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EP. 11 - Le parole della storia: Guerra

69m 37s

EP. 11 - Le parole della storia: Guerra

Il prof. Luciano Canfora approfondisce la parola ‘Guerra’ all’interno del ciclo di incontri dal titolo “Le parole della storia” ideato e organizzato dagli Editori Laterza a Bari.

Transcription

7432 Words, 45920 Characters

State ascoltando le parole della storia. Un podcast degli editori in a terza con Luciano Canfora. Questo episodio è dedicato alla parola guerra. Il vecchio frammento di un pensatore definito oscuro era clito oscuro scotino. I frammenti sono la delizia e l'oppio dei filologi, l'oppio dei filologi, perché proclamano di non credere che siano isolati come pensiero, però poi li trattano come un pensiero isolato, il che, da punto di vista del concetto del contenuto, è uno sbaglio. Se non sarebbe conosce di tutto quello che stai torno. I filologi hanno tanti difetti, questo il più inocente di tutti. No, era clito, comunque, in un frammento, il numero 53 della raccolta più usata, dice famosissimo adaggio. La guerra, bolemosse, maschil, ingrecco, padre di tutte le cose e le citazioni correnti si fermano lì. Quello che segue molto interessante, è mio avviso perché aiuta a capire quale può essere il contesto che non abbiamo più. E ciò lui dice, perché l'avo erra rende alcuni dei, lì rende dei, altri lì rende liberi, altri lì rende stiavi. Quindi c'è già un quadro concreto di che cosa, nel mente di un uomo che Greco d'Asia, quindi ha cavallo tra due mondi, la grande imperopersiano, le città Greche, F. S. Ponto strategico. Ho cercato talvolta di darmi una spiegazione perché dice questo, cadendo quindi nella trapola di interpretare il frammento, pur sapendo che è un frammento, ma ben, però una ginastica legittima. Direi che la sua esperienza di vita non c'è nota anche se di oggi nella erzio ha raccontato qualche anedoto sulla sua vita, però è l'esperienza concreta che deve averlo in notto a cogliere un elemento strutturale della guerra al tempo suo. E lo strumento principale per arruolare schiavi. E quindi la società archaica, soprattutto quella gravitante intorno a le città Greche ha fatto della guerra lo strumento principale per far funzionare l'economia e quindi gli schiavi come basamento enorme numericamente steso di un sistema di cui conosciamo meglio il vertice, cioè il mondo dei liberi che producono pensieri, opera scritte, talvolta in mortali, eccetera. La guerra è lo strumento che crea divide liberi da schiavi. Quindi quando si parla dei modi di produzione, le epoche storiche si possono classificare in base ai modi di produzione, per quel che riguarda l'antichità greco romana e l'enistica, più ampliamente mediterranea, si dice "modo di produzione schiavistico si fondato sul lavoro di persone juridicamente dipendenti da altre persone senza diritti propriamentedetti, si dovrebbe dire metodiproduzione bellico, perché è la guerra lo strumento che determina il alimenta, il funzionamento". E quindi dentro questa constatazione, molto storia, c'è un secondo tempo, diciamo così, e cioè la continuità di questo meccanismo, l'idea che sia strutturale non è temporaneo. Quando si pensa quel mondo si deve entrare nell'ordinità, che non è un caso che gli autori che ci non raccontano parli essenzialmente di guerra, perché è l'attività principale per far funzionare in maniera brutale questo tipo di società conflituale. Ecco perché vecchio raccato l'aveva intuito una verità, cioè che quello era il veicolo principale. E allora se scendiamo poi nel caso specifico che meglio conosciamo, della storia degli stati greci e del rapporto di questi stati con il resto del Mediterraneo nel quinto secolo, nel quarto secolo avanti Cristo, e nel terzo la cosa diventa ancora più minacciosa se si pensa che il secolo in cui la repubblica romana cominci a guardare il resto del Mediterraneo per puntare a dominarlo. Se si segue la vicenda storica di questo ambito cronologico, in quell'ambito geografico, in realtà il conflitto è permanente. Ecco perché è anche abbastanza arbitrario sabilire che una guerra comincia in un momento e finisce in un altro. Cominci a molto prima e non finisce certamente se non molto dopo, ma diventando la premessa per un'altra guerra. Questo pistolotto, che ma vagamente moralistico che ho fatto, ha un risvolto pratico, cioè una è la periodizzazione delle vicende che sono più o meno occupentate. Si deve, a mio avviso, evitare l'errore di immaginare che i pisodi di questo genere abbiano un inizio una fine. Perché sono parte di un continuo, di una ininterrotta attività che si acquisce ristagna di cominci, che tiene conto di condizioni geopoliti che la tene ha una sua caratteristica, demografica, geografica, economica, che produce, potremmo dire, l'esito imperiale e anche quando questo impero si disfapo i ricomince, risorge, si riforma. Per le condizioni appunto che determinano questo risultato, nonostante ci siano momenti di tracollo verticale che vengono additati come conclusione di un certo periodo o di una certa vicenda. In questione lo diciamo giusto per essere chiari, viene periodizzata 431 avanti Cristo, 414. Quindi sulla copertina in questo libro apparentemente c'è un errore perché ci sono due dati con le diverse, cioè ho salto mettere delle dati, ma io stesso so benissimo che sono provvisori anche se, ben prima del 431 e ben dopo e quindi deve considerare che anche degli storici vicinissimi ai fatti, ma la generazione successiva di Tuscidide di Senofonte hanno additato in un avvenimento di estremo rilevo dell'anno 394, quindi 10 anni dopo la cosiddetta di Atene il punto terminale di quella vicenda, che però ricomincia ancora ben oltre, però scegliere delle dati diverse da quelle tradizionali, è uno stimolo a suggerire all'ettore una di anniosi quella della continuità del fenomeno. Potremmo dire, se il fossimo autcelebrativi, che noi siamo molto diversi, questi antichi, guerra fondai per noi non è così. Io tendo ormai a pensare che non sia vero che per noi non è così, si può indagare su aspetti cruciali di solito la vio delle operazioni belliche, per scoprire che il punto di inizio è il più grande dei punti interrogativi rispetto a una vicenda bellica. Poi arriveremo anche al tempo nostro, anche se l'attentazione di arrivarsi subito il forte, mi astero però lo farlo. E quindi mi sofferma ancora su un elemento premettendo che le nostre conoscenze sono ovviamente limitate dal fatto che la tradizione superstite è una parte modesta di un intero TQ, che non ne abbiamo più. Anche se non dobbiamo immaginare un profluvio di opera storiografiche intorno a questi avvenimenti, siamo un po' viziati dalla prospettiva modernistica per cui di un avvenimento del secolo passato o addirittura del secolo ancora precedente o ancora di sottesimo secolo. E al centro di una narrazione storica molt teplice, la documentazione vastissima per cui c'è da scegliere e poi magari tentare un racconto. Il mondo di cui stiamo parlando archaico e la situazione completamente riversa sia per le grandi perdite, sia perché un'attività costante di racconto non è immaginabile. Bentre invece è quello che davvero sia perso e ma questo è solo in minima parte rimediato dall'archeologia è la documentazione scritta epigrafica, la città antica, diceva lui Robert, è una città parlante, nel senso che i muri sono coperti di epigrafiche contengono decreti, leggi, testi che è necessario il pubblico, con osca anche se non è alfabetizzato, se lo fa leggere, quindi la città parlante e siccome le distruttioni sono state enormi, passati millenni, quella documentazione ci è arrivata per frustruri, anche se è abbondante, in certo senso tanto da creare una disciplina academica, però questo non basta, certamente è una limitazione forte. Nella fatti specie siamo ancora meno fortunati che per altri vicende. Il vecchio, diciamo simpatico, ai suoi estimatori polibio di megalopoli, siamo parlando di un uomo che, secondo secolo avanti Cristo, è stato prima nemico dei romani poi loro ammiratore, oltre che ostaggio, non si può dire prisionero, si è messo a raccontare con entusiasmo, ammirativo, le guerre di Roma contra un cartagine, quindi a cominciare dal 261 avanti Cristo fino alla fine, potremmo dire provisori anche in quel caso, però agli additi del fatto che intorno a quella vicenda lunghissima e decisiva per il Mediterraneo occidentale, ci sono storografia romana, storografia punica, perdente, ma aveva le sue idee su l'origine del conflitto, le responsabilità, eccetera. Per il caso invece della guerra trasparte a tenere, qualsiasi del 5 secolo avanti Cristo, in sostanza noi siamo alle prese con una voce quasi solitaria, anche se autoregole, e estremamente critica, mai di carattere, esaltatorio, menche meno farsioso, e cioè questo uomo proprietario di minire grande conosciatore del terreno, ricchissimo, che si chiamava a tuci di cui antenati non erano a tenesi, il quale ha dedicato ha intuito molto presto che stava per esprover un conflitto di proporzione enorme e si è dedicato alla annotazione costante in vista di un racconto, con l'idea, tanto la posizione privilegiata di uno che è come osservatore delle vicende molto in alto, con grande disponibilità. Io credo veramente di informatori, cioè di persone addette a portarli le informazioni, oltre alla sua persona alle ricerca, ed è andato avanti per almeno 30 anni forse più in questa scrittura, ma non è l'unica possibilità che c'è stata di informarsi su quelle vicende, per cui mi viene ogni tanto di fare un paragono po' grosolano, ma credo abbastanza eloquente, che cioè se noi per la storia della seconda guerra mondiale di cui tra un po' parleremo, avessimo soltanto i 12 volumi molto ben scritti, in italiano tradotti molto presto da modatori di storia della seconda guerra mondiale di Winston Churchill, avremmo un'immagine assolutamente deformata, perché sappiamo tanto altro da altri autori, da altri fonti, da altri testimoni, e quindi è uno dei possibili autori, anzi un'inevitabile autore da consultare sapendo che è una delle voci, quindi se avessimo solo lui saremmo un po' nella condizione in cui ci troviamo con la storia del tardo quinto secolo, no, abbiamo questo grande torso in modernamente su divisi 8 libri, quindi racconto molto lungo, ma uno seteleo, come dice la leonesa, quando fu rinproverata, mentre i conigli fanno saccudifili, fanno figlio solo, e rispose uno, ma leone, non seteleo, e quindi in caso i tuci gli dice, abbiamo uno seteleo, fa bene. Non del tutto, questo lo dico per nostra consolazione, poi abbandoniamo la tematica, chi si racconta questi fattiche, però non è inutile. Quando la guerra era finita, probabilmente nasce un altro personaggio, anche lui un greco d'asia, come era erodato, che si amava eforo, non abbiamo lo soppere, però abbiamo un eccellente riassunto di quello che lui aveva scritto, accure di un bravo siciliano, molto accurato, autore di una biblioteca storica, di cui per fortuna abbiamo circa la metà. Ho molto honesto, che ogni volta li racconta fatti particolarmente rilevanti di quel periodo, dice questo, lo dici eforo, quindi noi abbiamo in diretta, ma molto ravvicinata, conoscenza di vero. Per esempio, sulla tematica, la quale ora ci avviciniamo perché scoppio questa guerra? La pensa in modo completamente diverso, e qui entriamo nella questione, come ci si orienta, quando ci si domanda, la causa. Una frammento che volevo leggervi, ma poi ci torniamo che sempre mi colpisce quando lo ritrovo, anche nelle conoscenze non dico profondite, ma correnti. Tutti sappiamo che il 21 giugno del 1941, a sorpresa, diciamo all'improvviso, la Vermacht attaca l'unione sovietica, operazione Barbarossa, si può discutere ne parleremo tra un po'. Il frammento documentario che volevo sottoporvi, il ministro degli esteri, fond ribbon troppo. Nella notte fa il 21 il 22 giugno del 1941 convoca l'ambasciatore sovietico Berlino e gli dice, il fiorer ha impartito alle forze armate tedesche, l'ordine di opporsi alla minaccia rossa con tutti i mezzi possibili. Potrebbe essere un capovolgimento maornale della situazione concreta di po' che ore neanche tante prima dell'attacco a sorpresa. C'è poi tutta una letteratura in proposito, ma non voglio di vavere. Però, dietro questa frase, a noi sembra paradossale, ci sono molti elementi di conoscenza che possono arricchirla e renderla meno paradossale di quanto appaglia. Ciudo subito questa parentesi modernistica per tornare indietro e al nostro bene amato storico grande capitalista si direbbe oggi, tu cidi del figlio di olor, nome traccio, quindi traccio perché lui posereva beni in mensi, a un certo punto dice di se stesso che poteva arrollare truppe da quelle parti. C'era talmente potente, influente che poteva arrollare truppe di mercenari di traci, traci, combattenti terribili. lui stesso lo racconta, hanno fatto strage in una scuola, ammazzando bambini e certe come fane taniau ogni tanto. Perché la feroccia dei traci era memorabile e lui poteva arrollare truppe, aveva queste risorse economiche, cospirque, possedeva una miniera di cui parla anche il poeta d'un crezio, suonere una tura, quando dice che vengono e fluvi tremendi da quella minera, ecco questo omno dedicato almeno un ottavo dell'intero, un libro intero, il primo, alla ricerca delle cause. Peraltro era inetà di ragione e ben più che inetà di ragione quando la guerra è ai primordi e ai primi avvisaglie. lui dice che se messo a scrivere alle prime avvisaglie, le prime avvisaglie non sono 431, sono già vari anni prima. Però poi rapidamente nel tentativo di raccontare come si è scivolati nel conflitto, a retra sempre più all'indietro fino a risalire ad un momento che diventa nel economia di quel libro il vero punto di inizio del conflitto, che è la nascita dell'impero a teniese, 450 anni prima e lo spiega in maniera molto chiara, dicendo ben due volte, ma in una volta lo dice molto chiara, al capitolo 88, nel libro primo che quando sparta che esita molto a embarcarsi in un conflitto, perché capisce un conflitto lungo, quando sparta decide, andiamo in guerra. Non lo fa, perché gli alleati hanno detto tutte le soprafazioni subite da parte a teniese il blocco commerciale sulla città di Megara, quindi la parali si diciamo del commercio corinzio che è un danno enorme, la sedio di raccita di potidea, no, dice in questo capitoletto molto breve, decisano perché si erano convinti che ha ormai la crescita della forza militare a teniese rattale per risultare intolerabile, e quindi po' le emettea e inai, bisognava combattere. A quel punto dice, vi racconto la crescita della potenza a teniese, perché voi capiate perché alla fine si arrivati ad un conflitto che non poteva fermarsi ad un certo punto dove vandere avanti fino al tracollo di una delle parti. E risale all'inizio, all'impero, all'impero a teniese, spero di non annoiarvi con questi salti all'indietro nel tempo, ma sumiglia tanti altri imperi venuti dopo, quindi tutto sommato instructivo. Lo dico per consolarmi nel fatto che vi inflico questo racconto, perché è una forzatura, l'impero a teniese, è una forzatura in una situazione consolidata di tutto altro tipo, che vede nella grande potenza terrestre spartana, il perno di una alleanza, detta panelleneca, che scatta che entra in funzione in rapporto al ripetesi della minaccia, del impero persiano che punta a metri piedi nei balcani e anche nella penisona greca. All'inza che viene riconosso a tutti i componenti, quando il panico, perché nel 480, serce a un esercito in menso, ero da delle cifre poco credibili, ma comunque rendono bene l'idea. Preci, appunto dal panico, mandano una delegazione, spartane e teniesi, altri, a Siracusa, dove c'è una grande potenza occidentale, Siracusa, si dice il tiranno, il tiranno bene. Mi parola che mi ho non amo a fatto perché carica di un moralismo sciocco, comunque una forma di potere caratteristico dell'agricità occidentale, Siracusa l'ha avuto più e più volte, con figure molto diversi in una dall'altra, e l'erone dice d'accordo, comando io, però si fa una leanza per fermare i persiani sotto la guida di Siracusa, che è una grande potenza, anche una potenza navale, cosa è che attiene non era ancora, sparta in quel momento anche per sogna. E sono gli atteniesi che dicono no, noi accettiamo soltanto la gemonia spartana, si deve fare una colizione, la devono comandare di spartani, e quindi Siracusa rimane fuori da questo conflito. Quindi la cornice è, sparta è l'ider naturale del mondo greco, frall'altro, sparta dice tu i sidi di attiuranne autos, c'è un 700 anni di storia mai visto un regime di tipo tiranico, attiuranne autos. Ha accacciato i tiranni da Tene, la famiglia di Pisistrato e i figli per su il potere per un intervento spartano, sollecitato dal fondatore della democrazia, come si usa a dire. Clistene, che è stato un buon amico di Pisistrato, che sotto il suo governo ha ricoperto l'arcontato, e quindi meriti indiscussi di sparta che non ha la tiranide, cacce i tiranni nel Città Greco, dove si pone il problema di metterli fuori combattimento. E invece, dopo le due, tre fondamentali vittori militari che inducono serse a ritirarsi, gli isolani molti delle isole, le grandi media, piccole isole, delle geo, si rivolgono ad a Tene, che per merito di Temisorle ha creato una marina militare e ha sconfitto la persa sul mare, chiedendo che a Tene si faccia capuffila di un impero. O meglio, non di un impero, di una leanza, di una siumatia, così nasce, ed è una ruptura di un equilibrio, di un equilibrio consolidatissimo. Il rispetto al quale sparta, all'atteggiamento che è un po' caratteristico, anche in tempi molto successivi, di non riconoscere ne contestare, il fatto si è prodotto, riconoscimento di questo fatto rima molto tardi, riverà in pratica addirittura con la pace di nice del 421. La forzatura consiste nel fatto che teoricamente la lega panelleneca doveva continuare la guerra contro il nemico di sempre il barbaro persiano. Invece, questo non è accaduto, sparta per varie ragioni si ferma, il regente spartano, che siamo a pausania, parrebbe documentate questa cosa, attenta una leanza dinastica con il gran redi persia, viene scoperto, le letteri intercettate, qui viene catturato, cruci in un tempi, ho fatto morire di fame, sono la mano leggera di spartani per la stanza nota. E comunque rinuncia, in mia definitiva, a farsi promotore sparta di un prosseccuzione del conflitto, attenne accetta di capeggiare questa leanza di alcune isole, alcune molto importanti, delle vere grandi potenze di pesse, basterebbe pensare assamo e chi, che sono due grandi potenze con una flotta, per riguardevole, per un certo tempo attuo a questo progetto che doveva essere collettivo e diventa invece un obiettivo soltanto della simmachi, della simmachia, stretta intorno ad attenne, e però dopo l'occupazione di un posto strategico nei dardanelli, come la città di Sesto, da sciacadere questo programma, affiorano alla politica, alla direzione politica, della città, altre figure, figli dei leader del tempo delle guerre persiane, non lo ho mai più noto, ovviamente pericle, figlio di un signore si amava Santippo, il conquistatore della città di Sesto, nemico giurato di Milzia, che era stato il vincitore della battagia di Maratona, 10 anni prima, il cui figlio si amava cimone, avversario e riducibile di pericle, quindi due dinastie in lotta, pericle, cervello politico, molto più abile di quello del bon cimone, rapidamente trasforma l'orientamento della politica a tenere se verso obiettivi diversi, e qui entra in scena un soggetto al quale credo si è stato giusto dare spazio, e cioè il rapporto con il grande interlocutore al di là del mare, cioè l'impero persiano. E' un caso in cui la retorica ci porta fu ristrada, ma una retorica molto forte, molto presente nelle fonti antiche, specialmente di carattere letterario, teatrale, oratorio, meno, in quelle di carattere storiografico, ci porta fu ristrada perché non fa emergere il dato vero, che cioè nonostante l'attrito determinato si dopo la rivolta glionica, nel 500 avanti Cristo in cui a tenere si è compromessa aiutando la rivolta glionica che invece viene schercelata, dopo quell'attrito molto forte, una prima una seconda volta, l'impero persiano rimane e sempre più diventa il convitato di pietra, al quale le potenze greche in lotta fanno capo per avere un aiuto l'una contro l'altra. Buon demoste, un secolo dopo, quando ormai non c'è più nel primo, la seconda impera della storia tinesi, un grande politico riflette sulla storia passata, e in un brano di una sua razione molto noto, dice il regista della politica greca e il gran re. Alza, quelli che stanno perdendo, colpisce quelli che stanno vincendo, appena li riequilibri a cambia alle anze, il grande regista. Non per essere malizioso si potremmo dire che lui stesso aveva un rapporto molto forte con l'impero persiano e non so se c'è capitato di raccontarcelo altra volta, ma era un agente persiano, si è pagato dal gran re, cosa che venne fuori quando all'essandro manio occupò dopo una marcia che fa la capitale persiana apri gli archivi, e quando siamo gli archivi succedono sacco di cose molto istruttive, e quindi si trovo il famoso libro "Paga". Ma io non soffro quando l'ego, forse per la mia simpatia, per il demostro, il può essere anche, però è nelle cose che quando ci sono grandi potenze in lotta, è evidente che le realtà politiche si orientano, in un senso nell'altro, lui invece contro i suoi adversari attenienzi pagati dal re di Macedonia, e i suoi adversari non sapevano ancora, lo scoprirono dopo che agli faccive allo stesso verso la persia. E poi alla fine regno di Macedonia che sconfiggia l'impero persiano, regno militarista, soggetto straordinario, che afiora alla storia, diciamo, della penisona greca, quando per effetto della lunghissima guerra, uso una espressione di Toi in B, si produce i suicidior della Grecia classica, cioè conflitto, lunghissimo, al termine, del quale tutti i soggetti in lotta sono, in realtà, declassati da grandi potenze, a potenze di seconda fila, inevitabilmente subordinati ad altri, e afiora un soggetto dominante nuovo che ha una sua politica, a sua modo geniale, che ha prodotto poi un cambiamento epocale, cioè la mescolanza greco-iranica, cioè l'elenismo, cioè l'allargamento del mondo, in una prospettiva di egemonia culturale greca, capace però di mescolarsi con civiltà antichissima e altrettanto rilevante come quella aeranica. Questo mi spinge, non ho messo altanto, ma insomma di osi che si occupano di cose così remote, ha percepire poi la vicinanza con vicende molto più vicinano in el tempo, mi sono permesso di fare in questo libri in un extra testo, questa prima, che sembra un fordopera, ma forse non lo è del tutto, fondato su un parallelo implicito, e cioè la grande guerra fra le due potenze principale di greca è dura un x numero di anni, che possiamo calcolare in modo variabile, in realtà è una guerra che dura con varie fasi, interruzioni, riprese per ben più dei 27 anni di cui di solito si parla, e termina provvisoriamente potremmo dire con una pace che viene chiamata la pace del re, cioè del re ripersi, 387 che sancisce leggemonia persiana su tutto il mondo greco, ed è di qualche decennio precedente, lo scontro alla fine vincente della Macedonia contro la Persia, voluto pensato, tentato da Filippo, ma ammazzato dalla moglie, e quindi non ingheti in grado di proseguire la campagna militaria contro la Persia, ma realizzato dal figlio Valessandro, che era un cavanotto, che demostre nello definisce i margite, lo disperzava malde e nemcolze, perché in realtà questo giovanouto non solo distruse tebbe un pochi giorni per far capire chi comanda, e poi attacco in profondità l'impero persiano dimostrando nella fragilità di cui nessuno osava immaginare la portata. Allora, questo scenario, una guerra lunga molto più lunga di quello che si dica abitualmente nei manuali, che porta al declassamento dei combattenti, all'apparizione, il far si avanti di una forza completamente nuova, e la storia dell'Europa del secolo ventesimo. Ciò è di una lotta di potenza, senza virtù e vizi o meglio convirtù e vizi equamente su divisi, che va ben oltre gli anni delle singole guerre la prima, 14, la seconda nel 39. Un'unica guerra dicono molti studiosi, uno di questi, se vogliamo, è un'antichista che ha avuto molti meriti, siamo a Moses Finley, il quale scrive una bella interessante introduzione a una traduzione inglese di Tussi Dide, e per far capire che l'idea tussi di idea che la guerra fu molto più lunga e unitaria al di là delle paus. Dice, l'Europa, la prima metà del secolo ventesimo, quindi un già una proposta di lettura, che lui lancia lì per incidence, della storia nostra moderna, che va in questa direzione, cioè di colliere un suicidio dell'Europa, che ha visto affrontarsi le due principali potenze coloniali, l'inviltere alla Francia, che si sono spartite il continente africano, che hanno propaggini la divisione dei quartieri di pechino, dopo la guerra dell'oppio, eccetera, e che hanno trovato un punto di incontro, non soltanto affascoda quando stava prescopere all'incidente intera d'Africa tra i due oposti colonialismi, ma hanno trovato una antagonista nel crescente imperotedesco, irresistibilmente crescente, già negli ultimi tempi di Bismarck, ma poi soprattutto negli anni di guglielmo secondo, con spinte che vanno in direzioni molt tepici, la ferrovia fino a Baghdad, quindi l'idea che il mediorente data l'alleanza poi con l'imperoturco è area, diciamo, di interesse dell'imperotedesco, ma anche l'Africa, e soprattutto la flottamilità e la frottamilità e la fruttata guerra, che per l'inviltera è di fatto una sfida, avendo l'inviltere il dominio assoluto dei mari, allora. Come se vogliamo attenerne nel Mediterraneo, perché uno delle ragioni per cui i paragoni si offrono immediatamente, va bene, cominciamo dall'anasita dell'impero, ma l'impero poi significa, ben presto, dominio commerciale su un'area bastissima, il blocco contro la città di Megara, Megara è una città del proprio nesco che guarda l'attica. La propagine di Corinto, grande potenza commerciale, si uno pensa quanti basi corinzi si trovano ancora inocidente, a profluio, perché è il segno dell'ampiezza del commercio corinzio, e Corinto è una grande potenza commerciale, soprattutto, del peloponneso. Il blocco su Megara vuol dire le merci che vengono da Megara, che vuol dire poi anche Corinto, non possono essere vendute su nessun porto controllato da attene. E di fatto vuol dire nessun porto di Mediterraneo, ferma restando cartagine, che comunque uno degli obiettivi militari di attene, come sappiamo anche da tu sciide più volte, al cb ed quando pensa la schedizione in sicile, dice poi cartagine. Quindi quelle puni che potevano cominciare molto prima, diciamo, di quando Roma si impegnata, e anche oggi oggi credo che sia uscito da poco un numero di Limes, nella rivista molto ben fatta, comunque molto interessante, il controllo degli occiani. Il controllo degli occiani latlantico, pacifico, lo occiano indiano nelle mali di chi. Tutte le flotte che dominano gli occiani sono degli stati uniti d'America, che sono una potenza e gemonica per il mare, per il fatto che dominano i mari, che vuol dire tutto il commercio, le armi. Dopodiché si possono stabilire accordi con altre potenze, concedere collaborazione, passaggi, fermo restando che comando io. In piccolo la situazione di Atene con il blocco sumegara è lo stesso. Nel 14 per l'inghilterre è impensabile che la Germania o si intaccare questa situazione accettata di fatto dalla Francia, in una intesa in cui però c'è uno che conta di più e che è l'impero britannico. Ed è per così dire la vera causa, se vogliamo usare il termine causa, per so ogni tanto mi accade di citare un piccolo libro di cui ho portato strato la copertina per ragioni di peso. Mi scuserete, ma non potevo leggerlo poi in pubblico di curato da due studiosi, è dito in Germania, qualche anno fa preso un piccolo editor e si è la cop. È curiosa, la copertina è che ci sono quattro personaggi, uno dei quali è il giovane Winston Churchill, che nel 14 era il ministro della marina, dell'ammire agliato. Il titolo è "Loro, costoro, volevano la guerra", "sì" e "voltend and click", e poi sotto titolo è come una piccola elite britannica preparava la prima guerra mondiale. E dentro i testi sono molto eloquenti, documenti, tutto quello che si può immaginare in una ricerca sempre provisoria ovviamente, ma molto instructiva. E' una lettura che capovolge la presentazione dei fatti lusuale, in cui ci sono l'attentato di Sarajevo, la volontà soprafattrice dell'impero da Austria che vuole personalmente invastire il processo all'attentatore. Quindi violare la sobranità della Serbia dove si dovrebbe celebrare il processo all'osciavorato Gavrilo che non c'esseremo mai di depreccare per quello che ci ha regalato. La guerra Serbia scoppiata comunque, anche senza Gavrilo, però l'incidente, adeguatamente valorizzato, ha creato un racconto in cui gli imperi centrali provocati da un attentato di un nazionalista isterico Serbo, hanno portato l'umanità ad un conflitto tremendo, milioni di morti, la guerra di trinceia, eccetera eccetera. E quindi buone e cattivi. E quindi i vincitori, questo è un paradoso molto grave, dal punto di vista retico, o se riedire, non soltanto infliggono alla Germania sconfitta, l'Auscia diventa un piccolo paese intorno a un'enorme capitale, quindi cessa completamente l'impero stungarico diventa un nulla da punto di vista militare, economico eccetera. Ma impongono alla Germania sconfitta che ormai repubblica tedesca, che nasce il 9 di novembre del Dicoco, appena il Kaiser scappa in Holanda, Shade Man, che è il capo dei socialisti, diventa cancelliere, e per un certo tempo c'è un governo socialista. Maggiolitario con l'alleanza di un piccolo partito massinista, come sempre dei socialisti, vi sempre si divino, e a questa repubblica neonata, e se vogliamo antitetica rispetto a leggemonismo del Kaiser, si impone che la costituente, che si di Unisha Weimar, nomini una commissione di inquiesta sulle colpe tedesche nella guerra. Comissioni in chiesta che poi ha lavorato al lungo, ha prodotto una infinità di documenti, e una fonte storica importantissima, ma è un atto di paese soprafazione, quello di riversare sullo sconfitto il dovere di raccontare perché ha provocato la guerra della quale si assume l'unica responsabilità. Quell conflitto è appunto una impostazione completamente opposta, una causa più profonda, e cioè quella che tu scidi di racconta nel capitolo che ho ricordato prima, si convincerò di spartane e fosse insoportabile la continua crescita di Atene, a quel punto la velo. La causa studiare le cause, come vedete, è un problema tutt'altro che l'ineare, perché ovviamente dentro questi vari racconti ci sono spiezioni di verità, complementari tra loro, conflituati tra loro, ma spiezioni di verità. Per questo è a Mirebole, torniamo su quell'autore a me, tutto sto familiare, cioè tu ci dite. E a Mirebole che abbia messo in chiaro, diciamo, in un racconto apparentemente caotico il primo libro, il tormento della ricerca delle cause, non si appaga delle cause che lui stesso dice "esplicite". Cerca quella che noi chiamo alla causa verissima, ma nascostissima, usa i due superlativi, un professore di epoca Augusteia, al quale dobbiamo molti libri, anche utili altri meno. Si chiamava Dionigi, era anche lui un Greco-Dasio, in Italy, Carnazzo, e siccome era con terraneo di erodoto, si sentì vengono vedere di dire "grande erodoto pessimo, tu ci dite". Quindi uno potrebbe dire un ostupino con tutto il rispetto, per di un'igio di Carnazzo, in un opuscolo monografico, lui dice "tucile". Il primo libro è assurdo "velori ordino io", quindi rimette in ordine, maniera, devo dire, piuttosto in barazzante, un racconto che invece ha un senso, e la fotografia della ricerca delle cause, per se è così labilintico. E questo è un esempio, diciamo, un piccolo laboratorio remoto nel tempo che ci dovrebbe aiutare a orientarci nel nostro presente. Avendo la cura di non pretendere la diagno si risolutiva e totale. Io ho fatto una piccola esperienzo divertente qualche tempo ad dietro, come episodio insinificante, voglio ricordare giusto per così il luminare, quanto sia il barazzante per alcuni il problema di cercare le cause dei conflitti. Una rivista, resiste una rivista credo poco di fusa, che si chiama "genosis", uno pensa di una rivista di filosofia. No, è un periodico molto lussuoso di intelligence, e diretto da un generale che ora in pensione, che ora ha anche lasciato da direzione, e che una volta mi volta scritturare, mi insegui, faccio un articolo per noi, mi riluttavo perché non era disoccupato in quel momento. Però alla fine, la tematica, le guerra in corso, eccetera, io mi applicai subito. E quindi partì da un esempio che mi pare molto istrutivo il grande storico inglese Taylor, a.j.p. Taylor. E la terza traduce subito questo libro nel '61, le origini della seconda e poi era mondiale, fece scandalo perché, con molta serietà, mi sei in campo la questione che si va bene e fiora la Germania, nazista, eccetera, versaje, cioè il trattato di pace stoltamente punitivo, ottussamente punitivo, voluto dai vincitori, la primavera mondiale, è la premessa della seconda e del revanciziono tedesco e della capacità apparentemente inspiegabile del consenso largissimo del movimento nazional socialista in Germania che approda alvertice del potere già l'inizio del '33 e poi ancora di più nell'aprile del '33. Questo libro parve una profanazione di una presentazione dei fatti a senso unico. Raccontai questo fatterello, in questo articolo, pian pianino mi avvicinai anche al vecchio tucidi, perché non posso farne a meno. E nelle ultime 4-5 righe di simbà un nostro notevolissimo pubblicista e anche se vogliamo studioso di storia, come Sergio Romano, ormai veramente molto anziano, purtroppo non scrive più sul corriere. Paio di mesi dopo l'inizio della guerra in Europa, in Ucrania, scrissi un pezzo sul corriere intitolato, perché scopiata la guerra in Ucrania e diceva, le spiegazioni possono essere molte, sta di fatto che i servizi occidentali lo sapevano già molto prima che in cominciasse. Non più di questo mi permissi di scrivere, questa tico non è mai uscito e non uscirà mai. Io non ne soffro, però è stranmentino indicativo del fatto che oggi rispetto a un conflitto che non è da leggere nell'ibili storia, ma vivente purtroppo. E a siteme addirittura tra breve di la gante, abbiamo avuto un fenomeno di lei unico, i nostri giornali non almeno alcuni. Non ne hanno dato conto il maniera honesta, cioè è impensabile che un presidente di una grande potenza che tra 59 giorni diventa un privato cittadino, possa prendere una decisione che può portare il mondo la guerra mondiale. In piccolo uno potrebbe dire, ma in qualunque paese appena civile si fanno delle elezioni. Certo, è difficile che il giorno dopo ci sia un governo in carica, pronto con tutti i ministri, ma il governo che c'era prima si dice "Fa l'ordinaria ministrazione". In attesa del passaggio di mano e l'abbici della convivenza. Questa colpo di testa di una estrema gravità non abbia conseguenze drammatiche, perché 59 giorni sono tantissimi, sono un'enorità, perché abbia voglia di non mollare la preda o di lasciare una eredità allucinante. Quindi capisco che questo periodico, con la libertà di stampa tipica dei nostri paesi, è viadeci sui meglio non pubblicari. Però alcune di quelle considerazioni secondo me possono servirci sia per riprendere la riflessione più ovvia che abbiamo già direi assaporato. E cioè le guerre antiche, non abbiamo parlato delle guerre puniche per amor di patria, ma indubiamente sarebbe un campo terminato per riflessioni molto utili. In quel caso, c'è anche qualche documento, il famoso primo trattato tra cartagi in eroma risale all'anno in cui nasce la repubblica a Roma. Il 508 avanti Cristo, quindi, e polibio, faticosamente, lui dice, un latino incomprensibile, mi sono fatta aiutare a tradurno e ci da il testo in greco di questo primo trattato. Questa guerra che viene da lontano, che poi è durata tantissimo, che ha portato a una tragedia umana spaventosa, che fu poi la distruzione elecidio. Potremmo pure dire il genocidio, tanto si formarsi può fare del mondo punico. Abbiamo come dire visitato in maniera cursoria a questi episodi, e abbiamo però grazie a quella divertente vicenda di Gnosis, e ho toccato un tema molto più delicato, che te lo rebbe il merito di affrontare in maniera non conformistica e molto seria, tra lui era politicamente molto vicino ai laburisti, non era neanche chi sa quale truce conservatore, e un libro che secondo me meriterebbe di tornare un circolazione, nonostante sia ormai vecchio di 60 e passane per l'importanza storiografica che ha avuto. E allora a questo proposito credo che non sia del tutto inutile, su questo forse dovremo alla fine rendercinare la vostra pazienza eroica giustamente richiede bontà da animo da parte mia. Cioè riprendere in mano la documentazione fittissima dell'agosto 1939. Ci sono varie letture possibili. C'è della pubblicistica di parte tedesca tra l'Oltre in Italia, io ho trascellato qualcosina, ma c'è molto altro, ma non potevo così di un frigio eruitanto. C'è un libro di un signore che si amava roggie, che è un funzionario del ministro degli esteri tedesco, che in Italia viene tradotto e pubblicato da Garzanti e curioso la data il 3 giugno del 41, e quindi qualche giorno prima del 21 giugno quando c'è Barbarossa. Per l'Italia ero un momento un po' strano perché un solini fu preso di sorpresa dal patto russo tedesco del 23 agosto 39. Manifesto tramite i canali ovvi diplomatici, ambasciati, etc., di sappunto ti non è sentato nemmeno informato, che dimostrava la sua descrizione rispetto alla Germania. Colpo di Cena, su cui si è scritto tantissimo, Taylor, in quella bellissima introduzione al volume le origine preso dell'Oltre, indice, ma i sovietici non avevano nessun'altra scelta, era l'unica scelta possibile per loro. Gli angolo Francesi li prendevano in giro, fingevano di voler una leazza, ma non la volevano. I terrestri sarebbe scatenato a Est, cioè contro la Polonia e la nostra, e quindi quello era l'unico modo di tenersi fuori dalla guerra. Questo dice Taylor, ma lo dice anche cerci in realtà nel primo volume dei 12 sulla guerra mondiale che è intitolato da guerra a guerra, è molto tussi di dio. Cioè anche qualche annusione testuale, piuttosto perché è un uomo di grande cultura classica naturalmente, come ovvio nelle scuole all'epoca, anche goebbelsicità, tussidi di varie molte né sui diarie, perché faceva parte dell'instituzio. Anche cerci il dice noi abbiamo sbagliato, dovevamo fare il patto a tre, in gira francia russia, la guerra probabilmente non sarebbe scopiata. Perciò lui dice la guerra inutile, la guerra inutile vuol dire stato un disastro, ma si poteva evitare questa è la sua di anni o sinna apertura del primo volume della storia. Ma quel patto è ben certamente un effetto traumatico nel movimento antifasciste europeo, fu un fulmina c'erzereno, per dire gli antifascisti italiani si diviserò comunisti considerati agenti del patto Molotofri, la qualizione, la largissima socialisti, batti giustizie libertà, anche alcune formazioni anarchi, una divisione verticale, traumatica, i comunisti italiani in difficoltà enorme, perché esuli in Francia, cacciati dal loro paese e additati come sudditi di un patto con il peggiore versario, cioè con il fiorer. E se la videro brutta è stato rintracciato un articolo pubblicato sulla voce degli italiani, che è il giornale facemeli con un isti in Francia di Vittorio, di Giuseppe di Vittorio, e un breve comunicato di firmato a hercoli, quindi di togliati, in cui si dice "patto c'è, ma noi continuiamo la lotta contra il fascismo", cosa che, ovviamente, strideva con il clima di accordo così forte e anche se vogliamo brutale nelle conseguenze come era stato il patto del '39. Solo che il contorno di quella vicenda è molto inquietante, perché poi il decuo per cui l'accordo a tre, come dice Cersi, non si fece, era che i russi dicevano pronti a questa alleanza, ma se dobbiamo arginare la Germania e dobbiamo avere il diritto di attraversare la polonia. La geografia è una stanza oggettiva, il governo Polacco, che era molto filo tedesco, quasi fascisteggiante, oppose un rifiuto totale a queste ipotesi. Venti il terro e la Francia danno alla polonia la caranzia, perché in fiora il stacchiedendo che Danzica possa essere ricongunta al Reich attraverso il corridoio di Danzica per l'appunto, punto di rottura è che nessuna proposta conciliativa riesce a prendere corpo attacco del primo settembre scatta automaticamente la garanzia angolo-francese, nella speranza sia dell'indietera che la Francia che non si faccia la guerra, infatti fino al giugno del '40 guerra non c'è sostanzialmente. Allora non vado nei dettagli di tutte le documentazioni i proposte in extremi su il 25 agosto, il governo tedesco manda all'ondra una proposta abbastanza traente, garanzia sull'impero britannico. Non toccheremo nulla dell'impero britannico ma in cambio troviamo un accordo sudansica. In il frattempo matura negli occiani, perché gli occiani come abbiamo detto un'importanza enorme, un'altra situazione che viene raccontata sempre Bill Arbor attacco a sorpresa all'America che era in cline a non impegnarsi alla guerra, entra in guerra eccetera eccetera eccetera. I studiosi sanno che le cose non stanno probabilmente così, intanto il Giappone era diventato una potenza aggressiva in direzione per esempio del fattiscentere pubblica cinese e aveva creato il manciucò, c'è un regime satellite per l'impero Giappone se in manciuria, e puntava quando la Francia ormai era in Gino, che ho a mettere le mani sull'indocina francese, c'è su le colonie francesi nell'Asia meridionale. Con la formulazione abbastanza ipocrita di tutelare quelle colonie, non tenerle a Bagnomari a Giappone, finché la Francia ci fosse così, naturalmente, era una prese in Giro, era un occupazione. Si spingono ad occupare singapore che non c'è entra niente con la Francia. Roosevelt manda ultimato il Governo giapponese, ritiratevi da singapore, non ci pensa menohmamente. E con Pilarbo sappiamo quello che accade, siamo alla fine del '41, dicembre nel '41. Molti storici americani e non solo americani si sono posti in quuna domanda. Ma gli Stati Uniti non sapevano, cioè l'attacco frutalmente a sorpresa, che i servizi di informazione, la capacità straordinaria, dei servizi americani era totalmente allo scuro, e alcuni storici hanno sollevato un'ipotesi. Molto in alto si sapeva ma era l'unica maniera per sbloccare la opinione pubblica americana ostile all'entratin guerra. Mi ha arrivato giorni fa una rivista molto divulgativa che stite in italiano con un titolo "History" per un omaggio l'angolo maniano, che vuole rendere un grande omaggio Roosevelt, giustamente per il personaggio con molti meriti. Con un titolo infelicissimo l'uomo che ha fatto carte false pur di portare l'America in guerra, una formazione barazzante per uno che vuole eloggiare il soggetto. Però succede anche qualcosa di più preciso, e qui mi fermerò dopo avervi in flitto quest'ultimo documentino, si riesco a rientracciarlo, e cioè, vediamolo, si, non è facilissimo trovare la nostra. E' comunque il nostro bene informato corrire nella sera nel 2002, il 30 di agosto, quando tutti stanno in vacanza, quindi si può pubblicare qualche cosa che è un po' eccentrico. Siamo così, appagina 10, quindi molto da dentro, il giornal pubblico una notizia, un sottomarino cambia la storia, perché? Perché una ente di ricerca, statunitense, Eway Anderson, research laboratory, trova nella baya di Perl-Arbor, il quarto dei quattro sottomarini giapponesi, che non sera mai trovato gli altri tre colpiti dopo l'attacco, per il quarto no. Questo sottomarino rega la traccia del bombardamento americano precedente per l'arbor, quindi una serie di storici, sia giapponesi, struttomitensi, solegono il problema, ma allora il primo colpo l'abbiamo sparato nuovi. Questo, in realtà, non è che cambi tutto quello che sappiamo, che ha caduto, eccetera, però è uno di quegli elementi che ritoccano il racconto. Quando tu siglie di aver a contare come si entrò in guerra, fa un elenco di ultimatum, allora il primo ultimatum spartano e dovete cacciare i descendenti di quella famiglia che nel 632 avanti Cristo, quindi 40 anni prima che solone di Vengar Conte, massacrarono un tale che si chiamava "Cilone" "Cilone" e crucialmente quel punto racconto chi era "Cilone" ma la vera già raccontato eroto, in realtà. Era uno sportivo golpista che lo sport aveva un'importanza norma nella politica gretta, da noi lo ha anche questo rilevo, ma non in quella forma estreme. Era un olimpioniche, un vincitore ad olimpia, che penso di prendere il potere sottopornola tiranica, gli alcmeoni di la famiglia, gli alcmeoni di che poi ebbero un grande futuro. Vogliono fermare luici di fuggia sull'altare, quindi è sacro e loro lo ammazzano lo stesso. E questo è il agos "Cilone" cioè la macchia, la profanazione, cacciateli che vuole va dire "Cacciate periche" che indicendente vedi a tuoni di un'ultimatomo pazzesco che viene respinto. Un altro ultimatomo è poco dopo. Se abbrogate il decreto su Megara, ci sarà la pace. Decreso su Megara è vitale per le gemonia commerciale a tenese, e quindi viene respinto. Terzo ultimatomo, liberate i greci, perché voi ormai con il nostro impero li soggiovate, e non ci sarà la guerra, per il che risponde cacciando dall'attica il "Signor Melesippo" che aveva portato questo ultimatomo. Se dice "Io sono sempre dello stesso parere con un discorso memorabile che tu sigli di riferisce, non bisogna cedere a gli Spartani". Sono sempre dello stesso parere. Quando uno legge discorso che fa cerci, il che diventa a primo ministro dopo che ci ha un berlenzi di mette, diventa nel maggio del 40, riesce a questa scelta. Come a dire, lui sa benissimo che le colpe sono ecquamente divise fra l'una parte e l'altra. Però a quel punto la scelta è ferria. Io sono del parere che non si deve cedere non a Spartan, ma in quel caso alla Germania. Avete ascoltato le parole della storia, un podcast degli editori in atterza con Luciano Canfora.

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