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Ep. 1 - Cin cin!

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Ep. 1 - Cin cin!

Tutto iniziò quando la madre del narratore bevve vino a cena e si sentì male, con vomito, perdita di coscienza e forti dolori. Quella notte scoprirono l'esistenza del vino al metanolo, un veleno letale. Negli anni '80, descritti come un decennio di spensieratezza, il vino, simbolo di piacere italiano, si trasformò in una trappola mortale. Il podcast di Giulia Delogu, prodotto da Will Media, racconta la strage che cambiò la storia del vino italiano. Igino Repossi, 85 anni, titolare delle Cantine Repossi di Casteggio, fu trovato impiccato il 23 febbraio 1986. Il medico legale rifiutò di firmare il certificato di morte per segni sospetti, ma l'autopsia confermò l'impiccagione. Tuttavia, la Guardia di Finanza, già indagando su trasporti sospetti di sostanze chimiche, fece irruzione nei magazzini Repossi e arrestò la figlia Annamaria per sofisticazione alimentare. La banda, guidata da Luciano Rossetti, alterava il vino con metanolo. Il 6 marzo 1986, Mimmo Ferlicca comprò vino al supermercato; sua moglie Valeria fu avvelenata e divenne cieca. Il 12 marzo, altri casi simili emersero a Milano, con pazienti in coma e acidosi. I medici del centro antiveleni, sospettando metanolo, usarono whisky come antidoto e confermarono l'intossicazione con analisi dei formati urinari. I carabinieri dei NAS sequestrarono il vino contaminato, e il caso finì in procura, gestito dal sostituto procuratore Alberto Nobili.

Transcription

6717 Words, 41179 Characters

Italian
Tutto iniziato una sera dove mia mamma, dopo avere bevuto questo vino a tavola, ha cominciato a stare malissimo. Ha cominciato a non avere più coscienza a vomitare in continuazione, ad avere conati fortissimi e anche dolori forti di stomaco e soprattutto perdeva la conoscenza. Quella notte abbiamo scoperto che esisteva anche il vino al metanolo. Quando noi abbiamo scoperto la cosa, immediatamente abbiamo dato l'allarme. Stata veramente una corsa contro il tempo perché si lavorava e tanto si apprendeva di nuovi decessi perché sia tossico. Basta un cucchiaio da tavola di metanolo al 100%, cioè bisognava bloccarla, questa emorragia. Quando si parla degli anni 80 li si racconta come un periodo esaltante e il decennio della spensieratezza, del divertimento, della voglia di dimenticare la violenza, le armi e le bombe che hanno punteggiato il ventennio precedente. Finalmente ora si può uscire di casa e godersi la vita, ma in questa corsa recuperare il tempo perduto, capita che uno dei piaceri italiani per eccellenza, il vino, si trasformi nel veleno che segna la fine di qualsiasi sogno, perché l'essenziale sarà anche invisibile agli occhi, come diceva il piccolo Principe, ma il cuore non vede nulla, se smette di battere. Io sono Giulia delogu e questo è metanolo. Il podcast originale di Spotify, prodotto da will media in collaborazione con boss sound, che racconta la strage che ha cambiato la storia del vino italiano, la truffa che ha devastato l'economia vitivinicola degli anni 80, ma soprattutto lo scandalo agroalimentare più clamoroso del nostro paese, le cui dimensioni nessuno è mai stato in grado di definire con certezza. Igino repossi ha 85 anni e il vecchio titolare delle cantine repossi di Casteggio, una tra le più importanti ditte produttrici di vino di tutto l'Oltrepò Pavese. Ora, anche vista la sua età, il controllo dell'azienda è passato nelle mani di sua figlia Annamaria, che con il marito Ambrogio bocca, sta facendo di tutto per dare al business di famiglia una dimensione più ampia. E gli affari sembrano andare anche piuttosto bene, visto che ormai i loro clienti sono in tutto il Nord Italia. Ma il 23 Febbraio? 1986 domenica igino viene trovato impiccato a casa sua. La polizia è pronta a chiudere il caso immediatamente. Suicidio, ma il medico legale quando arriva a constatarne il decesso si rifiuta di firmare il certificato di morte. Secondo lui sul collo dell'uomo ci sarebbero dei segni bluastri che con una impiccagione hanno ben poco a che fare. Del resto chi ci lavora lo sa. Il mondo del vino sa essere spietato, soprattutto quando deve convincere qualcuno a non alzare troppo la cresta. Alla fine l'autopsia chiude la questione ma non chiude il caso. I segni sul collo sono perfettamente compatibili con la cintura in pelle trovata sulla scena del reato, è usata come avevano ipotizzato gli agenti come cappio, però mancano da capire le motivazioni che hanno spinto i Gino fino a lì, se le chiede anche tutta casteggio, mezz'ora in auto a sud di Pavia radunatasi in chiesa il giorno del funerale. La risposta la dà la Guardia di finanza, nemmeno una settimana dopo, venerdì 28 Febbraio, quando si presenta in ditta e prima sequestra tutto il prodotto contenuto nei silos. Quindi mette i sigilli ai magazzini e infine mette le manette alla figlia di Gino, Annamaria Repossi, procuratrice dell'azienda, con l'accusa di sofisticazione alimentare e concorso in falsificazione di vino. La notizia non fa in tempo a diffondersi in paese che tutti collegano. L'arresto al suicidio del vecchio titolare. Ma questo è solo l'ultimo atto di un'indagine. Cominciata più di un mese e mezzo prima, infatti, già verso la fine di dicembre del 1985, il nucleo delle fiamme gialle di Bergamo aveva rintracciato dei camion carichi di sostanze dolcificanti e altri additivi chimici che partivano dalla bergamasca ogni mattina e tornavano a sera completamente vuoti. Niente di strano, verrebbe da dire. Peccato che, stando alle bolle di accompagnamento, i viaggi sembravano non avere alcuna destinazione e la merce fantasma esiste solo nei film di paura, non in Lombardia. Così gli agenti avevano fatto la cosa più banale agli inizi di gennaio, 86 avevano aspettato che uno dei camion sospetti si mettesse in viaggio e l'avevano seguito fino a casteggio, fin dentro i magazzini della ditta Repossi. A quel punto avevano fatto irruzione, trovando proprio il marito di Annamaria, Ambrogio bocca, che aggiungeva al futuro vino delle cantine, le sostanze appena scaricate dell'AUTOTRENO. In quell'occasione gli agenti si erano limitati a informare dell'irregolarità delle operazioni i titolari, tra cui proprio igino repossi. Niente arresti, nessun sequestro, solo una lavata di capo. Ma in realtà era un modo per prendere tempo, visto che l'intenzione è sempre stata quella di arrestare anche i complici della truffa, come poi è successo. Luciano Rossetti, 37 anni, specializzato nella commercializzazione di dolcificanti, è la vera mente della banda. Renato Vigo, 67 anni, ingegnere in pensione che forniva i dosaggi per alterare il vino. Praticamente un Walter White con la passione per il rosso. L'operazione, il cui esito è arrivato prima sulla stampa locale e poi sui quotidiani nazionali, si inserisce in un quadro più ampio di lotta alla sofisticazione del vino che i vertici delle forze armate definiscono incessante. Per questo tipo di imprese il consenso popolare è molto ampio, la gente si appassiona alle operazioni delle fiamme gialle perché la verità è che da noi il vino non è una bevanda, è un elemento culturale. La sua comparsa risale quasi alla nascita della nostra storia, anzi, forse addirittura precedente, visto che prima ancora che Italia, la parte meridionale della nostra penisola era chiamata Enotria, la regina della vitivinicoltura, il vino è cultura, ma è anche passione, e nelle metropoli. Dove Milano dove c'è passione, c'è anche business, che tradotto, si dice corsi di degustazione e conoscenza del vino, come quello che dovrebbe iniziare proprio il 4 Marzo 1986 nell'enoteca di Via San Marco 2, 1 delle bottiglie più prestigiose della città. Ma attenzione, qui nessuno vuole diventare sommelier. Chi partecipa vuole intraprendere un viaggio alla scoperta del gusto per esplorare un mondo nuovo, ricco di piacere. Insomma, una declinazione dell'edonismo degli anni 80 a tutti gli effetti. Praticato da chi vuole lasciarsi il vecchio mondo alle spalle e passare da Marx a Craxi, dai cortei alle passerelle, dalle assemblee alle discoteche e un bicchiere di rosso per fare tutto questo con leggerezza, è quello che ci vuole. Ecco perché ciò che succederà nella primavera del 1986 è destinato a cambiare per sempre la storia del vino italiano. Il 6 Marzo 1986 il signor Mimmo Ferlicca esce di casa per andare al supermercato Esselunga che si trova all'inizio di via Moretti, nel cuore di Quarto Oggiaro, quartiere popolare a nord-ovest di Milano. Ci va a piedi lui e la moglie Valeria Zardini abitano proprio lì, a due passi. La macchina non serve, poi la spesa è minima, il pane forse del prosciutto e poi il vino per la cena, i bottiglione di Barbara, classico 12 ½ ° da tavola. Un vino senza pretese. Lo dice anche il prezzo, 1890 lire per due litri con il potere di acquisto attuale. Sono poco più di 2 €. Se fosse una classica bottiglia da 07:50 costerebbe più o -70 80 centesimi. Sbrigata la Commissione il signor Mimmo torna a casa, lui e la moglie si mettono a tavola, mangiano e poi un po di tivù. Ma all'improvviso la signora Valeria si sente un po sottosopra e si va a sdraiare a letto, una bella dormita e passa tutto, dicono i dottori ma non sempre va così. È venuto mio marito in Camera, mi trova con braccio Giu dal letto, allora mi prova la pressione, avevo più di 220, mi provo la febbre, avevo più di 40. Il cuore che non si sentiva più il polso nemmeno. Poi tutto un tratto, non capivo niente. Il signor Mimmo è un ex carabiniere, sa come si affrontano le emergenze e visto che lui non può fare niente, prima chiama l'ambulanza, poi il figlio più grande, Roberto. Sono quasi le 11:30 mia mamma e ha avuto una situazione fuori dal mondo, direi che sembrava più morta che viva. In realtà ha cominciato a non capire più nulla. Umano portato all'ospedale. Mi hanno fatto la Lombale finito dalla Lombale ma non seduto una panchina e io sono scivolata e sono andata in terra. In quel momento mi hanno messo in rianimazione con tutti i tubi di ossigeno. La mattina dopo io sono stato in ospedale e mia mamma era dentro una Camera appesa ad una macchinario. Le stavano depurando tutti gli organi, soprattutto il fegato, ed era più morta che vive. In realtà eravamo preoccupatissimi. La prima reazione è stata spaventosa, perché parlare di avvelenamento non è come parlare di un infarto, di un'ischemia o di qualsiasi cosa che uno dice bene o male. Interverranno. E speriamo che la salveranno quando si parla di avvelenamento, guardando anche in faccia ai medici. Io mi sono detto, ma mi sa che mia mamma non esce da questa storia? Ma siamo rimasti soprattutto esterrefatti, perché dicevamo, ma di che cosa si avvelenata? Che cosa l'ha avvelenata? Per fortuna, però, che le sensazioni non hanno alcuna influenza sulla realtà, anche se è difficile che tutto si sistemi come prima. Quando abbiamo parlato con i medici, il medico, quando ci ha chiamato mi ha detto che rotondo che mia mamma si era salvata, ma era rimasta completamente cieca. All'inizio l'avvelenamento della signora Valeria sembra un caso isolato. Gli analisi sono giuste, chissà cos'è che l'ha intossicata? Ma qualche giorno dopo, venerdì 12 Marzo, da un appartamento di viale sarca 91, a due passi dalla manifattura tabacchi di Milano, arriva una chiamata all'ospedale Niguarda. Benito casetto, un impiegato delle ferrovie di 51 anni a crampi all'addome, mal di testa e una forte nausea. In pochi minuti viene portato all'accettazione del pronto soccorso dove dice di aver cominciato a stare male dopo mangiato. Lui pensa sia un blocco della digestione, ma i medici sono perplessi. Meglio controllare meglio che il signor Casetto si faccia qualche giorno in reparto. Poco dopo, sempre all'ospedale Niguarda, arriva al varo Antinori, 43 anni. Come il signor Casetto, anche lui è preda di fitte al ventre, mal di testa, nausea. Ma in più inizia ad avere delle convulsioni, sintomo che con una congestione non c'entra niente, perché un blocco intestinale non tocca il sistema nervoso. Per entrambi. L'intervento dei medici ha deciso in breve riescono a stabilizzarli. I loro fisici sembrano reagire abbastanza bene alle cure, ma da qui a dire che sono fuori pericolo ce ne passa. Il giorno dopo, durante una festa all'improvviso sei persone accusano un acuto mal di testa, vertigini e un forte senso di nausea riescono a malapena ad arrivare all'ospedale Niguarda, ma il pronto soccorso non li fanno nemmeno sedere in sala d'attesa. Ricovero immediato. Perché non sono solo le condizioni in cui vengono ricoverate le persone a preoccupare i medici. Il fatto è che nessuno può nemmeno immaginare cosa sta succedendo. Lei è la dottoressa d'avanzo, io il 12 Marzo del 1986 ero un medico strutturato del centro antiveleni di Milano che era il centro di riferimento nazionale per le intossicazioni. Io ero al centro antiveleni e perché io quel giorno ero di pomeriggio di guardia, eravamo un piccolo gruppetto. Ci si dedicava alla risposta telefonica e al trattamento dei pazienti in pronto soccorso, affiancati dai medici della rianimazione e dai colleghi del pronto soccorso, medici però di fatto quando arrivavano intossicazione. I primi a essere chiamati eravamo noi. Quel giorno io ero di turno di pomeriggio e quando sono arrivata in servizio c'era la dottoressa Ghezzi che era l'aiuto del centro antiveleni e la dottoressa Ghezzi mi fa ad avanzo. Venga venga che la raccontiamo questa cosa e mi racconta questa cosa. La sera precedente era arrivato in pronto soccorso un soggetto con un grave quadro di insufficienza, non solo cerebrale, quindi aveva già dei problemi di coma, non solo di insufficienza metabolica. Aveva un acidosi metabolica terribile, ma soprattutto aveva anche dei problemi respiratori e dei problemi renali. E a questo punto ci guardiamo tutti negli occhi e diciamo, ma non sarà mica metanolo? L'equipe della dottoressa d'avanzo ipotizza un avvelenamento da alcol metilico metanolo. Non possono esserne sicuri. Ma per tamponare l'emergenza recuperano l'unico antidoto che può essere apportata di mano di un centro antiveleni, il whisky. E non sto scherzando. All'antidoto per trattare il metanolo era l'alcol etilico. Perché l'alcol etilico blocca i due enzimi della via metabolica, quindi occupa l'alcol deidrogenasi e l'aldeide idrogenasi e impedisce alla formazione dei metaboliti tossici. Quando l'alcol metilico entra nell'organismo, non ha una tossicità così elevata, diventa tossico quando viene attaccato dai sistemi metabolici. Quindi, a questo punto l'etanolo è l'antidoto per impedire la formazione dei metaboliti tossici, i quali metaboliti tossici hanno la caratteristica di andare a colpire praticamente tutti gli organi da parati, ma soprattutto vanno a colpire il sistema nervoso e soprattutto del sistema nervoso centrale. Vanno a colpire sia il nervo ottico che la retina, quindi distruggono la retina e quindi il soggetto. È per questa ragione che diventa cieco l'etanolo, di solito per essere somministrato lo si fa. Irena, il problema è che non è così facile trovare le fiale di alcol etilico perché ovviamente hanno un costo, quindi noi ormai eravamo abituati a fare che cosa esiste. Il whisky che si trova nel bar di fronte all'ospedale, quando arrivava un soggetto in cui si pensava ci potesse essere un problema di metanolo, si mandava un parente a prendere il whisky, si portava in pronto soccorso, si prendeva una certa quantità, di solito si incominciava dal bicchierino, lo studiava con acqua, lo si metteva dentro allo stomaco. Rispondi non gastrico e si faceva praticamente una quasi intossicazione da alcol, perché così si bloccava l'alcol di idrogenasi. Anche se la dottoressa d'avanzo e i suoi superiori sono abbastanza sicuri, chiedono conferma al laboratorio chimico dell'ospedale Niguarda. Gli specialisti, guidati dal dottor zoppi. Perché per quante diagnosi si possano fare solo le analisi chimiche possono dare risposte certe. Abbiamo chiamato zoppia zoppi, abbiamo chiesto di farci formati. Urinari, i formati urinari sono stati fatti e la mattina dopo erano positivi a tutti e due. Nel frattempo era già stata iniziata la dialisi, che è quella tecnica di depurazione che è assolutamente indispensabile per eliminare rapidamente quelli che sono i formati che danno origine l'acidosi metabolica. Immediatamente, dato che avevamo già messo a punto il metodo per la ricerca dei formati urinari che sono i metaboliti. Che vengono escreti nelle urine del nostro organismo, telefoniamo immediatamente a zoppi, che era il direttore chimico del laboratorio di biochimica. Sono stato contattato dal mio vice, il dottor Martino Giachetti e il quale mi aveva detto, Guarda che c'è il centro Tevere di vuole dosaggio del formiato del metanolo? Questo è il dottor zoppi, il responsabile del laboratorio chimico dell'ospedale Niguarda. E ha un problema, identificare nel corpo di un paziente una sostanza, il metanolo, che però nessuno sano di mente si immaginerebbe mai di ingerire. Motivo per il quale nessuna azienda ha mai creato il kit di rilevamento. Solo che uno specialista non può accettare le cose come stanno, farlo sarebbe come una condanna a morte. Serve un'idea e c'è un kit che potrebbe funzionare, non serve per rilevare l'alcool metilico, ma lui ha un'intuizione. Magari basta solo eliminare un enzima per ottenere la reazione corretta. Io avevo già messo a punto il metodo diverso tempo prima e gli ho detto guarda, ci deve essere il kit Bearing German Hein, già pronto per l'uso, devi seguire queste istruzioni. Butta via il boccettino del salato ossidasi e procedi a fare il dosaggio del formiato con il resto del kit. Cioè in pratica era il tampone, è l'enzima che era un formiato deidrogenasi. Il primo paziente viene affidato al vice del dottor Zoppi, il dottor Martino Giacchetti, che segue la prima misura e in 24 ore ottieni i primi risultati. È il 13 Marzo, sabato. L'ipotesi da intossicazione da alcol metilico viene confermata non misuravamo ombretta nolo misuravamo un prodotto che normalmente nelle urine se è presente presente in quantità estremamente ridotta, mentre invece il metanolo viene trasformato in formiato la quantità di formiato rilevata era veramente alta. Anche se nel fine settimana l'organico non è a pieno regime, i medici del centro antiveleni, senza perdere neanche un minuto, riescono a contattare tutti gli altri ospedali della città per metterli in guardia. Qualora comparissero casi simili. Ma quando chiamano l'ospedale Luigi sacco non solo vengono a sapere che di casi simili ce ne sono già stati, ma trovano molto di più di quello che cercano. Ancora Roberto Ferlicca. Mio papà ha portato l'ultimo goccio di vino che era rimasto in quel Bottiglione. Insomma era rimasti 2 3 bicchieri dentro ha portato questo vino in ospedale ed è stato naturalmente subito portato ad essere esaminato e da lì è scoppiato il caso del vino al metanolo. Ci hanno informato immediatamente che il vino era completamente avvelenato da metanolo. Per noi è stata. Una doccia fredda perché in effetti era l'ultima cosa che andavamo a pensare, ma da qualche parte questo veleno doveva arriva. Il responsabile di questi ricoveri e il vino e non c'è tempo da perdere perché il metanolo non ha pietà di nessuno, anche in piccolissime quantità. La concentrazione di metanolo per legge era 0,16 ml ogni 100 ml di alcol etilico complessivo, quindi se il vino ha una concentrazione del 10% di alcol, la concentrazione di metanolo non deve superare lo 0,016 ml per 100 ml di vino. Sin dalle prime ore del 13 Marzo 1986 è chiaro che la situazione è complicata, ma almeno l'iter burocratico indica la strada da seguire, i medici devono avvisare il Dipartimento di igiene profilassi a cui a sua volta spetta sollecitare l'intervento delle forze dell'ordine per avvisarli che c'è in atto una violazione della legge. In questo caso, però, visto che c'è anche un possibile rischio per la popolazione, la segnalazione parte dal centro antiveleni e arriva direttamente al comando provinciale dei carabinieri, i quali attivano il loro nucleo antisofisticazione per la tutela della salute, detti più brevemente Nas, nuclei antisofisticazione e sanità. Che partono subito in direzione del civico 91 di viale Sarca, la Casa di Benito Casetto per perquisirla e nello Sgabuzzino trovano la scorta del vino tutti i bottiglioni di Barbera da tavola. Quello bevuto prima di stare male. A quel punto non serve più capire cosa ci sia in quelle bottiglie, bisogna scoprire più che altro in quali quantità? Supponiamo di avere un bicchiere da 100 ml nel vino adulterato. La concentrazione di metanolo era dal due al 10%, quindi vuol dire che erano da due a 10 ml di metanolo. Noi non sappiamo qual è l'entità del problema, però bisogna allertare la Regione Lombardia. Appurato che era questa roba qui noi avevamo detto benissimo, il problema è questo, avvisiamo la direzione sanitaria. Allertata la Regione Lombardia il giorno dopo, già in Asia erano usciti a sequestrare la produzione di vino che poteva essere contaminata da metanolo. Mentre i carabinieri del nucleo antisofisticazione vengono mandati nelle case dei ricoverati a caccia di altre bottiglie di vino avvelenato, il caso finisce in procura. Perché il numero delle intossicazioni non è poca roba e la faccenda potrebbe assumere risvolti difficilmente controllabili. Sia a livello di stampa sia a livello di opinione pubblica. Per gestirla serve qualcuno capace di maneggiare situazioni difficili, con la possibilità pure di ritrovarsi a discutere con personalità ingombranti. Il suo nome è Alberto nobili, sostituto procuratore. Il magistrato di ghiaccio, uno che si è sempre trovato a suo agio persino nel Far West criminale della Milano più violenta. E io sono entrato in magistratura nel luglio del 1979 a Roma ho vinto il concorso in magistratura per cui ho fatto il primo anno di tirocinio e poi come prima sede che io ritenevo provvisoria, cioè per qualche anno, fare un po di esperienza. Ho scelto Milano perché volevo fare un'esperienza importante. Significativa, ecco a livello di Procura della Repubblica e quindi io a settembre del 1980 ho cominciato a fare il sostituto procuratore della Repubblica. Qui a Milano e quel mio progetto di esperienza temporanea è naufragato perché ormai sono 42 anni e passa che sono qui a Milano sempre in procura. Una carriera spesa in nome della giustizia e per la quale si è conquistato il soprannome de il leggendario, che però quella sera era a casa sua a giocare più che con gli amici, con la sorte. Era il 14 Marzo del 1986. Stavo giocando a carte, stavo vedendo ora partite a carte con degli amici. Verso sera dopo cena squilla il telefono. Fui chiamato dal direttore del Centro antiveleni del Niguarda. E quello mi ricordo ancora cosa si dice, dottore, mi dispiace disturbarla, ma le devo dire che sta accadendo un qualcosa a mio avviso, di terrificante. Lui mi disse, Guardi, abbiamo due casi, due e questo direttore del centro antiveleni aveva già accertato che avevano ingerito vino con alta percentuale di alcol metilico o metanolo. A casa di queste persone la polizia, immediatamente sollecitata, trovo le stesse bottiglie di vino che erano peraltro dei bottiglioni, quelli che ai supermercati vendevano appresso il bassissimo era, quindi un vino di bassissima qualità e queste due persone avevano appunto. Se avvelenamento di questa sofisticazione alimentare e aveva altre tre persone ricoverate anch'esse con gravissimi sintomi di avvelenamento da alcol metilico, tant'è che due di queste decedette 2 3 giorni dopo questa telefonata del 14 Marzo. Presa in carico l'indagine sul vino al metanolo nobili sa che prima ancora di aprire un fascicolo di indagine e organizzare le operazioni dei Nas, bisognerebbe impedire alle persone di consumare il vino. Però questo significherebbe ritirare tutte le bottiglie, un'ingiunzione difficile da comunicare ai supermercati, irricevibile dai ristoranti e che, anche qualora riuscisse, non risolverebbe il problema perché oltre ai tempi tecnici necessari per farla arrivare, c'è anche un'altra questione. Gli italiani sono risparmiatori stivano, fanno le scorte e non è detto che il vino si compri e si beva nella stessa giornata. C'è chi va a fare la spesa una volta al mese e magari un paio di bottiglioni li ha comprati per berli più avanti. Perciò l'unica strada percorribile è arrivare alle persone, metterle in guardia. E l'unico strumento per farlo è la stampa, cercando di sfruttare al meglio l'esperienza di chi ci è passato, a cominciare proprio da Roberto Ferlicca. La prima cosa che abbiamo fatto comunicando con la stampa, in generale con gli organi di informazione, è stata quella appunto di dire alle persone di stare molto attenti ad andare a comprare nei supermercati il vino, perché in questo caso non erano ancora stati fatti i controlli, per cui ci potevano essere moltissime bottiglie ancora di vino avvelenato. Fatto questo e in attesa che si concludano le ispezioni dei carabinieri dell'Anti sofisticazione, è il momento di mettersi davvero al lavoro. Dalle informazioni che è riuscito a raccogliere. Nobili a due elementi su cui basare le sue riflessioni. Uno potrebbe essere geografico nel suo questionario di accettazione al pronto soccorso, il signor Casetto ha scritto di aver bevuto un solo bicchiere di vino del Barbera classico comprato al supermercato GSA, due passi da casa all'angolo tra viale Fulvio testi e via Santa Marcellina. Che, guarda caso, stando sempre ai questionari del pronto soccorso, non e lontano dal luogo della festa, dove si sono intossicate le sei persone arrivate all'ospedale Niguarda dopo di lui. Evidentemente sono tutti Stati intossicati dallo stesso veleno. Perciò basterà andare al GS in questione, prelevare dei campioni dalle bottiglie di vino sugli scaffali e fare delle analisi. Trovato il vino avvelenato, si potrà risalire al commerciante che li ha venduti alla grande distribuzione, che con ogni probabilità è responsabile di tutto. Una volante parte immediatamente dal commissariato di greco ed esegue l'operazione, ma le analisi non danno il responso che i nobili si aspettava. Il vino requisito al GS è buono. E allora potrebbe essere che il signor Casetto si sia sbagliato, magari di solito va al GS, ma non questa volta magari si è servito di una delle tante drogherie che ci sono in zona, magari la spesa l'ha fatta la moglie e non lui. Sono tante le possibilità. Forse bisognerebbe organizzare dei sequestri a tappeto di campioni di vino che coprono tutta la zona e aiutino gli inquirenti a capirci un po di più, perché il punto è proprio questo, se le vittime vengono tutte da questa zona, il vino contaminato deve essere in questa zona e magari di avvelenata. C'è solo una partita, basta trovarla. Il caso è risolto. Andare subito nelle case di queste persone con fare Eh hanno trovato appunto questi bottiglioni di vino. Poi è stato appena abbiamo avuto la certezza che quel vino era adulterato con metanolo, è stata data da notizia pubbliche. Puoi fare una cosa di quartiere che va in giro lì a cercare che devi dare la notizia? Chi ha comprato quel vino di quella marca e in questo periodo non lo usi e circoscrivere la zona, anzi sarebbe stato peggio perché avremmo concentrato le indagini nella zona di riguarda quei quartieri li. E invece? Poi sarebbe stato riduttivo. Ecco, è stata la cosa a ampio respiro. Il problema, però, è che la signora Valeria non rientra in questo schema, perché se è vero che anche lei ha bevuto del Barbera, non solo l'ha comprato a quartoggiaro. 10 km di distanza, ma l'ha anche preso da un'altro supermercato. L'esselunga che con il GS non ha niente a che vedere. Insomma, concentrare le indagini alla sola zona? Fulvio testi viale sarca, non sarà inutile, ma di certo non è sufficiente ad essere fortunati. I punti della città dove andare a indagare sono due, la periferia nord-est e la periferia nord-ovest. Escludere a priori il resto della città non significa essere ottimisti, significa essere degli sprovveduti e non ce lo si può permettere. L'unica soluzione? Andare a spulciare nei referti di tutti gli ospedali di Milano, se ci sono altri casi sospetti, del resto il centro veleni di Niguarda, nel suo giro di telefonate ha chiesto se c'erano intossicazioni in atto, non se ne fossero state prima. Infatti, chi cerca trova spesso anche di più di ciò di cui ha bisogno. C'è un referto datato 3 Marzo, che trova persino corrispondenza in un verbale dei carabinieri. Quel giorno Armando bisogni, 48 anni, non si presenta lavoro, i colleghi lo chiamano a casa, ma il telefono squilla a vuoto e scatta l'allarme. Quando i pompieri sfondano la porta del suo appartamento, lo trovano a terra, in cucina non c'è più niente da fare. Deve essere stato molto male, ha persino vomitato della sua ultima cena. Restano sul tavolo un piatto vuoto, un bottiglione di vino rosso appena cominciato e uno scontrino dell'esselunga di solaro. Il certificato di morte redatto dal medico legale ipotizza un infarto. Non c'è motivo per obiettare. Il 5 Marzo è stata la volta di Renzo Cappelletti, 56 anni. Anche lui è morto all'improvviso dopo aver ingerito una quantità irrisoria di vino acquistato all'euro mercato di Paderno dugnano. Probabilmente è anche per lui, non c'è stato motivo di ribattere quando il medico legale ha ipotizzato una morte accidentale, invece, potrebbero essere le prime due vittime del metanolo, ma essendo di solaro e Paderno, due paesi del nord dell'hinterland milanese dove il capoluogo di provincia finisce ma non è ancora cominciata la Brianza, cambiano del tutto la prospettiva dell'indagine. Perché allargano notevolmente il raggio dove colpisce il vino avvelenato. E allora la geografia non serve a niente, bisogna trovare un'altro punto di contatto tra tutte queste vittime, dimenticando tutto ciò a cui ci si è aggrappati fino a questo momento ricominciando da zero. In una impostazione investigativa, qualcosa principale è la cultura del dubbio, cioè non partire con idee preconcette, non essere superficiali, non essere sciatti. Occorre grande prudenza, grande delicatezza, grande buon senso eccetera. Quindi ci sta che si possa cambiare pista. Può capitare che di fronte a un caso, un omicidio, un crimine che richiede indagini di un certo spessore, che si seguono più piste contemporaneamente. Assodato che l'unico comun denominatore tra tutti loro e il vino resta un problema, per quale motivo gli effetti siano stati così diversi? I sei partecipanti alla festa sono stati appena intossicati. La signora Valeria è rimasta cieca, ma, almeno a differenza degli altri, non è morta. Lo stesso dubbio viene al servizio igiene pubblica della Regione Lombardia, che però una risposta la trova facilmente e la comunica immediatamente ai giornali. Persone che risultano avvelenate possono considerarsi etilisti e i diversi effetti del metanolo sui loro fisici sono dovuti a un diverso stadio della malattia. I giornali riprendono la nota e la rilanciano parlando di paure ingiustificate. Il veleno colpisce i forti bevitori, tutti gli altri possono stare tranquilli e riassumono il messaggio in una formula semplice, un bicchiere va bene, chi sta male sono gli ubriaconi, perché come in ogni cosa, l'importante è non esagerare, bevi responsabilmente. Che si dice ora vogliono essere rassicuranti, ma si sbagliano. Se noi supponiamo di avere un bicchiere da 100 ml con le concentrazioni trovate nel vino adulterato, questo bicchiere conterrebbe da due a 10 ml di metanolo, poiché la dose tossica parte da 10 ml. Ha anche un solo bicchiere di questo vino adulterato può provocare sintomi di intossicazione. Nel frattempo in procura nobili non vuole fermare la sua ricerca, anzi non può permetterselo. Il tempo, la rapidità e fondamentale, diciamo sia per evitare la contaminazione delle prove, cioè andare subito sul luogo del crimine. Chiaramente prelevare subito il materiale che puoi trovare. Le cicche di sigarette o stracci, pezzi di stoffa, impronte prima eviti che diciamo sia inquinata? La scena del Criminal il fattore tempo nell'indagine del vino metanolo è stato determinante, ma è stato anche tra virgolette, stressante. Ripeto, si indagava nel vivo dei decessi tra un decesso e l'altro indagavamo e restavamo, per cui vivamo sequestravano, intanto la gente moriva. Gli antichi greci utilizzavano due parole ben distinte per indicare il tempo, una e chronos, che rappresenta il tempo cronologico sequenziale, quell'aggettivo, insomma, che vale per tutti e che misuriamo con gli orologi. L'altra invece è kairos, che fa riferimento a un lasso di tempo indeterminato nel quale succede qualcosa di speciale per un individuo ed è ovviamente diverso per ciascuno di noi. Mi spiego meglio, prendiamo la finale dei mondiali di calcio del 2006, secondo il Chronos la partita è durata 90 minuti per i tempi regolamentari, 30 minuti di supplementari e appena 10 minuti per i rigori. Ma per gli italiani, per i francesi gli ultimi sono stati molto più lunghi dell'intera partita, mentre per chi quella sera magari era già letto, saranno passati in un attimo allo stesso modo. a Milano, le ore misurate in tempo chronos saranno le stesse per tutta la città, ma quelle calcolate secondo il Kairos. Non lo saranno per niente per chi si sta rilassando con un camparino in qualche bar con gli amici. Le ore saranno veloci, i secondi insignificanti per nobili che sta cercando di capire come agire per risolvere il mistero del vino avvelenato. Le ore saranno infinite, i minuti lunghi come agonie, soprattutto perché per alcuni quei minuti possono essere gli ultimi, visto che nel frattempo il numero di vittime aumenta, a cominciare proprio dal signor Alvaro Antinori. L'uomo, ricoverato subito dopo Benito Casetto, sembrava che ce la stesse facendo, ma no, il suo corpo ha smesso di rispondere alla terapia. Le complicazioni respiratorie hanno fatto il resto. Muore in un letto della terapia subintensiva dell'ospedale Niguarda la notte del 22 Marzo. Un destino perlomeno beffardo per un uomo omonimo della più antica casa vitivinicola italiana. E non c'è tempo nemmeno per farci caso, perché intanto le autoambulanze hanno prelevato altre 8 persone, quattro uomini di 293145 e cinquant'anni e quattro donne di 253032 e 43. Si potrebbe pensare che siano quattro coppie avvelenate. La stessa bottiglia durante una cena tra amici, ma invece no, non si conoscono neanche in comune c'è solo il fatto che i loro casi non destano preoccupazione. Segnalazione di altri ricoveri per intossicazione da metanolo arrivano anche da altri ospedali, soprattutto della Brianza. E anche i sintomi iniziano a diversificarsi. Non più solo crampi e vomito, c'è chi arriva al pronto soccorso in preda alle vertigini, chi già in coma. Alcuni non sanno più né chi sono, né dove si trovano, sono vivi, ma completamente assenti. Sono tutti indizi dell'alcolismo cronico, ma loro giurano di aver bevuto un solo bicchiere di vino a tavola e questo rende concreto un sospetto che tutti hanno avuto paura di confessare, persino a se stessi, non sono le vittime a bere di più o di meno, è più probabile. Che ci siano bottiglie più velenose di altre? La stampa ha immediatamente colpevolizzato le vittime, addirittura dicendo che si trattava di ubriaconi, gente alcolizzata, gente disperata che beveva vino a volontà, allora forse questo è successo perché qualcuno è stato individuato in questo senso, ma questo non giustifica un avvelenamento. Un'uccisione, una strage di persone. In realtà hanno visto che comunque c'è stata gente che non so è morta una donna giovane in gravidanza. Non so, non penso che era un'alcolizzata avrebbe avuto un bicchiere a tavola e poi poverina è morta perché ha ingerito un veleno senza saperlo. Quindi non erano tutti alcolizzati. Assolutamente. Erano persone che bevevano un vino, magari scadente, un vino che costava poco. I più preoccupanti sono i casi di Alberto Redondi di Robecco sul Naviglio, un paese dopo Magenta, dove la Lombardia confina col Piemonte, e di bruna Bacco di Milano. Sono stati ricoverati con cefalea, confusione mentale, crampi addominali, ma in più presentano gravi disturbi della vista e una grave acidosi metabolica. I loro muscoli non rispondono, non hanno neppure la forza per stare seduti. Sono in iperventilazione e i medici, temono che da un momento all'altro possa arrivare uno shock letale. Arrivavano. Soggetti che presentavano un quadro clinico ben preciso che era acidosi metabolica, stato di coma di grado più o meno elevato. Conoscevamo bene quali erano gli stadi del coma e se avevano una diminuzione dello Stato di vigilanza, avevano un aumento della frequenza respiratoria e soprattutto avevano dei problemi alla diuresi delle convulsioni, oppure si lamentavano di avere una diminuzione della cui vita visiva allora a questo punto partiva immediatamente la ricerca dei formati urinari. Mi fermiate urinari al di sopra di una certa concentrazione nelle urine, erano spia di un'intossicazione da metanolo, però l'acidosi metabolica intrattabile e la diminuzione del visus sono le due cose che ti fanno fare diagnosi. Sembra un bollettino di guerra, ogni aggiornamento fa crescere la pressione sulle spalle del sostituto procuratore nobili. L'aspetto più difficile è definire la dimensione del fenomeno, perché senza riuscire a capire quali siano i confini di un campo e le regole del gioco, la partita non può iniziare. In più ci sono le Istituzioni che ancora non sanno quanto possa essere esteso il caso, ma vogliono un intervento deciso da parte delle forze di sicurezza, anche solo per mettere a tacere i giornalisti che hanno iniziato a fiutare che c'è qualcosa di strano. Di cui però le forze dell'ordine non vogliono parlare. Noi per una scelta di delicatezza, sensibilità, eccetera fuma anche un po criticati, non abbiamo dato subito la notizia, il quale fosse il vino incriminato, perché avevamo capito che il fenomeno era talmente diffuso che avremmo dato quasi la sensazione che tutto era risolto. Invece il vino al metanolo ha avuto una diffusione in decine e decine di cantine vinicole. La verità è che così tante intossicazioni e decessi non sono normali e visto che nessuno in procura apre bocca sulle indagini, ci pensano loro a fare delle ipotesi e fanno trapelare l'idea che ci sia in atto un attacco terroristico. Del resto c'è chi fa terminare gli anni di piombo con il 1979, quando le Brigate Rosse uccidono il sindacalista Guido Rossa, perdendo ogni appoggio popolare, ma si sbaglia. Il 2 agosto 1980 c'è stata la bomba alla stazione di Bologna, una strage in cui sono morte 85 persone e 200 sono state ferite. Il 23 dicembre 1984 una bomba esplosa sul treno rapido 904 che da Napoli andava a Milano con 16 morti e 267 feriti. Il 27 dicembre 1985, un commando palestinese estremista ha assaltato l'aeroporto di Fiumicino con mitra e bombe a mano, uccidendo 13 persone e ferendone altre 76. E l'ultima azione delle.br sarà il 16 Aprile 1988, con l'uccisione del Senatore Roberto Ruffilli, consulente dell'allora Presidente del Consiglio Ciriaco De Mita. Ma c'è anche chi accredita l'ipotesi del pazzo, persino dell'allenatore seriale del resto. Primo allarme c'è già stato nel 1981 tre studenti torinesi di ritorno da una gita a Milano, avevano preso una bottiglia di vino in stazione centrale per berla durante il viaggio. Ma erano bastati appena alcuni sorsi per sentirsi male. Li aveva salvati la Polfer, la polizia ferroviaria che si occupa della sicurezza dei viaggiatori. L'indagine era poi passata ai soliti carabinieri dell'anti sofisticazione che avevano rilevato la presenza di cianuro nel vino, ma non erano riusciti a risalire anche al matto, come era stato definito dai giornali che senza apparente motivazione avvelenava delle bottiglie di vino scelte nel mucchio. Ma in procura i giornali, nessuno al tempo di leggerli. Figuriamoci il sostituto procuratore nobili, nel cui ufficio il telefono non smette di suonare e ora lo fa per annunciargli che Paolo baruca, un operaio quarantottenne, è stato portato all'ospedale di Lecco con la moglie romana agli Eretica. Lui è già in coma, lei no, ma sembra essere destinato a seguirlo. Sono bastate le prime analisi per confermare la peggiore delle ipotesi. Acidosi metabolica, sono intossicati dal metanolo. I medici hanno sottoposto entrambi alla terapia, suggerita all'ospedale Niguarda, ma questo non basta per farli uscire dalla rianimazione. Tuttavia, l'informazione che colpisce di più è che sono di calolziocorte, un comune in provincia di Bergamo. La speranza è che il signor Baruca abbia comprato del vino a Milano per berlo con la moglie. Una volta arrivato a casa. Del resto viale Fulvio testi, dove si trova al supermercato in cui ha acquistato il Barbera, al signor Casetto è una delle tante strade che si possono prendere per salire su verso i laghi, ma poi in ospedale sono arrivati i figli della coppia Wilma, Massimiliano ed Ezio, e hanno detto che il padre va al supermercato. Per sconto che c'è a due passi da casa, da cui viene anche il vino incriminato del Barbera da tavola in bottiglioni da due litri. Lo prendono sempre perché è buono e costa poco. O almeno così hanno sempre creduto. Quando nobili mette giù la cornetta, sospira, sia per le due possibili vittime in più che vanno ad alimentare la sua angoscia, sia per le ricadute che queste informazioni hanno sulla sua indagine, significa che il metanolo non solo è uscito da Milano, ma addirittura sconfinato. La provincia ed è anche già nella bergamasca il possibile sintomo di un'infezione pronta a espandersi a macchia d'olio se non si fa qualcosa. Un contagio che per certi versi può ora farci venire in mente l'inizio della diffusione della pandemia da COVID-19. Allora serve un'azione decisa, perentoria, ma che soprattutto riesca a calmare le acque, perché i giornalisti un colpevole lo hanno già individuato ed è perfetto. Per loro, sia chiaro. Metanolo è un podcast originale di Spotify prodotto da will media in collaborazione con Booth Sound per bots, ideato e scritto da Matteo Liuzzi, regia e Sound design, Nicola Martin, produzione, Fabio ragazzo per will cura editoriale, Riccardo Bassetto post produzione, Lorenzo Marsiglia produttori esecutivi Alessandro Tommasi e Riccardo Aut per Spotify Head of Studios, Eduardo Alonso. Executive producer, Jacopo penso, partner manager Olympia Manzoni editorial, Laura Gomez Esposito Marketing, Ester Gazzano, Arianna dell'era e Ginevra caprino, Head of Communications, Monica Landonio. Si ringraziano per le interviste Roberto Ferlicca, Alberto nobili, Franca Davanzo, Francesco Zoppi. L'estratto di Valeria Zardini è preso dal programma televisivo falò della RSI Radiotelevisione Svizzera, andato in onda nel 2006 dal titolo. La beffa del metanolo sono Giulia delogu e ti aspetto per il prossimo episodio di metanolo, il numero 2, lo scandalo.

Podcast Summary

Key Points:

  1. Una donna beve vino contaminato da metanolo e sviluppa sintomi gravissimi, tra cui perdita di coscienza e cecità.
  2. Nel 1986, Igino Repossi, titolare di una cantina, viene trovato impiccato; inizialmente si parla di suicidio, ma l'autopsia rivela segni compatibili con la morte violenta.
  3. La Guardia di Finanza scopre una rete di sofisticazione del vino
  4. Il 6 marzo 1986, Mimmo Ferlicca compra vino al supermercato; sua moglie Valeria viene avvelenata e ricoverata con gravi danni, inclusa cecità permanente.
  5. Il 12 marzo 1986, diversi pazienti arrivano al pronto soccorso con sintomi simili; i medici sospettano metanolo e usano whisky come antidoto.
  6. L'ospedale Niguarda conferma l'avvelenamento da metanolo grazie a un test innovativo sui formati urinari.
  7. Le autorità sequestrano il vino contaminato e il caso viene affidato al procuratore Alberto Nobili.

Summary:

Tutto iniziò quando la madre del narratore bevve vino a cena e si sentì male, con vomito, perdita di coscienza e forti dolori. Quella notte scoprirono l'esistenza del vino al metanolo, un veleno letale. Negli anni '80, descritti come un decennio di spensieratezza, il vino, simbolo di piacere italiano, si trasformò in una trappola mortale.

Il podcast di Giulia Delogu, prodotto da Will Media, racconta la strage che cambiò la storia del vino italiano. Igino Repossi, 85 anni, titolare delle Cantine Repossi di Casteggio, fu trovato impiccato il 23 febbraio 1986. Il medico legale rifiutò di firmare il certificato di morte per segni sospetti, ma l'autopsia confermò l'impiccagione.

Tuttavia, la Guardia di Finanza, già indagando su trasporti sospetti di sostanze chimiche, fece irruzione nei magazzini Repossi e arrestò la figlia Annamaria per sofisticazione alimentare. La banda, guidata da Luciano Rossetti, alterava il vino con metanolo. Il 6 marzo 1986, Mimmo Ferlicca comprò vino al supermercato; sua moglie Valeria fu avvelenata e divenne cieca.

Il 12 marzo, altri casi simili emersero a Milano, con pazienti in coma e acidosi. I medici del centro antiveleni, sospettando metanolo, usarono whisky come antidoto e confermarono l'intossicazione con analisi dei formati urinari. I carabinieri dei NAS sequestrarono il vino contaminato, e il caso finì in procura, gestito dal sostituto procuratore Alberto Nobili.

FAQs

I sintomi includono perdita di coscienza, vomito, forti dolori addominali, cecità temporanea o permanente, convulsioni e acidosi metabolica. Si distinguono per la rapidità della perdita della vista e per i danni al sistema nervoso centrale, che non si verificano in intossicazioni alimentari comuni.

L'alcol etilico (etanolo) nel whisky blocca gli enzimi alcol deidrogenasi e aldeide deidrogenasi, impedendo la trasformazione del metanolo in metaboliti tossici come il formiato. Questo previene danni a organi come il nervo ottico e la retina.

Il dottor Zoppi ha adattato un kit per il dosaggio del formiato, eliminando un enzima (ossalato ossidasi) e usando il resto del kit con formiato deidrogenasi. In 24 ore ha ottenuto risultati positivi dai campioni di urina.

Il vino conteneva dal 2% al 10% di metanolo, ben oltre il limite legale di 0,016 ml per 100 ml di vino. Bastano pochi millilitri per causare cecità, danni renali e morte.

Ha coinvolto una vasta truffa di sofisticazione alimentare, con decine di intossicati e morti, e ha colpito un prodotto culturale italiano come il vino. La mancanza di controlli e la rapidità dell'emergenza hanno scosso l'opinione pubblica.

La Guardia di Finanza ha seguito camion sospetti di sostanze chimiche, ha fatto irruzione nei magazzini Repossi e ha arrestato Annamaria Repossi per sofisticazione. Ha poi catturato i complici, tra cui Luciano Rossetti e Renato Vigo.

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