemonia, sempre più sfuggente, anche grazie ai manifesti fascisti di Alex Carp, le grandi aziende americane stanno bruciando capitalia un ritmo insostenibile. Per il mondo nel 2025, colossi come Alphabet Amazon Microsoft Meta, hanno speso oltre 300 miliardi di dollari in infrastrutture data center e chip. Le proiezioni per il 2026 parlano di 700 miliardi. Ma come avverte Deutsche Bank, queste aziende dovranno recuperare un buco da 800 miliardi di dollari entro il 2028. Se la bolla dovesse scoppiare perché le AI non genera i profitti civili sperati, l'interaccorsa globale si riconfigurerebbe. L'attenzione si sposterebbe dallo sviluppo di costosissimi modelli di frontiera alla aduzione rapida di modelli open source più economici, uno scenario che avvantaggerebbe chi, la cina e gli attori più piccoli che hanno puntato esattamente su questo. E qui chiudiamo il cerchio come facciamo spesso nelle puntate di fuori da qui su Alex Carpe, Palantir. Perché le aziende della Silicone Valla i stanno spingendo così tanto per diventare la spina dorsale degli eserciti o dell'AIS? Perché se il mercato commerciale non riuscirà a ripagare di enormi investimenti infrastrutturali fatti, l'unica via di salvezza sarà farsi considerare troppo grandi per fallire dal punto di vista geopolitico e militare. L'obiettive diventare così indispensabili per la sicurezza nazionale la macchina bellica da costringere lo stato a ripianare le perdite. Il manifesto di Carpe non è quindi solo un delirio ideologico, è una precisa strategia di sopravvivenza commerciale. Trasformare la tecnologia in arma, convincere i governi che l'inclusività è una minace che le guerre sono inevitabili, è il modello di business perfetto per chi vende sistemi di sorveglianza e puntamento. Solo che come ci insegna il chat-am-house, il resto del mondo se ne sta accorgendo, e sta iniziando a costruire i propri muri digitali per difendersi e sopravvivere. Asabato prossimo. Fuori da qui è un podcast di Coran News, prodotto d'accorda media. Strittura ha contato da me, simone piranmi, il sound design a cura di aurora ricci, in redazione flavi ad odilacqua, i lari aferre a riusi e chiaragodino. La produsere Martina Conte, il coordinamento della post-produzione e di Matteo Celsa. Registrazioni a cura di Santiago Martinez di Aguirre, il progetto grafico e dire becca grassi. [Musica]

Podcast Summary

Key Points:

  1. Palantir, nata dopo l'11 settembre con finanziamenti della CIA, si è evoluta da presunto guardiano delle libertà civili a spina dorsale tecnologica per deportazioni e attacchi militari.
  2. La crisi interna esplode quando i dipendenti scoprono che il software aziendale facilita abusi dell'ICE (uccisione di un infermiere) e bombardamenti su civili (120 bambini in Iran).
  3. Il CEO Alex Carp risponde con un manifesto in 22 punti che esalta l'hard power, attacca il pluralismo e l'inclusività, e giustifica la deportazione come difesa nazionale.
  4. Il report Chatham House del 2026 certifica la fine della tecnologia neutrale

Summary:

Il podcast di Piero Colaprico racconta cinquant'anni di ascesa di Palantir, azienda tech cofondata da Peter Thiel con fondi CIA dopo l'11 settembre. Nata per aggregare dati contro il terrorismo, si presentava ai dipendenti come baluardo delle libertà civili. Oggi, sotto la guida di Alex Carp, Palantir è diventata la spina dorsale tecnologica dell'ICE per tracciare e deportare immigrati, e fornisce sistemi di puntamento militare usati in attacchi su scuole in Iran, causando 120 morti bambini.

La crisi interna esplode quando i dipendenti, tramite chat Slack, chiedono conto di queste operazioni. La dirigenza censura i messaggi e impone accordi di non divulgazione. Carp reagisce pubblicando un manifesto in 22 punti che rifiuta l'etica pacifista, esalta le armi digitali, chiede la leva militare obbligatoria e definisce alcune culture "disfunzionali e dannose", fornendo un alibi culturale alle deportazioni.

Il report Chatham House del 2026 conferma che questa mutazione è globale: la tecnologia civile si fonde con quella militare, la spesa bellica cresce, e molti paesi cercano AI sovrana per non dipendere dagli USA, dopo episodi come la minaccia di tagliare Starlink all'Ucraina o il blocco di servizi digitali alla Corte Penale Internazionale. Palantir incarna il passaggio da utopia pacifista a tecnomilitarismo.

FAQs

Piero Colaprico è il conduttore del podcast 'Le Mani sulla Città', che racconta come l''Andranca' (probabilmente 'Ndrangheta) ha preso il controllo di Milano e della Lombardia negli ultimi cinquant'anni.

La crisi è nata dal coinvolgimento di Palantir con l'ICE per le deportazioni degli immigrati e dall'uso del suo software Maven in un attacco militare che ha ucciso 120 bambini in Iran, violando il patto interno di prevenire abusi.

Alex Carp ha pubblicato un manifesto in 22 punti intitolato 'La Repubblica Tecnologica'. I tre pilastri sono: la fine del software e l'esaltazione delle armi digitali, il servizio militare obbligatorio, e l'attacco all'inclusività culturale.

La dirigenza ha censurato i dibattiti interni impostando l'auto-distruzione dei messaggi su Slack dopo sette giorni, e ha rivendicato pubblicamente la propria visione, senza fare passi indietro.

Il report descrive la fusione tra tecnologia civile e militare, dove aziende come Palantir, Microsoft e Meta firmano contratti miliardari con il Pentagono, integrandosi nei sistemi di difesa nazionale.

Vengono citati la minaccia di tagliare l'accesso ucraino a Starlink nel 2025 e la disattivazione degli account email del procuratore della Corte Penale Internazionale dopo sanzioni USA, mostrando la dipendenza da infrastrutture tecnologiche americane.

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