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Ep.1 - Sull’Errore

19m 18s

Ep.1 - Sull’Errore

Il podcast, narrato da Mario Calabresi, esplora il concetto di errore come elemento costitutivo dell'esperienza umana e motore di progresso. Parte dall'esempio di Renzo Piano, che invita i suoi studenti del Politecnico di Milano a individuare imperfezioni nei suoi progetti, come accaduto per il convento delle Clarisse a Ronchamp. Questo episodio illustra un dialogo costruttivo dove l'errore diventa uno strumento di apprendimento collettivo. La serie approfondisce come nella scienza e nella ricerca l'errore sia non solo inevitabile, ma spesso propulsore di scoperte impreviste, citando casi come il pacemaker. Un focus è posto sulla società contemporanea iper-competitiva, dove la paura del fallimento è drammatizzata, generando ansia e depressione diffusi tra gli studenti universitari. Vengono presentate iniziative, come sistemi di intelligenza artificiale al Politecnico, per individuare e supportare precocemente chi è in difficoltà. Il messaggio conclusivo è un invito a rovesciare il paradigma: non bisogna temere l'errore, ma accettarlo come parte del percorso, essenziale per evolvere e, metaforicamente, per spiccare il volo.

Transcription

2462 Words, 14777 Characters

Italian
[Musica] -Cora? -Cosa un pato? Sono andati l'anno? -Andor Mitto nell'anmonastero? -Eh? Sono tornati, dicendo. -Bi ha capito che cosa hai spagliato, che cosa ti sedimento i katas? -Una serra. -Questa è la voce di Renzo Piano. Uno dei più grandi architeti del mondo. Possiamo parlare dei suoi progetti, il centro pompidu a Parigi, lo Shardigrat, c'è lo più alto di Londra, l'auditorio un parco della musica di Roma. Tantissime cose in tutto il pianeta. Renzo Piano è un essero umano come tutti noi. E come per tutti noi, anche sulle più alte vette delle cellenza, si possono essere sbavature e in precisioni. -Ai, ragione. Miano il mienti carta da scella. Questo piccolo errore ricorda che noi umani siamo esseri imperfecti. Il punto non è solo che anche i più grandi possono sbagliare. E che l'erore fa parte di noi, della nostra natura, e a ben guardare, e anche ciò che muove tante delle nostre azioni e che ci spinge a migliorarci. Perché senza l'errore non c'è evoluzione. Gli esseri imperfecti sono fissi immutabili, destinati a non cambiare, e quindi a extinguersi. Mentre l'evoluzione è un continuo modificarsi e trasformare i difetti impregi e i pregi in difetti. E io voglio partire da qui per fare un viaggio nell'errore, per capire perché abbiamo così paura di sbagliare, e in che modo questa paura si trasforma in ansia, soprattutto in chi è più giovane. Voglio rovesciare il paradigma, raccontare gli incidenti di percorso, non come battute da resto, ma come il motore della curiosità e della vita. Io sono Mario Calabresi, e questo è sull'errore, una serie podcast che indaga come lo sbaglio faccia parte della nostra esperienza, della nostra natura. Sull'errore è una serie podcast di Koramitia e del Politecnico di Milano. Le persone di cui parla Renzo Piano, quelle che hanno notato la mancanza di una serra, non sono grandi urbanisti, archestaro e esperti di pianificazione. Ma studentesse studenti del suo corso al Politecnico di Milano, dove abbiamo registrato questa lezione. In questo corso, Renzo Piano invita, le studentesse gli studenti a rivedere i suoi lavori, a studiarli, e a cercare i difetti da correggere e i miglioramenti da immaginare. Renzo Piano non ha paura di ammettere che può avere sbagliato, e quindi sfida ai ragazzi, gli dice, "Trovate l'errore, "trovate l'errore e provate a risolverlo". In questo caso, si tratta di un convento. Il convento delle suore Clarisse di Ron Shamp, nel nordeste della Francia, che accanto alla celebra cappella di le curbusie, il padre del brutalismo. La storia è questa. Sulla collina di Burlemon, nel comune di Ron Shamp, era stata costruita nel basso medioevo una piccola chiesetta, che era resistita in quella posizione per diversi secoli, fino al 1944, quando era stata distrutta dei bombardamenti. Quando la curia locale, scegli se di ricostruirla, affidò i lavori all'architetto più noto di Francia, le curbusie per l'appunto. La chiesa fu ultimata il 21 del 1955. Di fronte, a ricostrire una cappella demonita dalla guerra, lo è sempre ricostrire un luocostroordinario di silenzio, di prier, certo, ma anche di raccolimento. Io non sono. Sono uno che va molto spesso in chiesa, però, le piccole cappelle così quelle che dove c'è silenzio, era capacità di raccolamento, mi attirano. Ho voluto creare un luogo di silenzio, di preghiera, di patch, di gioie interiore. Ecco le parole di le curbusie, il giorno di rinaggrazione. Nel 2006, a 50 anni dalla costruzione di Noto Edam 2, questo è il nome della chiesa del curbusie, le sore clariste di Ron Shamp avevano deciso di tornare su quella collina. Volevano rimettere al centro la loro esperienza, vivere un posto spirituale che invece si stava trasformando in un luogo di pelle grinaggio per vedere un'architettura. Serviva qualcuno che raccoglie se le redità di le curbusie, un'interprete della storia della cultura del luogo e delle sue ospiti, e la scelta è caduta proprio su Renzo Piano sulla sua fondazione. C'era però un problema. Non c'era più un soldo, una straordinaria e sora, una superiore, che aveva venduto addirittura mentre c'erano tutte queste discursione con la fondazione di le curbusie. Settano le parole all'altro stacco. Vendendo il proprio monastero. E mettendo in banca quei soldini di. non so, mi pare che fossalo 25-30 binardi, mi caminare? E poi mi dice, io non ho venduto, quindi mi devo dar per forse al permessi. E i soldi sono queste. E poi se lo abbiamo fatto. Per non intaccare l'opra di le curbusie, il convento è stato costruito scavando la collina lungo unversante, quasi a raso del terreno. Le i 2 discellette per ospitare le moneche sono incassate nella natura del posto, mi metizzate nella vegetazione, circondate dal bosco tagliato dalla strada che porta sulla cima della collina e alla chiesa di Notre Dame. E' un'opera di armonie completezza. Poi sono arrivati gli studenti del politecnico. Le loro sono dati né? hanno visto che la cosa che mancava in questo posto che ha la sua poesia, è una. una. una. una serra. Perché il tempo è brutto. Non so e non d'esto della Francia. E quindi è a vettere la giorni, dai. Gli studenti hanno pensato di gestire meglio lo spazio interno, hanno immaginato una dispensa e un'aria per i lavori, con i tavolini e gli strumenti necessari. Lo spazio più aperto invece, ha immaginato di lasciarlo libero per collegarsi all'orto esterno. L'idea era quella di sfruttare una grande vetrata e la copertura trasparente per fare entrare quanta più luce possibile. Lungo i muri più esposti, hanno immaginato dei bancali rialzati per le piante più affamate di luce. Mentre le zone più inombra dovrebbero ospitare quelle specie che non hanno bisogno di pieno sole. È una nuova integrazione tra le esigenze delle sore e quelle dell'ambienti in cui sorge il convento. La stessa armonia ricercata al tempo da rezzupiano. Di accanto, c'è una cappella. Che usano molto, che usano molto. Lì è sotto, eh? Perché poi alla fine, la sopra in cima, c'è la cappella di ricordo. E che abbiano lasciato tranquilla non trovi me. E poi queste cose qui sono quasi scavate giù, cendendo per sul bordo. Sono in mezzo al bordo. E non sono pose gritte. Di clarissa, la clarissa è senclera in inglese. Sono le sorella di sapra ciasco. E sono, è sono nordale molto interessante. Molto silenzioso, molto calmo. E. L'avoro silenzia priiera. E loro molto l'avoro silenzia priiera. Non sarebbe quindi stata fuori l'uogo. E questa di avere uno spazio di aver far crescere nell'orto, dell'orto che l'orvanna mensama di un talle freddo. Trovo che l'immagine degli studenti, degli alievi che aiuta al maestro a trovare le piccole imperfezioni dei suoi lavori. Insieme a lui gli discutono e le rivedono a qualcosa insedi molto romantico. Ma questa storia mi piace anche perché è un'immagine di come ci muoviamo noi esseri umani. In un moto continuo trasbaglie correzioni. Ogni tentativo non riuscito ci avvicina il risultato di solito. Lo diceva anche Edison. Non ho fallito, ho solo trovato 10.000 modi che non funzionano per trovare la lampadina. Questa è Donatella Shuto. È la retrice del Politecnico di Milano dal 2023. Ad dedicato la vita alla scienza, la tecnica e alla ricerca. Qui, l'errore ai familiari, sembra calzare molto bene la frasi Samuel Beckett. Premio nober per la letteratura, scritta in apertura di una sua novella de 1983. Ho provato, ho fallito. Non importa, riproverò. Fallirò meglio. È normale e ci vuole tempo pazienza e molta dediczione nella ricerca. Però è la vie normale della ricerca. Non ci sono altri modi. Ci sono l'intuizioni geniali e capitano una volta nella vita forse, ma neanche sempre e nella maggior parte dei ricercatori, anche quelli che ottengono ottimi risultati non capitano mai. Ci sono poi i quei casi, in cui sono stati proprio gli errori a far nascere scoperte invenzioni, come il Pismaker, ad esempio, dato perché l'ingegnere statunitense in Wilson, grade batch, stava cercando un modo per registrare il battito del cuore. In fase di test, si rese conto che la sua invenzione non poteva funzionare per lo scopo che si era prefissato. Ma gli impulsi elettrici che metteva un'incredibilmente simili a quelli del battito cardiaco. Le lenco potrebbe continuare a lungo, passando dalla radiotività alla pendicillina. Sono esempi che sono abbastanza noti. Io che ho scritto che lavoravo nel progetto di software o di hardware, ma non c'è mai stata una volta che al primo tetativo azzecchi la cosa giusta, e quindi è una questione di continui tentativi in che non ottieni il risultato che volevi ottenere. La scienza ti porta sempre a dubitare di quello che fai, di non essere mai sicuro di quello che ottieni. Per me il fatto di avere sempre il dubbio che c'è qualcosa che ti sfugge, è il sito delle persone intelligenti. I fanatici, i quelli che sono sempre sicuri di sé stessi secondo me, sono persone che poi alla fine sono quelle che sbagliano e non si accorgono anche di sbagliare. Abbiamo già citato la celebre frase di Beckett. Ho provato fallito, non importa, riproverò, fallirò meglio. Beckett era tutto meno che un inguarebile ottimista. Di fallimenti ne ha conosciuti parecchi, soprattutto agli inizi, quando li trasformò in una vera e propria poetica. Nessuno voleva pubblicare su primo romanzo, Dream of Fur to Middling Woman, che fu pubblicato solo postumo nel 1992. E la raccolta di racconti che n'è n'acqua, More Pricks than Kicks, fu un disastro commerciale. Eppure oggi anche chi non ha mai letto una sola pagina di Beckett, lo riconoscio come uno dei più grandi maestri letterari del 900. Non dovremo leggere la frase di Beckett come un invito ostinato provarci a tutti i costi, anche contro ogni evidenza di successo. Piuttosto, potrebbe essere un modo per accettare la nostra natura di esseri imperfetti, fallibili e umani, soprattutto nella società i per performante competitiva dei nostri giorni. Perché oggi viene così dramatizzato il fallimento? Perché secondo me ci sono persone che. o comunque c'è una società che ti dà, sembra che ti debba dare una via maestra, cioè qual è che devi arrivare al successo, ma il successo non è una questione assoluta, una questione tua personale di cosa tu retieni sia un successo per la tua vita. Se ti interessa fare una cosa, il fatto che non diventi il mega manager piuttosto che il primatista del mondo di qualcosa non è un problema. Aspettative che hanno una ecco anche dentro l'università, è inevitabile, ma soprattutto tra i banchi, il fallimento e l'errore sono parte del percorso di umiuno e chiavi per la consapevolezza di sé. Segundo ad una tela asciutto, la paura del fallimento è più presente nelle nuove generazioni di quanto non lo fosse. Il primo esame che ho fatto in geniria mi hanno boccato. E mio padre è Riso, ma questo non mi ha impedito di continuare a fare gli altri esami del politecnico e di continuare il mio percorso lo stesso. Non lo ho considerato come il fatto che non ne ho adatta in geniria. Quando io rosturete, c'erantanti mi ai compagni che magari alcuni esami, come analisi uno, non lo passavano per cico 6 o 7 volte, per la cosa però non è che li avesse frenati dal continuare a studiare e in geniria. Invece oggi tra gli studenti universitari, Anzi e depressione sono molto diffuse. I numeri dicono che circa un terzo degli studenti delle studentesse universitari in Italia ha disturbi di Anzia e che più di uno su quattro soffre di depressione. Sono numeri altissimi, stress e Anzia da esame, depressione, aspettative di società e famiglia. Dentro le università questo può diventare il mix di ingredienti più adatto per portare alla bandono dei corsi di studio. Per quanto poi ogni esperienza faccia storia a sé e sia difficile generalizzare e cercare delle cause comuni, però qualcosa si può fare per rendere più accettabile dell'errore e ridurre la fuga delle giovani menti dell'università. Ascoltiamo ancora la retriccia e sciuto. Abbiamo utilizzato un sistema di interesse artificiale usando tutti i dati che avevamo sul passato, proprio per cercare di individuare quei segnali, deboli che già la fine del primo semestre ti consentono di dire che quella persona potrebbe avere delle difficoltà. Quali sono questi segnali, che le costanti? Quali sono che avete individuato? Ci sono di tanti tipi, sono una combinazione di fattori, non è una cosa algoritmica per quello che abbiamo utilizzato di sistemi di intelligenza artificiale che sono legati a, magari, indicazioni del fatto che guardano meno, per esempio, i materiali che sono a disposizione online, piuttosto che fallisco un esame, piuttosto che ci è passare il tempo tra quando poi ci riprovano pure che non vanno più a far lezione. C'è un insieme di segnali che combinati tra di loro, ci fanno pensare che quella persona ha bisogno di essere supportata. E' chiaro che ci sono persone che magari si accorgono da più semestre che hanno proprio sbagliato strada che non era quella, è giusto che cambiano, ma in altri casi, invece magari, vengono da esperienze o da provenienze che sono che le hanno fatti partire un po' più indietro, rispetto agli altri che quindi fanno più fattica a riallinearsi e con questo noi cerchiamo di dargli un supporto. La tecnologia può aiutare, ma serve anche un lavoro profondo di comprensione e di dialogo. L'errore e il fallimento non sono solo cadute, raccontano qualcosa di noi oltre la performance. Nei prossimi episodi esploreremo a fondo questo concetto, racconteremo gli errori più comuni e quelli che hanno cambiato il corso di una carriera o di una vita. Racconteremo come gli errori sono parte non solo della nostra esperienza ma anche della nostra natura e vi racconteremo nella prossima puntata come affrontare il fallimento, come affrontare l'ansia, come non farsi paralizzare da le aspettative. L'importante è dargli quel messaggio che non è un drama e che bisogna riprovare e continuare come se uno cade da cavallo la cosa che devi fare è ritornare in sella al più presto possibile. E per concludere correnzo piano che ha l'uscita dal politecnico in una giornata di vento, mi ha detto, non bisogna avere paura di gettarsi, non bisogna avere paura di sbagliare, non bisogna avere troppa paura dell'errore perché altrimenti è impossibile volare. Sull'errore è un podcast i corramidi e del politecnico di Milano scritto con la collaborazione di Simone Clemente e raccontato da Mario Calabrese la cura editoriali di Sara Poma, il sound design e a cura di Cosma Castellucci, il progetto grafico e di Giulia Mangano, la project manager e Georgia Viviani. Il producer è Alex Peverengo, il coordinamento della post-produzione di Matteo Schelsa. I fonici di studio sono Luca Possi, Lucrezia Marcelli e Riccardo Mazza di Experimental Studios. Questo podcast è stato realizzato con il finanziamento del ministero dell'università e della ricerca nell'ambito dell'avvisoproben.

Podcast Summary

Key Points:

  1. L'errore è parte integrante della natura umana e motore di evoluzione e miglioramento.
  2. Il racconto dell'errore nella progettazione di un convento di Renzo Piano, individuato da studenti, diventa esempio di dialogo costruttivo.
  3. Nella scienza e nella ricerca, l'errore è una tappa normale e spesso fonte di scoperte inattese.
  4. Nella società odierna, la paura del fallimento è drammatizzata, contribuendo ad ansia e depressione tra i giovani.
  5. È necessario un cambio di paradigma

Summary:

Il podcast, narrato da Mario Calabresi, esplora il concetto di errore come elemento costitutivo dell'esperienza umana e motore di progresso. Parte dall'esempio di Renzo Piano, che invita i suoi studenti del Politecnico di Milano a individuare imperfezioni nei suoi progetti, come accaduto per il convento delle Clarisse a Ronchamp. Questo episodio illustra un dialogo costruttivo dove l'errore diventa uno strumento di apprendimento collettivo.

La serie approfondisce come nella scienza e nella ricerca l'errore sia non solo inevitabile, ma spesso propulsore di scoperte impreviste, citando casi come il pacemaker. Un focus è posto sulla società contemporanea iper-competitiva, dove la paura del fallimento è drammatizzata, generando ansia e depressione diffusi tra gli studenti universitari. Vengono presentate iniziative, come sistemi di intelligenza artificiale al Politecnico, per individuare e supportare precocemente chi è in difficoltà.

Il messaggio conclusivo è un invito a rovesciare il paradigma: non bisogna temere l'errore, ma accettarlo come parte del percorso, essenziale per evolvere e, metaforicamente, per spiccare il volo.

FAQs

Renzo Piano è uno dei più grandi architetti del mondo, autore di progetti iconici come il Centro Pompidou a Parigi, lo Shard di Londra e l'Auditorium Parco della Musica di Roma.

Insegna che anche i più grandi possono sbagliare e che l'errore fa parte della natura umana, spingendoci a migliorare ed evolvere.

Gli studenti del Politecnico di Milano hanno analizzato il convento delle Suore Clarisse di Ronchamp in Francia, notando la mancanza di una serra.

Renzo Piano invita gli studenti a trovare e correggere gli errori nei suoi lavori, dimostrando di non avere paura di ammettere i propri sbagli.

Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano, considera l'errore parte normale della ricerca, che richiede tempo, pazienza e dedizione per essere superato.

Nella società competitiva odierna, il fallimento viene drammatizzato a causa delle alte aspettative sociali e familiari, che spingono verso un'unica via di successo.

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