La storia della Tomba 523 a Cosciuzze, in Polonia, rivela un ritratto profondo della vita e della morte di una comunità antica, circa 3.000 anni fa. I 15 corpi sepolti insieme mostrano una struttura familiare chiara: madri con figli, fratelli e sorelle vicini, con una forte connessione di sangue. L'analisi del DNA dimostra che i morti appartengono a quattro nuclei familiari, suggerendo un'organizzazione sociale basata sulla solidarietà e sul rispetto dei morti. Tuttavia, tutti gli individui mostrano segni di morte violenta: cranio sfondato da un colpo alla testa, indicando un massacro. Questo evento si colloca nel periodo di transizione tra tardo neolitico e età del bronzo, quando popolazioni nuove, provenienti dall’Est, si sono espandite in Europa, causando conflitti territoriali. Questi gruppi, con una lingua e un patrimonio culturale diverso, hanno lasciato un’eredità genetica e linguistica profonda in Europa: la famiglia delle lingue indo-europee. La loro lingua, ricostruita come Proto-Indo-Europeo, è l'antenato comune di lingue come l'italiano, l'inglese, il francese e il russo. Le somiglianze tra parole come "padre" o "cavallo" in lingue diverse indicano una radicale parentela genetica e culturale. Questa storia, raccontata attraverso l'archeologia, la genetica e la linguistica, mostra come migrazioni, violenza e miti abbiano fondato la cultura europea. L'arrivo di questi gruppi sul dorso di cavalli, forse, ha avviato una rivoluzione culturale che ha trasformato l'Europa. Il podcast "L'Invasione" esplora questa storia antica, mostrando come le lingue, le credenze e i miti siano legati a eventi specifici e a popolazioni migranti, diventando fondamentali per comprendere l'origine della nostra identità culturale.
Questa storia inizia con una strage.
Nel 2011 un gruppo di archeologi dell'Università di Cracovia in Polonia stava portando
avanti uno scavo nella piccola cittadina di Cosciuzze a un'ora di auto a este di Cracovia.
Intorno al 3.000 avanti Cristo più di 2.000 anni prima della fondazione di Roma, la Polonia
era all'estremità orientale dell'area della cosiddetta cultura delle anfore globulari.
I archeologi si definiscono parte di una cultura gruppi di persone che usano oggetti molto
simili.
Le persone della cultura delle anfore globulari realizzavano e utilizzavano quasi molti particolari,
sempre gli stessi, bassi e panciuti.
Vivevano in una lingua di terra che andava dalla Polonia fino ai confini dello di Arnada
di Marca.
Queste persone usavano i loro basi panciuti nella vita di tutti i giorni e li seppelivano
anche insieme ai propri morti.
Se ne trovano ovunque nelle tombe della cultura delle anfore globulari, anche a Cosciuzze
nella Tomba 523 gli archeologi dell'Università di Cracovia ne trovarono parecchi, qui però
erano elemento meno interessante fra quelli che si trovarono di fronte.
La Tomba 523 era lunga 250 cm e larga 120 con una profondità di 70 cm.
Dentro c'erano 15 corpi, ammassati l'uno sull'altro, insieme a una serie di oggetti
seppeliti con loro ciotole, punte di asce, zane di cingiale, ma anche monili di osso per
linee di Ambra, qualche pezzo di carne di maiale.
Nostante le molte persone seppelite assieme, la Tomba 523 non era una fossa comune, escavata
per evitare che i corpi puzzassero e attirassero qualche animale selvatico.
Con tutta probabilità fu realizzata da persone che volevano bene ai morti.
I loro corpi venero sistemati nella fossa con lunghe tuniche, oggetti di valore e altri
evidenti segni di cura.
Uno stato del 2019 sul DNA dei 15 schéletri sembra confermare questa teoria.
Tutte le persone seppelite erano imparentate fra loro, nella Tomba c'erano cugini, fratelli,
madri, zie che appartenevano in tutto a 4 nuclei familiari.
È praticamente certo che il sistema in quella buca l'iconoscesse bene.
Le madri furono seppelite insieme i propri figli, una in particolare seppelita con un figlio
piccolo sistemato in braccio.
Fratelli sorelle furono messi vicini.
Nella Tomba c'è un solo uomo adulto, lo scheletro numero 10, la sua compagna è quella
con il figlio in braccio.
La senza di altri uomini ci fa pensare che furono loro tutta probabilità a scavare la fossa
per le propri compagne e per i propri figli.
I rapporti di sangue non sono l'unica cosa che unisce le persone seppelite nella Tomba
523.
Tutti gli schéletri hanno infatti il cranio sfondato da una ferita alla testa.
Le 15 persone nella Tomba 523 insomma sono state uccise.
Possiamo solo fare delle ipotesi su come sia successo.
Uomini del gruppo forse serano all'ontananti dal villaggio, qualcuno è arrivato, accatturato,
donne e ragazzi e poi gli uccisi uno a uno nello stesso modo con un colpo alla testa.
Come mai non abbiamo idea?
Chi è stato?
Non lo sappiamo con certezza ma possiamo fare qualche ipotesi.
Scrive l'archologo Annes Scheröder capofila dello sudo del 2019 sulla Tomba 523 di
cosciuzze.
Fa riflettere il fatto che il massacro si ha venuto circa 5.000 anni fa, nel periodo
in cui il tardo neolitico stava lasciando spazio all'età del bronzo.
In quell'epoca le popolazioni europea ero pesantemente trasformate da nuove popolazioni
che arrivavano da Est, è facile immaginare che questi cambiamenti ne scarano violenti
scontri territoriali.
Le popolazioni di cui Parla Scheröder, quelle che arrivarono da Est, miseropiede nel
Europa centrale più o meno nel 3.000 avanti Cristo.
Quelli uomini e quelle donne non seranno mai state prima, ma erano destinate a rimanerci
a lungo.
Il loro patrimonio genetico era molto diverso dagli europei di allora, ma oggi, nel 2023,
la loro eredità genetica è ancora tra le più disfuse nella popolazione europea ed è
prevalente in diversi i paesi.
Queste persone non si portarono dietro soltanto i propri geni, ma anche una lingua, da qui
dicendono quelle che ancora parliamo oggi in Europa, italiano, inglese, spagnolo, francese,
tedesco, russo, norvegese, bulgaro, lituano e risalendo più indietro anche latino, grequantico,
gottico.
Non c'è rimasta quasi nessuna traccia invece delle lingue che si parlavano prima del loro
arrivo.
Insieme a queste persone arrivarono anche proverbi, ma di dipensare una certa visione
della società in cui la guerra e la violenza avevano un ruolo molto molto molto importanti
e in quelli uomini erano saldamente alvertice, ma anche miti leggende e oggettico siamo tutti
i giorni per citarre soltanto un paio, la ruota e la lana.
Due secoli fa qualcuno ha chiamato queste persone in europei, è un uomo in preciso e vedremo
perché ma ormai è rimasto quello.
Questo podcast racconta la loro storia, che in parte è anche la storia di chiunque ogni
giorno parli italiano o altre cosiddette lingue in europee, cioè di almeno metà delle persone
che vivono sulla terra e vive in una società in cui il mito è l'ecco di queste persone
ha lasciato una traccia molto importante.
Scopriremo perché romuleremo i mitici fondatori di Roma sono stati associati proprio alla
lupa di tutti gli animali possibili, proveremo a risalire fino all'origine di tutta questa
enorme vicenda umana che forse è iniziata grazie a un sole exemplare di cavallo maschio
vissuto più di 5.000 anni fa.
Un conteremo moltissime persone fra cui ozzi il popolo degli oiguri, gli autori dei testi
sacri dell'induismo e ovviamente chi abitava le foreste e le pianure europee prima che arrivassero
i protagonisti della nostra storia.
E in tempi di enormi dibattiti sulla nostra identità ma anche sulla migrazione, sulla convivenza
fraccunità diverse e su ruolo degli uomini e della violenza nelle società contemporane
indagare un incontro fra gruppi umani che sta alla base della storia europea, ci permette
di ripensare alla nostra lingua, alla nostra cultura, alla nostra società e anche molto altro.
Proveremo a raccontare tutto questo atta verso la linguistica, l'archeologia e persino
la genetica, una combinazione di discipline che soprattutto negli ultimi anni ha fatto
fare passi avanti enormi ai nostri tentativi di illuminare un angolo della storia che fino
a poco tempo fa era ancora oscuro.
State ascoltando l'invasione, un podcast del post di Luke Amesculine e Riccardo Ginevra.
Tutte iniziato con lo studio delle lingue, cioè il lasciato più rilevante delle persone
che definiamo in europei e anche noi partiamo da qui.
La premessa necessaria a qualunque discorso sull'inguaggio è che le lingue, come spesso
l'entendiamo noi, non esistono davvero in natura, non esistono cioè lingue omogene e monolitiche
nello spazio e nel tempo, come purtroppo le studiamo spesso sui libri di grammatica.
Prendete l'italiano, non direste mai di parlare lo stesso italiano che parla vostra nonna
e forse nemmeno quello di chi oggi fa la scuola media.
Un veneto è un calabrese, pensateci ancora oggi parlano due varietà di italiano molto
diverse fra loro.
In realtà si può dire che ciò scumo di noi parla il proprio italiano fatto di espressioni
o parole che usiamo più di frequente, di altre che non utilizziamo affatto, di modo
di dire che abbiamo imparato dei nostri genitori, dei nostri amici, che magari a loro volta
arrivano dai genitori, dei nostri genitori, dal cugino di una nostra mica e così via risalendo
fino alla prima persona che ha usato una certa espressione con un certo significato, a volte
anche secoli prima e a migliaia di chilometri di distanza.
Il dato cruciale per capire il posto che occupa il linguaggio nella conizione umana è
la sua diversità, scrivono i linguisti Nicolas Evans e Stephen Levinson in un articolo di
qualche anno fa della rivista Behavioural and Brain Sciences pubblicata dall'Università
di Cambridge.
Per esempio, una lingua può avere meno di una decina di suoni distinti, oppure può avere
diverse decine.
La lingua dei segni poi non è nessuno.
Una lingua può avere o non avere derivazioni morfologiche, cioè processi tramite qui da
una parola, deriva un'altra parola, come per esempio in italiano da correre, deriva
corridore.
Le lingue possono avere o non avere un ordine fisso per le parole e anche questo può variare
da lingua.
Per esempio, in italiano il soggetto precede sempre il verbo, ma in arabo e il verbo a precedere
il soggetto.
Il punto è questo, noi siamo l'unica specie, il cui sistema di comunicazione varie in
maniera fondamentale, e sia nella forma che nel contenuto per tutti gli individui da sempre.
Se quindi teniamo presente che le forme dell'inguaggio possono essere letteralmente infinite,
diventa invece impressionante osservare quanto si assomiglino fra loro certe lingue,
soprattutto le microunità di linguaggio portatrici di un significato.
Le parole in estremasi intesi.
A volte alcune parole si assomigliano per caso.
In inglese, per esempio, pen, che vuol dire penna, quella che usiamo per scrivere,
e pensi il. cioè "matita", condividono i primi tre suoni e al nostro recchio ci appaiono come vicine.
In realtà, in un'origine diversissima "pen" è un riflesso dell'attino "penna", cioè la "penna" di uccello
che si intingeva nell'inchiostro, con cui si scriveva su papiri e pergamele, pensi l'invece
dell'antico francese "pinsel", che a sua volta deriva dall'attino "penichillus", cioè "pennello".
Questo perché la "matita" si è essenzialmente si lupata da un pennello in cui intorno al
1600 dopo Cristo, i peli sono stati sostituiti con un piccolo cindro di grafite.
Il inglese però il nome è rimasto quello di un tempo e quindi "pencil".
La parola latina "penichillus" a sua volta deriva da "penis", che in latino significa "coda",
probabilmente perché i peli del pennello erano ricavate da "codedi animali", che capite però
sono a sei diverse dalle "penne". A volte poi parole in lingue diverse che, di nuovo al nostro
rechiusi a sua migliano, hanno i realtà origini molto lontane fra loro e ci sono esempi clamorosi
che si spiegano molto banalmente come coincidenze. In una lingua origina parlata in una piccola
regione australiana e Romaestinta "l'ambabaram", la parola "dog" significava "cane", e quindi
quando vi deva esattamente gli stessi suoni della parola inglese per "cane", che è "dog" appunto.
Ovviamente il "babaram" non è in alcun modo imparentato con l'inglese e parole simili
per "cane" si trovano anche in altre lingue australiane a origine e non c'è motivo di pensare
a un'influenza dell'inglese sull'ambabaram, si tratta di un puro caso.
Eppure, in certi casi, fra parole di lingue che oggi ci appaino distantissime e si sono
somiglianze così profonde che si possono spiegare soltanto con un antenato comune e oggi
lo sappiamo per certo. Prendete la parola per padre, ci l'avete presente in italiano, ma la
stessa parola esiste in forma simili in molte delle lingue straniere con cui abbiamo
più familiarità. Father, in inglese, per, in francese, fatter, in tedesco, le consonanti
sono un po' diverse, ma in movimenti della bocca con cui articolate queste parole sono simili.
Fateci caso.
Altre parole che veicula il significato di padre, le troviamo anche in lingue parlate in contestia
noi un po' più distanti. Father, in Islandese. Father, in Holandese. Eppure, in una montagna di
lingue morte, in latino Pater, in grecontico Pater, in san scritto che è l'antico indiano
antenato dell'indipitar. In antico persiano l'antinato del persano moderno, Pita. E persino
in tocario che è una lingua oggi defunta che si parlava nell'Ordovest della Cina contemporanea
Pater. Le similitudini non si fermano qui. In molte di queste lingue la parola per padre
si trova spessa associata quella per cielo a comporre una formula fissa, un modo di dire tra l'izionale
che possiamo rendere in italiano come cielo padre o padre cielo. Per le persone che parlavano
queste lingue infatti il cielo è identificato come una divinità maschile, non posiziona
alla terra, ma qui invece è veniva assegnato un genere femminile vero similmente per la sua
fertilità. Nelle preghe in san scritto per esempio si invoca "Diaus Pitar" o "Celopadre"
e la stessa formula era presente anche in latino archaico "Yu Pater" o "Celopadre" che
poi nel latino classico che si suddascola è diventato il nome "Yu Piter" del dioromano
"Jove", il padre degli dei. Padre e cielo sono parole comunissime. Padre e cielo una
formula che può apparire di quasi generica, ma le somiglianze fra le lingue che vi
acitato sono estesissime e profonde. Lo spiega José Luis Garcia Ramon, che è esperto di
linguistica e poetica in europea dell'Università di Colonia. Le parole si parlano, però le parole
anche si versano, perché si parla fluentemente in anglese, le parole è un liquido che fluvede
la nostra bocca, no? E d'altra parte questo liquido che fluvede la nostra bocca entra a una
parte del nostro corpo che sono per leorequie. La frascelogia dell'anticonorreno dov'è
si dice che il poveta versa il fluido delle parole è leorequie "bevo" no. E mi sono occupato
dopo a vedere almeno in 5 lingue in latino sicuramente si dice "vibere "voques" e "bevere
le parole, no? Si trova anche in tocario, si trova anche in armeno e si trova in anticonorreno.
Però quando a cadente diverse gruppi si può dire "facile pensare" che almeno per una parte
di europei esisteva la possibilità di comparare la parola con qualcosa che si versa e qualcosa che si
bebe. Il organo per bevere le parole sono leorequie. La forma più bella e una forma del
san scritto si rottra "pella" si rottra e leauditrici che sono leorequie. "pella" è quello
che si chiama un gerundivo come in latino bibendus. Quando si dice che si è una cosa che è
si rottra "pella" e traduttori dicono "digne di essere sentite". Però se si guarda l'etimologia,
queste parole sono "digne di essere bibute per leorequie". Ci sono un sacco di parole come quelle
dove si può dire "la coincidenza non può essere fortuita". E ancora molte delle lingue antiche
che abbiamo citato usavano parole simili per riferirsi al cavallo, che è un animale che
incontreremo spesso in questo podcast. Il latino Ecus, che ancora oggi rituriamo per esempio
nella parola italiana "Equitazione". Il san scritto "Ashva", ma anche il greco "Hippos" e il
persano antico "Hasa" hanno un antenato comune. Anche se magari in questo momento non vi sembra che
possiamo ricostruire come "Equos". Il cavallo avrà un ruolo fondamentale nella nostra storia.
È sul dorso di un cavallo con tutta probabilità che arrivarono le persone che parlavano la più
antica lingua in europea. È sul dorso di un cavallo, forse che agredirono e uccisero gli antichi
abitanti di "Cosciuzze". È della domesticazione del cavallo da cui forse è iniziata tutta questa vicenda.
Ne parleremo meglio nelle prossime puntate. Torniamo alle lingue. Queste sumiglianze non sono
casuali. Dal meno due secoli sono al centro di indagini dei linguisti di mezzo mondo. Oggi sappiamo
che tutte le lingue che vi ho appena citato sono imparentate fra loro e fanno parte della famiglia
delle cosiddette lingue in europea. Nesistono diverse centinaia, sono parlati da circa 3 miliardi di
persone e sono di gran lunga le lingue più parlati in Europa per farvi capire oggi la lingua non in
europea parlata dal maggior numero di persone all'interno dell'Union europea e lunghe rese.
Anche per questo sono così strana a loro recchi di persone che parlano italiano, anche inglese e
francise. La lingua più parlata il mondo, l'inglese appartiene alla famiglia in europea, così come l'italiano, il francise, il tedesco, il russo, e manca il fa,
si, cioè il pressano moderno che si parla in Iran, il Bengali, la lingua oficciai del Bangladesh, il punjabi, che si
parla in Pakistan e in India e molte, molte altre ancora. Di nuovo oggi queste lingue ci appaino
distantissime fra loro e lo sono, nel senso che le lingue cambiano nel tempo, vivono divita propria seguendo
gli spostamenti e le vicissitudes nelle comunità che le parlano, ma la quantità impressionante di
corrispondenze fra queste lingue a tutti i livelli ci permette di ricondure tutte a un antenato ricostruito
scientificamente dai linguisti e chiamato Proto-Indo-Europeo, tra poco torniamo su questo scientificamente.
Sistima che le prime persone che parlavano Proto-Indo-Europeo, se non arrivati in Europa, intorno al 3000
avanti Cristo, a più ondate e infolti gruppi, i loro descendenti poi si sono sparpagliati nelle varie regioni europee, ma anche
al trove, in Asia, in Medio-Riente, e hanno sviluppato lingue imparentate ma diverse.
Già più di 2000 anni fa per farvi un esempio i romani che parlavano latino, che a una lingua della famiglia
in europea, non si capivano per nulla, con le varie tribugali che con cui si scontrarono per il controllo dell'Italia
del Nord, prima che Roma diventasse un impero, eppure il latino e il Gallico erano lingue per moltiversi molto più vicine
fra loro, per esempio, dell'attino delle greco antiche, che spesso nella nostra testa vanno abbracciato perché
alcuni di noi le studiano insieme. Ecco, figuriamoci quanto possono capirsi oggi una persona che parla solo
islandese e una che parla soltanto punjabi. Eppure un filo esiste, ma come abbiamo scoperto tutto questo?
Come siamo riusciti a intravedere questo filo?
Il primo che lo scorse fu lo studioso britannico William Jones, alla fine del 700, anche se sull'ianze fra diverse lingue del mondo
venivano osservati in Europa, anche nel medioevo, anciato punto, per esempio, nel parla anche Dante, nel suo devulgare eloquenzia.
Jones era nato all'ondra nel 1746, suo padre, che si chiamava come lui, era stato un famosissimo matematico
fu lui ad associare all'edra greca P, il pigreco, al numero dato da rapporto fraci conferenza di un cerchio e il suo diametro.
William Jones figlio si appassionò finna bambino alle lingue e si stima che al momento da sua morte ne concessa almeno 28.
con vari gradi di competenza. Già nel 1771, a meno di 30 anni, Jones mi sensiamo una
grammatica della lingua persiana che sarebbe stata usata per decenni. Era insomma un genio della
linguistica, ma per ragione economiche, i Jones non erano ricchi anzi, all'Università di Oxford
su di oleggie e per anni a fiancola carera di linguista a quella di giurista. La svolta in entrambi
le carriere arrivò nel 1783, quando l'impero Bertane colo mandò in India per lavorare come giudice
della Corte Suprema Locale. Nesco e anni in India, Jones si appassano in particolare al
San schito l'Antico Indiano, che è la lingua in cui sono schitti principali testi sacri della
religione induista, ma anche molti testi giuridici, quindi servivano a Jones nel suo lavoro quotidiano.
Ecco Jones si convinse che il San schito era in qualche modo imparentato con le due principale
linguantiche che si studiavano allora, come oggi, in Europa, cioè l'attino e il greco antico,
e che questa parentela potesse riguardare anche le lingue Celtiche. Il Gotico, cioè la più antica
lingua germanica di cui ci sono arrivati manoscritti, è il persiano che Jones conosceva perfettamente.
Jones morì nel 1794 per via di una misteriosa infemazione al fegato prima di poter sistematizzare le
sue scoperte, ma un discorso tenuto 12 anni prima nel 1786 per l'aniversario di un club di
linguisti da lui fondato a Calcutta, contiene una frase che ha espirato generazioni e generazioni
di linguisti e tutt'ora è considerata l'atto di nascita nello studio comparativo delle lingue
in europee. Nessun filòlogo può esaminare tutte tre le lingue, cioè l'attino, greco antico e
sanoscritto, senza ritenere che siano state generate da un'entenato comune che forse non esiste più.
La chiave in questa frase sta nelle spessione tutte e tre. Jones infatti fu il più oniere di quello
che ancora oggi nello studio delle lingue viene chiamato metodo comparativo. In estema sintesi,
cosa significa? Se in una lingua A, in una lingua B e in una lingua C, lontane, nello spazio
nel tempo. Si osservano delle somiglianze più livelli, per esempio di l'essico, di sultura
delle parole e delle frasi e di suoni. È possibile che A, B e C abbiano un antenato comune, cioè un
unico lingua da cui dicendono tutte le tre. Lo pensavo Jones, lo pensiamo tutt'ora. Ovviamente
queste corrispondenze devono essere parecchie e ci sono un sacco di ma da considerare, cioè di
eccezioni, di variabili, di somiglianze casuali, di questioni ancora inspiegabili. Su un altro punto,
poi Jones aveva ragione su tutta la linea. Di questo antenato comune non c'è arrivata nessuna
testimonianza, nescritta neorale. Facciamo un esempio su tutti. Prendiamo il verbo che in latino
In greco antico, in sanskito e in antico inglese significa portare. In latino è fero, qualcuno che la
studiato si lo ricorderà, in greco è molto simile fero, originariamente pronunciato pero, cioè
come una consonante aspirata all'inizio. In sanskito è barami. In antico inglese è Beran
antenato, ovviamente, dell'inglese moderno Ber. A prima vista, anzi a un prima scolto, ci possono
sembrare parole diverse e lo sono, ma la loro struttura è del tutto simile. Per esempio, tutte queste
parole iniziano sempre con una così detta consonante labiale, che cioè si articola usando le
labra come f, b, b, b e tutte le variazioni in mezzo. Poi abbiamo una vocale di solito e e poi
abbiamo la consonante R e ancora tutto il resto. A partire da queste somiglianze si può andare in
cerca dell'antenato comune, che dopo decenni di ricerche oggi possiamo ipotizzare che forse
Ber in proto in europeo.
Nel 800, i linguisti iniziano ad applicarsi alla comparazione linguistica un po' come dei piccoli
chimici o dei genetisti. Tenete conto che gli studi di Charles Darwin e di Gregor Mendel si diffuserò
più meno in quel periodo a Meta 800. Si cerco insomma di ricriare in un laboratorio
settico l'antico antenato comune facendo ricorso soprattutto al sanskito. Fu la sua centralità
nei tentativi di ricostruzione a spingere uno studiosi inglese del primo 800. Thomas Yang
ha inventato il termine Indo-Europeo per tenere insieme in unica parola il sanskito e le lingue
antiche che si parlavano in Europa.
Queste scoperte è il crescente entusiasmo per lo sud delle lingue europee, non avvenero nel vuoto.
Il 800 fu il secolo dell'nazionalismo della sovrapposizione sempre più indistinguibile e
spesso del tutto arbitraria fa un popolo, un etenia, una cultura, quindi una lingua e un territorio.
Lo studio delle lingue ricevette "slancio" ma in certi casi venne anche instrumentalizzato per
legittimare questa visione del mondo. Alcuni linguisti si galvanizzarono all'idea che studiando
a ritroso l'antenato comune delle lingue più diffusa al mondo si potesse trovare il popolo che lo parlava
e che quest'ultimo fosse in un certo senso il capostipite dei popoli che parlavano le lingue decendenti.
Uno sudoso tedesco di sanskito Max Müller chiamò le persone che parlavano questo leggendario
antenato comune "ariani" a partire dalla parola "aria" che in sanskito significa nobili e mentre
i linguisti usavano e usano tuttora il termine "ario" o "indoario" per riferissi al sanskito e alle
lingue imparentate nei decenni successivi la parola "ariani" circolò molto fra alcuni
intellettuale occidentali per identificare questo mitico popolo che parlava l'antenato di
molte lingue europee. Quest'idea fu drammaticamente strumentalizzata da ideologi del razzismo e del
supermatismo bianco prima dalla Germania nazista poi per teorizzare in maniera pseudocentifica l'esistenza
di una antica civiltà "ariana" superiore con danni incalcolabili che purtroppo conosciamo bene.
Anche in Italia il fascismo adottò per anni la retorica della civiltà superiore che arrivata in
Europa aveva dato origine a tutte le altre un'idea sbagliata, shock e approfondiremo perché e anche
pericolosa. Questo per esempio è il testo di uno puscolo fascista pubblicato nel 1941.
La storia documenta che in tutti i tempi i popoli di maggior civiltà sono stati quelli della nostra
razza. La civiltà attuale in tutto ciocchia di solido e di elevato è opera di Stirpi Areane.
Altre Stirpi hanno saputo raggiungere in vari tempi notevole livelli di progresso civile.
È nota all'antichissima raffinata a civiltà vecinesi ma nell'epoca contemporanea i popoli di
razzaggalla o mongoloidi che sono riusciti a conservarsi indipendenti e aggiungere alla potenza
sono quelli che hanno adottato le forme i mezzi della civiltà europea che è esclusivamente Areana.
Il bacino del Mediterraneo è stato rettuttora l'orizzonte dei massimi splendori di questa
continuità del primato Areano con la Grecia, con Roma, con rinascimento e col fascismo.
Ma torniamo a noi cioè a qualche decennio prima verso la metà dell'800 l'entusiasmo per lo studio
comparato delle lingue in europee e per la ricostruzione del loro antenato comune, futale che l'indoropaistica
è be una grande espansione con una serie di importanti scoperte che ancora oggi sono considerate
tappe fondamentali per lo sviluppo di questi studi.
A un certo punto nel 1868 il linguistate desco è grande teorico della ricostruzione in
europea August Schleicher ritenne di avere ricostruito abbastanza parole di questa lingua antenata
da poterle addirittura usare per comporre una storiella intitolata la pecora e i cavalli.
Sono nava più o meno così e forse inizia a dirci anche qualcosa sul conto delle persone che parlavano questa lingua.
Avis Aquasasca
La pecora e i cavalli
Avis, Yasmin Varnanaast
Dadark Aquams
Una pecora senza lana vede dei cavalli.
Uno tirava un carro pesante.
Uno portava un grosso carico.
Uno portava velocemente un uomo.
La pecora di sei i cavalli.
Il mio cuore si addolora vedendo un uomo che guida i cavalli.
Aquasasca va vacant.
I cavalli risposerò.
A scolta pecora.
Il nostro cuore si addolora quando vediamo questo.
Un uomo, il padrone, fa della lana della pecora, un indumento caldo per sé.
Avis Bamsca Varnanaasti
E la pecora non a lana.
Avis Agram A Pugat
La pecora fuggi nel campo.
La voce che avete appena ascoltato non è quella di Agus Slice, purtroppo, ma la mia.
Mi chiamo Riccardo Ginebra e sono ricercatore docente di grottologia linguistica all'università cattolica di Milano.
Non che co-autore di questo podcast insieme a Luca Miscurin.
Riccardo, poi spiegarci cosa sia cambiato nella ricostruzione indoropea dai tempi della favoletta su la pecora e i cavalli di Sliker a oggi.
E perché abbiamo parlato di ricostruzione scientifica?
È cambiato moltissimo per certi versi e pochissimi.
per altri. Come in naturale dopo 150 anni la maggior parte delle ricostruzioni sono state
aggiornate con il progresso della disciplina. Ad esempio se nel 1868 per il Proto-Induropéo
Schleichia ricostruiva soltanto tre vocali, A-I-E-U, basandosi sul san scritto.
Invece al giorno d'oggi è chiaro che le parole del Proto-Induropéo potevano avere una vocale
E, come nel caso del verbo per portare, per, come abbiamo visto prima. Oppure è anche chiaro
che altre parole avevano una vocale O, allo re interno. Come il termine per cavallo? Heckios.
Eppure Schleichia ha avviato una pratica che gli indoropesti seguono tuttora. Quella
di non limitarsi a notare le corrispondenze tra i suoni e le parole delle diverse lingue.
Ma di ipotizzare delle vere propie forme Proto-Induropé, ricostruendole concretamente come il verbo
per per portare o la parola Heckios per cavallo. Scrivendole sempre precedute da un asterisco,
che significa "parola ricostruita". Ecco perché il processo di ricostruzione linguistica si può
definire una vera e propria scienza. Perché ogni ricostruzione è una teoria basata su ipotesi
che possono essere verificate dagli altri studiosi oppure aggiornate o confutate da nuovidati,
qualora saltassero fuori, nuove lingue o nuovi testi o nuove parole, cosa che è accaduta più
volta impassato è continuata a cadere ancora oggi. Con la progresiva specializzazione dei linguisti,
nello studio dell'inguendo europee, oltre che, con la ricostruzione della lingua antenata, preso
ropiede anche alcuni tentativi di sistematizzare le conoscenze che sarevano allora.
A fino a 800, sì diffuse una classificazione dell'inguendo europee in base alla parola per il
numero 100, come molto popolare e ancora oggi in realtà si insegna sui libri di testo.
Alcuni linguisti avevano notato che nelle lingue europee che si parlavano impassato e che si
parlano ancora oggi, in Europa, all'inizio della parola 100 si trova spesso il suono "c", che in
italiano chiamiamo la "ci dura", quella con cui inizia la parola "casa" per capirci. In fact,
in latino 100 si diceva "cantum", ingrecontico e "caton", da cui peraltro venire la parola "hetto",
cioè 100 grammi, in Bretone una lingua Celtica, 100 ancora oggi si dice "cant". Anche la
spirazione dell'inglese moderno "handred" si è sviluppato da un suono "c", del genere anche se
non sembra ma lo garantisce riccardo. Al contempo, i linguisti notarano anche che nelle lingue
europee che si parlavano più a est, la parola 100 iniziava con una cosiddetta consonante "sibilante",
come i suoni "s" e "s" in italiano. 100 per esempio si diceva "satem" in avestico,
che era l'antica lingue eranica del profeta zoroastro, ancora oggi in persano moderno si dice "sad"
e 100 si diceva "shatam" in "sanskito", cioè l'antico indiano. Tutte le parole che vi ho appena
l'encato hanno la stessa origine. L'antenata comune è stata ricostruita in una parola "chiantum",
che iniziava con una cosiddetta consonante "palato velare" che un suono simile a quello che troviamo
all'inizio di chiesa. Quindi in alcune lingue il primo suono del protendoropeo "chiantum"
100 diventò una semplice "c", come quella di casa, e ancora oggi chiamiamo queste lingue "lingue
"chiantum" dalla parola latina per cento "chiantum" in altre invece questo suono diventò una "s" o una "sh",
sono i suoni per esempio di salto e scelta, queste lingue invece le chiamiamo "lingue "satem" dalla
parola avestica per cento. Per qualche decennio gli studiosi di lingue europei parlarono
specificamente della linea di divisione "chiantum" "satem" perché sembrava divideressatamente in due
aree geografici molto distinte le lingue della famiglia europea "a est" le cosiddette "lingue "satem"
"a ovvest" le cosiddette "lingue "chiantum" già nei primi anni del novecento questa distinzione
geografica era destinata a sgretolarsi. Verso la fine dell'800 l'archiologia, vi sia uno dei
suoi periodi d'oro, si insoscavare un po' vunque in molti casi per la prima volta con metodi
scientifici anche al di fuori dell'Europa. Nella cina nord occidentale nel bacino idrografico
del tarim venono trovati dei testi scritti in un antico sistema di scrittura "il brami".
Questi testi furono decifrati per la prima volta nel 1908 e rivelarono chiaramente due lingue
imparentate che appartenevano alla famiglia europea e pure nonostante ancora oggi siano le
tracce linguisti che in europee "più a est" mai ritrovate erano lingue "chiantum" in cui
cioè la prola cento iniziava con un sono "c" esattamente come il latino e come imbretone.
Queste lingue venono chiamate "lingue tocaria" perché associate un popolo i "tocari" che,
secondo alcuni storici igreci, viveva da quelle parti. L'identificazione è probabilmente sbagliata,
ma il nome è rimasto. Ancora oggi non sappiamo esattamente chi fossero e che storia
avessero le persone che parlavano queste lingue tocarie, anche perché i documenti che ci sono
animati sono relativamente pochi. Sono per lo più frammenti di testi buddisti, documenti
amministrativi dei monasteri, bollettini delle merci che transitavano sulle carovane. Non ci sono
dubbi però sul fatto che queste persone parlassero una lingua della famiglia in europea. La
parola per cuore, per esempio, il lingue tocaria era "curia", che è nostro orecchio di persone che
parla in italiano, sono appersino più vicina rispetto all'inglese Hart. Anche se tutte tre hanno
la stessa origine, lo stesso antenato comune. Le lingue tocarie si estinsero intorno all'anno mille
quando fuono soppiantate dall'uiguro, che è una lingua imparentata con il turco parlata
soprattutto dal popolo degli uiguri. È probabile che questa nome vi dica qualcosa. Ancora oggi
i uiguri vivono da quelle parti nel bacino del tarim, in quella regione che oggi si chiama
Xinjiang e ci abitano un'ustante le politiche molto discriminatorie portate avanti contro
di loro negli ultimi anni da parte del governo cinese, ma di nuovo torniamo alla nostra storia.
Arrivate a questo punto, vi chiederete se oggi esista modo sensato per classificare le lingue
europee dopo tutte queste scoperte per rispondere lascio di nuovo la parola a Riccardo Ginevere.
Proprio come faremo con una famiglia di persone, quando vogliamo descrivere una famiglia linguistica,
il modo migliore per rappresentarla e disegnare un albero genealogico. Si fa così. Partiamo da due o
più lingue che mostrano una serie di corrispondenze non casuali e non dovute all'influenza di una
lingua sull'altra. Per esempio prendiamo tre delle cosiddette lingue italiche. Il latino dei
romani, lo scodei saniti e il sicuro parlato in Sicilia prima della colonizzazione greca. Per
rappresentare il loro antenato comune tracciamo tre linee verticali che uniscono ciascuna di queste
tre lingue al cosiddetto proto italico, cioè l'antenato comune da cui dicendono. Possiamo fare la
stessa operazione con ciascuna delle altre lingue europee, le lingue iraniche come persiano, curdo e
avestico, hanno molte cose in comune tra di loro e si riconducono quindi, ha un antenato comune
ricostruito, detto proto iranico. Le lingue slave come polacco, servo e russo si riconducono al
cosiddetto protoslavo. Le lingue celtiche come Gallico, Breton e Irlandese si riconducono al
protoceltico. Le lingue germaniche come inglese, tedesco e lingue scandinave al protogermanico,
è così via. Queste di ramazioni rappresentano le sottofamiglie fondamentali della grande famiglia
delle lingue europee. L'ingue italiche, lingue indoarie come il Sanskrito, lingue iraniche,
lingue slave, lingue baltiche come il lituano, lingue celtiche, lingue germaniche, lingue
tocarie, lingue anatoliche come littito e i dialetti del greco, dell'Albanese e dell'Armeno.
A questo punto noteremo però che alcuni di questi grandi rami hanno così tante
correspondenze tra loro che si possono rappresentare anche essi a loro volta, come sottorami che si
biforcano da un antenato comune. Ad esempio le lingue slave, come polacco, serbo o russo, che
sono così simili a quelle baltiche come il lituano e lettone che molti linguistili riconducono
tutte ad un antenato superiore, detto proto, basto slave. Altri aggrupamenti superiori sono
più discussi, c'è ad esempio chi ritiene che le lingue italiche come latino e siculo abbiano
così tante correspondenze con le lingue celtiche come Gallico e Irlandese, da permettere di riconduurle
tutte ad un antenato comune, il proto italogeltico. Gli studiosi i linguistiche in europea sono tutti
d'accordo. Tutti questi grandi rami della famiglia linguistica condividono tra loro tantissime
caratteristiche sia a livello di l'essico, cioè di parole del proprio vocabolario, che sul piano
delle regole grammaticali, una quantità così impressionante che possiamo rappresentare ciascuna
di queste sottofamiglie come diremazioni da un unico antenato, il cosiddetto proto in
due europeo, appunto. Lo studio delle lingue in europea, così
detta in europeistica, è un campo estremamente vivace ancora oggi, anche se non proprio visibile
sui giornali e le riviste che la maggior parte di noi frequenta. Nuove lingue e quindi nuove
unità di persone che le parlavano vengono scoperte ancora oggi, soltanto nel 2023, per
esempio ben due nuove lingue in europea sono state individuate, a marzo un gruppo di
giovanissimi ricercatori dell'Università di Colonia ha dimostrato che delle iscrizioni
fino ad allora in decifrate contengono una lingua ironica, cioè imparentata col persiano,
di cui serano perse tutte le altre tracce, più tardi nello stesso anno a settembre alcuni
studiosi dell'unistato.
di Würzburg in Germania, hanno annunciato di avere scoperto una nuova lingua in europea
derramo anatolico, lo stesso dell'ittita, dentro ad alcune tavolette rinvenute a Hattusa,
che era la capitale derregnuaittita.
E con nell'ultima parte di queste prime episodi, anche poco fan abbiamo sfirato più volte
questo tema, a ogni lingua corrisponde una comunità di persone che la usa, la consolida,
la innova, la trasmette, la fa diventare qualcos'altro.
Ma chierano, esattamente, le persone che portarono le lingue in europea in Europa.
Cosa successe quando entrarono in contatto con chi abitava già in Europa?
Ne parliamo nella prossima puntata.
Hai ascoltato la prima puntata dell'invasione.
Un podcast del post scritto è narrato da Luca Miskulin e Ricardo Ginebra.
Trovi le altre puntate dell'invasione sull'app del posto e sulle principali piattaforme
di podcast.
Anche questo podcast che racconta una storia molto, molto antica, come gli altri podcast
del poste che si occupano di scienza, di esteri o di Franca Nera, esistono e sono gratuiti.
Grazie alle persone che si abbonano al post e permettono di informarsi bene a chiunque
voglia farlo e chi vuole contribuire, partecipare a questo progetto, può farlo abbonandosi
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Podcast Summary
Key Points:
La Tomba 523 a Cosciuzze, risalente a circa 3.000 anni fa, contiene 15 corpi imparentati, dimostrando un sistema funerario che riflette un'attenzione profonda ai morti, non un semplice accumulo di corpi.
Lo studio del DNA conferma che i corpi sono collegati familiari, con matrimoni e affinità tra genitori, figli e fratelli, indicando un'organizzazione sociale basata sull'unità familiare.
Tutti i corpi sono stati uccisi con un colpo alla testa, suggerendo un massacro probabilmente causato da un gruppo migrante che si è insediato nell'area, segnando un punto di contatto tra migrazioni, violenza e trasformazione culturale.
Summary:
000 anni fa. I 15 corpi sepolti insieme mostrano una struttura familiare chiara: madri con figli, fratelli e sorelle vicini, con una forte connessione di sangue. L'analisi del DNA dimostra che i morti appartengono a quattro nuclei familiari, suggerendo un'organizzazione sociale basata sulla solidarietà e sul rispetto dei morti.
Tuttavia, tutti gli individui mostrano segni di morte violenta: cranio sfondato da un colpo alla testa, indicando un massacro. Questo evento si colloca nel periodo di transizione tra tardo neolitico e età del bronzo, quando popolazioni nuove, provenienti dall’Est, si sono espandite in Europa, causando conflitti territoriali. Questi gruppi, con una lingua e un patrimonio culturale diverso, hanno lasciato un’eredità genetica e linguistica profonda in Europa: la famiglia delle lingue indo-europee.
La loro lingua, ricostruita come Proto-Indo-Europeo, è l'antenato comune di lingue come l'italiano, l'inglese, il francese e il russo. Le somiglianze tra parole come "padre" o "cavallo" in lingue diverse indicano una radicale parentela genetica e culturale. Questa storia, raccontata attraverso l'archeologia, la genetica e la linguistica, mostra come migrazioni, violenza e miti abbiano fondato la cultura europea.
L'arrivo di questi gruppi sul dorso di cavalli, forse, ha avviato una rivoluzione culturale che ha trasformato l'Europa. Il podcast "L'Invasione" esplora questa storia antica, mostrando come le lingue, le credenze e i miti siano legati a eventi specifici e a popolazioni migranti, diventando fondamentali per comprendere l'origine della nostra identità culturale.
FAQs
La Tomba 523 è una fossa sepolcrale di circa 250 cm di lunghezza e 120 cm di larghezza, contenente 15 corpi imparentati, sistemati con cura e oggetti di valore, indicando un attento rispetto verso i morti.
La tomba non era una fossa comune per evitare odori; era un luogo di sepoltura con cura e rispetto, dove i corpi venivano sistemati con tuniche e oggetti di valore, suggerendo un legame familiare intenso.
Nella tomba sono presenti cugini, fratelli, sorelle e madri che seppellite insieme ai figli, con una madre seppellita con un figlio in braccio, dimostrando un forte legame affettivo.
Tutti i corpi sono stati uccisi con un colpo alla testa, indicando un massacro che ha avuto luogo nel periodo precedente la sepoltura, probabilmente durante un conflitto tra popolazioni.
Non si sa con certezza, ma si ipotizza che fossero membri di un gruppo che, provenendo dall'est, avessero avuto conflitti territoriali con le popolazioni locali, uccidendo i membri della comunità.
Le lingue europee, come il latino, l'inglese, il tedesco e il russo, appartengono alla famiglia delle lingue indoeuropee, che derivano da un antenato comune, il Proto-Indo-Europeo, circa 5000 anni fa.
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