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8. Codice

9m 50s

8. Codice

La trascrizione spiega l'evoluzione del termine "codice", dal soprannome di Appio Claudio—legato alla sua persuasione dei legionari romani a imbarcarsi durante la Prima Guerra Punica—al suo significato giuridico moderno. Originariamente, "codex" indicava il tronco di un albero, poi la struttura di una nave e, in seguito, un insieme di tavolette cerate legate insieme, utilizzate per la scrittura. Con l'ascesa dell'Impero, il codice come libro di pergamena con pagine rimpiazzò gradualmente il costoso e scomodo rotolo di papiro, grazie alla sua maggiore accessibilità e facilità di consultazione. Questa caratteristica lo rese il supporto ideale per i testi di legge. La svolta decisiva avvenne nel VI secolo d.C. con l'imperatore Giustiniano, che commissionò una grande compilazione giuridica per riordinare e armonizzare il diritto romano, eliminando contraddizioni e norme obsolete. Questo "Codice" giustinianeo, riscoperto nel tardo Medioevo, divenne il fondamento del diritto moderno in Europa, completando un percorso linguistico e culturale che, partendo dalle assi di una nave, arrivò a definire le raccolte legislative.

Transcription

1266 Words, 7818 Characters

Italian
A Pio Claudio Codice non doveva il suo soprannome al fatto di essere un uomo di legge. Non risulta che abbia mai fatto l'avvocato, ne che avesse una particolare competenza juridica tutt'altro. Era piuttosto un tipico esponente della aristocrazia romana, un politico di lungo corso, pronto all'occorrenza a trasformarsi in comandante di eserciti. A segnare una svolta nella sua vita fu l'elezione a console nel fattivi coanno 264 avanti Cristo. Lo stesso in cui scoppiava tra Roma e Cartagine, una guerra destinata a protrarsi per oltre vent'anni. Il conflitto che aveva come posta in gioco il controllo della Sicilia, video è una successione di battaglie navali che costrinsere i romani attrassformarsi per la prima volta da soldati di terra in combattenti di mare. Ebbene secondo la tradizione era stato proprio appio a convincere i riottosi legionari a salire a bordo di una nave, loro che erano abituati da sempre a tenere i piedi ben piantati sulla terra ferma. Nonostante le prevedibili difficoltà comunque, i sforzi del consolebero successo. Il risultato ottenuto da appio anzi fu così e clattante, da meritargli il soprannome con il quale venne ricordato dall'ora in poi. Le fonti spiegano infatti che la parola codice indicava in origine il di insieme delle tavole di legno che accostate l'una all'altra, formano la chia di una nave. Ma come che da questo significato tecnico di codice si è arrivati a quello giuridico a cui siamo abituati. Questo è parole che raccontano un podcast di Sanoma realizzato con coramidia. Questa puntata è scritta il letta da Mario Lentano. La storia dei soprannomi romani molti dei quali di vennero col tempo veri e propri connomi è affascinante. Ma dobbiamo lasciarla da parte e concentrare ancora la nostra attenzione sulla parola codex codice. Abbiamo detto che nell'attino più antico codex indicava la struttura linea di una embarcazione. Tanto è vero che i battellieri che facevano servizio sul tevere erano chiamati anche codi cari. Ma questo era in realtà già un significato secondario. In origine il termine designava invece, ne più nemmeno, il tronco di un albero. Più tardi è si tratta di un passaggio decisivo per il nostro discorso. La parola venne utilizzata per riferirsi alle tavolette che i romani usavano a scuola o per le loro scritture private. Pico le lastre rettangolari di legno che venivano incavate da un lato in modo da versare nello spazio così ottenuto dell'acera fusa. Quando poi l'acera si induriva, la sua superficie poteva essere incisa con uno stilo appuntito e trasformarsi quindi in un comodo supporto per la scrittura. Naturalmente viste le piccole dimensioni di queste tavolette, il testo che ognuna di S poteva contenere era piuttosto breve. Per questo spesso si legavano tra loro 2 o 3 tavolette, praticando sul margine del legno alcuni fori dai quari passava una cordicella ed era appunto alla struttura così ottenuta che si diede ad un certo momento il nome di codice. La nostra storia però è solo all'inizio. Nel mondo romano, come in quello greco, la produzione letteraria di alto livello destinata a circolare solo fra un ristretto pubblico colto e bel lungo il suo supporto nel rotolo di papiro. Un libro che non si svoyava come si fa con i libri moderni ma si srotolava perché era formato da una striscia più o meno lunga ottenuta dalla fibra di una pianta esiziana il papiro appunto che poi veniva a volta intorno un bastoncino. Non ha caso i romani chiamavano questo tipo di libro volumen, parola che viene da un verbo volvere che significa appunto srotolare. Il libro di papiro era però un prodotto di alto artigianato che aveva spesso costi esorbitanti. Inoltre, legitto deteneva il monopolio del papiro, il che significa che poteva deciderne liberamente il prezzo al di fuori di qualsiasi concorrenza. Per non parlare del fatto che i momenti di crisi internazionale quando sentivano minacciati i loro interessi, gli egizi potevano sempre decidere di interrompere l'esportazione del papiro, lasciando a secco il resto del mondo mediterraneo. Già dai primissimi secoli dell'età imperiale, al rotolo si affianca però un altro tipo di libro simile a quello tuttora in uso e formato da pagine fatte di pergamena e non più di papiro ed è questo formato librario che prese il nome di codice perché ricordava nel suo aspetto le tavolette c'erate di cui abbiamo detto. La pergamena si otteneva dalle pelli di alcuni animali trattate secondo una tecnica messa appunto per la prima volta nella cittasi attica di pergamo da cui viene il suo nome. Era insomma un materiale assai meno costoso rispetto al papiro e soprattutto disponibile praticamente ovunque. Ma in ballo non c'era solo una questione di costi. Il fatto è che su un libro è molto più facile reperire un passo che sia interesse a leggere perché le pagine si possono numerare come accade ancora oggi e per trovarle è sufficiente spostarsi da un punto all'altro del libro stesso, evitando il processo macchinooso di srotolare il papiro fino al punto cercato. Ecco perché il codice divenne presto il supporto preferito per i testi di legge. Testi destinati soprattutto alla consultazione e nei quali era quindi essenziale poter trovare con facilità alla pagina di cui il loro utente aveva bisogno. Fu così che a partire dalla fine del terzo sacro d'opo Cristo si inizio a chiamare codici le grandi raccolte che riunibano in un unico libro, testi di legge, responsi degli esperti di diritto e decisioni degli imperatori che avevano valore normativo. Questi precedenti tardi ad antichi però non sarebbero stati sufficienti per assicurare la parola codice, la sua straordinaria fortuna, nella lingua e nel pensiero juridico dei secoli successivi. Questa fortuna è legata invece all'ultima e più importante compilazione. Quella che l'imperatore Bizantino Giustiniano realizzò poco dopo la sua sceza al trono dell'impero romano doriente, avvenuta nell'anno 527 dopo Cristo. Il codice voluto da Giustiniano la cui preparazione venne affidata a una commissione di esperti aveva lo scopo di riordinare la normativa precedente, cancellando le legge ormai non più utilizzate o superate da legge successive e armonizzando le varie disposizioni in modo da evitare contraddizioni tra l'un e l'altra. Secondo l'espressione che Dante attribuisce allo stesso Giustiniano nella divina con media, l'imperatore aveva tolto dal leggi il troppo e il vano, eliminando tutto ciò che viera di eccessivo e di inutile, nella massa farraginosa di norme regolamenti, che si era stratificata nel corso dei secoli. Il risultato fu la creazione di uno strumento aggiornato, completo e soprattutto coerente al suo interno, che da quel momento in avanti diventava la base per lo studio del diritto nelle grandi scuole dell'impero e si imponeva come l'unico riferimento autorizzato per la sua applicazione. Insieme agli altri frutti dell'attività ordina trice di Giustiniano, quel codice venne riscoperto in occidente a partire dai secoli finali del medioevo. Infinite volte di scusso, interpretato e commentato, fino a divenire il fondamento del diritto moderno, in un'area molto vasta dell'Europa. E certo il vecchio appio Claudio Codice si sarebbe non poco stupito nell'apprendere che le assi di legno sulle quari aveva convinto i riotosi romani a embarcarsi, si erano trasformati 800 anni dopo, nei fogli di Bergamena, su cui i remonti vicendenti di quegli i stessi romani avrebbero scritta una pagina decisiva nella storia della nostra cultura. Parole che raccontano fa parte di ascoltando simpara, la serie di podcast di dattici realizzati da Sanoma in collaborazione con Coramidia. Parole che raccontano è scritto da Maurizio Bettini e Mario Lentano per i loro corsi di storia pubblicati da Sanoma. L'ideazione è di gioco muombrosi e Andrea Rizzotti. La produzione è di Coramidia. La voce è di Mario Lentano.

Podcast Summary

Key Points:

  1. Appio Claudio Codice ottenne il soprannome per il suo ruolo cruciale nella Prima Guerra Punica, convincendo i legionari romani, tradizionalmente fanti, a combattere in mare.
  2. Il termine "codex" originariamente indicava il tronco di un albero, poi la chiglia di una nave, e infine un insieme di tavolette cerate legate insieme, usate per scrivere.
  3. Il codice, come libro di pergamena con pagine, soppiantò il rotolo di papiro per la sua economicità, disponibilità e facilità di consultazione, diventando il supporto preferito per i testi legali.
  4. La compilazione giuridica voluta dall'imperatore Giustiniano nel VI secolo d.C., chiamata "Codice", riordinò e armonizzò il diritto romano, diventando la base fondante per il diritto moderno in gran parte d'Europa.

Summary:

La trascrizione spiega l'evoluzione del termine "codice", dal soprannome di Appio Claudio—legato alla sua persuasione dei legionari romani a imbarcarsi durante la Prima Guerra Punica—al suo significato giuridico moderno. Originariamente, "codex" indicava il tronco di un albero, poi la struttura di una nave e, in seguito, un insieme di tavolette cerate legate insieme, utilizzate per la scrittura. Con l'ascesa dell'Impero, il codice come libro di pergamena con pagine rimpiazzò gradualmente il costoso e scomodo rotolo di papiro, grazie alla sua maggiore accessibilità e facilità di consultazione.

Questa caratteristica lo rese il supporto ideale per i testi di legge. C. con l'imperatore Giustiniano, che commissionò una grande compilazione giuridica per riordinare e armonizzare il diritto romano, eliminando contraddizioni e norme obsolete.

Questo "Codice" giustinianeo, riscoperto nel tardo Medioevo, divenne il fondamento del diritto moderno in Europa, completando un percorso linguistico e culturale che, partendo dalle assi di una nave, arrivò a definire le raccolte legislative.

FAQs

Non per competenze giuridiche, ma perché convinse i legionari romani a imbarcarsi per la prima volta, e 'codice' originariamente indicava la chiglia di legno di una nave.

In latino, 'codex' indicava inizialmente il tronco di un albero, poi le tavolette di legno cerate usate per scrivere, legate insieme per formare un supporto scrittorio.

Il termine fu applicato ai libri in pergamena a pagine, simili alle tavolette cerate, diventando ideale per testi di legge grazie alla facilità di consultazione.

Era meno costoso, più durevole, e permetteva di trovare rapidamente i passaggi grazie alla numerazione delle pagine, a differenza del macchinoso srotolamento del papiro.

L'imperatore bizantino commissionò una compilazione che riordinò e armonizzò le leggi romane, creando un codice coerente che divenne base del diritto moderno.

La pergamena si otteneva trattando pelli animali, una tecnica sviluppata a Pergamo; era un materiale economico e ampiamente disponibile rispetto al papiro.

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