Il podcast "C'è modo e modo" di Treccani, condotto da Beatrice Cristalli e Giulio Armeni, esamina come il cibo plasmi la lingua italiana attraverso i modi di dire. Si parte dal significato ambiguo di "parla come mangi" per introdurre il tema: il cibo è un linguaggio affettivo, come dimostra l'esempio delle nonne che esprimono amore cucinando. Vengono analizzati proverbi radicati nella cultura popolare e contadina. "Gallina vecchia fa buon brodo" celebra il valore dell'esperienza e della maturità, mentre "andare in brodo di giugiole" descrive un piacere intenso, evolutosi da un'origine legata alle castagne. Il pane simboleggia bontà genuina ("buono come il pane"), e l'acqua rappresenta sia il desiderio ("avere l'acquolina in bocca") che la discrezione ("acqua in bocca"). L'espressione "mangiare la foglia" indica la capacità di comprendere rapidamente. La puntata si conclude con proposte di nuovi detti moderni, come "ordiare il sushi più lungo della gamba", per aggiornare il repertorio linguistico alla società contemporanea, sottolineando come i modi di dire siano un "ricettario" per insaporire il discorso.
Parla come mangi. Non mi è mai stato molto immediato il significato di "parla come mangi". Forse perché lo declino su di me. Parla come mangi e come mangio io? Tanto. Quindi devo parlare tanto. Parla come mangi di notte. Quindi devo parlare di notte. Lo vedete? Non è chiaro. State ascoltando, c'è modo e modo. Il nuovo podcast di Treccani. Io sono Betrice Cristalli e insieme a Giulio Armeni vi raccontiamo le storie che si nascondono dietro i più curiosi modi di dire della lingua italiana. Di sicuro c'è un legame tra il cibo e le parole. E non intendo solo il bangello, quando Gesù dice "non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce della bocca di dio". Intendo proprio che noi parliamo attraverso il cibo. Tutti abbiamo avuto una nonna che ci dimostrava affetto cucinando per noi. Incozzare qualcuno per dirgli che gli vuoi bene è una grande perversione italiana. Non riesce ad avere un dialogo con tu nipote. Non possedi termini per esprimere il tuo mondo interiore. Ti hanno segregato in cucina per 90 anni. Motivo per cui te la cavia cucinare, ma con unque cosa se la fa in interrottamente per 90 anni diventi per lo meno decente. Però questa la sagna, quanto parla nonna, quanto parla di noi. Sarà che mangiare e richiede silenzio, un'altra frase ricorrente è "zitto e mangia", come se il cibo fosse esaustivo e coprisse ogni necessità della vita. Parlare mentre si mangià è pericoloso. La mia maestra delle elementarie, suorcon siglia, a cui voglio bene e che saluto, ammenza ci proponeva un detto napoletano. Ci diceva "Piano bambini, perché quando si mangià si lotta con la morte". Io quando mangio non mi sento affatto morto. Anzi mi sento vivo, mi sento che sto sconfigendo la morte e non ha parole, ma coi fatti. Ma beh, in ogni caso ho capito l'antifona. Attavola non si parla, e se si parla si parla di cibo. E noi di questo parleremo oggi perché i modi di dire sono un ricettario che la tradizione popolare ci ha consegnato per insaporire i nostri discorsi e guai a cambiarli. Carabiatrice, pensi che gli italiani parlino come mangiano? Se parliamo di saggezza popolare, non possiamo che partire dal brodo, perché in Italia tutto fa brodo. Questa espressione nasce proprio dal suso massiccio nella cucina povera, qualsiasi avanzo, ossa, verdure, ritagli di carne, tutto può essere buttato dentro per arricchirlo. Un po' come dire che ogni esperienza, anche la più insignificante, ci può tornare utile. Certo, se abbiamo in partenza un buon brodo, ancora meglio. E infatti per questo ci pensano le galline, anzi quelle, diversamente giovani. Gallina vecchia fu a buon brodo, è un detto che conosciamo bene. Più l'animale, avanti con leta, più il brodo, risulta, saporito. A prima vista potrebbe sembrare un contro senso, perché la carne di una gallina vecchia è notoriamente più dura. Ma è proprio questa sua caratteristica a fare la differenza. Per renderla tenera, serve una cottura lunga e paziente che rilasce nel brodo tutto il suo sapore. Da cui il significato figurato, l'esperienza ha un valore e la maturità porta qualità, sia nelle competenze che ne rapporte umani. Con una sfumatura un po' maliziosa, direi, il proverbio è stato poi adattato anche in ambito sentimentale e sessuale. E comunque non è l'unico proverbio che riesce a unire la passione per il brodo con la passione vera e propria, l'amore. C'è chiele farfalle nello stomaco e chi per qualcuno qualcuna va in brodo di giugiole. Come riporta il vocabolario Treccani, il detto significa andare in soluquero uscire quasi di seda la contentezza. Ma non è sempre stata così. In origine si diceva andare in brodo di succiole dove le succiole erano le castagne le sate con la buccia. La prima testazione la troviamo nel vocabolario degli accademici della crusca del 1612, dove la succiola viene descritta come una castagna cotta nell'acqua con la scorsa, un cibo semplice tipico delle campagne. Con il tempo però le castagne hanno lasciato spazio, ha un altro frutto, le giugiole utilizzate si è medicina per decotti contro la tosse per esempio, si è in cucina per fare marmellate e ottime confetture. Ma la loro diffusione ha dato vita anche un celebre li cuore dal sapore dolce e nebriante. È così che il brodo di succiole sia trasformato in brodo di giugiole e il detto assunto al significato che conosciamo tutti oggi. Un piacere intenso quasi è un forico, quello che si prova sapporando una giugio la zuccherine resistibile, oppure quello che si prova quando guardiamo sul telefono, le foto di crash. Ma il re della tavola e della lingua italiana diciamolo è il pane, sentite come suona bene, la sua una bontasobria solida affidabile. Non ha caso se vogliamo dire che una persona è gentile e generosa diciamo che è buona come il pane o che è un pezzo di pane. È un simbolo di purezza, di genuinità, non ha le smancerie dei dolci e neanche il salutismo ossessivo dei cibi bio. E quando qualcosa non è pane per i tuoi identi vuol dire che non fa per te, che fuori dalla tua portata o dalle tua capacità. Una metà fora che arriva proprio dal morso, se il pane troppo duro, meglio non rischiare di spezzarsi un dente, anche l'idea che il pane e il mantello pesano mano un troppo è interessante. Le cose essenziali per vivere, il cibo e la protezione per ripararsi, magari dal vento, sono un peso certo, ma sopportabile, perché senza non si va avanti. L'acqua invece ha una doppia anima nei modi di ritaliani, per esempio, se ti viene l'accoline in bocca, vuol dire che hai un desiderio refrenabile per qualcosa, non solo per il cibo. L'accolina non è altro che il diminutivo di acqua indica proprio la saliva che si attiva al pensiero o alla vista di qualcosa di invitante. Ma se dico acqua in bocca, siamo in tutta'altra dimensione. Sto richiedendo infatti discrezione, ti ho detto un segreto, una cosa brutta, secondo l'essicografo Pietro Jackie, l'espressione nasce a Firenze da un curioso episodio. Una donna, in capace di trattenere un segreto, si confessò con un prete, disperata per la sua lingua troppo lunga. Il parroco, con pragmatismo tutto toscano, le suggeri un metodo infallibile, ogni volta che sentiva l'impulso di parlare troppo, doveva tenere in bocca un sorso d'acqua. Così non solo avrebbe evitato di spifferare, ma avrebbe avuto anche il tempo di riflettere sulle conseguenze delle sue parole, funzionò così bene che la donna riva a credere che quell'acqua fosse miracolosa. E così da una piccola strategia antipettegolezzo, nà quel detto che ancora oggi ci invita alla prudenza, perché a volte più che le parole giuste serve sa per stare zitti. C'è anche chi collega questo detto al proverbio latino in vino Veritas, ripreso dal filoso Fogreco Zenobio, che letteralmente significa nel vino è la verità. Il senso è chiaro, quando sia un po' il ticci si tende a essere più spontanei, più diretti e spesso fin troppo sinceri. Il vino scioglie la lingua e porta a rivelare segreti, mentre l'acqua al contrario li trattiene. La vita non basta solo sapertacere, certo, fossimo davvero capaci sarebbe un mondo migliore, a volte bisogna anche sapere capire al volo, per esempio, e qui entra in gioco un altro modo di dire legato al cibo, mangiare la foglia. Guarda, avrei preferito fosse il pane raffermo, ma poi di che tipo di foglia stiamo parlando. C'è una più convincente, c'è la dall'inguista Hugo Ricco Paoli, che farì salire il detto, ovviamente, al mondo contadino. Gli animali si dividevano in due categorie, i lattanti che dipendevano dall'atte materno e quelli più grandi che avevano già imparato a nutrizzi da soli, mangiando appunto la foglia. Per estenzione, il significato figurato chi ha mangiato la foglia e chi ha esperienza, chi non ha bisogno che li si speggi tutto. Ora Giulio, di mi la verità, tu sei uno che mangià la foglia subito, ogni tanto rischi anche tu di farti infinocchiare. Io assolutamente team infinocchiamento, anche perché è l'usinghiero, no, essere degli infinocchiati, c'è un po' come dire che sono troppo buono per questo mondo, che sono un boccone prelibato per restare in tema. Comunque, Beatrice ho molto apprezzato il tuo excursus, ma ho notato che molti di questi proverbi vengono da un mondo antico contadino e non rendono del tutto giustizia ai cambiamenti della nostra società. E allora, approfittando il fatto che mi trovo negli studi di treccani, io concluderei questa puntata presentando delle proposte di nuovi proverbi. Di solito, in mogli di re scaturiscono dalla fantasia popolare, non hanno degli autori, ma io ho registrato questi proverbi insiare, così in caso dovessero entrare nel dizionario, i miei nipoti mi verranno portare sempre un mazzo di fiori freschi al cimitero. Comincere intanto, con la giornare il tutto fabbrodo, con tutto fa poche, poi per i frequentatori di oliochennit un po' troppo spavaldi, ordiare il sushi più lungo della gamba. Dalle stelle Michelin, alle stalle Michelin, una caduta rovinosa, ma in cui si mantiene comunque una certa eleganza. Poi, rider bañato, rider sfruttato, da tenere sempre a mente, c'è fame chimica tra noi, quando c'è così tante intesa con l'altra persona che ci ritroviamo entrambi in cucina alle due di notte. Poi, per i talebani del fitness, stai contando le calorie e il cioccolato, cioè mi stai rovinando una cosa bellissima, e come ultimo pulirsi con la stagnola del kebab. Ovvero fare qualcosa di inutile, se non contro producente. Ecco, lascio alla Treccani, il tempo di riflettaccio su, e noi ci sentiamo la prossima puntata. C'è modo e modo è un podcast Treccani, combitrice cristalli e Giulio Armeni, produzione e post-produzione, accura di Edulia dal sapere Treccani. Trovate tutti gli episodi, sulle principali piattaforme. [Musica]
Podcast Summary
Key Points:
Il podcast esplora il legame tra cibo e linguaggio, analizzando modi di dire italiani legati all'alimentazione.
Vengono spiegati proverbi come "gallina vecchia fa buon brodo" (l'esperienza ha valore) e "andare in brodo di giugiole" (provare grande piacere), mostrandone l'origine e l'evoluzione.
Si discute di espressioni quali "acqua in bocca" (discrezione), "mangiare la foglia" (capire al volo) e "buono come il pane" (bontà genuina), evidenziando come il cibo modelli la comunicazione.
Il conduttore propone nuovi modi di dire moderni, riflettendo sui cambiamenti sociali e culinari contemporanei.
Summary:
Il podcast "C'è modo e modo" di Treccani, condotto da Beatrice Cristalli e Giulio Armeni, esamina come il cibo plasmi la lingua italiana attraverso i modi di dire. Si parte dal significato ambiguo di "parla come mangi" per introdurre il tema: il cibo è un linguaggio affettivo, come dimostra l'esempio delle nonne che esprimono amore cucinando. Vengono analizzati proverbi radicati nella cultura popolare e contadina.
"Gallina vecchia fa buon brodo" celebra il valore dell'esperienza e della maturità, mentre "andare in brodo di giugiole" descrive un piacere intenso, evolutosi da un'origine legata alle castagne. Il pane simboleggia bontà genuina ("buono come il pane"), e l'acqua rappresenta sia il desiderio ("avere l'acquolina in bocca") che la discrezione ("acqua in bocca"). L'espressione "mangiare la foglia" indica la capacità di comprendere rapidamente.
La puntata si conclude con proposte di nuovi detti moderni, come "ordiare il sushi più lungo della gamba", per aggiornare il repertorio linguistico alla società contemporanea, sottolineando come i modi di dire siano un "ricettario" per insaporire il discorso.
FAQs
È un'espressione che invita a parlare in modo semplice e diretto, come si mangia, senza troppi giri di parole. Tuttavia, il significato può variare a seconda dell'interpretazione personale.
Il cibo e le parole sono profondamente intrecciati nella tradizione italiana. Molti modi di dire utilizzano metafore alimentari per esprimere concetti, e il cibo stesso è spesso un mezzo per comunicare affetto o valori familiari.
Significa che l'esperienza e la maturità portano qualità e valore, proprio come una gallina più anziana rende il brodo più saporito grazie a una cottura lunga e paziente.
Significa provare un piacere intenso o una grande gioia, al punto da sentirsi quasi fuori di sé. L'espressione deriva da un antico brodo dolce a base di giuggiole.
Si usa per descrivere una persona gentile, generosa e affidabile, paragonandola alla bontà semplice e genuina del pane, simbolo di purezza e sostanza.
È un invito a mantenere il silenzio e a non rivelare un segreto. L'espressione suggerisce di trattenere le parole come si trattiene l'acqua in bocca per riflettere prima di parlare.
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