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Ascolta la puntata di Altre Indagini sull’omicidio di Giulio Regeni

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Ascolta la puntata di Altre Indagini sull’omicidio di Giulio Regeni

Il 25 gennaio 2026 ricorre il decimo anniversario del rapimento di Giulio Regeni, ricercatore italiano ucciso al Cairo dopo atroci torture. Scomparso il 25 gennaio 2016, il suo corpo fu ritrovato il 3 febbraio lungo un'autostrada, con segni di sevizie prolungate e lesioni inflitte in giorni diversi, culminate in un omicidio per frattura cervicale. L'autopsia italiana, durata nove ore, smentì la prima versione egiziana di un incidente stradale. Le indagini hanno rivelato un muro di gomma delle autorità egiziane per proteggere presunti colpevoli dei servizi di sicurezza, depistaggi grotteschi e l'importanza data dai governi italiani al mantenimento dei rapporti con l'Egitto, partner strategico. Il caso di Regeni non è isolato nel contesto egiziano, dove Amnesty International ha documentato migliaia di sparizioni, torture ed esecuzioni extragiudiziali. La storia è anche quella della determinazione dei suoi genitori e dei loro avvocati nel cercare giustizia, affinché la verità storica diventi verità giudiziaria.

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967 Words, 6073 Characters

Italian
Il 25 gennaio, 2026, sono passati 10 anni da rapimento di Giulio Reggiani, il ricercatore italiano che lavorava al Cairo, in Egitto, e che fu trovato muerto pochi giorni dopo, con evidenti segni di tortura. La storia del rapimento e dell'ucisione di Giulio Reggiani è stata raccontata da Stefano Nazzi in una puntata di altre endagini, che per questo anniversario sarà disponibile a chiunque, gratuitamente, fino a fine gennaio. Puoi ascoltare la puntata di altre endagini sul sito sull'app del post, tra Will Lincoln in descrizione. Giulio Reggiani fu trovato muerto il 3 febbraio 2016, in una zona ghiagliosa i margini della carreggiata, lungo l'autostrada che Egitto collega il Cairo ad Alessandria, a circa 25 chilometri dal centro della capitale. Aveva sette costole rote, numerose bruciature di sigaretta, 15 fratture, a entrambi le scappole, all'omero, al polso, alle mani, cinque denti erano rotti, lesioni alla testa, al volto sulle gambe, tumme fazioni alle piante dei piedi. La autopsia, parlo di imponenti lesioni, caranico, cervico, dorsali, aveva tagli in varie parti del corpo, prodotti da una lama. Giulio Reggiani, 28 anni, appena compiuti, dottorando in development studies, all'università di Cambridge in England Terra, era scomparso al Cairo la sera del 25 gennaio 2016. La autopsia è effettuata poi in Italia stabili che le lesioni avevano differenti epoche di produzione, cioè erano state inflite a più riprese in giorni diversi. Le lesioni erano state procurante da ripetuti, urti a opera di un mezzo contundente. Sul corpo, c'erano tagli, procurati con strumenti dotati di margine affilato e tagliente. Giulio Reggiani era stato torturato per sette giorni, poi era stato ucciso. La autopsia è effettuata in Italia dai medici legali vittorio finischi e marcello chiarotti durò 9 ore la relazione dei medici fu di più di 260 pagini. La morte era stata probabilmente provocata dalla frattura di una verte bracervicale causata da una violenta torsione del collo. Dopo essere stato torturato, Giulio Reggiani era stato assassinato. Non era morto in seguito alle torture, ma ucciso dopo essere stato torturato, probabilmente proprio per coprire, ciò che li era stato inflitto per giorni, a più riprese. Quando la madre vede il corpo di suo figlio, disse che sul volto, tu me fatto e arriconoscibile, aveva percepito tutto il male del mondo. La prima di carazioni delle autorità egizziane parlo di un incidente stradale. La storia delle torture in flitte a Giulio Reggiani e del suo micidio non è giudizialemente conclusa. È la storia di depistaggi grotteschi e ferocidi imputati, appartenenti ai servizi di sicurezza egizziani difficili da processare. È la storia di un processo lento e faticoso di ostruzionismi costanti di un muro di gomma e retto dalle autorità egizziane per proteggere l'imputati, appartenenti ai servizi segreti. Di rapporti interesse economici, anche militari, tra i due paesi Egitto Italia, di politici italiani che dissero come fosse importante scoprire la verità sulla morte di Giulio Reggiani, ma che bisognava sempre ricordare che Egitto per l'Italia era un partner importante, anzi, poi definito ineludibile. Di governi che si sono succeduti in Italia e che purche dentro allegitto la verità sulla morte di Giulio Reggiani sono sempre stati estremamente attenti al mantenimento di buoni rapporti e interesse con il Paese nord-Africano. Questa è la storia anche di come pure in Italia qualcuno tentò di depistare a nebbiare, confondere, insinuando che Giulio Reggiani fosse una spia, forza a servizio del Reign unito, forza a servizio del Italio, forza ancora della CIA americana. Tanti finsero di ignorare che torture o micidi Egitto avvengono regolarmente che gli apparati di sicurezza del regime del Presidente Abdel Fatal Sisi agiscono come agiscono da sempre gli apparati di sicurezza dei regimi autoritari, senza regole, senza leggi, spesso conferoccia. Di se un egiziano la famiglia di Giulio hanno trattato vostro figlio come trattano noi, come se fosse un egiziano. Secondo, Amnesty International tra il luglio e il dicembre 2013 c'erano stati in Egitto 1.400 morti per uso sproportielanto della forza da parte dei reparti di sicurezza egiziali. Tra il 2013 e 2015 erano state messe 1.700 con danni a morte. Nell'agosto del 2013 consiglio dell'Unione Europea su spinta di Emma Bonino, allora ministra degli esteri, aveva decretato la sospensione dell'esportazione verso legitto di materiali utilizzabili per la repressione interna. Il centro Endundin, che opera per la assistenza fisiche e psicologica alle vittime di tortura, ha calcolato che solo a febbraio 2016, 155 cittadini egiziani erano scomparsi e 111 erano stati uccisi dalla polizia. Molti di loro perché, secondo la versione ufficiale, ritenuti armati. 77 erano stati casi di tortura denunciati. 8 detenuti erano morti perché non curati. L'anno prime i casi di sparizione erano stati 464 e 1676 casi di tortura denunciati, di cui 500 con esito mortale. 2 regioni era un ricercatore italiano che stava svolgendo il suo lavoro. disse durante una conferenza stampa la madre di Giulio. Forse dal nazi fascismo che noi in Italia non ci troviamo davanti a una situazione di tortura come quella che è successa Giulio. Giulio però non andava in guerra, e con questo stimo moltissime partigiani che sono stati uccisi sotto tortura, ma loro ai miei era in guerra e lo sapevano, mentre Giulio era andato a fare ricerca. Pensò che ha tanti altre successo quello che successa Giulio. Quindi è un casi isolato rispetto alla nostra storia, ma rispetto ad altri egiziani, e non solo, non è un casi isolato. Questa è anche la storia di Claudio Regenia e Paola Defendi, i genitori di Giulio determinati a ottenere verità giustizia. E' la storia dei loro avvocati e delle tante persone che continuano a battersi, perché la verità storica diventi anche verità giudiziaria. Sono passati quasi dieci anni dall'omicidio di Giulio Regenia. La nuova storia di altre indagini, sul sequestro, le torture e l'omicidio di Giulio Regenia, è disponibile sul post per le persone abbonate.

Podcast Summary

Key Points:

  1. Il 25 gennaio 2026 segna il decimo anniversario del rapimento di Giulio Regeni al Cairo, trovato morto il 3 febbraio 2016 dopo atroci torture.
  2. L'autopsia italiana ha rivelato lesioni inflitte in giorni diversi, confermando un omicidio premeditato dopo sette giorni di sevizie, probabilmente per coprire le torture.
  3. Le indagini hanno incontrato ostacoli dalle autorità egiziane, depistaggi, e la priorità data dai governi italiani ai rapporti bilaterali con l'Egitto, un partner considerato ineludibile.
  4. Il caso illumina la sistematica violenza dei servizi di sicurezza egiziani, con migliaia di casi di sparizioni, torture ed esecuzioni extragiudiziali documentate negli anni.
  5. I genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi, continuano la battaglia per la verità e la giustizia, trasformando la verità storica in verità giudiziaria.

Summary:

Il 25 gennaio 2026 ricorre il decimo anniversario del rapimento di Giulio Regeni, ricercatore italiano ucciso al Cairo dopo atroci torture. Scomparso il 25 gennaio 2016, il suo corpo fu ritrovato il 3 febbraio lungo un'autostrada, con segni di sevizie prolungate e lesioni inflitte in giorni diversi, culminate in un omicidio per frattura cervicale. L'autopsia italiana, durata nove ore, smentì la prima versione egiziana di un incidente stradale.

Le indagini hanno rivelato un muro di gomma delle autorità egiziane per proteggere presunti colpevoli dei servizi di sicurezza, depistaggi grotteschi e l'importanza data dai governi italiani al mantenimento dei rapporti con l'Egitto, partner strategico. Il caso di Regeni non è isolato nel contesto egiziano, dove Amnesty International ha documentato migliaia di sparizioni, torture ed esecuzioni extragiudiziali. La storia è anche quella della determinazione dei suoi genitori e dei loro avvocati nel cercare giustizia, affinché la verità storica diventi verità giudiziaria.

FAQs

Giulio Regenia era un ricercatore italiano di 28 anni, dottorando all'Università di Cambridge, rapito al Cairo il 25 gennaio 2016 e trovato morto il 3 febbraio 2016 con evidenti segni di tortura.

L'autopsia ha stabilito che la morte è stata probabilmente causata dalla frattura di una vertebra cervicale dovuta a una violenta torsione del collo, dopo giorni di torture inflitte con mezzi contundenti e lame.

Le autorità egiziane hanno inizialmente parlato di un incidente stradale, ma le indagini hanno rivelato depistaggi e difficoltà nel processare imputati appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani.

Il processo è lento e caratterizzato da ostruzionismi da parte delle autorità egiziane, che proteggono gli imputati, e non è ancora giudizialmente concluso dopo quasi dieci anni.

I governi italiani hanno espresso la volontà di scoprire la verità, ma hanno sempre mantenuto un atteggiamento attento a preservare i buoni rapporti economici e politici con l'Egitto, definito partner ineludibile.

Amnesty International ha documentato, tra il 2013 e il 2015, centinaia di morti per uso sproporzionato della forza, sparizioni e casi di tortura in Egitto, evidenziando un contesto di repressione sistematica.

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