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Bergson - C’è tempo e tempo

33m 55s

Bergson - C’è tempo e tempo

Il testo presenta il pensiero del filosofo francese Henri Bergson, focalizzandosi sul suo confronto critico con il positivismo scientifico e sulla sua filosofia della durata e dello slancio vitale. Bergson, pur possedendo una solida formazione scientifica, sosteneva che la scienza, con il suo metodo analitico, fosse insufficiente a comprendere fenomeni come la coscienza e l'esperienza interiore. Proponeva invece l'intuizione come strumento filosofico per cogliere la realtà nella sua totalità. Centrali sono la sua distinzione tra il tempo omogeneo e spazializzato della scienza e il tempo soggettivo della coscienza (la "durata reale"), percepito come un flusso continuo e qualitativo. Inoltre, Bergson elaborò il concetto di "slancio vitale", una forza creatrice e spirituale che anima l'evoluzione di tutti gli esseri viventi, superando la tradizionale separazione tra materia e spirito. La sua rilevanza è illustrata attraverso il celebre dibattito del 1922 con Albert Einstein sulla natura del tempo, dove Bergson difese l'irriducibilità dell'esperienza temporale interiore alle formule fisiche. Il suo pensiero si propone come uno strumento utile per orientarsi nella complessità della vita quotidiana.

Transcription

3768 Words, 24239 Characters

Italian
Parigi, 6 aprile 1922, alla Sorbona tutto era pronto, tensione compresa. Da ogni parte di Europa erano giunti scienziati filosofi per discutere sulla natura del tempo, alla luce della nuova teoria della rattività. Albert Einstein, lo scienziato che con tale teoria avea stravolto il mondo della fisica, aveva lanciato una gustosa provocazione intellettuale. Il tempo di cui si occupa il fisico e lo stesso su cui riflette il filosofo? La domanda era rivolta in modo polemico al più famoso intellettuale di Francia, il quale si presentò al convenio e quasi contro voglia, sospinto dagli amici aglieri, sali sul palco, per criticare il giovane fisico tedesco di origine braiche, sostenendo che la teoria della relatività era eccezionale per quanto riguarda la temporalità, però trascurava dai calcoli un aspetto fondamentale. La durata, il tempo non può essere infatti compreso solo attraverso le lenti dell'ascenza, serve la coscienza. La platea ascoltò con grande attenzione, ma la maggior parte dei partecipanti rumoreggio e non condivise quella posizione. E quando Einstein prese la parola per liquidare le tesi dell'arrivale, il fisico della relatività si limitò a dire, non esiste un tempo dei filosofi, esiste solo un tempo psicologico diverso da quello fisico, a plausi, fragorosi e nitidi. Apparici quel giorno andò in scena uno dei conflitti più duri tra filosofia e scienza, al termine del quale dell'orostrade si separeranno in modo profondo. In questa puntata vi racconto le vicende, la vita, la morte, il pensiero, del padre nobile, dell'ospiritualismo francese, dell'intellettuale che nel passaggio trottocento e novecento accreticato, la tracotanza delle scienze positiviste e che nel 1927 ha vinto il premio Nobel per la letteratura. Oggi vi racconto la filosofia di Enri Berrson, ma soprattutto vi racconto come può esserci utile nella vita di tutti i giorni. La filosofia, per alcuni, è una bestia nera, incomprensibile ed inutile, per altri una fonte di spirazione. Per me è una preziosa cassetta degli attrezzi per imparare a vivere meglio. In ogni puntata vi spiego un grande filosofo della storia e attraverso domande e anedoti vi racconto come può esserci utile nella vita di tutti i giorni. Io sono Matteo Saudino, Aglias Barba Sofia, insegno le scuole superiori e questo è pensiero stupendo vita e opere dei più grandi filosofi di tutti i tempi. Filosofo eclectico e di successo grande conoscitore delle teore scientifiche del suo tempo e matematico di formazione è Enri Berrson e uno degli intellettuali più famosi influenti nel passaggio trottocento e novecento. La sua originale filosofia è all'incrocio di diverse correnti culturali, tra cui lo spiritualismo di cui è uno dei massimi sponenti, le voluzionismo, citofonare Darwin e il positivismo, la filosofia scientifica di fine secolo, ma ne parliamo meglio dopo. Nato nel 1859 apparigi figlio di una coppia di origine ebraiche, la madre inglese mentre il padre è polacco, Berrson conduce una vita tranquilla e aggata, riceve una formazione di primo livello e si laurea in lettere, corso che include al proprio interno tutte le scenze umane e sociali. Preso la prestigiosa e col normal sui periodi, ma possiede anche una solita formazione scientifica a 18 anni pensate e vincinfatti il primo premio nel concorso generale di matematica. Dopo aver conseguito l'abilitazione inizia a insegnare filosofia in vari licei ad Anger e Clermont Ferran per poi far ritorno apparigi dove è chiamato nel celebre liceo Enrico Quarto. Nel 1889 concludere il dottorato pubblicando uno dei suoi lavori più fluenti, il saggio sui dati immediati della coscienza, in cui critica la concessione del tempo tipica dell'ascenza. Nel 1896 pubblica il suo secondo libro Materia e Memoria, in cui indaga la relazione tra Spirito e Corpo, l'opera ottiene un notevole successo. Dopo essere stato scartato la Sorbonna, viene chiamato a insegnare sia lecol normal, sia il College de France. Prestigiosi, istituzione di insegnamento e ricerca francese, istituita all'epoca di Napoleone buona parte. Dovetiene fino alla pensione numerosi corsi che negli anni diventano veri e propri rendezvous per l'elit intellettuale della città. In questi anni lavora diverse pubblicazioni, come il riso, saggio sul significato del comico e soprattutto l'evoluzione creatrice in cui mira integrare la sua filosofia spiritualista alla teoria darwiniana. Siamo nel novecentino al tratto, perso un'italmente celebre autorevole da Comper durante la prima guerra mondiale alcune missione diplomatiche negli Stati Uniti d'America, tra cui quella per incontrare addirittura il Presidente Wilson e solo citare l'ingresso americano in guerra affianco della Francia contro la Germania. Nel 1922 il filosofo pareggino prende parte al dibattito sulla teoria della relatività di Einstein, pubblicando il saggio durata e simultaneità, mentre nel 1927 riceve il premio Nobel per la letteratura, come a riconoscimento dell'ostile letterario delle sue opre filosofiche, costellate di immagini poetiche, usate per meglio illustrare le sue teorie. L'ultima importante pubblicazione di Berson è le due fonti dell'amorale e della religione del 1932, in cui stende le sue riflessioni all'ambito religioso e morale. Secondo guerra mondiale, ormai malato, affetto da forti reumatismi, assiste alla conquista nazista della Francia, subendo in prima persona le discriminazioni raziali in quante oreo. More sempre a Parigi nel 1941, nel suo testamento, ammette di essersi abbicinato negli ultimi anni al cattolicismo. Per meglio capire il pensiero di Henri Berson soffermiamoci sul contesto culturale in cui si forma il filosofo. Quello di fino 800 è permeato dall'ingombrante presenza del positivismo, quella corrente filosofica che esalta il progresso e che considera il metodo scientifico l'unico vero e valido per conoscere la realtà. Ti sei che questo pensiero crede che la scienza si ha capaci di dar conto di ogni aspetto, non solo della realtà naturale, ma anche dell'esistenza humana. Nella visione positivistica anche la vite e la coscienza humana possono essere lette comprese tramite gli strumenti della scienza. Il pensiero sviluppato da Berson tra fino 800 i primi decenni del 900 si oppone invece a questa prospettiva, ma per comprender a pieno la sua posizione occorre ricordare che li possiede una solida formazione scientifica e matematica, quindi non è una specie di frecchettone che non si fide della scienza. Anzi per tutta la vita e gli segue con attenzione gli sviluppi della ricerca che in quegli anni sono noteoli, soprattutto nel campo della medicina e dell'escenza dell'amente che provono di individuare delle leggi alla base del funzionamento dell'apsic. La filosofia Bersoniana si fonda su un dialogo tanto continuo quanto critico con le scienze. La sua critica e il positivismo si fonda sulla consapevolezza che la scienza non possa essere l'unica chiave di lettura della realtà. Detto in altri termini vi sono fenomeni del reale che la mer semplice compressione scientifica non riuscirà mai a esaurire. C'è qualcosa che nel mondo è irriduciabile a meccanismi, leggi numeriche, formule e misurazioni, ridurre l'interesprensumana alle scienze significa inevitabilmente perdere qualcosa di significativo che inumere le formule non sono in grado di restituirci. La corrente filosofica a cui Berson si rifa per apporsi al positivismo è lo spiritualismo. Si tratta come suggerisce la parola stessa di un insieme di dotrire filosofiche secondo cui nell'essere umano e nella realtà esiste un principio spirituale, ciò che talvolta viene definito anima, che è irriduciabile alla materia e ai canoni dell'ascenza. Non ha caso uno dei punti di riferimento di Berson e il filoso francese, Blaise Pascal, recuperate la puntata e mi raccomando che nel 600 all'epoca dello sviluppo dell'ascenza moderna valorizza la vita interiore e la coscienza umana. Ora, siamo pronti direi per vedere se come il pensio di Berson può aiutare ad orientarci nel nostro mondo e nel nostro tempo. Quali sono le sue password per decodificare la complessità? 1. L'essere umani analizzano e intuiscono. 2. Tempo dell'ascenza versus tempo della coscienza. 3. Tutto e slancio vitale. 4. Due morali. 2 società. Passo or numero 1. Secondo l'autore francese, gli esseri umani possiedono due tipi di intelligenza che adoperano per conoscere la realtà. Vi ha inizi tutto l'intelligenza analitica che viene usata nelle scienze. L'intelligenza analitica affronti problemi o conosce gli oggetti del mondo operando una scomposizione di questi in parti semplici. L'analisi, la tipita dell'intelligenza analitica, ha l'obiettivo di trovare delle costanti nei fenomeni studiati che ci permettano di formulare delle leggi generali sul divenire delle cose. Ad esempio, se vogliamo descrivere analiticamente una partita di palla volo, spiegheremo le regole del gioco, le azioni degli attridi in campo e il risultato finale. Secondo Berson, l'intelligenza analitica, ha un'utilità pratica. Non ci permette di conoscere le cose come sono davvero, ma ci permette di affrontare e risolvere nella maniera migliore i problemi che ci si pongono di fronte. Il secondo tipo di intelligenza è l'intuizione. Questo ultima, secondo Berson, permette al soggetto di conoscere gli oggetti, cogliendoli nella loro totalità in un solo atto senza ricorrere ad una divisioni in parti. L'intuizione è una modalità conoscitiva non esterriore dello spazio esterno, ma interiore che opera dal di dentro. Nell'intuizione non guardiamo dallontano in modo distaccato l'oggetto che vogliamo conoscere prima la palla volo, come fa invece la scienza, ma lo vogliamo vivere, sentire. Ritornando l'esempio precedente, conoscere intuitivamente la partita di palla volo significa giocarla. Viverla dall'interno, esperirla direttamente nella sua totalità ricca di emozioni e sfumature, significa essere in campo. L'intuizione secondo Berson è il anzitutto ciò che ci fa cedere alla nostra interiorità, alla nostra coscienza, e a questo punto deve essere colta nella sua interessa e complessità. Diversamente, con l'analisi avviene una separazione dei diversi stati interiori. Per Berson l'intuizione deve essere dunque il metodo adottato dalla filosofia. Va ribadito che per Berson il metodo analitico dell'ascenza non deve essere svalutato o abandonato, ma utilizzato negli ambiti in cui può essere utile e non riduttivo. Per il filosofo si commette un errore quando si pretende di usare l'intelligenza analitica per studiare oggetti tipici della filosofia o della metafisico dell'esistenza lismo, per le quali molto più adatto è rivelatore il metodo dell'intuizione. Il senso della vita, vedrete, sarà indagato con l'intuizione, non certo con la fret d'ascenza. Passo or numero 2, tempo dell'ascenza verso tempo della coscienza. Berson distingue due modi diversi di concepire il tempo, quello dell'ascenza e quello della coscienza. Il primo tempo, quello dell'ascenza, è nato con l'arrivoluzione scientifica, è un tempo spazializzato o vero divisibile in spazi punti in cui ogni stante è uguale all'altro, nel senso che dura lo stesso tempo, un secondo è un secondo. E gli estanti sono tra di loro sé parati, si tratta di un tempo misurabile, composto di momenti discreti che si possono sommare un minuto, più 3 minuti, più 5 minuti. Ogni momento è omogeneo, si tratta del tempo scandito dagli orologi, dunque, misurabile e matematizzabile. Utilissimo per le scoperte scientifice e per l'organizzazione del tempo sociale, ad esempio, ancora passa la metro. La concezione del tempo, su cui si basano le psicologie di stampo positivistico per studiare la coscienza, coincide con il modo in cui l'ascenza concepisce il tempo, nato con l'arrivoluzione scientifica nel 600, in cui i grandi pensatori scienziati come Galileo, Galilei e Isaac Newton, iniziarono introdurre la matematica per studiare i fenomeni fisici, il galleggiamento di un corpo, la velocità, la forza di gravità, nell'esaminare in particolare il moto dei corpi, si inizia a concepire il tempo su modello dello spazio, se quest'ultima è concepito come un insieme homogeneo di punti tutti uguali, nel quale si muovono gli oggetti occupando ora, questa posizione, ora, quell'altra posizione. Allo stesso modo il tempo è visto come un susseguirsi, distanti tutti uguali che passano alla stessa velocità, uno dopo l'altro, in una successione lineare infinita, così da poter dire in quale esatto momento un corpo occupa una determinata posizione nello spazio. 60 minuti trascorsi a teatro, sono uguali a 60 minuti trascorsi in trinceia o a 60 minuti in un centro commerciale. Un'immagine poetica tipica del suo stile di scrittura, ne crodiamoci che perso un vince, il novel per all'ettratura, il tempo dell'ascenza viene descritto come una collana di perle, dove ciascuna perla rappresenta un istante di scritto, cioè separato dagli altri homogeneo, spazializzato e atomizzato. Il tempo spazializzato è proprio quello misurato dall'orologio, strumento che scandisce il tempo in ore, minuti e secondi, tutti della stessa durata, e le cui lancette ticchettano, tic, tic, tic, tic, sempre lo stesso ritmo rendendo possibile la misurazione. Secondo d'Arson, il tempo omogeneo è discreto della scienza, attra ai suoi principali pregi il fatto di essere utile, poiché non solo permette alla scienza di osservare, descrivere i fenomeni in maniera uniforme, raggiungendo numerose scoperte, ma è anche alla base della vita sociale, poiché consenti di organizzare il tempo lavorativo, l'orario di transporti pubblici della scuola, dello sport e così via. Tempo della scienza non è sbagliato, anche perché è più che mai funzionale all'azione nel mondo, ma a un fondamentale di fetto, quello di non rappresentare affatto il modo in cui viviamo il tempo interiormente. Per questo scopo c'è quello che Berson definisce il tempo della scienza, chi cosa si intende? Il tempo interiore, cioè il modo in cui noi soggettivamente facciamo esperienza del tempo, questa esperienza soggettiva interiore viene chiamata durata reale. La durata reale è il modo soggettivo interiore con cui noi facciamo esperienza del tempo, è un flusso in cui momenti sono heterogenei diversi tra loro da un punto di vista qualitativo, ma continui poiché penetrano gli uni negli altri. In questo caso il tempo dura in modo diverso, a seconda di ciò che noi stiamo facendo, può passare più o meno velocemente, più o meno intensamente. Sato a squadra di calcio del cuore, al novantismo sta vincendo per un a zero, il tempo di recupero indicato dall'arbitro sembra non finire più, invece, se la tua squadra sta perdendo un a zero, il tempo sembra trascorre velocissimo. Nel tempo della coscienza, ogni momento è dunque irripetibile e qualitativamente diverso dall'altro, è un flusso in cui si mescono diversi piari del vissuto senza soluzione di continuità. Ogni momento, ogni stato di coscienza, peletra e scorre negli altri e la differenza tra un istante un altro, non è dunque quantitativa, ben sì, come abbiamo detto, qualitativa. Il tempo della coscienza supera allora la distinzione tra passato, presente e futuro, ad esempio quando stiamo scoltando una canzone che ci piace, ci può tornare in mente il ricordo di quando l'abbiamo sentita, con una mica la scorse state, ma può anche venire ci voglia, di scrivere alla mica, per sapere come sta adesso. Così il passato entra nel presente grazie al ricordo, il futuro viene anticipato grazie alla progettazione, noi ad esempio che prendiamo il telefono e mandiamo un WhatsApp alla mica. Una del splendido immagino utilizzata Barsom per descrivere la durata reale, cioè il tempo percepito dalla coscienza è proprio quello della melodia. E se infatti acquisisce il suo senso, soltanto nel tempo, una singola nota non è in grado di rendere l'effetto dell'intera melodia, e soltanto ascoltando la tutta di seguito nella sua durata, nella quale le note si mischino, si intrecchino l'une con le altre, e possibile collerla nella sua interessa. Allo stesso modo, nel nostro flusso di coscienza interiore, non è possibile separare attimo per attimo, come un esperimento di fisiche in laboratorio, ma ogni percezione e sensazione si mescola alle altre. Per questo motivo, il tempo interiore è irripetibile, poiché le circostanze che ci portano un determinato stato mentale non sono mai del tutto riproducibile. Anche vi ascoltarà la stessa canzone, non ci restituisce lo stesso identico stato d'animo, poiché se frutto di una compenetrazione tra vari elementi che cambiano nel corso del tempo, così come siamo cambiati noi. Per concludere, riprendiamo la più celebre immagine usata Berson per descrivere il tempo della coscienza, il filo che diventa, gumitolo di lana. La nostra vita è qui cito testalmente il filosofo e un arrotolarsi continuo come quello di un filo su un gumitolo, poiché il nostro passato ci segue e si ingrossa senza sosta del presente che raccoglie sull suo cammino, coscienza significa memoria. Passor numero 3, tutto eslancio vitale. Secondo Berson, se proviamo a cogliere l'intero mondo naturale attraverso il metodo dell'intuizione e non attraverso quello analitico, afferrando ciò che unifiche a comune agli esseri viventi, arriviamo a comprendere che alla base della vita biologica, ma anche di quella della coscienza, vi infatti un unico impulso vitale che perme a l'intera realtà. Il filoso francese usa l'espressione era un vital. All'ancio vitale per indicare questa forza, questa energia originaria che da impulso ogni forma di vita e che penetra ogni parte dell'universo. La complessità degli organismi viventi è il frutto di un unico processo vitale, una forza spirituale e materiale libera che si evolve i noni direzioni in modo del tutto imprevedibile e inarrestabile. Da questo punto di vista l'intero universo un organismo vivente attraversato da una forza vitale da uno slancio nei confronti della vita che prova a realizzarsi in infiniti modi, forme e direzioni, l'universo come un grande animale che vive. La peculiarità di questo slancio è che sua avanza costantemente dividendosi, separandosi, differenziandosi. L'unvital continua al proprinterno tutta una serie di tendenze che possono caratterizzare le diverse forbe di vita. La continua separazione di queste tendenze è all'origine delle diverse linee volutive e dei ciò che porta la nasta delle varie specie viventi, esseri umani, vegetali, animali. E il slancio vitale continua ad avanzare, separandosi e così animali si dividono in mammifari, peci, a un fibi e insetti. Per riprendere un'immagine usata da Berson, il slancio vitale non è con una palla di cannone che si proietta lineamente, ma è piuttosto una bomba che si frammenta in mille pezzi in ogni direzione e continua a erradiarsi. Direi che l'esperienza della prima guerra mondiale ha segnato, e in Berson in questi esempi. In questo slancio creativo spirituale, che nede la materia, dei corpi? Secondo Berson, la materia non è un aspetto separato dalla realtà, un principio diverso posto rispetto lo slancio vitale, ma il contrario è l'esito estremo dello slancio vitale, la sua concretizzazione, la sua cristallizzazione temporanea in una determinata forma vivente. Ciò viene, quando lo sprigionarsi dell'energia vitale, si esaurisce temporaneamente e arresta il proprio colso, dando così origine a strutture biologiche fisse. Immaginate una mano che da pugno chiuso si apre, le varie dita si diramano, a un certo punto si fermano, il fermarsi è una struttura biologica fissa. Il filoso francese supera così il dualismo tra materia espirito, non si tratta i due principi separati opposti, ma due modi diversi in cui si esprime l'unico slancio vitale originario, il quale saurendosi, ripiegandosi sull'estesso si manifesta nella forma della materia, vi tuttavia una specie nella quale lo slancio vitale non si è arrestato e ripiegato sull'estesso non si è cristallizzato. Si tratta dell'essere umano che conserva l'oslancio vitale attraverso la sua inventiva, la sua abocazione creatrice che si manifesta in primi nell'arte dalla letteratura alla pittura. Passor numero 4, due morali due società. Negli anni 30, mentre l'Europa sprofonda, nell'epoca dell'edittature fasciste naziste, Bergson sviluppa un'originale riflessione sulla società e sui fenomeni morali e religiosi, che troviamo nell'opera le due fonti della morale e della religione. Lo scritto vuole anche esso una risposta all'eccuse di pantheismo, terria secondo cui dio coincide con la natura e la natura coincide con dio, che gli erano state mosse dalla chiesa cattolica a causa del concetto di slancio vitale che sembrava richiamare un dio presente in ogni cosa. Il filoso francese identifica così due tipi di morale, cioè di norme comportamentali, a cui corrispondono due tipi di società. La prime la morale è chiusa, fondata sulla vetudine, la tradizione e il conformismo, benché sia naturale, normale, seguire le norme morali prevalenti nella propria cultura e società, ovvero gli usi, i costumi e le tradizioni che regano la vita individuale collettiva dal lavoro, alla famiglia, alla sensualità. Il visto che Berson intravede e che da essa possa scaturire una società chiusa, autoritaria in capace di aprirse al dialogo con l'altro e caratterizzata da una desione accritica e passiva al potere, costituito. Le persone agiscono e si comportano in un determinato modo perché si sempre fatto così e dunque si continua a fare così. Alla morale chiusa, frecina, società chiusa, Berson contrappone una morale aperta e una società aperta, in cui gli esser umani sono spinti alla condivisione con il prossimo, mossi da valori universali quali rispetto di nità e solidarietà, inclusione in grado di unificare l'umanità, superare la differenza e promuovere lo sviluppo, la responsabilità collettiva e l'armonia sociale, un paradiri in som. Di fronte l'affermarsi dei totalitarismi, Berson capisce quale deve essere la strada intraprendere per provare a fondare una società democratica. A questi due tipi di morale di società corrispondono secondo Berson due diverse forme di religiosità, da un lato via la religione statica, rappresentata dalle grandi religioni storiche che mirano a placare le paure umane, offrendo un orizzonte di salvezza nell'aldila, dall'altro via la religione dinamica, che non si fonda su una tradizione codificata, ma che prende le mosse da un sentimento un'emozione interiore, uno slanchio d'amore verso l'intera humanità. La religione dinamica è incarnata dalla figura del mistico, cioè di colui che in grado di avere un contatto intimo e diretto, con il divino. Ma ci di più, secondo Berson ciò che dai mistici la forza, lo slanchio per mette in pratica gli insidiamenti divini e l'esperienza estatica, cioè lo so di estasi, in cui l'essere umano perde ogni contatto con l'ambiente che lo circonda e in cui i pensieri si fanno caotici e confusi. Il mistico in altre parole è in grado di tradurre in pratica nelle propria azioni, nel proprio esempio i valori universali che accolto intuitivamente nel divino. Così le forme di immorale, società e religione, differiscono a seconda della fonte che le alimenta, una fonte quella della tradizione, delle istituzioni sociali e le stereori. L'altra invece è quella del sentimento interiore, dell'emozione creatrice che spinge gli esseri umani ad appersi a un mondo migliore. Dopo questa full immersion, nello spiritualismo francese, cosa ci può suggerire la filosofia di Berson nella vita di tutti i giorni? Breve recap! 1. Per vivere felici dobbiamo alternare l'intelligenza analitica che tutto calcola e l'intelligenza intuitiva che ci permette di entrare in impatia con il mondo e con noi stessi. 2. In una realtà scandita da un tempo segmentato, in cui ogni secondo e uguale all'altro, riscopriamo il tempo della coscienza, in cui ogni singoli stante e unico e irripetibile. 3. Refutiamo di vivere in una società chiusa, come la sua morale. Spalanchiamo le porte e facciamo entrare la ria fresca di rispetto, inclusione, dignità e solidarietà, preparatevi ad una vera e propria. 4. Pensiero stupendo è un podcast scritto da me, Matteo Saudino, riprese montaggio, paolo invernizi, editing e cure editoriale viola frifa, supervisione tecnica, gabrieli e rosi, responsabile della produzione, denni stucchi, una produzione o un podcast.

Podcast Summary

Key Points:

  1. Henri Bergson, filosofo francese, si oppose al positivismo sostenendo che la scienza non può esaurire tutta la realtà, in particolare la coscienza e l'esperienza interiore.
  2. Distinse due tipi di intelligenza
  3. Elaborò una duplice concezione del tempo
  4. Propose il concetto di "slancio vitale" (élan vital), un impulso creativo e spirituale che permea l'universo, spiegando l'evoluzione e superando il dualismo materia-spirito.
  5. Il suo pensiero emerse in un famoso dibattito con Albert Einstein nel 1922, dove difese l'irriducibilità del tempo della coscienza a quello fisico.

Summary:

Il testo presenta il pensiero del filosofo francese Henri Bergson, focalizzandosi sul suo confronto critico con il positivismo scientifico e sulla sua filosofia della durata e dello slancio vitale. Bergson, pur possedendo una solida formazione scientifica, sosteneva che la scienza, con il suo metodo analitico, fosse insufficiente a comprendere fenomeni come la coscienza e l'esperienza interiore. Proponeva invece l'intuizione come strumento filosofico per cogliere la realtà nella sua totalità.

Centrali sono la sua distinzione tra il tempo omogeneo e spazializzato della scienza e il tempo soggettivo della coscienza (la "durata reale"), percepito come un flusso continuo e qualitativo. Inoltre, Bergson elaborò il concetto di "slancio vitale", una forza creatrice e spirituale che anima l'evoluzione di tutti gli esseri viventi, superando la tradizionale separazione tra materia e spirito. La sua rilevanza è illustrata attraverso il celebre dibattito del 1922 con Albert Einstein sulla natura del tempo, dove Bergson difese l'irriducibilità dell'esperienza temporale interiore alle formule fisiche.

Il suo pensiero si propone come uno strumento utile per orientarsi nella complessità della vita quotidiana.

FAQs

Henri Bergson è stato un filosofo francese del XIX-XX secolo, premio Nobel per la letteratura nel 1927. È noto per la sua filosofia spiritualista che integra evoluzionismo e critica al positivismo, enfatizzando l'intuizione e la coscienza.

Il tempo scientifico è spazializzato, omogeneo e misurabile (come quello degli orologi). Il tempo della coscienza (durata reale) è un flusso qualitativo, soggettivo e continuo, in cui i momenti si compenetrano e variano in intensità.

Lo slancio vitale è l'impulso creativo e spirituale che permea tutta la realtà vivente. È una forza che si evolve in modo imprevedibile, differenziandosi e dando origine a tutte le forme di vita, superando il dualismo materia-spirito.

Bergson distingue l'intelligenza analitica (usata dalla scienza per scomporre i problemi in parti) e l'intuizione (che coglie la realtà nella sua totalità dall'interno, tipica della filosofia e dell'esperienza vissuta).

Bergson criticò il positivismo sostenendo che la scienza non può esaurire tutta la realtà, in particolare gli aspetti spirituali e interiori dell'esistenza. Proponeva un dialogo critico con la scienza, valorizzando l'intuizione e la coscienza.

Nel 1922 alla Sorbona, Bergson criticò la teoria della relatività di Einstein per trascurare l'aspetto soggettivo della durata. Einstein rispose che esiste solo il tempo fisico, non un 'tempo dei filosofi', accentuando la separazione tra scienza e filosofia.

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