La discussione introduce l'ecologia politica come campo di ricerca transdisciplinare che studia le relazioni tra potere, conflitto e ambiente. Nata dal dibattito critico sui "limiti della crescita" emerso negli anni '60 e '70, si è evoluta per analizzare come il capitalismo organizzi e sfrutti la natura, producendo disuguaglianze e conflitti. Storicamente, momenti chiave come la conferenza ONU di Stoccolma del 1972 hanno portato alla luce la natura sociale dei problemi ambientali e le contraddizioni di una crescita illimitata.
Oggi, l'ecologia politica combina l'analisi marxista originale con prospettive decoloniali e femministe, enfatizzando il dialogo con i saperi delle comunità locali. Metodologicamente, privilegia la ricerca sul campo partecipativa. Vengono presentati due casi di studio applicati in Italia: il conflitto sul bosco spontaneo dei Prati di Caprara a Bologna, tra speculazione edilizia e preservazione comunitaria, e le sfide per le Dolomiti, dove la crisi climatica impone un ripensamento del modello di sviluppo turistico dominante verso una riconfigurazione degli equilibri socio-ambientali. In sintesi, l'ecologia politica fornisce strumenti cruciali per decifrare la dimensione conflittuale e di potere nelle questioni ambientali contemporanee e per immaginare futuri orientati alla giustizia climatica e socio-ambientale.
Oggi parleremo di geografia di politica ambientali e climatique e nello specifico di ecologia politica. Ci sono due cose che ne vengono in mente. La prima è la necessità di considerare la politica, il potere e il conflitto. Mentre secondo aspetto è che la geografia deve essere radicale per cercare oggi di comprendere le problematiche social ambientali alla radice. Il confine è un dispositivo che seleziona ordina legittima. È una zona di separazione e di contatto al contempo. Andare oltre i confini significa guardare i punti di rottura e di attrido intorno a questa linea. Interrogare cosa viene lasciato fuori, raccontare le intersezioni tra persone, merci e poteri. Intrecci che disegnano confini complessi, talvolta confrontuali, sempre movimento. Tate ascoltando oltre i confini. Un podcast dell'Università di Bologna, in cui docenti ricercatrice e ricercatori raccontano di come i confini vengono attraversati, tridefiniti, superati dagli attori sociali. Ticome è perché le geografie dello sviluppo stiano cambiando sotto i nostri occhi. Sono andrez in zani, ricercatore in geografia al departimento di storia, cultura e civiltà. A mia passione per la geografia, a radici molto lontane, diciamo che partono dall'ambiente, dalla cartografia e poi col tempo se sono mescolate con la politica internazionale e la risorse. Nello specifico, mi occupo di geografie dell'ambiente, di ecologia politica e delle complesse, trasformazioni, sociambientali, contemporanei, in vari contesti. Ciamo la mia storia, nasce dall'Asia centrale, nasce dall'Exunio Nessovietica, dove sono partito con la curiosità di comprendere come le grandi trasformazioni politiche economiche legate alla disoluzione dell'USH hanno influenzato l'ambiente e la gestione delle resource. E poi successivamente ho consentato la mia attenzione su l'Italia, focalizzandosi su due contesti principali. Il primo, sulla città e nello specifico sulla dimensione ambientale dello spazio urbano, mentre il secondo, sulla montagna, per comprendere l'impatto della crisi climatica, ed immaginare idee, visioni e politiche per il suo futuro. Quando le tematiche ambientali sono entrati a far parte della genda politica internazionale, c'è un momento specifico nella storia in cui l'ambiente entra nella politica internazionale, nella politica istituzionale. È fondamentale a partire dal 62 il contributo di un biologa statunitensche, invece il Carson, che attraverso le sue ricerche, la pubblicazione di un libro, per me aveva silenziosa, evidenzia la dimensione sociale dell'ambiente, contesto che fino a pochi anni prima, rientrava nell'ambito dello studio degli scienziati naturali e dei biologi, e quindi Carlson, evidenza per la prima volta il fatto che l'ambiente abbia una natura sociale e che gli umani in qualche modo attraverso il progarezzo economico e sociale, abbiano un impatto negativo appunto su l'ambiente. Questo contributo è fondamentale, segueranno altri, che sostanzialmente mettono in evidenza quelle che erano le grandi trasformazioni di quel periodo, ovvero il nelso tra trasformazioni sociali, crescita economica e ambiente. Questi contributi saranno fondamentali alla fine degli anni 60 per la nascita dei movimenti ambientalisti, e movimenti ambientalisti, gioccheranno un ruolo rilevante, perfassi che le thematiche ambientali vengono discussione per la prima volta in un'acidistituzionale. Nel 1962, le nascioni unite, a schieme al governo svedegge il club di Roma e varie organizzazioni ambientaliste e orope settunitense, organizzano la prima conferenza delle nascioni unite su l'ambiente umano a Stockholm. Questo sarà un momento fondamentale per evidenziare in primis la natura sociale dell'ambiente, mentre, in secondo luogo, l'impatto che i umani, in particolare al modo la crescita economica di quegli anni, stanno avendo appunto sul pianeta. Si parla per la prima volta di deforestatione, si parla per la prima volta di desertificazione, si parla di diritto alle risorse e di accesso alle risorse, in particolar modo nei contesti più fragili del pianeta, ma il punto chiave è che per la prima volta, si evidenzia forse la natura controversa della crescita economica senza limiti e si mettoni in discussioni le finalità del capitalismo e i suoi obiettivi strategici. La parola quindi che emerge dalla conferenza delle nascioni unite su l'ambiente umano di Stockholm è limite. Si riflette sulla applicazione o la necessità futura di mettere in relazione il concetto di limite alla crescita e quindi sostanzialmente ci si pone l'interrogativo, se l'umanità avrà la possibilità di crescere economicamente senza limiti preservando l'ambiente e le risorse. Non siamo quindi in un quadro di critica al capitalismo, ma siamo in un quadro di domanda di quesito, di interrogazione su questi aspetti. L'idea, diciamo il pensiero legato al limite alla crescita, caratterizza poi i anni 70, fino alla seconda metà dei anni 80, quando le trasformazioni del capitalismo in chiave neoliberale e una riconfigurazione di potere tra lo stato e il mercato lascia il concetto di limite alle spalle. Quindi siamo in un momento di svolta paradigmatica verso lo sviluppo sostenibile, la sostenibilità e la crescita sostenibile. Questa conceptualizzazione annulla la conflittualità da la capitalismo e un'ambiente in augura una nuova fase che possiamo definire come governance ambientale e progressivamente climatica e portavanti il concetto di crescita sostenibile, crescita verde fino ai gioli nostri. Come si colloga la riflessione dell'ecologia politica in questo scenario? L'ecologia politica nasce in quel contesto di riflessione critica sui limiti alla crescita e si sviluppa sia articola cercando di riflettere sui rapporto tra capitalismo, natura, ambiente e mettendo i luce, le criticità e gli aspetti controversi. Infatti l'ecologia politica non nasce come una disciplina ma nasce come un campo di ricerca trasversale che metti relazione, la giografia, l'antropologia, la sociologia, la filosofia, la storia dell'ambiente, l'economia politica, quindi appunto una grande heterogeneità di scipinare che in particolar modo all'inizio è contraddistinta da un'omogeneità filosofica e epistemologica e politica che è quella del marxismo. Quindi stanzialmente si cerca di riflettere di ricconceptualizzare insegnamenti di Marx in relazione alla natura, andando nell'especifico a considerare come la natura e l'ambiente vengono organizzati e prodotti attraverso il capitalismo e le sue logiche di estrazione, valorizzazione e accumulazione. Oggi l'ecologia politica si pone l'obiettivo di comprendere le grandi problematiche e trasformazioni socioambientali e climatiche a scala globale e lo fa evidenziando la natura politica dell'ambiente e della governance ambientale, cercando di mettere in evidenza quelli che sono i rapporti di potere le conflittualità e appunto l'esternalità negative del capitalismo globale ovvero la marginalizzazione, l'esclusione e le grandi ascimetari e di potere. Da una prospettiva teorica, negli ultimi anni, l'ecologia politica ha fiancato il pensiero Marxista degli origini a una prospettiva decoloniale e feminista e ha messo in luce l'importanza di dialogare con le soggettività e i attori che vivono l'ambiente nella proper quotidianità. Infatti dicevo l'inizio che l'ecologia politica non si considera una disciplina ma un campo di ricerca perché ritiene fondamentale e necessario mettere in dialogo i saperi accademici con le conoscenze, le esperienze e le pratiche dei soggetti che vivono l'ambiente nella proper quotidianità e quindi si fa riferimento a movimenti indigeni, si fa riferimento movimenti ambientalisti, si fa riferimento a associazioni e comitati che in qualche modo si battono per un ambiente più giusto e che si battono nella direzione di trasformare gli equilibri contemporanei in un ottica di giustizia social ambientale e climatica. Da una prospettiva metodologica l'ecologia politica ritiene necessario andare sul campo e quindi cercare di conoscere l'ambiente la sua complessità e le sue trasformazioni attraverso una partecipazione e una esperienza divetta. Ci puoi fare l'esempio di qualche caso in cui possiamo applicare questa prospettiva di analisi. Negli ultimi anni mi sono focalizzato su un paio di casi al quali ho applicato la prospettiva dell'ecologia politica. Il primo è il caso degli esempi di natura e ambiente spontaneo nello spazio urbano e quindi in città. Mentre il secondo è la montagna e le sue dinamiche e le sue visioni di futuro ambientale. Nel primo caso appunto ho concentrato la mia attenzione su un bosco spontaneo che nasce nella città di Bologna in seguito all'abbandono di una grande struttura militare e sto parlando dei pratti di Capara, un caso in cui questo bosco spontaneo diviene oggetto di contesa, diveno oggetto di conflitto. Si parla di contesa, si parla di conflitto quando insistono sul futuro di un'area naturale e quale i pratti di Capara idei e visioni ed interessi differenti. Infatti l'ecologia politica ci permette di analizzare questo bosco spontaneo come terreno di conflitto tra un'idea di valorizzazione immobiliare ed economica, che potrei definire come una logica di valorizzazione di capitale e di estracione di capitale dal bosco spontaneo e un'idea invece di preservazione di questo spazio in un'ottica sia ecologica ed eccosistemica che sociale e comunitaria. Quindi oggi abbiamo a Bologna un grande bosco urbano cresciuti maniera spontanea nel corso degli ultimi decenni e questo bosco urbano è fondamentale in relazione alla crece coclimatica e in relazione agli effetti che i cambiamenti climatici hanno sulla città e sullo spazio urbano. Infatti attraverso la mia ricerca sono riuscito a comparentare da un lato le visioni delle situzioni, appunto erano orientate a lo sfruttamento di questo spazio in chiave economica e di accumulazione di capitale e le visioni di una realtà che nasce attraverso un comitato e attraverso varie pratiche di sensibilizzazione riesce a creare un fronte tero geneo di associazioni, di realtà sociali e ambientaliste che appunto si batte per la preservazione di quest'area. Quindi è possibile parlare nei gli ultimi anni di un conflitto social ambientale legato al futuro dei prati di caprara e un conflitto che in qualche modo si conclude con i riconoscimento da parte delle situzioni politiche della città di bologna del grande valore di questo bosco come esempio di natura urbana da preservare in relazione alla crisi climatica contemporanea. Un secondo caso interessante per riflettere sull'impatto della crisi climatica contemporanea sull'ambiente, le sue trasformazioni e quello della montagna. Ho applicato infatti la prospettiva teore cometodologica dell'ecologia politica alla montagna alpina e nello specifico al caso delle dolomiti. L'ambiente dolomitico come altri casi di montagna alpina si è sviluppato a partire dagli anni '70 attraverso una massiccia concentrazione di capitali orientati al tuo ismo e in particolar modo all'infrasto tuo esistiche. Quindi questo paradigma di sviluppo della montagna si è consolidato nel coscio del tempo e oggi la crisi ecoclimatica ci pone un necessario ripensamento degli equilibri sociambientali che hanno caratterizzato la montagna fino ad oggi. E anche qui in qualche modo possiamo delineare un esempio di confitualità sociambientale basato appunto su idei e visioni ed interessi che si diversificano in averassione come pensare la montagna del domani. Infatti da un lato persiste una logica orientata all'incremento delle aree siistiche e una logica orientata verso la merecificazione dell'ambiente dolomitico attraverso nuovi investimenti attraverso nuovi infrastrutture. Mentre in parallelo negli ultimi anni si è consolidata una visione che è condivisa da associazioni comunità montane ma anche tanti sindaci, tanti cittadini, quindi non si parla esclusivamente del mondo ambientalista delle dolomiti che sotto linea il necessario ripensamento del futuro ambientale della montagna. Che cosa significa ripensamento significa imprimis mettere in discussione quella logica di merecificazione dell'ambiente montano caraccaratterizzato gli ultimi decenni e secondo luogo considerare quel concetto che abbiamo attraversato nella prima parte della nostra discussione che è quello di limite. Quindi in qualche modo la crisi e coprimatia contemporanea ci mette nella condizione di dover affiancare il concetto di limite all'ambiente montano in riferimento agli equilibri social ambientali. Quindi è necessario riconfigurare ripensare gli equilibri social ambientali della montagna attraverso una diversificazione delle propria attività social ecconomiche e attraverso una nuova logica di conservazione e di preservazione per il futuro. Atraverso il focus sulle nature urbane a Bologna e sui futuri ambientali della montagna e nello specifico sull'ambiente dolomitico possiamo comprendere quindi come oggi la giografia in particolare del campo di ricerca dell'ecologia politica ci offrano delle cavi di lettura importanti per comprendere la natura di potere e confettuale dell'ambiente contemporaneo. Immaginare delle visioni e degli orizzonti che sappiano coniugare la giustissa social ambientale per il futuro. Riprendendo la neddotto iniziale è quindi fondamentale concentrarsi sulla radicalità della giografia per andare a comprendere alla radice le grandi problematiche e le sfide per il futuro. Avete ascoltato oltre i confini. Un podcast dell'Università di Bologna che in sei puntata racconta i confini come prodotto di specifice storie. Storie che riguardano tutti noi.
Podcast Summary
Key Points:
L'ecologia politica nasce come campo di ricerca interdisciplinare per analizzare criticamente i rapporti tra capitalismo, natura e potere, evidenziando conflitti ed esternalità negative.
Il suo sviluppo è legato al dibattito storico sui "limiti della crescita", emerso negli anni '60-'70, e alla successiva transizione verso concetti come sviluppo sostenibile e governance ambientale.
Applicando questa prospettiva, si analizzano casi concreti come il bosco spontaneo dei Prati di Caprara a Bologna e le Dolomiti, rivelando conflitti socio-ambientali tra logiche di valorizzazione economica e visioni di preservazione ecologica e giustizia climatica.
L'ecologia politica oggi integra approcci decoloniali e femministi, valorizzando i saperi locali e l'esperienza diretta sul campo per comprendere le trasformazioni globali e immaginare futuri alternativi basati sulla giustizia socio-ambientale.
Summary:
La discussione introduce l'ecologia politica come campo di ricerca transdisciplinare che studia le relazioni tra potere, conflitto e ambiente. Nata dal dibattito critico sui "limiti della crescita" emerso negli anni '60 e '70, si è evoluta per analizzare come il capitalismo organizzi e sfrutti la natura, producendo disuguaglianze e conflitti. Storicamente, momenti chiave come la conferenza ONU di Stoccolma del 1972 hanno portato alla luce la natura sociale dei problemi ambientali e le contraddizioni di una crescita illimitata.
Oggi, l'ecologia politica combina l'analisi marxista originale con prospettive decoloniali e femministe, enfatizzando il dialogo con i saperi delle comunità locali. Metodologicamente, privilegia la ricerca sul campo partecipativa. Vengono presentati due casi di studio applicati in Italia: il conflitto sul bosco spontaneo dei Prati di Caprara a Bologna, tra speculazione edilizia e preservazione comunitaria, e le sfide per le Dolomiti, dove la crisi climatica impone un ripensamento del modello di sviluppo turistico dominante verso una riconfigurazione degli equilibri socio-ambientali. In sintesi, l'ecologia politica fornisce strumenti cruciali per decifrare la dimensione conflittuale e di potere nelle questioni ambientali contemporanee e per immaginare futuri orientati alla giustizia climatica e socio-ambientale.
FAQs
L'ecologia politica è un campo di ricerca trasversale che analizza i rapporti tra capitalismo, natura e ambiente, evidenziando le relazioni di potere e i conflitti socioambientali. Nasce dalla riflessione critica sui limiti della crescita economica e integra prospettive marxiste, decoloniali e femministe.
La prima conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente umano a Stoccolma nel 1972 è stato un momento fondamentale. Ha evidenziato la natura sociale dell'ambiente e ha introdotto per la prima volta il concetto di limite alla crescita economica illimitata.
Analizza i conflitti come terreni di scontro tra diverse visioni, ad esempio tra valorizzazione economica (come la speculazione immobiliare) e preservazione ecologico-comunitaria. Un caso emblematico è il bosco spontaneo dei Prati di Caprara a Bologna.
Ritiene fondamentale la ricerca sul campo e il dialogo tra saperi accademici e conoscenze delle comunità locali. Privilegia la partecipazione diretta e dà voce ai movimenti indigeni, ambientalisti e alle associazioni che vivono e trasformano l'ambiente.
Applicando questa prospettiva, ad esempio alle Dolomiti, si analizza il conflitto tra la logica di mercificazione turistica e la necessità di ripensare gli equilibri socioambientali. Si mette in discussione il modello di sviluppo basato su infrastrutture sciistiche intensive.
Rachel Carson è una biologa statunitense che, con il libro 'Primavera Silenziosa' (1962), ha evidenziato per la prima volta la dimensione sociale dell'ambiente e l'impatto negativo delle attività umane, aprendo la strada ai movimenti ambientalisti.
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