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EP. 11 | Superhumanos , Autos sin Volante, una Internet Dominada por IAs y Cooperación entre IAs

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EP. 11 | Superhumanos , Autos sin Volante, una Internet Dominada por IAs y Cooperación entre IAs

Il testo esplora il significato storico e l’evoluzione del termine “terzo mondo”, nato non come classificazione di povertà, ma per descrivere i paesi che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, non si allineavano né al blocco capitalista guidato dagli Stati Uniti né a quello comunista dell’Unione Sovietica. Il sociologo francese che lo coniò si ispirò al “terzo stato” della Rivoluzione francese, sottolineando l’aspirazione di questi paesi a contare negli equilibri globali. Il movimento dei paesi non allineati, formalizzato con le conferenze di Bandung (1955) e Belgrado (1961), riunì nazioni ex coloniali, ma la loro eterogeneità politica e culturale ne limitò l’efficacia come alternativa reale. Il processo di decolonizzazione, accelerato dal declino europeo e dalla nascita dell’ONU, portò all’indipendenza di molti stati: in Asia, la Cina divenne comunista nel 1949, l’India e il Pakistan nacquero nel 1947, e il Vietnam si divise; in Medio Oriente, la creazione di Israele nel 1948 innescò conflitti duraturi, mentre l’Egitto di Nasser sfidò l’Occidente con la nazionalizzazione del Canale di Suez. In Africa, la decolonizzazione fu più lenta e drammatica, come in Algeria, ma entro gli anni ’60 quasi tutto il continente ottenne l’indipendenza. Tuttavia, il testo sottolinea che l’indipendenza politica non eliminò le dipendenze economiche e culturali, che persistono ancora oggi.

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4299 Words, 27504 Characters

Italian
Greco, matematica, englese, filosofia, italiano doesci virtualmentesein sureadere la catifissa � a tu utile mat Sübbica maturadio pot cast di storia per lesame di maturità la decolonizzazione del mondo ho aspettato 40 minuti l'autobus una cosa da terzo mondo hai visto quel video di quei due che si picchiano per strada roba da terzo mondo terzo mondo è una di quelle espressioni che si può sentire sull'autobus tramici sui social nei titoli di giornale terzo mondo oggi è un'espressione che usiamo principalmente in senso figurato con un'accezione negativa è una parte del mondo povera dove la vita è difficile dura dove i servizi essenziali non sono garantiti effettivamente fino a qualche anno fa era molto usata per indicare proprio quella parte del mondo povera e poco sviluppata dal punto di vista industriale economico in riferimento soprattutto agli stati africani ma anche in parte ai paesi asiatici su d'americani diciamo lo subito una parte del mondo più povera rispetto a quella in cui viviamo noi soprattutto a causa del colonialismo ma in origine l'espressione è nata con un'altra accezione più letterale perché terzo mondo c'è un primo mondo un secondo mondo dopo la seconda guerra mondiale i primi due mondi sono i paesi occidentali alleati degli stati uniti e i paesi comunisti guidati dall'Unione sovietica per tutti gli altri paesi è stata inventata l'espressione terzo mondo almeno in origine non è stata connata semplicemente per comunità ne è stata creata per stilare una classifica del mondo in cui la parte di cui parleremo oggi si posizioni terza e ultima l'espressione è stata inventata da un sociologo francese che la ricalcata su un'altra formula ovvero terzo stato il terzo stato si ricordate il periodo della rivoluzione francese era quella grossa fetta della società francese che non faceva parte nede la nobiltà nede il clero e rappresentava tutto il resto della società classi burguesi e popolari la parte della società che puntava ad avere voce in capitolo nella politica francese e che infatti poi avrebbe fatto la rivoluzione ecco originariamente così è nata l'espressione terzo mondo per indicare la parte del mondo formata dai paesi che almeno oficialmente non appartengono nea alla galassia capitalista americana nea quella comunista sovietica ma che al contemplo vogliono contare qualcosa negli equilibri mondiali e non a caso è proprio tra questi paesi che dopo la seconda guerra mondiale nasce il movimento dei paesi in un allineati sono paesi che hanno una storia recente segnata dal colonialismo che hanno raggiunto da poco l'indipendenza e la libertà per questo sind alla prima conferenza del movimento dei paesi non allineati che si tiene in indonesia nel 1955 vengono ribaditi con forza i valori della libertà e dell'uguagnanza tra i popoli non che una ferma condanna del colonialismo qualsiasi sia la sua forma. Il suo progetto del mondo è una storia in indonesia il capitalista di Bando. Il primo nasce ha il gruppo di abitone. Indonesia è una di le 4 soccorne neutralista presenta, con indiasi nero, vermas, un'interno e l'angelo dello John Cotto L'Owala, che ha accostato la domanda del suo angolo in corso di Joe. Perché poi l'espressione terzo mondo è passata a indicare principalmente l'insieme dei paesi poveri? Perché la maggior parte dei paesi non allineati nei filoamericani, nei filosovietici come abbiamo detto sono poveri, retrati, sottosviluppati, attenzione, sottosviluppati naturalmente un concetto relativo, sono sottosviluppati rispetto ai paesi sviluppati in un senso che riguarda principalmente l'industrializzazione. Ecco il terzo mondo è anche il mondo meno sviluppato dal punto di vista industriale, con un alfabetismo diffuso, comeggiore difficoltà d'accesso ad diretti fondamentali come quello alla salute. Una condizione di arretratezza che è però direttamente collegata allo sfruttamento coloniale che ha permesso ai paesi occidentali di essere più avanzati e sviluppati. A partire dal secondo dopo guerra, però quasi tutti i paesi che erano stati colonia si governano da soli, uno dopo l'altro questi paesi si sono decolonizzati e sono diventati independenti al meno da un punto di vista formale. Il grande problema per la costituzione di una vera è proprio alternativa, coerente, una terza via rispetto a quella proposta dal modello occidentale e dal modello sovietico è però un altro. Ovvero che i paesi decolonizzati hanno esperienze molto diverse l'uno dall'altro, religioni e culture diverse e interaprendano anche strade opposte dal punto di vista politico. Insomma, è uno schieramento molto etero geneo. C'è chi è più vicino agli Stati Uniti, c'è chi è più vicino all'Unione Sovietica, c'è chi ha scelto la democrazia, chi è governato da un regime militare, chi ha scelto il socialismo. I paesi non allineati alla fine non riusciranno a imporsi davvero come alternativa al confronto tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Ma in ogni caso, per la prima volta emerge nella geopolitica internazionale, una parte di mondo che non aveva alcun ruolo in epoca coloniale ed emerge proprio ora, dopo la seconda guerra mondiale, quando il processo di decolonizzazione accelerà. I paesi non impegnanti si impegna non nella conferenza di Belgrado al mantenimento della pace nel mondo. Dopo la braccia anneru, il mareciallo tito accoglia all'Arioporto Bataanica, i vari delegati, tra cui l'imperatore de Chiopia e il Lese la Sien. La folla siepata a lungo le pie di Belgrado tirate all'ucido per l'occasione, assiste al debile degli ospiti e risaluta con una dimostrazione spontanea ma non travolgente. I rappresentanti dei paesi che non fanno parte almeno ufficialmente nel bloco orientale e nel bloco occidentale si recano al Parlamento Yugo Slavo dove a luogo la conferenza. Ammiratissima una delegata della guinea nel pitoresco costume nazionale e applauditissima nasceri il quale non è nuovo a queste scene. A i lavori partecipano i rappresentanti di 27 nationi, molte delle quali giovanissime, altre gravi di anni e di esperienza. I delegati seguono con interesse il discorso con il quale tito ha preuficialmente i lavori. Questa conferenza gli dice fra l'altro dimostra il vostro interesse e quello del vostro paese per il destino del genere umano e il vostro desiderio perché sia trovata finalmente una via che permetta al mondo di uscire dalla grave crisi in cui oggi si dibatte. Come abbiamo visto in un altro podcast dopo la prima guerra mondiale c'era già stato un primo impulso al processo di decolonizzazione ma è la fine della seconda guerra mondiale che San Cisce è il crollo definitivo del sistema coloniale. I fattori che contribuiscono a questa accelerazione non sono molto diversi da quelli che già dopo la prima guerra mondiale avevano preparato il terreno all'indipendenza delle colonie. Innanzitutto, crollo definitivamente leggemonia europea. Dopo la tragedia della seconda guerra mondiale, le potenze europei, Francia e Gran Bretagna non hanno più gli strumenti e la disponibilità economica per mantenere un sistema di colonie e di conservare il dominio sull'argetzone del mondo. A questo si aggiunge il fatto che il primato europeo viene rimpiazzato dalle due nuove superpotenze, stati uniti e unione sovietica che hanno tutti gli interessi a indebolire il sistema coloniale europeo per rimpiazzarlo in altri modi. A questo si aggiunge che dopo la seconda guerra mondiale è Natalono, l'organizzazione delle nazioni unite, costituita nell'ottica della collaborazione internazionale e che ha più strumenti rispetto alla vecchia società delle nazioni che eranata nel 1919 alla conferenza di pace diversai, con la costituzione del lono, viene ribadito il principio di auto determinazione dei popoli che aveva cominciato ad affermarsi dopo la prima guerra mondiale. Ma ora viene affermato con più forza ed determinazione, insomma ora i tempi sono più maturi e il processo di decolonizzazione potrà in questi anni compiersi definitivamente. Prima di vedere in che forme si attuilla decolonizzazione, dobbiamo tenere a mente che questo fenomeno avviene con tempi e modalità diverse, a seconda del paese dell'area geografica e anche in base alla disponibilità delle potenze coloniali a concedere l'autonomia. Poi dobbiamo considerare che in questo podcast parliamo principalmente di una decolonizzazione politica, ovvero di un'indipendenza che viene raggiunta sul piano politico e che consente alle ex colonie di governarsi da sé. Ma ci sono tante altre forme di dipendenza e sfruttamento delle ex colonie che permangono, vive negli anni successivi all'indipendenza politica e che purtroppo caratterizzano i rapporti di forza tra alcuni paesi ancora oggi, soprattutto dal punto di vista economico e culturale. Uno degli eventi più importanti del secondo dopo guerra, che ha che fare non solo con la decolonizzazione, ma si intreccia con la guerra fredda e la contraposizione tra occidente capitalista e oriente comunista, è la rivoluzione comunista in China. La China, se ricordate, era un paese che aveva sulle spalle anni di instabilità interna, di cui avevano approfittato sia le potenze europee che il Giappone. Prima della guerra i comunisti di Mao Zetong e i nazionalisti di Shanghai Shack avevano concordato una tregua, estretto una leanza, proprio per contrastare l'espansione giapponese. In realtà, durante la guerra, la leanza non da molti frutti. Il Giappone è impegnato in un duro conflitto contro gli Stati Uniti, e Shanghai Shack sembra di se interessarsi al Giappone per proseguire. la sua campagna contro i comunisti, mentre i comunisti aumentano il consenso e di molto, soprattutto tra le masse con tadine, e si impegna non nella resistenza contro gli invasori giapponesi. Finita la seconda guerra mondiale riprende lo scontro tra nazionalisti e comunisti, che durava ormai da quasi 20 anni. Alla fine i comunisti riescono ad avere la meglio, giovandosi soprattutto del grande sostegno da parte delle masse con tadine. Il governo nazionalista, di Cianca e Shekx, confitto, si rifugia sull'iso la di Taiwan, dove rimarrà in esilione ai decenni successivi. Nella cena continentale, invece, il primo ottobre del 1949, viene proclamata la nascita della Repubblica Popolare Cineese, un nuovo stato comunista. La cena, torna essere così interamente indipendente e nel panorama della guerra fredda, il fronte comunista si allarga, come sarà sancito l'anno successivo dal trattato di amici, alleanza e mutua assistenza, stipulato dalla cina con l'unione sovietica. Ma in questi anni, tutta l'Asia riesce abbastanza rapidamente a emanciparsi dal colonialismo, in parte anche perché il processo era stato avviato prima della guerra, come nel caso dell'India. "Ho viaggiato molto per l'India. E io so che potrei viaggiare per molti altri anni e riuscire a vedere solo una piccola parte. E tutavia io già so che quello che diciamo qui non significa niente per le masse del nostro paese. Qui facciamo discorsi solo per noi e per quelle riviste liberali inglesi che possono concederci poche righe. Ma il popolo dell'India non ne è sfiorato. La sua politica è limitata al pane e al sale. Potranno essere al fabetì ma non sono c'èchi. Non trovano motivi per offrire la loro lealtà, uomini ricchi e potenti che vogliono semplicemente prendere il posto degli inglesi, in nome della libertà. Questo congresso dice al mondo che rappresenta l'India. La fratelli miei, l'India è 700.000 villaggi. Non poche centinaia di abvocati a deli e a bombai. Finché noi non saremo nei campi, con quei milioni che fatiquono ogni giorno sotto il sole cocente, noi non rappresenteremo mai l'India. Nesseremo mai in grado di sfidare la gran bretagna, come una nazione. Il movimento nazionale Indiano, guidato da Gandhi e da Giavara al Nero, il principale leader indiano fino a gli anni 60, aveva ottenuto importanti riconoscimenti negli anni 30. E ora si aprestava a vedere realizzate le promesse di autonomia fatte dagli inglesi durante la guerra. Le trattative cominciano subito dopo il conflitto. Il problema principale è quello legato ai contrasti tra la comunità induista e quella musulmana. Gandhi vorrebbe un grande stato unitario e laico, dove entrambe le comunità possano convivere pacificamente, ma alla fine prevale un'altra soluzione che prevede la nascita di due stati. Così nel 1947 nascono l'Unione Indiana, maggioranza induista e il Pakistan, uno stato musulmano, diviso in due parti, una hovest, che è l'attuale Pakistan e una est, che a partire dal 1971, diventerà l'attuale Bangladesh. Curtroppo le tensioni tra i due musulmani non cessano. La situazione c'è la contesa del Kashmir, una regione assegnata all'India, ma con una popolazione a maggioranza musulmana, che sarà a lungo teatro di vere i propri guerri tra India e Pakistan. Delhi, pareva coronato il sogno di Gandhi, quando al alzarsi di una pandiera con la mezza Luna, assistevano in momentanea con Corbia in Dupemusulman. L'indipendenza dell'India deve far convivere due popoli naturalmente hostili, solo la scendente di ripone di Gandhi poteneva le necessarie treve. Durante un tumulto di piazza vedete di un trucco aduto, il Mahatma ucciso a ripotelato. Eccolo sul nettto del suo ultimo di Jullo. Tutti promettevano di pacificarsi se la postono della non violenza rinunciava a morire. Raccolte nell'urna ripuane le sue generista no una per essere disperse alla confuenza dei prefiuni sacri del video. In questi anni il processo di decolonizzazione si estende anche al sud e estasiatico, come dall'Ità simili a quelle cinesi, ovvero con uno scontro tra i movimenti in azionalisti e quelli comunisti. Nella maggior parte dei casi, come in Birmania e in Malaysia, sono in azionalisti ad affermarsi. Espezzo questo coincide anche con una dura repressione dei comunisti, l'esempio più ecla tante è quello dell'Indonesia. Dove negli anni 60 ci sarà un vero e proprio terminio degli scritti al partito comunista in Donesiano. In altri casi sono invece i comunisti a imporsi, come nel processo di indipendenza dell'Indocina Francese, dove il movimento per l'indipendenza è guidato dai comunisti di Ocemin, dopo una dura guerra. I francesi sono costreti all'ascere tutta la regione e il Vietnam viene diviso in due parti. Il Vietnam del Nord, comunista e filosovietico e il Vietnam del sud, filo occidentale, anche in un'altra aree aziatica, il medio-oriente, i postomi della Seconda Guerra Mondiale accelerano un processo di decolonizzazione che già era stato avviato prima del conflitto. Alla fine della guerra e negli anni successivi, praticamente tutta la area medio-orientale è stata decolonizzata. Chi prima chi dopo raggiunge l'indipendenza. Tras Giordania, Siria, Libano, Iraq, Arabia Saudita, Yemen, Paesi con forte affinità tra loro e che insieme alle gittro formano subito una lega, la lega degli stati arabi. Malaria medio-orientale non sembra destinata a vivere anni di pace, anche perché parallellamente accelera un altro processo, la formazione di uno stato ebraico in Palestine. Un primo nucleo di Ebrei si era già stabilito in Palestine dopo la prima guerra mondiale, cercando di creare soprattutto delle piccole comunità agricole, debti e chi-butz. Ma ora molti altri Ebrei sono emigrati durante la Seconda Guerra Mondiale, fuggendo dallo terminio nazista e, dopo gli aurori della Shoah, diventa sempre più impellente la creazione di uno stato per gli Ebrei. Una creazione che viene anche sostenuta dagli stati uniti, di fronte alle tensioni crescenti tra Ebrei e Arabi, la Gran Bretagna decide di ritirarsi dalla zona, lasciando il compito di dirimere la questione all'ONU, che propone un piano di divisione della Palestine in 2 stati. Un ebraico e un'arbo. Le Arabi rifiuta nel piano proposto dall'ONU e allo stesso tempo nel 1948, quando le trupe inglesi lasciano l'area, gli Ebrei proclamano la nascita dello stato di Israel. L'effetto immediato è l'attacco contro Israel e da parte degli stati arabi. Scopia così la prima guerra arabo israeliana. Una guerra vinta da Israel, ma che purtroppo sarà la prima delle tante che si combatteranno in quei territori, fino ai giorni nostri. Un caso a parte è costituito dallo stato che si trova al confine tra Africa settentrionale e in medio oriente, legito. Legito è un regno ed è già formalmente indipendente dal 1922. La monarchia però non gode di particolare prestigio tra la popolazione, anche perché è ancora molto legata gli inglesi. Per questo nel 1952 un gruppo di ufficiali dell'esercito mette in atto un colpo di stato. Legito diventa una repubblica. E nel 1954 prende il potere uno di questi ufficiali, Gamala del Naser. Il governo di Naser è autoritario, ma la sua politica economica è di stampo socialista. Vengono ad esempio ridistribuita le terre e vengono nazionalizzate molte attività economiche. Nel 1956 Naser decite di nazionalizzare anche la compagnia del canale di Suets, una compagnia controllata dai francesi e degli inglesi. E gli effetti di questa mossa non si fanno attendere. Il controllo del canale di Suets è infatti considerato fortemente strategico per il commercio, visto che collega il Marme di Terraneo con lo Céano in Diano. Le tancisi e francesi non possono accettarne la nazionalizzazione e decidono di attaccare legitto con l'appoggio dell'ostato di israeli. Le truppe israeliane occupano il Sinai e le truppe angolo francesi occupano il canale di Suets. Ma i tempi sono cambiati. E gli europei non possono più spadroneggiare come un tempo. Gli Stati Uniti prendono le distanze dall'attacco. Mentre l'unione sovietica lancia un duro ultimatum, costeringendo gli invasori eriterarsi. [Musica] La vittoria di Naser riesce a tra i Paesi già indipendenti, tra quelli che ancora devono raggiungere l'indipendenza. Legitto assume un ruolo di guida tra i Paesi arabi, e in un caso Naser diventa anche uno dei principali fautori del movimento dei Paesi non allineati. La mescolanza di pan arabismo, ovvero l'unione tra i papoli arabi, di autoritarismo militare, di populismo, di socialismo. e dio posizioni alle ingerenze occidentali, prende il nome di "nasserismo" e riesce ad avere una forte influenza nel medio oriente nell'Africa settentrionale, inspirando ulteriori trasformazioni politiche. Ad esempio, la caduta della monarchia in Iraq nel 1958 e, anni dopo nel 1969, il colpo di stato del colonnello Muhammad-Marghe-Dafi in Libia. Ma questi non sono gli unici eventi che riguardano l'Africa. A partire dal Nord Africa, anche conosciuto come Magreb, tutto il continente in questi anni in bocca la strada dell'indipendenza e della decolonizzazione. Il Magreb, finita la seconda guerra mondiale, è costituito principalmente da colonia francesi, come Tunisia, Amaro, Koy, Algeria, la Francia a differenza della Gran Bretagna, oppone una più strano a resistenza all'indipendenza delle sue colonie, un'opposizione che ha risvolti drammatici, soprattutto in Algeria, dove vivono più di un milione di francesi. La lotta per l'indipendenza in Algeria diventa un vero e proprio conflitto armato tra il movimento nazionalista Algerino, il fronte di liberazione nazionale e gli occupanti francesi. Lo scontro dura dal 1954 al 1962 e raggiunge il suo apice nella battaglia di Algeria, caratterizzata da mesi di guerrilla duramente repressa dall'esercito francese. La guerra tra francesi e le forze di liberazione Algerine aggravi di percussione interne anche in Francia e alla fine nel 1962, dopo lunghe trattative, la Francia e fronte di liberazione nazionale trovano un accordo, anche l'Algeria diventa uno stato indipendente. Ma è buona, ma. Ma cosa è? Con dannarli alla miseria. Sì, io mi ricordo, raggiando. E' primi quindici anni dopo la seconda guerra mondiale, quasi tutta l'Africa ottiene l'indipendenza. Non solo il nord a Arabo, ma anche la cosiddetta africa sub-Sahariana che si trova appunto sotto il Sara. Tra questi nel 1957 è il Ghana, un ex colonia britannica, il primo ottenere l'indipendenza. E viene seguito a Strittogiro da tanti altri stati come la guinella, la Nigeria, l'Ozzaire, il Senegal, la Somalia. Nel 1960 nascono a direttura 17 nuovi stati e per questo lo si ricorda come l'anno dell'Africa. Molti paesi raggiungono l'indipendenza senza particolari tensioni, visto che le potenze europee hanno tutto l'interesse a mantenere buoni i rapporti con lexcoloni, spesso ricche di materie prime di occasioni commerciali. In altri casi invece, soprattutto nei paesi in cui c'è una forte presenza di coloni bianchi, abituati a giocare un ruolo di egemonia nelle rispettive società, l'indipendenza arriva solo dopo anni di lotte violente, come nel caso del Kenya e dello Zimbabwe, ex-colonia e inglesi. Una situazione simile c'è in Sud Africa, all'epoca Unione Sudafricana, dove viene intensificato la partite, ovvero la rigida separazione tra la popolazione bianca e la popolazione nera che coincide con una pesante discriminazione verso i neri. Il regime di partite alla fine durerà a fine guadrino agli anni '90 e si intener romperà di fatto solo con l'elezione del Nero Nelson Mandela, come Presidente. [Musica] La veloce dell'economizzazione dell'Africa purtroppo non coincide con la stabilità e la pace. Gli anni successivi sono caratterizzati da tensioni, durissime guerre civili, forte in stabilità politica, quali sono le ragioni. Innanzitutto il fatto che tutti i paesi africani, dopo un lungo periodo di sfruttamento coloniale, sono molto deboli economicamente e dopo l'indipendenza si afferma un nuovo colonialismo di tipo economico, che rende gli stati africani estrettamente dipendenti dagli aiuti economici dei paesi industrializzati, aiuti che naturalmente non sono disinteressati e che influenzano molto anche le scelte e la stabilità politica del continente. Lo sviluppo economico dei paesi africani poi è molto rallentato dagli stessi accordi commerciali e dalle condizioni di sfruttamento delle materia prime. Sono accordi decisamente vantaggosi per i paesi industrializzati e molto meno per i paesi africani. A questa debolezza economica si aggiungono i frequenti edrammatici conflitti interni alle nazioni che per larga parte derivano dalla spartizione geografica del continente, avvenuta tra l'800 e il 900. Se ricordate nella spartizione delle colonie, gli accordi tra le potenze europee erano stati fortemente improntati al pragmatismo e non avevano tenuto conto delle differenze tribali, delle differenze di etnia e di religione. I confini del continente lo potete osservare ancora oggi, se guardate una cartina geopolitica dell'Africa, sembrano tracciati con il righello. Nel processo di indipendenza quei confini raramente vengono messi in discussione, per cui molti paesi si ritrovano con un enorme heterogeneità tribale e etnica e religiosa al proprio interno. Anche i modelli politici e organizzativi europei sono difficilmente applicabili al contesto africano e di fatto, in molte regioni le popolazioni autoctone hanno conosciuto durante la colonizzazione solo il lato più oppressivo e violento della politica europea. Questo porta in poco tempo all'affermazione di regimi militari, autoritari e repressivi. Del tutto diversa invece la situazione dell'America Meridionale, il continente che per primo era riuscito a completare la decolonizzazione già nel 800. Nel secondo dopoguerra, benghe i diversi paesi latinoamericani siano indipendenti, aumenta in modo significativo l' influenza degli stati uniti sul continente. In molti casi per interessi principalmente economici, gli stati uniti appoggiano i governi retti dai grandi proprietari terrieri e rallentano molto lo stesso sviluppo sociale e politico dei singoli paesi. Oltre che per motivi economici, gli stati uniti sono poi impegnati nell'area sudamericana per evitare che possano scoppiare rivoluzioni comuniste a due passi da casa. Dopo la seconda guerra mondiale durante la guerra fredda, condizionano molto la politica sudamericana, tenendola sotto controllo da un punto di vista economico ma anche vincolandola da un punto di vista politico, risultato che ottengono supportando di volta in volta nei diversi paesi le facioni politiche più filo americane. Il po' sempre è il po' sempre il po' di un punto di vista politico. Alla gran pa' salve il po' di uno, è il fatto che non per un pa' per uno, è il fatto che non per uno. Il po' di un pa' per uno, è il fatto che non per un pa' per uno, è il fatto che non per un pa' per uno. E' realtà durante la seconda guerra mondiale, i paesi sudamericani hanno avuto l'occasione per svilupparsi anche dal punto di vista industriale, approfittando della ridotta capacità produttiva dei paesi in guerra. Lo sviluppo industriale porta ora alla crescita della classe operaria e del cetomedio nelle città, una crescita che mente fortemente in discussione la classe dirigente al potere tradizionalmente legata ai grandi proprietari terrieri, mentre favorisce l'affermarsi del populismo, quella combinazione di autoritarismo, nazionalismo e riformismo sociale, già sperimentata dal Governo in Brasile di Gettullio Vargas tra il 1930 e 1945. Infatti, così avviene anche in Argentina, nel 1946, con il regime di Juan Domingo Peron, che darà vita al cosiddetto peronismo, una politica caratterizzata da una forte partecipazione dello stato all'economia, da una legislazione sociale attenta ai lavoratori, ma lo stesso tempo caratterizzata anche da un governo di tipo autoritario, molto duro contro gli oppositori politici, che limita fortemente la libertà di espressione e che propone il culto del capo, in questo caso peronio. Sì in Brasile che in Argentina, l'esperienza populista succede. la seconda guerra mondiale si concluderà brutalmente con colpi di stato militari e con l'affermarsi di regimi di destra fortemente repressivi e autoritari e non saranno agli unici colpi di stato militari in Sudamérica. Anzi, tra gli anni '50 e gli anni '60, altri ne seguiranno in Venezuella, in Colombia, in Paraguay, in Bolivia. Nonostante la grande massa di lavoratori, le forze di sinistra fatica no ai mergersi nel centro e nel Sudamérica con una clamorosa eccezione, quella di Cuba, da anni a Cuba governava come dittatore Fulchensio Batista, nel 1959 la dittatura viene rovexata da Fidel Castro, il leader di un movimento rivoluzionario che già da qualche anno era impegnato in un movimento di guerrilla contro i regime. "Trucchi ha sido vittima, vela busso, la maldata e il crimen. Trucchi ha sufrido in carne propria la injusticia, la miseria, il robo de todos tus verescios, escucia este llamado vibrante, revoluzion, revoluzion." In poco tempo la politica cubana abbraccia una politica comunista, entrando in contrasto con i vicini stati uniti inti moriti dalla presenza comunista qualche centinaio di chilometri dalle proprie coste. Al contrario, l'unione sovietica è molto interessata da avere un alleato da quelle parti, e in questi anni diventa il principale partner commerciale di Cuba. Cuba rimarrà per decenni una grande spina nel fianco per gli stati uniti, e soprattutto sarà il modello e la fonte di inspirazione per tutti i movimenti e di revoluzionari che ci saranno in tutto il sud america negli anni successivi. "Maturadio" è un progetto di podcast didattici per la maturità promosso dal ministero dell'istruzione con la collaborazione della Treccani e di Radio 3. I deazione di Cristian Raimo, supervisione di Federica Barozzi per Radio 3. Questo podcast è stato scritto da Michelangelo pecoraro. La voce che avete ascoltato è di Valentina Carnellutti, regia di Giulia Nucci. La sigla di maturadio è di Teo Teardo. Tutti i podcast sono scaricabili sul sito radio di www.reccani.it. Miur.gov.it e Treccani.it.

Podcast Summary

Key Points:

  1. L’espressione “terzo mondo” nasce in origine per indicare i paesi non allineati né al blocco capitalista occidentale né a quello comunista sovietico, ispirandosi al “terzo stato” della Rivoluzione francese.
  2. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il processo di decolonizzazione accelera grazie al declino delle potenze europee, alla nascita dell’ONU e al principio di autodeterminazione dei popoli.
  3. Il movimento dei paesi non allineati emerge con la conferenza di Bandung (1955) e quella di Belgrado (1961), ma resta eterogeneo e non riesce a imporsi come terza via.
  4. In Asia, la Cina diventa comunista nel 1949, l’India ottiene l’indipendenza nel 1947 (con la nascita di India e Pakistan), e l’Indocina francese si divide in Vietnam del Nord e del Sud.
  5. In Medio Oriente, nasce lo Stato di Israele nel 1948, scatenando la prima guerra arabo-israeliana; l’Egitto di Nasser nazionalizza il Canale di Suez nel 1956, subendo un attacco anglo-franco-israeliano poi respinto.
  6. In Africa, la decolonizzazione procede con ritmi diversi

Summary:

Il testo esplora il significato storico e l’evoluzione del termine “terzo mondo”, nato non come classificazione di povertà, ma per descrivere i paesi che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, non si allineavano né al blocco capitalista guidato dagli Stati Uniti né a quello comunista dell’Unione Sovietica. Il sociologo francese che lo coniò si ispirò al “terzo stato” della Rivoluzione francese, sottolineando l’aspirazione di questi paesi a contare negli equilibri globali. Il movimento dei paesi non allineati, formalizzato con le conferenze di Bandung (1955) e Belgrado (1961), riunì nazioni ex coloniali, ma la loro eterogeneità politica e culturale ne limitò l’efficacia come alternativa reale.

Il processo di decolonizzazione, accelerato dal declino europeo e dalla nascita dell’ONU, portò all’indipendenza di molti stati: in Asia, la Cina divenne comunista nel 1949, l’India e il Pakistan nacquero nel 1947, e il Vietnam si divise; in Medio Oriente, la creazione di Israele nel 1948 innescò conflitti duraturi, mentre l’Egitto di Nasser sfidò l’Occidente con la nazionalizzazione del Canale di Suez. In Africa, la decolonizzazione fu più lenta e drammatica, come in Algeria, ma entro gli anni ’60 quasi tutto il continente ottenne l’indipendenza. Tuttavia, il testo sottolinea che l’indipendenza politica non eliminò le dipendenze economiche e culturali, che persistono ancora oggi.

FAQs

Oggi l'espressione 'terzo mondo' è usata in senso figurato con un'accezione negativa per indicare una parte del mondo povera, dove la vita è difficile e i servizi essenziali non sono garantiti.

L'espressione è stata inventata da un sociologo francese, ricalcata su 'terzo stato' della Rivoluzione francese, per indicare i paesi che non appartenevano né al blocco capitalista americano né a quello comunista sovietico, ma che volevano contare negli equilibri mondiali.

È un movimento nato dopo la seconda guerra mondiale tra i paesi decolonizzati, che non volevano schierarsi né con gli Stati Uniti né con l'Unione Sovietica, ribadendo valori come libertà, uguaglianza e condanna del colonialismo.

Perché la maggior parte dei paesi non allineati erano poveri, arretrati e sottosviluppati industrialmente, una condizione legata allo sfruttamento coloniale che aveva avvantaggiato i paesi occidentali.

Il crollo dell'egemonia europea, l'ascesa di Stati Uniti e Unione Sovietica, e la creazione dell'ONU che ha ribadito con forza il principio di autodeterminazione dei popoli.

Nel 1947, dopo trattative con la Gran Bretagna, l'India è diventata indipendente, ma è stata divisa in due stati: l'Unione Indiana a maggioranza induista e il Pakistan musulmano, a causa dei contrasti tra le comunità.

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