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COLEI CHE AVVELENÒ L'AMORE. Giulia Tofana.

35m 43s

COLEI CHE AVVELENÒ L'AMORE. Giulia Tofana.

Il testo narra la storia di Giulia Tofana, una siciliana del XVII secolo che, dopo l'esecuzione della madre per avvelenamento, si trasferisce a Roma. Qui, sfruttando le sue conoscenze erboristiche, crea l'"acqua tofana", una pozione letale a base di arsenico e atropina, mascherata da cosmetico. La miscela, incolore e insapore, viene venduta a donne intrappolate in matrimoni violenti o forzati, permettendo loro di uccidere i mariti senza destare sospetti. A Roma, Giulia coinvolge padre Gerolamo, che le fornisce ingredienti in cambio di favori, e altre donne come la lavandaia Giovanna. Il traffico prospera per anni, ma nel 1651 Giulia scompare: alcune fonti parlano di morte naturale, altre di una fuga fallita dopo che una cliente esagerò con la dose. Le sue complici continuano a produrre e vendere la pozione per altri otto anni, fino a quando la duchessa di Ceri, innamorata del poeta Francesco Maria Santinelli, cerca l'acqua tofana per liberarsi del marito. La storia si intreccia con la Roma del Seicento, tra esecuzioni pubbliche, miseria e corruzione, evidenziando il ruolo della donna in una società oppressiva. Giulia Tofana diventa così simbolo di ribellione e disperazione, ma anche di un potere femminile nascosto, capace di decidere sulla vita e sulla morte.

Transcription

4330 Words, 26367 Characters

Italian
Va pregioniera sente la carne scossa dalle vibrazioni del calesse che procede lungo la via velocità sostenuta. A tutti gli occhi addosso e vorrebbe solo sparire e scappare. La resta si ferma sul cilio della strada per guardare sia lei che le altre 4 donne trasportate suolta e tanti carri. Qualcuno esulta, alto il echiamano strege, un uomo sputa al suolo insegno di disprezzo. La condannata abbassa lo sguardo sui polsi chiusi nei pesanti ferri e un sobbalso delle ruote provoca un forte rumore di catene. Il brusio diventa quasi un unulato, la gente grida e appare come un blocco unico mentre campo dei fiori sia vicina. La vista suomalgrado, stavolta si alza a posarsi sulle forche alle stite al centro, nella stessa area dove circa 50 anni prima era stato arso vivo giordano brumo. Sono arrivata in piazza e l'inquisizione è pronta a fare giustizia. Il cuore accelera nel petto, il fiato è un zibilo che sembra incastrato in gola. No, non c'è saldezza ora. Ne dice a sete sui mosecolo, campo dei fiori, non è il uogo che conosciamo. Basti pensare che il suo nome deriva dal caratteristico operato fiorito che era fino al 1400. Immaginate lo scorcio attuale di questo iconico, spazio di aggregazione senza bancarelle di commercianti ma palcoscenico di esecuzioni capitali. La dove oggi svetta la stato a delcele, brycosmolo buon matematico, un tempo si alzata la fiamma del rogo. Il suo sangue è stato versato e per giorni l'aria ha trattenuto l'odore acri del corpo bruciato. Sotto esampietrini che adesso ricoprono lo slarco già cionostrati di terra che hanno assorbito il peso di un'umanità famelica di sofferenza. Qui, impassato, le folle si accalcavano ansiosi di assistere alla rappresentazione del castigo. Piedi incatenati in Champavano verso il proprio destino, mentre altri si calpestavano impazzienti in cerca della visuale perfetta sulla macabracerimonia. Per chi vi si regava era come andare a teatro in seguendo i posti migliori. E' quello che sta accadendo in tanto che queste cinque meggiere vengono sospinte in direzione del capestro, tra pianti, hurla e preghiere. La platea freme dal desiderio di vedere da vicino le esecuzione e dall'ogione delle finestre si affacciano decine e decine di abdentori che hanno pagato care le stance, forse si trovano più lontani. Un pubblico, una massa compatta, febbrile e hypnotizzata, una molla impressionante di persone che non andrà a fatto via quando esaleranno l'ultimo respiro. No, resteranno, resteranno per godersi il vero spettacolo. Perché la parte migliore, quella più gustosa, più liberatoria, arriva dopo. Quando i corpi pensò le ranno inerti nel vuoto, ancora caldi, ancora umani. E sarà allora che le bocche si apreranno davvero, non per gridare orrore, ma per ridere, per insultare. Lo spresso e l'udibrio della folla diventeranno l'ultima definitiva befa. Un caro di spregio contro coloro che colpevoli o innocenti sono stati accusati di atti inominabili. Anche questa caccia si conclude quindi con un si pari o rosso, che cala sull'ennissimo tramontoro mano al pari di una scienza unwinata. Il tevere continua a mormorare poco distante, vi sbigliando un requendimo a te. La bellezza della città eterna è stata appena macchiata di nuovo da un giudizio inflesibile, decretando la fine di vite che non hanno avuto diritto di replica. Sono monocratica. Ben venuti su intiostroniero. Oggi vi racconto la storia di Giulia Tofana. L'inquisizione è biorigine già nel 12th secolo con un conciglio tenuto da Papa Luce Terzo. Per secoli, gli eretici e le strage o i presunti tali, foro non giudicati dalle autorità cattoliche. Se ritenuti colpevoli venivano torturati secondo precise regole. Denudati, con le mani legate dietro alla schiena e appesi al soffitto per i polzi con una corda, gli imputati venivano sollevati e rilasciati con violenti strattoni. Su e giù, a suandistrappi muscolari e slogature, in dotti a confessare a rinnegare le loro convenzioni contro natura. Se ciò non accadeva, li simpiccava e il cadavere era dato alle fiamme. Inutile ricordare che questo trattamento era riservato sia gli uomini che alle donne e quelle non spostate ai tempi dovevano lavorare oppure farsi monache. Nella peggiore delle ipotesi si prostituivano. Giulia Tofana è una siciliana giunta nella Roma dei Papi da Palermo. 18 anni prima, quella che alcuni ritengono sua madre e altri suazia, è finita anche lei sul patibolo. Non è chiaro se la mamma di Giulia si chiamasse Tofania a dadamo o maddalena. Ma sappiamo che viveva distenti, a malea pena riusciva a campare a mettere in tavola un pasto decente per se sua figlia. Dovete provvedere al suo sostentamento come si faceva all'epoca e le possibilità come visto non erano molte. Forse faceva il mestieri più antico del mondo. Non lo sappiamo con certezza, così come non sappiamo nulla di preciso sul padre di Giulia. Ma siamo a conoscenza di un tragico giorno del 1633, nel quale Tofania dadamo, ma maozia che fosse, denne giustiziada. Per il tribunale eclesiastico, il reato era di abbelenamento nei confronti del marito. Dopo la precoce fine della madre, Giulia si ritrova sola. Per sua fortuna, però, la dimestichezza con l'erbe e l'oro miscele è sempre stata una tradizione di famiglia, così come le frequenti visiti alle bottegge degli speciali. Forte di questo sapere riesce a costruirci un'attività che le permette di andare avanti. Guai alla sciarziandara lo sconforto e alla disperazione, c'è di che morire di fame, se non sopraggiunge prima un epidemia di peste. Nella sua palermo, dovevi è la dominazione spagnola, lei individua il tipo di commercio giusto. Esistono pari chi bordelli in città e le prostitute sono solite truccarzi in maniera da attrarre più facilmente la clientela. Per Giulia, mettere insieme gli ingredienti per un belletto, per una crema che renda il viso più luminoso, è quasi un gioco da ragazzi. Le sue clienti, però non sono solo donne che dendono il proprio corpo, ma pure moglie benestanti che desiderano con cederci il lusso di essere più affascinanti. In quegli anni oscuri, le cose sembrano procedere bene per questa donna sfortunata che è dittima dei suoi tempi. Lavorando in casa, Giulia stringe inoltre qualche amicizia con coloro che comprano dalleia, situamente. Un giorno, una di questi amicche, si confida, mentre decide si acquistare una crema per adolcire la pelle o un collirio per rendere le popille più grandi. Suo marito la maltratta di contimo, la piccchia, la tienne chiuse in casa e per giunta alla tradisce. Il suo matrimonio è una trappola creata ad arte dalle famiglie per pura convenienza. Ma lei non ne può davvero più ed è stanca, si sente come una condannata al carcere abbita. Le lacrime e la confessione di quella poveretta colpiscono molto Giulia, che mette da parte i prodotti di bellezza e fruga in una vecchia credenza. Le tra polvere bocette vuote, ce ne è una che contiene un liquido trasparente. La signora che si è spogata, vista stranita prima la bottiglietta dove pare ci sia solo acqua, quindi guarda il sorriso appena cennato della Tufana. Notando l'immagine di San Nicola di Barry, crede che si tratti di acqua Santa, forse la mica vuole convincerla pregare e affare qualche rito religioso per indurre il conio già essere meno violento con lei? No, c'è un foglietto allegato al placone e nel foglietto si leggono ingredienti del tutto normali, un po' di bella donna del piumbo e alcune tracce di arcenico. Poi? Giuliale su sulla qualcosa e la verità colpisce la moglie di relitta. Adesso anche lei sorride. Nel 17th century, l'arcenico si usava per ammorbidire la pelle e delinare le rughe. Mentre la bella donna che contiene atropina aiutava a far apparire lo sguardo più profondo. La polvere di piumbo invece rendeva il viso pallido, come i canoni di attrattiva imponevano. Nessuno pareva preoccuparsi troppo degli eventuali effetti collaterali che tali sostanze, spese su e non usate con attenzione, potessero causare. Maggiulli Atofana aveva una profonda conoscenza di erbe medicinali altri componenti, per cuoie con quella ampolla con l'effigia di un santo ha consegnata una soluzione insospettabile. La cliente affranta porta via la mistura, confondendola con i prodotti per il trucco. E memore delle parole di collega e l'approcurata ne lascia cadere qualche goccia nella cena di su un marito. Ripete l'operazione nei giorni a seguire, ma non solo lui non si accorge di nulla, fosse pure un sapore diverso. Non sembra nemmeno stare male. Beh, non subito per lo meno. Intorno al quarto giorno, l'uomo è costretto a non uscire per uno sgradevole di sturbo intestinale. Sobrevangono poi in ausia, stordimento, vertigini e inizia a salire la febbre. Calandosi perfettamente nei panni della consorte in pena, la donna chiama quindi il medico che non riesce a capire quale strano male possa fligere un uomo forte e robusto così all'improvviso. Forza è soltanto fatto un indigestione e magari un bel salasso potrà ricondurre la buona salute. Magnante funziona, il peggioramento è costante. Un mattino vero, quando la moglie convinta che la fine sia vicina, lo va a svegliare, ma. lo amo, è sopprendentemente migliorato. Il valore è scomparso. La pelle del volto è rosa e il dottore dopo l'ennesima visita appare soddisfatto, gli avevo bandetto che non era grave che diamine. Confusa, la donna tenta di ricordare i secciuli ha le aveste detto qualcosa in merito. Non riesce più a fingere, è spaventata e delusa, per notti sia subbarcata le curi al capezzale di quel luomo dioso e ora forse tutto ricomincerà da capo. Di colpo però, accade altro. Il respiro si fa affannoso, la mano sale al petto, gli occhi si sgranano e restano così, fessi sul nulla. Tornato precipitosamente, il medico conferma che il cuore ha smesso di battere. Ora, è ufficialmente petova. Dopo quel primo evento Giulia riceve altre visite, e l'argiisce consigli di bellezza e cosmetici realizzati con le sue mani e sempre più spesso aggiunge una bocetta di acqua tofana. Così è chiamata questa sorta di infuso miracoloso che non dona la vita, lo splendore o la salute, ma la morte. La liberazione di tutte quelle donne costretti a subire le angherie e le violenze di mariti dai quali non potrebbero mai allontanarsi. Molte hanno trovato l'amore e quello vero, al trove, e solo spezzando forza alle catene di un matrimonio in posto possono essere davvero felici. Giulia si raccomanda a tuttavia di recitare allungo la parte della sposa disperata e dopo aver atteso un tempo consono ad vicinarci all'altro uomo. Il liquido di sua invenzione è in colore, inodore e in sapore, proprio come l'acqua, e altrettanto trasparenti e inocenti devono apparire le donne che la usano. Grazie alla sua pozione, Latufana non solo può mantenersi senza troppi problemi, ma riesce per sino a concedersi qualche spizio e alcuni abitimpiù. C'è un momento della sua esistenza addirittura nel quale richiene necessario coinvolgere un'altra persona con lo scopo di darle una mano, una tale girolamma. Anche in questo caso non abbiamo certezza del suo congno, che fosse spema o spara, e nemmeno sappiamo il reale grado di parentela, sore l'astra o figlia di Giulia. Quel che è certo è che l'acqua tofana o acqua di San Nicola cominci a sullevare sbariate fanciulle dall'onere di matrimonis graditi. In una società patriarcale o vell'unico potere della donna è quello di scegliere tra la clausura o fare figli? Decidere della vita e della morte sembra quasi un miracolo. Ma come tutte le macchinazioni ben congignate, forse a nessuna delle clienti della tofana viene mai in mente di confessare, accadono eventi che l'allarmano al punto da costringerla fuggire a gambe levate. Tutto è iniziato con una curante cometante in cerca di trucchi e belletti. E da brava speciale Giuliale procura una crema per il beso e il collirio a base di atropina che renderà più grandi suoi occhi. Accoglie con empatia e qualche parola di conforto le sue amintelle, sul marito violento, ma decide di prendere le sue informazioni in merito prima di esporti. Quando comprende la gravità della situazione in quelle mura domestice, all'incontro successivo consegna la cliente disgraziata a un cosmetico in più, un acqua che va utilizzata per gocce. Probabilmente la sventurata è arrivata al limite della sopportazione e nonostante le precise indicazioni di Giulia, quella sera, decide di cucinare personalmente a contorti una minestra. L'ingrediente segreto è l'intera bucetta. Intale occasione, le informazioni storiche sono di nuovo contrastanti tra loro. Secondo le più ottimistiche, il malcapitato si ha sentito tanto male da scoprire immediatamente il tentato misidio della moglie, tuttavia, è sovrabbissuto per poterla denunciare al bicere. La versione più maca, bravo parla invece di una fine violenta quanto repentina, accompagnata da spasmi, vomito e convulsioni. La decomposizione di quel corpo in cui alberga tutta la bottiglietta di acqua tofana, inizia precedentemente alla morte e prosegue al punto da mettere in serie difficoltà il decchino. Il suo compito di ricomporre un cadavere che sta marciando a vista d'occhio non è mai stato così ripugnante e orribile. In ogni caso, in numerosi decessi di uomini maritate ad donne scontente, più, questo e clattante evento, sono segnali dall'arme per Giulia, che sposta tutta la sua attività nell'odierna capitale. All'inizio però le cose non sono affatto facili, se appalermo la tofana poteva contare su una rete di fornitori per la sua ricetta segreta, a Roma deve ricominciare tutto da cavo. L'unica eredità che si porta dalla Sicilia è la fede leggerolama. Le due donne sono comunque esperte speciali e ben presto la fortuna ricominci a girare al loro favore. A San Lorenzo fuori Lemura Giulia conosce padre Gerolamo, che per uno scherzo del fatto, ha il nome identico a quello della sua compagna di Belleni. E come lei diventa ben presto un suo complice di screto, seppur per motivazioni che immaginiamo diverse e più legate a desideri terreni che di amicizia. Si sa, la carne è debole e il frate non si fa scrupoli a indicare alla bellata ofana dove trovare arcenico e atropina in cambio di qualche attenzione scabrosa. E così grazie a questo torbido masso disfacente soddalizio Giulia può preparare ancora le sue bocceppe di preziosa manna di San Nicola. Lo fa con la solita discrezione, nascondendo l'attività con quella principale di venditrice di belletti. Si aggiunge una terza donna, una cava macchie di nome Giovanna dei Grandis, che per un posto in cui vivere strofinai panni di chibusse al ruscio. Un luogo singolare, dunque nel quale trovare rimedi di bellezza, servizio di lavanderia e forse quel torbido. cosa di più da parte di Giulia. Sembra infatti che Patre Gerolamo non sia l'unico ecclesiastico che frequenta la casa in quel di trastevere, ma molti altri frati si siano abbicentati tra quelle pareti. Di sicuro non in cerca di creme miracolose, ne di qualcuno che eliminaste le macchie da modestetuniche. I guadagni sono tali che Latofana si permette di vivere il lato più bello di Roma. Quello dei salotti e della cultura, dei libri da scoprire, e di una vita decisamente altolocata, se paragonata quella fintropposemplice di Palermo. Essi ha fatto proprio bene a trasferirsi qui. Tanto più che persino la lavandaya Giovanna in linea con le sue idee su gli uomini che vanno messi attacere. Ha avuto ben tre matrimoni finiti male e curiosamente tutti i mariti l'anno lasciata a Beethoven. A poi un'altra abilità, ovvero quella di far sparire degli oggetti che girò la ma, in provvisata sin dovina, far ritrovare a chi si rivolge all'oro. Perché non aggiungere questo servigio magico visto che ha così richiesto? Queste parche del destino mullano infine la loro acqua mortale con parzimonia, ma con le tale precisione. Nella Roma del 1600, la distinzione tra ricchezza e povertà era così netta che le sfumature erano ben poche. Per le strade del popolo si poteva finire in mezzo a fango e le tame, molti erano pastori. Nel 1637 viene addirittura di fuso un'iditto col quale si proibiva di far sostare maiali e bacche lungole vie, onde evitare una sgradevole semina di degliezioni. La punizione perché fosse stato sorpreso a trasportare sprobisti di apposi da Cabezza un qualsio voglia capo di bestiamé era la pena corporeale. Nei palazzi al tuo locati, ovviamente tutto questo ho farì ballontano. E Giulia Tofana vede nella città eterna non un luogo malzano per baso dalla povertà, ma uno in cui la sua essenza di donna libera sta finalmente avendo il meritato riscato. Ma nel 1651 accade qualcosa e Giulia Tofana semplicemente sparisce dai radar storici. Mentre sta vivendo il momento più alto della sua esistenza, la storia si interrompe, costringendoci di nuovo a cercarla trappagine polverose che si contraddico nuovicenda. In alcune si parla di una morte naturale, un banale col polquare e una delle abbele natrici seriali più noti di sempre c'è sadi esistere. In altre, quasi a voler trovare una fine più attinente al suo personaggio, leggiamo di un'ennisima donna venuta in possesso dell'acqua motale che non ha saputo attenderi tempi giusti. La versata tutta nel pasto del marito, salvo poi pentirsi prima che il consorte portasse alla bocca il cucchiaio, e raccontando l'intera verità. A quel punto Giulia sarebbe stata anche stavolta costretta alla fuga in una chiesa, col supporto di padre Gerolamo, per essere comunque catturata, torturata e uccisa. L'acqua Tofana, tuttavia, non esaurisce la sua scia di decessi con Giulia, perché Gerolama e Giovanna grazie anche al religioso, continuano a produrla e a smerciarla. Tra le righe in giallite troviamo i nomi di ulteriori mani che si sono unite a questo fiorante commercio, probabilmente già collaboratrice di Giulia. Si tratta di Maria Spinola, Laura Crispolti e Graziosa Farina. Per altri 8 anni, mieteranno vittime. Finché alla loro porta si presenta niente meno che un messo della duchessa di Ceri. Ma come è arrivata una duchessa conoscenza dell'acqua Tofana? Vuole davvero usarla per mettere fine alla vita di un individuo così in vista come suomarito? E qui, Cari Amici, c'è ancora un episodio che devora contardhi per comprendere il quadro della situazione. In mezzo c'è sempre un uomo, ma in questo frangente è un uomo conteso. Nel 1555, la Regina Cristina di Svezia decide di abdicare e di convertirsi al cattoliscesimo stabilandosi a Roma. Ricervuti tutti i sacramenti a pochi giorni da Natale nella basilica di San Pietro e accolta con grande calore dalla popolazione. Al suo fianco è impossibile non notare il poeta che l'ex Regina reca con sedo con una breve sosta pesaro. Il suo nome è Francesco Maria Santinelli e dire che a di bell'aspetto significa usare un mero e ufemismo. Il maschio è ai tante, c'è le brenne l'esercizio del pallone e non che nelle artica valle resche, secondo le cronaca dell'epoca. Le frecciatine lanciate dal popolo hanno un solido fondo di verità ed è chiaro a tutti il tipo di rapporto che c'è tra allora cattoliscissima Cristina e il suo poeta. Nella folla che gli accoglie non possono mancare personaggi di spicco come i duca di cieri e consorte. Sarà proprio quest'ultima a rimanere ammaliata dal bel Francesco, il quale, manqua dirlo, ricambia la duchessa, Anna Maria Caterina, alto brandini. Per lei, crea un personaggio protagonista diversi fino a poespliciti tale, figli, che altri non è che colla ai per cui si strugge. L'exere gina gli è forse venuta noia, oppure la nobile particolarmente irresistibile è fatto sta che i due cominciano a fare l'amore, puse solo traverso le poesie. Per il momento, la donna, completamente perza per lui, non se la sente di fare il passo più grande, anche perché su un marito è geloso e possessivo e il rischio di essere scoperta è troppo alto. La sua vita però è triste e costellata dalle queercizioni e dalle violenze di un coniugie che non le trasmette nulla se non un sentimento di odio. Sarebbe così bello lasciarsi finalmente cadere fra le braccia di un uomo che le accende tutti senza si cometti zoni ardenti. Un giorno, combinazione vuole è che le arrivi una voce che potrebbe aiutarla a cambiare le cose. Il capo degli inserbi antichi di casa cere si vede con una ragazza, la figlia di uno speziale, che gli confida di quanto il commercio di arcenico stia portando a suo padre dei guadagni in un'indiferenti. E questo speziale, altri non è che uno degli uomini di fiducia di padre gerolamo, quello da cui girolame le altre si riformiscono costantemente. Conoscendo la delicata situazione della duchessa, quando la fidanzata gli svella in oltre i segreti della manna di San Nicola, il maestro dei domestici sicura di avvisarla con la dovuta discrezione. E sadi aver fatto bene, il volto della donna si il lumina di nuova speranza. Con un buon gruz solo nelle tasche, bussa la porta di girolama chiedendo di avere la sua infallibile acqua. Alcuni giorni dopo, per le vie dell'urbe, troviamo a pesi dei fogli che recitano. In quattro giorni di malattia per febbre maligna è morto il signor duca di Ceri. E te sendo stato ben riconosciuto il suo cadavere senza alcun segno di peste, lo hanno con molta pompafone bresepolto nell'acchiesa della minerva. La notizia sconvolge la popolazione, ma non tanto da far mormorare a qualcuno che forse, la duquesa ha trovato il deleno perfetto per far fuori lo sposo e per dedicarsi, infine, a soffiare il bello scrittore alla ex regina di svezia e, in effetti, lei è la prima indagata. Pare che la sera in cui ha ricevuto l'acqua tofana, la duquesa di Ceri abbia pensato bene di gettare via l'istruzioni facendo di testa sua e indovinate, ha svuotato l'intero contenuto della bucetta nella cena del marito. Ma, stavolta, non c'è appentimento e l'uomo si ha goduto il suo ultimo pasto. La scena è stata quella già vista palermoni gli anni passati perché le conseguenze sono state del tutto simili, convulsioni, grida, vomito e sangue spulzi dal povero duca che sembrava essere posseduto dal diavolo in persona. La servitura rima stascioccata e i gendarmi avevano subito interrogato la moglie, che priva di esitazione, si era scagionata indicando quali colpevo il coloro che le avevano venduto la pozione. Le fattuchiere vengono processate e accusate di molti teplici umisidi. Come probabilmente era caduto anche a Giulia che aveva parlato di almeno 600 bottillette di acqua tofana, smercate tra palermo e Roma. di senti a farle confessare e condannare alla forca. Le streghe vanno ora giustiziate insieme. Giròlama, Giovanna, Maria, Laura e Graziosa. Ed ecco le le cinque donne, incatenate trascinate a campo dei fiori il cinque luglio 1659, pronte a pagare la loro rirbile pena dopo aver tolto tante vite. Con loro sono portate a succombere ulteriori no dei complici, forse si tratta solamente di mani esicutrici. E non può mancare una punizione esemplare a tutte quelle donne che pur disbarazzarsi dei mariti si sono abbalse dei servigi di girò la meccompagne. L'inquisizione muora vive oltre 40 vedo, in una lenta agonia, che deve apparire loro addirittura peggiori dei cappi di un matrimonio infelice. Vengono tuttavia risparmiate le nobili e inclusa la duchessa di cerri sotto preciso ordine del Papa. L'editto che viene emanato quel giorno, dieta di produrre o solo di essere trovati in possesso di sostanze delle nose. La pena capitale altrimenti si abbatterà sui colpevoli. Nonostante le erati di Giulia si hanno state appena impiccate, un'ombra in combi sui cittadini. Qualcuno teme che possono averli servato le ultime dosi della pozione letale alle acque romane, condannando quindi tutti a morte. Fortunatamente si tratta soltanto di una voce, anche perché se così fosse non basterebbero certo un buon sorso di succo di limone o di aceto per sfuggire agli spasmi come suggeri scono le autorità. Si può pensare che con la fine della tofana e delle sue compagne, denga scarseggiare la misteriosa e mortiferacqua, quel veleno perfetto insospettabile che ha spezzato tanti esistenze e addonato speranza ad altre. Ma forse la sua ricetta è soprabbissuta più a lungo. Lo so, devo morire. Qualcuno mi ha dato dell'acqua tofana. Sira Mozart a Salisburgo, un paio di anni prima del decesso. Il cenno alla manna di San Nicola, però in questo caso specifico può essere considerato più che altro come un timore del celeberri musicista che soffriva di nefrite. Il suo requisi è tutto sommato, è rimasto in compiuto per una malattie reni. Ma è vero che l'acqua tofana ha continuato a uccedere. Pare sia stato uno dei velenini, intiegati dalla marchesa di Bribilié, per eliminare poco ogni uomo della sua famiglia, guadagnandosi così la libertà col suo amante. Peccato che, a quanto pare, alla fine la killer seriale sarà accatturata e giustiziatala guiottina. Nell'immaginario collettivo, Giulia Tofana resta una delle figure più macabre iconiche dello scozzo millegno. Paragonata spesso all'ocusta, una donna fredda che ha investito sulle propi abilità di abbele natrice per donare l'indipendenza a tutte coloro che erano impregionate in una vita di tribulazioni. Un giustiziera nera che ha seminato morte nel suo tempo, ma anche un eccellente alchimista esciensiata, da un sinistro punto di vista. Sì, perché la più prolifica serie alchillere italiana, come verrà indicata, è riuscita a mixare una serie di sostanze tossiche che agiscono poco a poco, senza che la vittima praticamente si ne renda conto. Un uomicidio perfetto che comunque non posso trarsi a delle indagini attente, nemmeno nel 1610. La sua fama è tale che comparirà persino nel romanzo russo il maestro e margerita, concluso dal suo autore nel 1940. La bele natrice è descritta con ancora indosso uno strumento di tortura e un fazio letto al collo per nascondere i segni mortali. A margerita stava costando, zoppicando con uno strano stivali di legno sulla gambasinistra, una donna con gli occhi bassi come una monaca, magrollina, ritorosa e per un qualche motivo con una larga fascia verde al collo. Chi è questa? Domandò macchinalmente margerita. Una signora incantevolissima e posatissima. Ci sono disponibili in Antepri ma essenza interruzioni pubblicitarie su Patreon. Trovate il link in descrizione. Grazie per il supporto. Io, vi aspetto al prossimo episodio. Ho ancora fiumi d'inchiostro da versare. Questo caso d'inchiostro nero è stato condotto da monocratica, scritto da moira missori e dire a tuo prodotto da Valerio. Potete ascoltarci gratuitamente anche su Spotify e stulle principali piattaforme audio.

Podcast Summary

Key Points:

  1. Giulia Tofana, originaria di Palermo, si trasferisce a Roma dopo l'esecuzione della madre per avvelenamento.
  2. Sviluppa l'"acqua tofana", una pozione incolore e inodore a base di arsenico e atropina, venduta come cosmetico.
  3. La miscela viene usata da donne per uccidere mariti violenti o indesiderati, in una società patriarcale del XVII secolo.
  4. A Roma, Giulia collabora con padre Gerolamo e altre donne come Giovanna, ampliando il traffico.
  5. La sua scomparsa nel 1651 è incerta
  6. Il commercio continua per altri 8 anni grazie a complici, fino a coinvolgere la duchessa di Ceri.

Summary:

Il testo narra la storia di Giulia Tofana, una siciliana del XVII secolo che, dopo l'esecuzione della madre per avvelenamento, si trasferisce a Roma. Qui, sfruttando le sue conoscenze erboristiche, crea l'"acqua tofana", una pozione letale a base di arsenico e atropina, mascherata da cosmetico. La miscela, incolore e insapore, viene venduta a donne intrappolate in matrimoni violenti o forzati, permettendo loro di uccidere i mariti senza destare sospetti.

A Roma, Giulia coinvolge padre Gerolamo, che le fornisce ingredienti in cambio di favori, e altre donne come la lavandaia Giovanna. Il traffico prospera per anni, ma nel 1651 Giulia scompare: alcune fonti parlano di morte naturale, altre di una fuga fallita dopo che una cliente esagerò con la dose. Le sue complici continuano a produrre e vendere la pozione per altri otto anni, fino a quando la duchessa di Ceri, innamorata del poeta Francesco Maria Santinelli, cerca l'acqua tofana per liberarsi del marito.

La storia si intreccia con la Roma del Seicento, tra esecuzioni pubbliche, miseria e corruzione, evidenziando il ruolo della donna in una società oppressiva. Giulia Tofana diventa così simbolo di ribellione e disperazione, ma anche di un potere femminile nascosto, capace di decidere sulla vita e sulla morte.

FAQs

Era una siciliana vissuta nel XVII secolo, nota per aver creato l'Acqua Tofana, un veleno usato per uccidere mariti violenti.

Era una mistura trasparente, inodore e insapore a base di arsenico e atropina, che causava una morte lenta e difficile da diagnosticare.

Dopo aver ascoltato le sofferenze di una cliente maltrattata dal marito, decise di aiutare le donne a liberarsi da matrimoni violenti.

Le donne la aggiungevano al cibo o alle bevande dei mariti, spesso mescolandola con minestre o vino, e il veleno agiva lentamente.

Le fonti sono contrastanti: alcune dicono che morì naturalmente, altre che fu scoperta, torturata e uccisa dall'Inquisizione.

Altre donne, tra cui Gerolama e Giovanna, continuarono a produrre e vendere l'Acqua Tofana per altri otto anni.

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