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Collettivo femminista

36m 41s

Collettivo femminista

La conversazione affronta il tema dell'intersezionalità e dell'attivismo, partendo dalle esperienze personali di chi è cresciuto in povertà e ha subito discriminazioni di genere. Si evidenzia come lo stigma della povertà e le differenze di trattamento tra uomini e donne segnino profondamente la vita. L'intersezionalità, pur essendo una parola chiave, viene spesso usata in modo superficiale sui social, senza un reale impegno pratico. L'attivismo autentico è descritto come concreto, di strada e comunitario, basato su eventi in presenza, workshop e manifestazioni, mentre i social sono solo uno strumento di amplificazione. Viene criticato l'attivismo "da bolla" che non si traduce in azioni contro i femminicidi e le ingiustizie reali. Si parla anche delle difficoltà delle comunità rom, che subiscono una doppia discriminazione: interna (patriarcato) ed esterna (pregiudizi), e delle domande invasive sul "campo" che mancano di rispetto. Infine, si presenta un progetto in collaborazione con "Slur Project" e "un secco no", che esplora il potere del linguaggio, analizzando gli insulti subiti e usati, per promuovere una riappropriazione consapevole delle parole e un confronto intersezionale.

Transcription

3555 Words, 20593 Characters

Italian
[Musica] [Musica] [Musica] [Musica] Grazie,vana! [Musica] [Musica] [Musica] [Musica] [Musica] [Musica] [Musica] [Musica] anche quindi diciamo che l'io è iniziato veramente a vedere un po' come era il mondo a 360 gradi però ecco la mia vita è stata io credo che il mio stigma più grande che tuttora mi porto dietro e che tuttora affronto tantissimo in analisi e quello proprio della povertà dell'essere cresciute in una famiglia povera di dovermi essere arrangata sempre e dal dili forse è un altro proprio questa questa necessità di anche avere una lette esatto nel senso deve avere una ritenare di persone costruirtela per avere delle persone che ti possano capire con cui confrontarsi ma guarda per dire la mella prima cosa che mi viene in mente è quando io ho un fratello maschio più piccolo e la prima volta che ha lui stato permesso di fare una cosa e a meno non perché i miei esitori fossero mi discriminassero apertamente era me semplicemente più protettivi per dire il tornare a casa la sera da sola a lui era già permesso e per me era ninancia e io vedevo che non avrebbero voluto vietarmi lo ma la cosa gli metteva ansia mi è venuto a nino sofferenza clamorosa ho detto ma perché in che senso e da lì va beh ogni momento in cui qualcuno ti fa che è troppo diversamente perché se una donna che è pazze cioè a me è quello che mi spinge principalmente e soprattutto sentire certi discorsi chiaramente dopiamente difficile se tu sei se una donna o appartenia una minoranza diversa o ester origini diverse poi mettiamo anche il fattore potrebbe esserci una disabilità come potrebbe essere anche il fatto già per tenere la cominciare di biggull plus in insomma se hai un insieme di questi fattori già inserletto a donna senza tutti questi fattori ed difficile e che è discriminante e rinegabile questo che subisi e in più se è tutti questi fattori o le proprio o le chiaramente infatti poi c'è il fatto dell'interseccionalità ci interessa molto e crediamo che per capirlo sia veramente un continuare a confrontarsi continuare a parlare dell'esperienza di altre persone continuare a impatizzare anche molto anche molto di impatia e bello su termine interseccionalità però posso dirvi che io vedo molto molto un topico detto sinceramente parliamo l'entra perché il maio anorego che un maio la lotta si fa tra rigolette per categorie si fa io guardo guardo la mia nica la mia comunità è basta però quando si tratta veramente di essere impersettionali non lo si è ossero si è io vedo che si fa solo giusto per in mood magari di postare e basta quando in reale no? poi l'altro fatto è molto interessante vorrei discutere con voi sia del interseccionalità anche l'attivismo per voi cos'è l'attivismo reale c'è cos'è l'attivismo cos'è seren'attivista io vi dico che per me che poi anche associativo però nuno per me è l'essere attivista e sì ok utilizzo il social perché rit ha sono un grande strumento come d' esempio cosa che è stata forma del postasno ci permette di parlare di oranzi che vengono ignorate che ne sono davogci ok quindi sotto sono utili però per me io nascod attivista dalla strada io guardo dalla strada dal campo e al quartiere popolare in cui vi vevo io parto da lì sono arrivata sui social grazie alla pandemia no ho poi trasferito anche l'itante dell'attivismo però per me l'attivismo e quando tu l'ottico la comunità è parte della comunità ma insomma è qualcosa di concreto in cui si può trasformare un attivismo di una performance con la comunità o manifestazioni o presidi o vi è dicendo per voi invece sia attiviamo la interseccionalità e dell'attivismo che cos'è per voi assolutamente assolutamente d'accordo i vana io credo che sia fondamentale e ci lo ripetiamo molto spesso quando dobbiamo proprio fare il punto uno della situazione quando ci mettiamo li a fare le riunioni quello che ci diciamo sempre è che è non può rimanere assolutamente solo su internet anzi di cioè internet deve essere un plus che rafforza e magari espande un attivismo che tu già stai facendo appunto per strada quello su cui noi ci concentriamo veramente tantissimo è proprio creare eventi workshop cioè per corsi magari due tra volte in cui ci si vede si parla di un argomento specifico si fanno attività di attivazione per cercare di coinvolgere anche persone che prima non non erano diciamo mai stata contatto con determinati tematiche e noi ci crediamo moltissime in queste azioni appunto in presenza perché sono quelle che veramente poi cambiano perché sono quelle che hanno cambiato anche me cioè quelle in presenza sono quelle che hanno cambiato anche me a me guardare un po un poste su Instagram che poi scrollo così di mezzo like perché mi piace quella persona è popolare è cullo in quel momento di mezzo like ma magari non ho neanche letto cosa scritto realmente quindi cioè molto superficiale la cosa di Instagram è tutto un'immagine e poco realmente contento serio e poi appunto sono sono parole sono una pletta forma mentre invece quando ti vedi poi ti guardi negli occhi e le cose le devi anche trasmettere e far vedere che non c'è soltanto della falsità e della parenza ma sono cose in cui tu credi e che hai interiorizzato e imprimi stù quindi assolutamente d'accordo sul fatto di fare delle cose in presenza non assolutamente assolutamente anche perché appunto da noi c'è per noi è sempre stato molto forte anche la cosa di agire su il nostro territorio no quindi a maggior ragione appunto è bella veri social perché sono una casa di risonanza anche per persone che non vivono qui non possono parte inciparagli eventi perché purtroppo non si può fare tutto però proprio e rimpalare e conoscere e riappropriarci della nostra città è stato un bellissimo processo è un bellissimo processo che sta ancora continuando e si fa tramite la nostra il nostro collettivo ma tramite anche tutti gli altri collettivi e associazioni che che agiscono che abbiamo conosciuto con cui siamo riuscita a fare rete ed è un momento meraviglioso ed è il momento che se vogliamo parlare e forse si può avvicinare di più al concerto di intersezzionalità cioè di entrare veramente in contatto faccia faccia con persone che magari hanno associazioni che si occupano antitemi diversi eplicemente però vedendo la loro passione cominciare a interessarsi a provare a provare a vedere che cosa provano perché cosa lottano capito quello è cioè quello è forse il concerto in modo più pratico di sperimentarla secondo me uno dei modi più pratici che poi non è assolutamente paragonati magari all'attivismo che fa i tui vana perché cioè io per esempio in un tempo non ci sono mai stata e quindi mi immagino che sono delle situazioni in cui ti metti veramente in primis a toccare proprio con mano cioè non mi siamo comunque in una situazione di un travi doletto un salotto dove siamo tutte sedute su delle sedie c'è una persona che fa una attivazione sì si inizia a fare un dibattito e comunque molto rizontale però cioè non andiamo a fare servizio per strada e questo magari in un futuro o aperti no magari con te i vana è il senso di futuro si può fare io ho fatto su questo di manpina far volontariato e attività soprattutto con le pambine voglio scudere maschieti per carità però è rinnegabile che le donne eromini che sono nella situazione del campo che è de grado c'è tanto tanto disaggio col troppo subiscono doppiamente doppiamente sia l'interno della famiglia che all'esterno della famiglia perché col troppo c'è ancora della comunità rom un grande grande sistema patriarcalo che opprime noi donne quindi io tengo molto fare la attività con le bambine e le ragazze e quindi poi in futuro magari ti organizziamo e venite venite con me ovviamente io prima devo chiedere alle famiglie perché in senso era importante a un safari e qua ha avuto un discorso interessante che a me capita che molto spesso magari su instagram qualcuno mi scrive, d'eserciò fotograffio reporter, se robbe qui mi dicono a ci porter campo, il campo è tipo è una metaduristica che è grado faccio foto il video non parlo in ecco che comunità e ciao però mi credo tutte le mie cose che devono crearsi l'ora di socia, non lo so io e quindi io mi arrablio perché dico no, no, chi sei tu in premise cosa vuoi raccontare cosa vuoi dire e poi ciò per tutto, no, io prima devo parlare con le famiglie perché casa loro comunque sia e casa loro, cioè non è che è la loro vita, è fatta di cinque euro, è già capo, fai fai fai selfie, ma o? sì, sì questa strumentalizzare in modo veramente becero, tutto ha fatto con le giuse modalità, ma. Sì, poi adesso mi ha fatto venire in mente una domanda che odio e mi fanno. Tipo mi chiedono mal come è il campo, non so, forse io sono molto sensibile con satematica, mi chiedono come il campo, pure mi chiedono ma vi vi in caso, vi vi al campo. Come se servisse adarvi un'immediata categorizzazione del tipo di persona che sei? Non lo so, vi racconto questo in semplice, tipo ero un evento e questo ragazzo mi chiede, mi chiede come vi bere il campo e poi mi chiede come strutturato il campo e come era composto il mio contenero la mia roll-up, cioè mi fa domande spittifiche. E io, un ragazzo non sapevo anche chi era, c'è sapevo che era un amico, di un amico, però nel senso non ci sono mai parlati, quindi n'anche ciao come stai, capito non c'è una base in cui ci conosciamo, si gia verso di me e mi pone a stedomande, io al che io li coi non ti rispondo, perché prima non ti conosco, è poi la tematica sensibile per me e perché devo parlarti del campo così di dire iniché di il campo, no? Quindi secondo me anche molto importante il suo tiro che fu io questo discorso, però è interessante anche perché ci ascoltare anche per voi secondo me che si è da prescontato la sensibilità della mia comunità romani nel senso, c'è sape domande non fa piacere che vengono poste. Sì, sì, sì, come se il tuo ruolo fosse perennemente educare senza, senza mettere, non so come dire, tenere in considerazione, in fact che, che siano persona, si, che hai la qualità, ha fatto che cose, eccetera, eccetera, che non sono magari cose da affrontare in quella circostanza, così debotto senza un attimo di conoscenza prima, senza un fine, che già magari è duro raccontarlo anche quando sei che c'è un fine più grande, immagino quanto lo sia quando una persona sembra per curiosità, no? Per se è di fare un suo prurito, sì. Sì, sia prescontato che noi abbiamo nemmo una motività, noi abbiamo una sensibilità e che abbiamo già i trauma, sia prescontato che il campo sia degrado, sia disagio, sì, sì, sì, si pensa che il campo sia tipo quell'immagine e poi mi è in una alternativa di perie, ma non è così, questa possiamo dire che potrebbe essere un strato tipo positivo, però è discriminante non si confronti, quando la realtà del campo è disatto, è dentro del grado, insomma, anche qui ricordiamo che una minoranza vive in quel coltesto, la maggioranza, perfeitamente, e incluso nella società, proprio il toprone visibile alle persone, perché più visibile lo streotico del lontzingaro che è la realtà. Ma beh, questo è un discorso molto ampio che poi comunque, per prenderemo, sì, sì, che affronteremo, comunque torniamo al consento della intersezionalità, ok? È un'otopia, non è un'otopia, una distopia, non è una distopia, che cos'è per voi? Io sono, allora, è la cosa, diciamo, è la parola, a cui mi sento appunto di avvicinarmi di più personalmente, proprio per quello che diceva anche prima, clari nel senso che, quando appunto ci riuniamo con altre realtà, soprattutto della zona, per esempio, associazioni, seministe, come in area, un secco no, tante altre associazioni, mi sento che realmente sto entrando in contatto con persone che nella mia vita quotidiana non incontrerai, non incontrerai. Quindi c'è questa parte, però mi rendo anche conto che è una parola che è realtà chi sta, ma se si escriucia a desperire proprio nella vita concretamente in toto, ci si prova, ci si prova in Ana, io lo so che tu sei molto critica con questa parola e posso esserme anche ricordo, però tu hai una parola per sessi di dire la questa, che ti condigiri più. Più, il altro, per, secondo me, a livello pratico, è anche una questione di dire, ok, nel femminismo ci sono state tante andate, ok, e alcune delle precedenti, per esempio, erano transescludenti per dire, no? E quello a cui noi vogliamo rifererci invece è un femminismo, anche qui inclusivo una parola con cui siamo dubbiosi, però un femminismo ampio, c'è un femminismo che tinga in considerazione tanti diversi modi di vivere, no, e di appunto di asperire queste lotte, e anche solo per un fattore pratico, quindi dire transfeminismo o dire feminismo intersezzanale per noi un modo di anche identificarci semplicemente di definirci agli altri. Io non sono critica con la parola, la parola in sé mi piace. Io sono critica con le persone che abuzano di questa parola, e poi nella completezza, nella ratta, non lo sono per niente. Io, in questo caso, sono critica con le persone, perché se voi essere un'attivista intersezzanale, lo sei in tutti i ambiti sotto, non so, oltre, e vi è dicendo, e' importante anche ricordare che c'è una realtà. Il so, oltre, sono una belissima, per ta forma molto tuttichistica, cioè nel senso non crea malossa comunit, e so, oltre, e magari quella lotta, per discorso, rimane in quella bolla. Però, appunto, però fuori c'è una realtà, c'è noi ancora oggi subrutton Italia, abbiamo grande problema dei feminicidi, in Italia. E' nel senso questa bolla, deve far uscire dal social, deve essere versata per stata, con quello che si può fare nel concreto, che può essere un festiva, un evento, un prosiglio, una manifestazione, un tipo organizzare dei piccoli gruppo di auto aiuto alle donne, su di affrontare la violenza, su dagli ricordati di poter denunciare. Questo è la concretezza, capite che non so, forse io sono molto infizza su, ok, c'è la bolla del so, c'è la realtà. No, no, io capiamo perfettamente, anche perché anche a noi sono suci assi diverse esperienze, di persone in cui magari tra il guadette famose sui social che hanno tantissimi follower, che per magari aiutarci una cosa, non ci hanno ricondiviso, o non hanno voluto. Cioè nel senso sono persone che secondo me parlo di intersezionalità, ma in realtà non so, forse delle volte non ci credono neanche loro. Non ce l'anno dentro, c'è proprio una cosa, ai voglia ai riempierti paroleso, però non certi veramente di vi farle tu e interiormente qui in un senso. Ma con la sua bolla è un forso difficile che è spessissimo una affrontiamo, perché specialmente comunque essendo collocata all'interno dei so, cioè, specialmente all'inizio, poi ti guardi intorno, anche con occhio critico, non dico come a fare una ricerca di mercato, però insomma ti chiedi che cosa stanno facendo queste persone, che valori vogliono trasmettere. E ti accorghi che spesso lo scopo finale del volere entrare in questo circolo di persone che poi si danno sempre ragione, comunque hanno sempre più o meno gira nell'interno degli stessi temi, appena succede un fatto di cronaca, tutte partono col commento e dicono tutte la stessa cosa. E poi complicato perché ti aliena un po' poi secondo me ogni attivista ha iniziato con la stessa passione o comunque con lo stesso idea in mente, poi chiaramente queste cose sono difficili anche da gestire, immagino, cioè anche solo il premaggio social che non ti mangi, ecco è complicato immagino, cioè noi non abbiamo iniziato una bianca di questi problemi, capito mi venda di non come monalisa, non abbiamo i questi problemi, però anche perché siamo quattro e ti ci puoi conto di affrontare tanto di fiel diverso. Perché io parlo di bolla, perché ti posso, se devo vedere le mie preta forme sono grata le persone che seguono tutto, però una bolla, è una bolla perché comunque è una minoranza che sostiene la mia comunità, è una minoranza. e quando poi forie scudo questa bolla la maggioranza o di alle minoranze, poi molto difficola mia, e appunto, quindi questa maggioranza è più forte di questa piccola bolla opopica. Quindi ce ne è molto da fare, ce ne è molto molto. E per quello che prima, non volevo justificare gli attivisti sui sotto, che poi diventano appunto, il fenomeno che abbiamo appena descritto, però è anche doloroso. Ai la tua bolla poi ne sci e invece sei insomma discriminata e ci soffre immagino. E poi c'è più follow, e più visibilità, più discriminazione, più odio. Quindi è complicato per rapporto dentro fuori, come hai detto tu. Sì, è importante, secondo me, giorniamo usare tutte le piattaforme. Sì, il suo alto al come anche la realtà, ci sono altre tantissime forme che si possono usare anche nella realtà. Però, allora, tanto penso di comunque ritorneremo insieme da approfondire poi altri argomenti. Quindi seguite monalisa su Instagram e anche il loro pop-up. E' tanto comunque ci ritorneremo insieme per approfondire altri argomenti. E anche se non siete a Roma mi senti simpatica. [Risate] Dovresti chiudere a pire cos'io ogni funtata per una forma? E poi ospiti in un rompo per il Parcosec, è bello. E' un'altra cosa che è reale che si fa, delle eventi che state organizzando, che dall'altro sarà in questo periodo. E le date sono 4/12/9, in 1/11/28/11. E' interessante perché questi attività sono tre incontrino. Prima incontro si parla di strutture e petrol linguaggio. Secondo incontro si parla di islur, che subiamo. E' l'ultimo incontro parla di islur che usiamo. Secondo me questa cosa è fantastica. Parla temi un po' di questo evento che state organizzando in collaborazione con Slur Project. [Risate] Surtro Project e la societatina un secco no. Allora diciamo che insieme alla societatina un secco no abbiamo iniziato a fare un percorso, per la quale linguaggio. A quanto sia importante, a quanto definisca la nostra cuocity di anitala, realtà in cui viviamo. E rispetto a quanto sia un nostro momento proprio potente. Quindi siamo partite praticamente da una idea di un secco no appunto. E' una cosa che ho fatto di riapropriazione di parole come islur che sono parole offensive usate appunto per discriminare, un riare delle minoranti. In questo caso specificatamente la comunità LGBTQ+. Da queste parole è nato un manifesto, quindi c'è stata questa brainstorming che si è tradotto in questa onda di parole. Che le persone che le hanno mentionate, le hanno ricordate, hanno voluto cominciare a fare propria. E dali ci siamo chieste appunto che cosa c'è dietro a queste parole? Che potenziano? Perché nella vita ci hanno afferito tanto. Ma ora siamo a un altro punto del nostro percorso. Possiamo anche avere il lusso di parlarne insieme, di riapropriarci, di aprireci e parlarne di che cosa significano per noi. E soprattutto anche di imparare che peso hanno, che cosa c'è dietro perché vengono usate per discriminare. Sono cose che abbiamo spesso perscontato nella vita reale tra virgolette sempre per partire dalle categorie di prima. Il progetto è proprio nato appunto dal poster e poi daliere con questo discorso e facciamo tre incontri dove possiamo parlare. Siete gli insulti che non hanno tutto capire le strutture appunto di sono dietro all'inguaggio. Poi dopo aver pensato e parlato di questa cosa con un esperto che è le sandrapanno in studi di genere, e parleremo proprio delle fese che subiamo, ma soprattutto anche degli sforz che noi facciamo subiati, utilizziamo su gli altri, quindi degli insulti che diciamo che vediamo agli altri. E' incredibile perché liberamente inizia capire magari tutti i privilegi che hai. E anche qui parto un po' l'intersezzionalità, no? È il confronto con gli altri. Tutto ciò ha appunto guidato sempre da una media trice molto brava che ha appunto esperto in studi di genere. La cosa è interessante, Ivana, che saprai anche tu, immagino quanto importante la marrazione che gli altri usano di noi delle nostre radici, della nostra provenienza, del nostro orientamento sessuale, del proprio incredibile come la marrazione e realtà forma anche la nostra personalità e la può distruggere oppure ripropriamvi assene veramente si può diventare delle forze incredibile. E' proprio così, e io voglio proprio in futuro che insieme per i prossimi anno facciamo un'altra punta di insieme, toccando il tema della narrazione del privilegio e del osulurre, perché comunque sono connessi tra di loro, l'emmento in cui tu cambia la narrazione e la narrazione viene fatta in primi spalle minoranze o da le comultate subiscono, tu riesci ad arrivare a privilegio e anche a dire "permi spellati giusti quali sono". E' tutta un interc. so tra di loro. Comunque, grazie mille grazie mille, è un intercivo deve avversi poter pot cast più rum e meno rum e grazie. Il Rome? - Il menorun.

Podcast Summary

Key Points:

  1. La povertà e la necessità di arrangiarsi sono vissute come uno stigma profondo e affrontato in analisi.
  2. La discriminazione di genere è evidente fin dall'infanzia (es. coprifuoco diverso per fratello e sorella).
  3. L'intersezionalità è un concetto importante ma spesso usato in modo superficiale sui social, senza reale impegno pratico.
  4. L'attivismo reale è quello di strada, concreto e comunitario, mentre i social sono solo un amplificatore.
  5. Le attività in presenza (workshop, eventi) sono fondamentali per un cambiamento autentico e per creare reti.
  6. Le comunità rom subiscono doppia discriminazione
  7. Le domande invasive sul "campo" sono percepite come mancanza di rispetto e sensibilità.
  8. Si critica l'attivismo "da bolla" sui social, che spesso non si traduce in azioni concrete contro i femminicidi e le ingiustizie reali.
  9. Un progetto in collaborazione con "Slur Project" e "un secco no" esplora il potere del linguaggio e la riappropriazione degli insulti.

Summary:

La conversazione affronta il tema dell'intersezionalità e dell'attivismo, partendo dalle esperienze personali di chi è cresciuto in povertà e ha subito discriminazioni di genere. Si evidenzia come lo stigma della povertà e le differenze di trattamento tra uomini e donne segnino profondamente la vita. L'intersezionalità, pur essendo una parola chiave, viene spesso usata in modo superficiale sui social, senza un reale impegno pratico.

L'attivismo autentico è descritto come concreto, di strada e comunitario, basato su eventi in presenza, workshop e manifestazioni, mentre i social sono solo uno strumento di amplificazione. Viene criticato l'attivismo "da bolla" che non si traduce in azioni contro i femminicidi e le ingiustizie reali. Si parla anche delle difficoltà delle comunità rom, che subiscono una doppia discriminazione: interna (patriarcato) ed esterna (pregiudizi), e delle domande invasive sul "campo" che mancano di rispetto.

Infine, si presenta un progetto in collaborazione con "Slur Project" e "un secco no", che esplora il potere del linguaggio, analizzando gli insulti subiti e usati, per promuovere una riappropriazione consapevole delle parole e un confronto intersezionale.

FAQs

L'intersezionalità considera come diversi fattori come genere, origine, disabilità e orientamento sessuale si sovrappongano creando discriminazioni multiple. È importante per un femminismo inclusivo che tenga conto di diverse esperienze di vita.

L'attivismo online è utile per amplificare messaggi, ma quello reale si basa su azioni concrete come eventi, presidi e workshop in presenza. I social sono un plus che rafforza l'attivismo già svolto sul territorio.

Queste domande spesso mancano di sensibilità e riducono le persone a stereotipi, ignorando che la maggioranza della comunità rom è integrata. È importante conoscere prima la persona e rispettare la sua privacy.

La 'bolla' è una minoranza che sostiene certe cause, ma fuori di essa la maggioranza è spesso indifferente o ostile. Può alienare gli attivisti e rendere difficile un impatto reale sulla società.

È un'iniziativa che promuove la riappropriazione di parole offensive usate contro la comunità LGBTQ+, attraverso tre incontri su linguaggio, insulti subiti e insulti usati, per comprendere strutture e privilegi.

L'empatia è fondamentale per capire le esperienze altrui e superare le proprie bolle, confrontandosi faccia a faccia con persone di diverse realtà per costruire una lotta comune.

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