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334 - Il senso di colpa | Mercoledì al Kunpen con Lama Michel Rinpoche

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334 - Il senso di colpa | Mercoledì al Kunpen con Lama Michel Rinpoche

L'analogia della guida su una strada viene utilizzata per illustrare l'importanza di imparare dagli errori. Riflettere sui passati errori è fondamentale per evitare di ripeterli, migliorando così le proprie capacità nel tempo. Accettare i propri errori senza cercare un colpevole aiuta a crescere e a evitare di ripetere gli stessi sbagli. Viene evidenziato come spesso ci si senta in colpa per gli errori commessi, ma è essenziale imparare da essi senza giustificazioni, in modo da progredire e migliorare continuamente senza bloccarsi nel senso di colpa.

Transcription

14204 Words, 79861 Characters

Maginiamo come se fossimo su una strada. Mimivinemente l'idea di stare guidando. Credo che la maggioranza di voi guidi o sape guidare. E comunque chi non sa guidare credo che stiano tante volte andati macchi. Diciamo che l'immagine funziona. Siamo percorrendo una certa strada. E a un certo punto ci sono delle buche, magari ci sono delle curve che quando noi li facciamo non li prendiamo molto bene. Un punto dove magari mi viene mente una curva che c'erivicino dal bagnano che una volta noniumo, un'altra persona che era insieme ha fatto la curva male ha tagliato il fianco della ruota e quindi uno la prossima volta che torna l'inque la curva. Ci pensa, speriamo. Quindi quello che succede è che se io c'ho una strada che faccio e in qualche modo ritorno su quei posti simili, perché possono essere situazioni simili o può essere anche lo stesso posto in cui torno. Una delle cose importanti è chi ma mano che noi facciamo delle esperienze per mancanza di consapevolezza, per non conoscenza, per qualunque cosa prendiamo la curva male, fondiamo troppo veloce o troppo lento piuttosto che qualunque, altra cosa che facciamo e vediamo che non va bene, che nessuno mi viene mente una persona che non era abituata a guidare, che ha preso la mia macchina in presto, non era abituata a guidare con la neve in discesa frenato di colpo e finuta sul palo. Una la prossima volta sta più attento, no? Cosa succederebbe se noi ma mano che andiamo avanti non ritornassimo a rivedere le cose che abbiamo fatto che non sono andati tante bene e non imparassimo da questo, sarebbe complessa la cosa, questo vorrebbe dire praticamente più o meno ripettere sempre gli stessi errori, no? E non a nessun senso neanche continuare a ripettere quelle rore e prendere la curva sbagliata piuttosto che prendere la buca o andare a frenare di colpo in discesa con la neve e continuare a guarda come guidomale e continuare a farlo. Il senso si trova nel dire a guarda, ho frenato così a funzionato bene e devo ripettere questo modo di frenare, ho fatto in quel altro modo andato male, non devo più ripetterlo quello, quindi ascolto quello che mi viene detto, un po', faccio la mia propria esperienza un po' anche e nell'insieme piano piano ci si spera imparo a guidare sempre meglio, ci siamo, però immaginiamo che c'è un punto che noi però non possiamo mai fermare di guidare, stiamo sempre guidando e molto spesso facciamo la stessa strada, diventa veramente importante per noi prendere atto, avere consapevolezza, di dove stiamo guidando male, per evitare ripettere quelle stesse cose, non è il fatto di metterci le tichetta e darci il punteggio come guidatore, sono un bravo guidatore o sono un cattivo guidatore, non centra quello, non è una questione di identità, è una questione di non rovinare la macchina, di aiutare chi è in macchina con noi a sentirsi più sicuri, non mettere la nostra propria vita in rischio, nella vita più o meno la stessa cosa, ogni giornata che noi viviamo, ci sono diverse cose che si ripetano, poi alcune cose sono cicli che all'interno di un giorno, altre più contenti, più lunghi, però le situazioni un po' si ripetano nella vita di vari genes. C'è un amico che dice gli unici che non sbagliano sono quelli che non fanno, è normale sbagliare, a me mi è già capitato di comportarmi in certi modi, di fare delle cose che non era nella mia intenzione far del male a una persona, però nella mia inconsapevolezza, non conoscenza, eccetera, ho fatto una cosa, volendo fare anche il meglio, certe volte ho fatto in umodo che quella persona rimasta male e che non è andato bene, ci sta, credo che sia un po' capitato a tutti, no? Perciò quello che succede che cos'è errori facciamo tutti, è fa parte della vita, è così che si impara, ed è importantissimo, la cosa importante però è che una volta che ho preso la curva sbagliata, la prossima volta sto più attento e per fare questo devo generare consapevolezza, devo osservare dire che qua ho fatto male, non è colpa di chi ha fatto la strada, ah, ma se quella curva li fosse più ampia, come lo fate raggiusto, se è anche vero, peccato che non è quella la strada, ah, mi hanno adatto la multa per limiti di velocità, ma se fossimo in Germania? Così possiamo andare avanti, eh? Perciò è importante capire che quando facciamo qualcosa che non porta dei risultati ottimi? Ciamo così usando altre parole quando facciamo delle stupidate, e capita, nel nostro modo di parlare, nel nostro modo di interagire con l'altro, delle volte magari ci manca conoscenza, consapevolezza, siamo troppo presi dalle nostre propria necessità e le nostre propria modi di pensare e non vediamo l'altro che ci abbiamo fianco e magari le pestiamo i piedi senza accorgerci, diciamo, ma se io avessi visto i tuoi piedi, non gli avrei pestato, sì, ho fatto sta che non gli ho visti, ok? In una altitudine strana, io personalmente non lo mai capite, con un coraggio non la capisco più di tanto, e quella nella quale io vado li ti pesto i piedi, vedo che ti ho fatto male, non avrei voluto farti del male, e quindi rimango male e stesso, io divento la vittima, ma guarda, io non avrei dovuto fare, ma come sono cattivo, quindi in qualche modo, io ho sento, mi sento in colpa, mi mette in una posizione di dover soffrire per quello che ho fatto, ed è quasi come che perché mi sono sentito in colpa, mi metto a posto con quello che ha successo, in modo di non dover fare lo sforzo per non ripetterlo più, non so se chiaro questo, è una dinamica molto strana, perché nella mia logica, se io rimango male per qualcosa che ho fatto, è una ragione più per non ripetterlo, no? Però c'è questa strana cosa cerco di metterlo in parole, dove uno dice, io sto rimasto così male per quello che ho fatto, sto sofferto così tanto per l'erore che ho fatto, che ho già pagato la multa per quello che ho fatto, sto la sto già pagando, quindi non richiede che faccia lo sforzo di cambiare comportamento. Non lo so, ma ho la sensazione spesso, che questo senso di colpa che andiamo a metterci ad osso, in qualche modo ci blocca di avere una tittura di nematura, di dire, che ho sbagliato, a metto, di aver sbagliato, come posso fare per evitarlo, per non ripetterlo più, perché sbagliare nel senso che interagire in un modo che i risultati non siano quelli che noi volevamo, succede per tutti, no? Per tantissimi ragione, io posso farvi una lunga lista mia personale, delle volte uno è stanco, altre volte magari preso da rinvidia, dalla paura, dall'attaccamento, dalla rabia, dalla non conoscenza di qualcosa, da abitudine che uno ha, e molto spesso questa interazione finiscono a farmale a noi e ad altri. Ci sta, non c'è niente di strano, non c'è nessuno che io conosca che non abbia mai fatto errore. Però questo mi porta a due cose, uno la storia dell'anguria nel VC, quello di poi sicuramente si vedevi ricordate di questo, che una volta io torno da un viaggio mi sa che ero andato in India, venevo da India, no, sotto dove venevo, era un viaggio lontano, arriva a casa dal bagnano, entra a casa, c'era una persona sola, quella casa che è sottoccitanta gente, quel momento di una settimana c'era una sola persona, arrivo a c'è un giorno, ok, vado in bagno, quando non arriva da un viaggio, ma in bagno, normale, ah, tiro l'acqua, tutto fuori, il vicinta asato, che chiamo l'idraulico per fortuna, c'era un amico idraulico perché la di sabato, queste cose succedono solo di weekend, quindi chiamo l'idraulico, l'amico lui era vicino, lui ha detto che vengo, arriva poco tempo dopo, smonta al VC e trova nel tubo del VC, appena subito dopo due pezzi di buccia dell'anguria, lunghi cosi tutti mangiucati, ancora abbastanza freschi anche, mi guarda e dice ma cosa hai fatto? Io lo dico io, ma io sono appena arrivato da un viaggio e lui mi dice questa è quello che dicono tutti, non è mai stato nessuno, se tu sapessi quello che io ho già trovato nei VC anche di gente che vive sola e non è mai stato loro, io curioso, vado dalla persona che era in casa, dico ma tu hai mangiato dell'anguria, no mai vista l'angurio in questo giorno, c'è stato qualcuno vicino, qualche è venuto con i suoni qua, no nessuno, niente sia materializzata quella anguria, no sia mai capito da dove, una delle cose molto belle per me e quando noi facciamo un errore e abbiamo quella maturità di poter a metterlo, senza doverin colparci, per poter essere quello che ho fatto non è andato bene, come posso metterlo posto? Ben go io a pulire, cosa posso fare? C'è stata una volta diversi anni fa quando avevo in India dove uno dei miei maestri, Ganlacpala, e c'è uno dei miei insegnanti che schiava Geshe Tupterinci, che era anche di cipro di Ganlacpala, no? E un giorno io sinceramente non mi ricordo niente esattamente i detali di cosa era successo, fatto sta che io ho detto qualcosa Ganlacpala senza corgermi, ho creato un conflitto fra loro due, ho detto una cosa che poi quando mi ha fatto vedere ho detto si è stato una stupidata, non avrei dovuto fare quello, non mi ero accorto assolutamente, non c'è rintenzione, però fatto sta che Ganlacpala si arrabbiato con suo altro di cipro che era mio mai in uno di miei insegnanti e creato una situazione un po' a disagio, li eccetera nulla di gravissimo, però una cosa che non era bella, io mi sono accorto di questo un certo punetto nomanaggia, cosa ho fatto, a quel punto poco dopo viene mio insegnante a parlarmi, è abbastanza arrabbiato come dice ma cosa hai fatto, ma come è questo, come mai è successo questo? Io mi ricordo questa quasi una tattica che ho avuto, che è nel momento in cui lui è arrivato a parlarmi, io lo ho detto, io sbagliato, io ho detto questo, questo, quello, quello, quello altro, ho creato questo, quello, quello problema, ho fatto questa stupidata, qua, mi accorvo, non era nella mia intenzione fare questo, quello altro, però fatto sta che c'è stato, mi dispiace molto, cosa posso fare per cercare di aiutare a risolvere il problema? Vado io a parlare con il nostro maestro, come posso fare per aiutare a risolvere? Io mi ricordo energeticamente anche, che il momento in cui lui è arrivato da me era molto arrabbiato come, ed era come se in poi tra virgoletti mi volesse colpire, perché come che tutti sei permesso di fare questo, ce l'aveva con me, il momento in cui io ha messo apertamente il mio errore e messo un messo apertamente senza mettermi sulla defensiva, non ho giustificato nulla, non mi so messo sulla defensiva e mi so messo con un'attitudine provativa per vedere come poteva aiutare a risolvere, lui sei sciolto, e come se quella rabbia con la quale era venuto non ha trovato neanche dove ripaltare, e lì lui è detto "Vave, la guarda, c'è stare, parlo io con lui, fa niente, mi dispiace, finito lì", e quella volta ha permesso stato un esempio molto chiaro che quando noi facciamo qualcosa che non è andato tanto bene, e allo stesso tempo questo coinvolge altre persone. Se noi ammettiamo apertamente quello molto spesso e ci mettiamo non ci mettiamo sulla defensiva, ma ci mettiamo in un'attitudine provativa di metterci a disposizione di aiutare, non di voler per forza farla, perché a certo, oltre a quello che eria più problemi, ma ammettiamo alla disposizione di poterlo fare, già quello di ammettere che lo abbiamo fatto, e non essere sulla defensiva, fattantissima, ferma quel processo di altri conflitti che poi dopo vengono dopo da quello. E per me è una cosa molto bella quando qualcuno ha questa capacità di dire "Ho sbagliato, sì, mi accolgo la responsabilità di quello", e cerco di imparare con questo, senza dover giustificare nulla, perché il classico che io vedo molto spesso è "Ah, ma guarda che questo non doveva andare così", "Ah no, ma sai, è perché io non voglio sapere il perché". Ti sto solamente dicendo che non doveva essere così. Non ho bisogno di sapere tutta la storia del perché, del come non ti sto esgredendo per buttarti giù, sto solamente dicendo "hai fatto in un modo che non era come doveva essere fatto per favore, mette l'uaposto, tutto l'ifinito di la storia". Invece, centriamo in tutta quella cosa del dover giustificare, spiegare, metterci nella defensiva, vittimizzarci, e tutto questo consuma tanta energia, ma più che con gli altri, di noi con noi stessi, perché esiste un'attitudine che è quella, che quando c'è qualcosa che non va si cerca il colpevole, e questo è un'altra cosa che faccio molto a fadica capire, lo sempre fatto a fadica capire, perché trovare il colpevole migliora la situazione. Non so, c'è stato un crimine, c'è stato qualcosa che non è andato, una cosa è assicurare che chi ha fatto quello non va a ripettere quella cosa lì, sono pienamente d'accordo. Ma un'altra cosa è, ho trovato che il colpevole, e lo vado a punire in qualche modo, a quel punto sono in pace, ma funziona? Secondo me no, poi la cosa interessante, e quando ci sono delle tensioni molto grosse, molto spesso, è importante trovare qualcuno a cui incolpare, non importa se è stata quella persona o meno, eccetera, eccetera, anche perché qua aprono altro discorso, previamente, qualunque cosa ci sia mai accaduta? Non saremo mai riusciti a trovare la ragione per la quale è accaduta. Siamo qui insieme, perché? C'è una causa unica o c'è un'incuantità enorme di cose che sono successi che hanno fatto in modo che potete anche noi siamo oggi qui. Tante, no? Che ne so io? Questo edificio si racconta che Aili sui primordi era ad una restale dei cavali di Garibaldi, e poi dopo è stato per tanti anni un edificio non tanto tenuto bene, c'era l'Albergu in torno, dove c'erano le prostitute, al mattino presto per tanti anni in cortile c'erano syringhi e preservativi, eccetera. Franco Cercarelli, quando ha visto che c'era questa via un po' messa male, però praticamente nel centro di Milano, ma detto guarda, era in vendita per poco, ha detto una bello opportunità. Quella via non rimarà a lungo così e quindi è venuto, è investito a compratto e oferto per fare il centro qua. Per tanti anni, quando c'era il centro all'inizio, era una strada che non era la più bella, c'era chi vendeva la droga, le prostitute nulla contro suono, al contrario, le state c'erano un po' il concerto di sera, però era una strada molto diverso. E cosa che permesso a noi di essere qui fra le varie cose che questo luogo ci è stato quel momento in cui era un luogo non tanto tenuto bene? E questo ha permesso che si potessi comprare più facilmente che ha creato il centro qui e che fa in modo che noi oggi fin doggi abbiamo una nostra sedia a Milano. Fist, un'idente, ma possiamo passare qua tutta la serata e ancora molto di più a raccontare tutte le storie che ci rendono possibile questo momento, ma così è per ogni cosa della nostra vita, non c'è nulla che tu possa trovare la ragione, ma lo stesso tempo si può dire però se quella cosa non ci fosse quel altro non sarebbe così pienamente d'accordo, ma così è per tutte le altre parti. E come in un'equazione tutti numeri sono indispensabile per arrivare a quel risultato, ma nessuno è la causa di quel risultato. Quindi quando noi abbiamo quest'attitudine di volete trovare il colpevole, mi è di tutto non esiste, esistione infinità di cose che si vanno a somare per il quale una cosa succede in un modo e in un altro e con questo io non voglio assolutamente togliere la responsabilità che ognuno ha nelle sue azioni, io dico una cosa, sono responsabile di quello che dico, faccio qualcosa fisicamente, sono responsabile di quello che faccio, come io credo pienamente che tutti noi siamo totalmente libere di fare tutto quello che vogliamo, ma non siamo libere dalle conseguenze delle nostre azioni. Siamo in un paese libero, ma siamo libere dalle conseguenze, guida 200 allora mi arriva la moltova, pensavo che non paese libero. Ci sono delle regole, su cui ci sono delle conseguenze normale, ok, nella vita, su ogni aspetto e così, ma il punto che voglio arrivare su questo è, noi molto spesso, per sentirci un po' a posto, cerchiamo una ragione, cerchiamo un colpevole, ed è quasi una volta che troviamo la ragione, diciamo a trovare che il colpevole fare qualcosa, siamo un po' più a posto, ma un po' più a posto con che cosa? Con un sentimento molto diffuso che un sentimento non so neanche che non medarli sinceramente, perciò preferisco descriverlo. Noi immaginiamo come le cose devono andare, e questa immaginare come le cose devono andare non è una immaginazione tipo a semplicemente cognitiva lineare, fa parte anche il contesto culturale in cui siamo cresciuti, le informazioni che abbiamo ricevuto, c'è un insieme di cose nel quale noi andiamo anche a creare una nostra idimagine di come le cose debbano essere, in parte abbiamo anche reditato, però io vado a creare un'immagine, in modo consapevole, in consapevole di come una cosa debba essere, finché le cose avengono all'interno di quella mia immagini idealizzata, è tutto giusto. Il giorno che qualcosa va fuori da quello come se condome dovrebbe essere, ma perché chi è che ha sbagliato, che è il colpevole, ma questo non doveva essere così, e lì andiamo a cercare la ragione perché non doveva essere così piuttosto che il colpevole, e quello che accade spesso è che il colpevole troviamo come noi stendo noi stessi. Non so se qualcuno ha mai avuto un senso di colpa, ok, rifacciamo la domanda. C'è qualcuno che non ha mai avuto senso di colpa nell'ultima settimana. Per dire, è qualcosa che presente nella nostra cultura, no, ma anche perché, sin da quando siamo piccoli, già dalla educazione non solo dei genitori, ma in tanti rivelli ci viene puntato il dito ed è detto sei cattivo, questo non è giusto, quindi va giudicata, ci vengono messi delle tichette ad osso, o no. Mi ricordo più volte vedendo dei genitori con dei bambini piccoli, che ne so il bambino, faceva un po' di caprice, sei cattivo, mi dice "ho povero bambino". Perché cattivo è un'altra cosa, no? E comunque si mettono queste tichette ad osso, e dopo toglierle si fa fatica, hanno la superglu, no, che sono faticosi da togliere dopo quelle ticheti una volta che vengono messa e osso. Perciò, quello che succede è noi, in qualche modo, siamo cresciuti in questo contesto, in cui andiamo a giudicare la persona, mettendoci dei tichette, io sono questo, io sono quel altro, eccetera, eccetera. All'interno di questo ci mettiamo a dire io non dovrei essere così, perché questo si va a somare con un altro aspetto che è un'immagine idealizzata che abbiamo di noi stessi. Non so se avete mai pensato, ma io non dovevo fare questo, ma io non dovevo essere così, ma io avrei dovuto essere cosa. Con tutto quello che mi hanno detto come mai fatto non corra così, con tutto quello che mi hanno fatto come mai sono ancora così, ma guarda come sono in gratto, ma guarda come sono questo, ma guarda come sono quel altro, ognuno ci resube. Perché noi non solo abbiamo l'immagine idealizzata che noi abbiamo creato di noi stessi, perché noi ci immaginiamo nel nostro futuro, in un certo punto quel futuro diventa presente e non eccessariamente andiamo a corrispondere a quello che noi ci avevano imaginato. Ma noi dobbiamo portarci sulle spalle anche l'immagine idealizzata che i nostri genitori hanno progettato su di noi, che il marito, la moglie, i figli, al lavoro e in ogni aspetto della società, in ogni relazione molto spesso vengono progettate su di noi delle immagine idealizzate, dagli amici, eccetera. E c'è una sorta di una lotta, più che lotta la mia na pola in inglese struggle, no? Questa fatica del cercare di sostenere queste immagine idealizzate che ci vengono in poste, da noi stessi e dagli altri, incluso l'ambito culturale in cui noi siano. Cosa che è impossibile? Perciò quando noi noi non riusciamo a sostenere queste immagine mentali, queste immagine idealizzate perché ci di noi vieni fuori questa idea che siamo sbagliati, che non dovevamo essere così, perché noi ci relazioniamo con le cose, con le situazioni, con i luoghi, con le persone, e anche con noi stessi tramite immagini idealizzate. C'è un esempio qualunque, andate a ristorante, ordinate qualcosa da mangiare, arriva qualcosa diverse di quello che veravate immaginate, qual è il primo pensiero? Non è la cosa giusta, o io ho capito male, spesso, ma non è quello coordinato, io non ho ordinato questo, e tu vai dall'altro ci, ma noi non ho ordinato, sì, la ho ordinato, no, sì, no, sì, io mi ricordo la prima volta che ho fatto questo esempio è per me chiarissimo, ero che è un periodo che ho stato un po' di più qui a Milano, qua dall'altra parte c'erano supermercato, non mi ricordo neanche qual era, e c'erano i punti del supermercato. E un certo punto vedo lì, il catalogo di quelli prendi di punti c'era una cosa lì, una vittatore che l'è tu, a questo mi piace. Ok, vado lì un giorno con i punti finalmente prendo la vittatore, arriva a casa tutto contento con la vittatore, lo apro e non c'entrava niente con quello che mi aspettavo. Io nella mia mente dall'immagine che ho visto, pensavo che era una vittatorino piccolo elettrico, invece era totalmente manuale, non c'era niente dell'etrico, io sareto ma come? Mi sono un po' rimasto una domagnano inganato, poi sono andato a rivedere, era preciso quello che c'era scritto, quindi io ho proiettato una cosa inquarente, però non è, nel primo, la mia prima reazione è che mi hanno fregato, che era sbagliato quello lì, non è che io ho proiettato in modo sbagliato, poi ci sono gli altre situazioni in cui uno si sente proprio fregato e la prima memoria che odio una situazione del genere, definitivamente, era proprio piccolo, secondo me mi assore la doveva ancora nascere, quindi avrei avuto fra i 3-4 anni. Vado al supermercato come a mama e scelgo i Conflix con le fragole, nel disegno c'era il Conflix con il latte e le fragole, arriva a casa tutto contento apro il Conflix, fragole, non c'era no, e io lì mi sono arrabiasso rimasto male perché questo pubblicità inganevole, io mi ricordo proprio di sentire che mi stavano prendendo in giro che non era giusto, non potevano mettere le fragole nel disegno se non c'era no le fragole dentro, no? Però al di là di queste così per ridere un po', però quello che accade è che di solito una cosa è quando qualcuno cerca di fregarci pur pure quello ci sta, succede, però la maggioranza delle volte, siamo noi che proiettiamo un'immagine nostra di come quella cosa dovrebbe essere? Certo punto, non è. Oggi volevo focalizzare questo aspetto, principalmente relazionati all'immagine che noi abbiamo di noi stessi, perché quando noi diciamo io non dovrei essere così, questa è la base del senso di colpa, che viene che si appoggia a sua volta, a questa attitudine io non dovrei essere così, si appoggia a sua volta a un'immagine idealizzata di come io dovrei essere, io dovrei essere un essere perfetto, non so da dove ci siamo tirati fuori questi vee, come la famiglia, queste cose non dovrebbero succedere in famiglia, l'ittemi una dove non accadono? Non so, avete mai conosciuto la famiglia perfetta? E te mai visto una famiglia dove non c'è mai un litigio, dove non c'è mai una tensione, dove tutti sono perfettamente in armonia sempre? Io tutte le famiglie che ho conosciuto finni d'oggi, chi c'ha delle qualità, chi c'ha delle altre, chi c'ha dei conflitti, chi c'ha dei altri, hanno non c'è mai una famiglia perfetta, però nella nostra cultura c'è un'immagine idealizzata della famiglia o no? E qua arriva fra un po' il disastro del Natale, mi sbaglio, ma sei quanti agenti che conosco che dicono, non so se perché nell'ambito budista, di quando adesso arriva in Natale, cosa faccia? Ma io non lo so, se vado, non vado, se parlo, perché dobbiamo fare vedere che siamo tutti felici e poi tutto il resto dell'anno non ci guardiamo nianca in faccia, e di qua e di l'hai come, ma se uno parte dal principio che la famiglia non è perfetta e mettere delle estri umani insieme e avere armonia, voglio dire avere armonia fra i vellennimentali di ognuno. C'è uno che è geloso, c'è l'altro che è invidioso, c'è uno che ha rabbiato e di qua, e non è facile, è un compito veramente fatico di uscire a creare armonia fra tutti, e con questo io non voglio assolutamente togliere nulla la famiglia, ha delle aspetti meravigliose e importantissime. Secondo me è importantissimo avere i momenti dove uno riesce a nutrire un rapporto di affetto, di amicizia, del poter stare insieme, è importante questo, diventa problematico quando avviene una volta l'anno, due volte al l'anno, cutate, non viene nutriuto durante l'anno. Comunque quello che accade è più noi andiamo a rafforzare questa idea che qualcosa debba essere in modo molto idealizzato, più andremo a sbattere la faccia in rimanere male che è quello che cosa non dovrebbero essere così. Andiamo a cercare poi un colpevo, la che sia, me stesso, o che sia l'altro. Io personalmente scusate se lo metto in questi termini, il senso di colpa mi sembra un sentimento molto stupido nel senso. È giustissimo ricconoscere i comportamenti le attitudine che non vanno bene. E dobbiamo avere una buona capacità di auto analisi, di auto giudizio e di vedere cosa facciamo, cosa non facciamo, come è come non è. Quelle fondamentale e quello di cui abbiamo cominciato oggi dicendo se faccio la curva, prendo la curva male, deve imparare che quella curva va fatta diversamente. Ma un'altra cosa è il fatto invece di non accogliermi, non accettarmi per quello che sono, ma rimanere intrapolati in un'immagine, in un'immagine idealizzata di quello che avrei dovuto essere. Perché la tittà di neppi più corretta dal mio punto di vista è ricconosco i comportamenti che io non vanno tanto bene, gli ha metto e dico che io sono così. Perché? L'educazione che ho ricevuto, l'esperienza che ho vissuto, perché ogni tanto c'è alcune decissie, ma io sono così, però tu non hai conosciuto il mio padre, non hai visto come era di qua, di là, ognuno c'ha le sue. E non siamo qui a puntare il dito ad dire come è secativo, brutto perché sei così. Siamo qui per dire andiamo a vedere apertamente quale sono i nostri errori, andiamo a generare un'immagine idealizzata sì, non di quello che io dovrei essere, ma di quello che io vorrei essere e caminiamo verso quello. Perché dal momento in cui io ho un'immagine idealizzata, io per esempio ciò questo mio sogno, non sono ancora arrivato del tutto, in parte si, in parte no. Il mio sogno è di poter essere in armonia, in pace, star bene, come e con gli altri, independentemente di dove sono, con chi sono o in quale situazione io mi trovi, questo è il mio obiettivo, il mio sogno, in questo senso, quello che voglio, è un'immagine idealizzata, anche, sì, però cammino verso quella direzione lì, questa è quello che io vorrei essere, ma non è quello che io dovrei essere e chiara la differenza? Io non mi impongo il peso che io già dovrei essere così, io mi do della direzione di quello verso il cui io voglio camminare. Perciò, uno dei punti di partenza, per superare con noi stessi, questo senso di colpa, prima di tutto accoglierci, prima di tutto toglierci da dosso il peso di quello che noi dovremo essere, noi non dovremo essere nulla, ma io non dovrei essere più grato, no, ma io non dovrei essere più gentile, no, ti farebbe bene essere più grato e gentile tanto, ma dovrei essere così, no, non so se mai capitato che qualcuno viene da voi e vince, ma tu non dovresti essere così, io almeno quando mi è capitata a me mi è risposta, non sempre verbalizzata, in quella di scusi, se io sono e perché possono, io sono così perché io sono così, perché io sono il risultato delle esperienze delle vite precedenti, del DNA con cui sono nato, del contesto culturali in cui sono cresciuto, del contesto sociale in cui sono cresciuto, delle informazioni che ho ricevuto, delle esperienze vissute, di tutto quello che ne viene insieme, mi hanno portato oggi qui a fare questo, a essere in questo modo, ed è un po' simile quello quando si dice "non mettersi nei pani degli altri", in Brasilio siamo il termine anche in inglese, mettersi nelle scarpe degli altri, però è molto facile dire le tue scarpe sono comode, non è vero che sono strette perché io ci ho i piedi più piccoli, quindi mi metto nelle tue scarpe con i miei piedi, no? Io devo provare le tue scarpe con i tuoi piedi, quel punto posso dire qualcosa, io devo provare i tuoi vestiti con il tuo corpo e inutile dire mi metto nei tuoi pani, ma io ci sto bene, come questo weekend scorso che se non ha dato a fare l'insegnamenti in Holanda, una delle pe' due persone che mi ospitava, c'eva circa 2 m3, qualcosa del genere, ecco povero ragazzo, oltre che mi ha detto che pieno di ciccati di centesta, perché sbata quando i ragazzi no sbatte la testa dappertutto, no? Prievo mi dico, quei vestiti permesso, no? Grande, dicono, no, sono i minuti, no ma queste stretto, lo metto io, mi conno stretto, no? No, mi sono messo nei tuoi pani, non è vero, io devo mettermi nei tuoi pani con il tuo corpo, essendo te, e quando non è veramente facciamo l'esercizio di metterci nei pani degli altri, però con il karma dell'altro, la mentalità dell'altro, i traumi dell'altro, il corpo dell'altro, la cultura, e tutto il resto che fa meglio, essendo l'altro, quello che noi faremo non sarebbe molto diverso di quello che l'altro fa. Qualcos'abbiamo magari, ma poco? Perciò, è quell'esempio di cui abbiamo parlato tante volte, no? De la perfezione che si trova nel momento presente, riprendiamo una volta ancora. Immagino una foglia che cade da un albero, quella foglia cade era un certo posto, e noi ci chiediamo come mai accadotto a qui, ma dico quella posizione precisa, e alle atoria, ho un risultato perfetto dell'interazione, del vento, della pressione atmosferica quel giorno, quindi del vento, la temperatura, l'insetto che mangiucheva la foglia in quel momento, il bambino che giocava pallone, che ha picchiato sull'albero, e tutte le altre cose, la macchina che ha passata prima, e tutte le cose che hanno fatto in modo, che la foglia cade se lì. Quindi dove cade la foglia? E' alle attoreo? O è perfetto? Perfetto non inteso che nel posto migliore per me, perché come ho detto diverse volte, quando le foglie cade non è il canale di gronda del tempio, non mi piacciono. Però ogni foglia cade lì dove, secondo di quelle cause e condizioni che ci sono, poteva cadere, non c'erano tanti alternative. Qualcuno mi dice "sì, ma c'è forse, c'è forse meno vento", ovviamente. Fatto, sta che c'era quello, ok? C'erchiamo di immaginare la foglia che cade, e permettiamoci a noi stessi di osservare quello di lo che la foglia cade nel luogo perfetto. E' come un'equazione che risultato è preciso. Possiamo rifare i conti altri venti mila volte, se i conti sono fatti giusti, il risultato sarà lo stesso. Il momento presente, quello che siamo vivendo è il risultato di una complessissima equazione, ok? Riusciamo a vedere che la foglia cade nel posto perfetto, anche quando non ci piace, ok? Adesso, immaginiamo qualcuno, una persona che ci piace, ma l'esercizio viene ancora meglio pensando a qualcuno che ci stanti pate, ok? Che sia una persona che uno conosce direttamente un personaggio pubblico storico. Non credo che sia codificile trovare. Qualcuno troviamo? Pensiamo a quella persona, mettiamo la davanti rifacendo quella cosa che non ci piace, e ci chiediamo quella persona li in quel momento, e alleatoria, o è perfetta. Lo so che difficile dirlo. E' fatico, non esce facilmente, però è alleatoria. No, è perfetta, ok? E questo non vuol dire che ho voglio che quella persona contiene così, ma vuol dire che quella persona è in quel modo, perché tutte le cause, condizioni e tutte le interazioni le hanno portato in quel momento a essere così, incluso le interazioni interne. La persona non è una vittima, la persona in quel momento è risultato delle interazioni con cui le tutte le cose con cui interagito insieme, somando sia anche una parte fondamentale di quelle equazione, che sono i propri pensieri, le proprie scelte, che sono una parte fondamentale di quelle equazione. Ok, quindi la sto dicendo che la persona è una vittima, perché tutto è stato in un modo che non poteva che essere così, esiste il libro al vitro, esiste la libertà. Tutti noi possiamo dire faccio, non faccio, vado, non vado, dicono, dico, dico questo, dico quell'abbiamo una piccola, no, li è un piccolo spazio di libertà, c'è, piccolo, però c'è. Quando io vedo l'altro riesco a dire sei perfetto, adesso guardiamo noi stessi, nel momento presente, cerchiamo per un attimo di osservare tutte le nostre varie aspetti, guardiamo le caratteristiche che abbiamo, fisiche, osserviamo il nostro corpo, l'aspetto estetico, l'aspetto di salute, forza e così, possiamo andare avanti a vedere varie aspetti fisici. Pensiamo ai nostro stato emozionale, pensiamo ai nostri varie abitudini, pensiamo ai nostro stato materiale, economico, alle relazioni che abbiamo, prendiamo tutti i vari aspetti della nostra vita, ok? Come se facessimo una sorta di fotografia della vita con tutte le sue varie sfumature. Cerchiamo di chiedere a noi stessi, la mia vita, nel momento presente e alle atoria, o è perfetta. Io sono perfetto, o no, e non parlo di me, parlo di tutti noi, lo so che è più difficile ancora dirlo, perché dire io sono perfetto, non vuol dire rassegnarmi a quello che c'è, vuol dire non lotare contro il presente o il passato, ma direzionarmi con forza, con determinazione verso il futuro che voglio creare. Perché io sono così, perché dinanzia, tutte le scelte che ho fatto fin d'oggi e pensieri che ho avuto, alle cose che ho detto e i luoghi che sono stato, le educazioni che ho ricevuto, a tutto quello che c'è stato mi ha portato a essere così, punto, è inutile che sto qua dirmi che io non dovrei essere così. Io posso dirmi sono così, però mi farebbe piacere essere diverso. Ottimo caminiamo verso quello perché abbiamo la libertà nei nostri pensieri, nelle nostre parole, nelle nostre scelte, in ogni interazione facciamo dei cambiamenti enormi. Possiamo fare tantissimo. Quindi questo vuol dire accogliere il presente, essere in pace con il presente, con il passato, e direzionarsi con determinazione verso il futuro permettendo ai stessi di sognare. Conoscenso non solo di responsabilità, ma anche di autostima, idealmente. Però cercate di mettere insieme, in dire io sono perfetto, inteso in questo modo, non inteso che io sono al essere meraviglioso, che non ha nulla, che non vada bene, ma in inteso che dinanzi a tutte le cause e condizioni, le scelte, eccetera non potevo ch'essere così. Questo e cerchiamo di mettere l'insieme con il senso di colpa. Riascono a conviverono, si fa fatica. Perché se io mi accorgo di avere il senso di colpa, ma non dovrei, poi il peggio è questo, uno già vive con tutto un senso di colpa fortissimo, poi si fa di budista. Entra nel senso di colpa, non dovrei avere, quindi mi senti in colpa per avere i sensi di colpa. Peggio ancora, ok? Il punto meglio avere i sensi di colpa essere felice per quello almeno, invece no, non dovrei averli ma guarda come sono, perché poi va in colpare pure le altre, perché la cultura in cui sono cresciuto mi hanno insegnato. Invece quando noi vediamo la realtà in un modo coerente, ci pacifici, a un potere meraviglioso questa sagezza che poi vuol dire coerenza, vuol dire, io vedo le cose in un modo coerente, faccio tutto un'equazione complessa, no? Mi piace di magione chi ognuno di noi scegli un numero, un giorno lo faremo nella pratica, ci vuole un po' di tempo. Ma se ognuno di noi qui scegli un numero, insieme con il numero scelete se volete somare, sottrare, moltiplicare, dividere, colchie volete, e alla fine di tutto questo abbiamo il risultato. No, diciamo che il nostro risultato venga il numero 48, e io dico a me non mi piace 48, che è il colpepolo del 48, tu che numero scelete? C'è mano, io ho scelto il 12, lo sa centra. Eh, ma se tu avessi scelto il 13, non avremo 48. Vedere, facciamo i conti con 13, vedete che è il risultato diversa colpatua. E tu dici scusi, però se lui avete scelto un numero diverso, ovviamente. Quindi non c'è nessuno che il colpepole, ma allo stesso tempo non c'è nessuno che non sia responsabile. Ogni piccola parte che l'equazione è responsabile del risultato, ma allo stesso tempo non c'è nessuna parte che è la parte che va a determinarre il risultato di cui dipende il risultato, ok? Perciò, la realtà quando noi diciamo che in questo senso è perfeta, vedere questa cuerenza, capire che le cose funzionano in un certo modo che c'è una interdipendenza, che può anche la parola interdipendenza non è neanche giustissimo, ma qui entriamo in tutto un dibattito filosofico, ok? Non è il momento, ma il termine più giusto sarebbe quasi quasi ancora di più mutto a dipendenza, dipendenza mutua, perché il concetto ha precludo una parentia sinetti, ma? Il concetto di interdipendenza molto spesso ci passa l'edera. Io ci sono, tu ci sei, ci incontriamo, siamo interdipendenti, ci scambiamo delle cose e quindi siamo interdipendenti, questo è un po' l'idea, no? L'essere con la natura, eccetera, eccetera, siamo interdipendenti, tutti nella società siamo tutti interdipendenti perché ogni azione che compiamo va a interagire con gli altri, eccetera, eccetera, è vero, ma non finisce lì. Il vero termine intibetana si dice "tengel", che si traduce come interdipendenza, è quasi più corretto tradure come dipendenza mutua, mutua dipendenza, che vuol dire? Non è che io ci sono, tu ci sei e noi ci parliamo, o noi interagiamo. Io esisto, tu esisti, ma io non esisterei così come sono se non ci fossi, te? Tu non esistereste così come sei se non ci fossi io. E come il grande il piccolo? Sono mutuamente dipendenti, uno non esiste senza l'altro. Così possiamo passare ore a far esempio e discutere di questo. Perciò, quando noi vediamo che noi viviamo in una realtà mutuamente dipendenti o interdipendenti, poi ci sono diversi livelli, in cui il primo livello è livello della interdipendenza grossollana di cause e condizioni. Questo ci permette di osservare noi stessi, di accogliorci, ma allo stesso tempo riconoscendo il potere che avviene in ogni piccola pazione, in ogni piccola parte perché la cosa interessante è che il 48 delle quazioni di prima non posso tornare indietro e dire colpatura, ma io in ogni momento sto aggiungendo dei numeri in quelle quazione e quindi io posso nella mia libertà scegliere se voglio sommare o sottrare che numere vado vado da aggiungere io costantemente sto creando l'equazione del futuro lontano e del futuro immediato. L'asto creando e in ogni momento, quindi quando io vedo il potere che c'è in ogni parte dell'equazione io vedo il potere che avviene nelle mie parole, nelle mie scelte, nelle mie azioni, nei miei pensieri e come se si viene qualcuno oggi, se io vengo da voi oggi e comincio a parlare male di Devadata. Devadata vado, una persona bruttissima, nei testi budisti quando si dice con i cittizio Caio si dice "Devadata", "Devadata" era storicamente un cucino del Buda che era molto invidioso del Buda e ha cercato di ucciderlo cinque volte queste quelle che ci raccontano nella storia, poi a un certo punto si ha fatto mono, ha creato di creare divisione nella comunità, della sanga, ha fatto di tutto e di più, ha cercato di prendere il posto del Buda, comunque e per qualche ragione ogni volta quando si fa un esempio molto spesso, quando si fa l'esempio usa un nome di qualcuno si c'è "Devadata" ma se io vengo da voi e parlo malissimo di Devadata, posso anche te guarda non è per parlar male, però sai non ti puoi fidare di quella persona, Devadata è una brutta persona, c'è un brutto carattere, mi ha fatto questo, mi ha fatto quell'altro, la persona accattiva eccetera eccetera, vi dico quelle 3-4 cose su Devadata, 30 secondi dell'orologio, ok? Fra 20 anni conoscete Devadata, ci sarà un influenzano o qui 30 secondi non valgono nulla, valgono tanto, vanno a determinare se io mi fido meno subito, vado a determinare, vanno a influenzare fortemente se io ho fiduci in quello che mi viene detto meno, e questo state 30 secondi di parole che abbiamo sentito, ogni informazione che noi riceviamo, la vorra ad dentro di noi, ogni pensiero che abbiamo va a rinforzare di altri pensieri, va direzionare noi e stessi, per questo che noi in ogni momento stiamo costruendo il nostro futuro, costantemente, ed è qualche si trova la nostra vera libertà. Perciò accettare chi siamo, che non vuol dire subire, subire, io intendo come, io sono così, non posso far niente, rimango così, come ogni tanto visto delle maliette che ci, che ci era scritto, era in inglesi, ma ci era scritto, mi dovete accettare per quello che sono, che vi piace o meno, qualcosa del genere. La mia risposta, se qualcuno viene, io ti devo accettare per quello che stai, ma tu no, cosa vuol dire? Accettare per quello che sono, inteso come, io sono così e tanto sono così, è stupido, è come per dire, faccio l'acquuprendo la curva male ogni volta attaglio la gomma, tanto io guido così. Continuiamo a cambiare le gomme, una dopo l'altra, e a fare incidenti uno dopo l'altro. È importante dire che sono così, per tutte le ragioni che sono state, certe volte anche importante capire le altre volte non ce la facciamo, ma io come voglio esseri, io non voglio più stare a cambiare le gomme in i settimana, io non voglio più litigare di qua, fare collo di là, io voglio star bene, quindi questa azione, meglio, che non ho ripeto più. Sto nattento, il questo processo di rivetere le nostre azioni, senza entrare in un senso di colpa, ma con un atto di amore verso noi stessi, perché un atto di dire io mi accolgo, non vado in nessun momento a puntarmi il dito e mettermi delle tichette, dicendo io sono questo, io sono quel altro, io dovrei, io non dovrei. Io vado a riconoscere questo modo di fare funzione, questo modo di fare non funziona. Devo stare attento e non ripettere più questo, quella cosa funziona, devo stare attento a ripettere quel modo di fare. Nella teoria è l'ogico, no? Ovviamente tocca la pratica, che è un po' più complesso. Il dolore, quello che riguarda il dolore, molto spesso, una delle cose che aiuta, è vedere che il dolore esistio una memoria emotiva. E la memoria, il dolore va sentito, va scoltato. Però quello che interessante, che il dolore ci sono diverse tipi di dolori, ma molto spesso il dolore, una delle forze principale per le quale noi riusciamo a digerire, a elaborare quel dolore in qualche modo anche a poterlo lasciare, con se potere decantare, passare perché non è che il dolore si bloca, qualche modo viene, va vissuto, poi passa. Però certe volte noi non lo permettiamo. E una delle ragioni per la quale noi non lo permettiamo, è che si sia questa strana idea, che se io non sento più quel dolore, vuol dire che io accetto ciò che ha caduto. Perché scelteo? Perché accettare ciò che ha caduto e non sentire più dolore, non vuol dire che io dico che dovrà sempre essere così. Io posso molto bene di riguarda quella cosa ha caduto in questo modo, mi dispiace, io vorrei che non fosse più così. Faccio un esempio di una cosa che a me mi aiutato molto. C'è stato un momento nella mia vita in cui io ho passato una spazione molto difficile, senza entrare nei dettagli adesso, ogni volta che la racconto sempre dico questa. Primo poi entrerò nei dettagli, ma non vuole a noi arovi. Vi ho caldo una scalazione che per poterla spiegare in un modo che uno riesca a capire il suo insieme, c'era contare tutta una lunga storia che è complesta da capire, non ci vuole di creare più confusione nella testa di nessuno per quello più che altro. Fattosta che mi sono trovato in una situazione dove da un giorno all'altro tra virgolette, ma da un mese all'altro più o meno, diverse persone che prima erano persone amici che conoscevo, che erano persone con cui avevamo un rapporto normale, buono, eccetera, eccetera, non mi guardavano più in faccia. Faccevano finta come se non esistesse, io scherzavo la mia casa, diventato la casa del diapo, nessuno del coraggio, di mettere i piedi a casa mia e così via tante altre situazioni di, come si c'è italiano, ho per pregiudizio di discriminazione, no? E c'è stato un momento difficile. E mi ricordo una frase che mi disse la magace, quindi sai queste persone che stanno facendo questo? Loro non sono altro che come le mukhe rubate dall'adro, diventanti c'è come attivepa. Diciamo che tu hai delle mukhe, non certo punto di notte viene l'adro e ti ruba le mukhe. Tu puoi incolpare la mukha che è andata via? La mukha è forte, volendo stadia? Però quello che è succedo è che la mukha vado e la porta, no? Quindi è venuto a qualcuno aperto il crancelo, appreso la mukha e la portata via, la mukha andata. Vedete, queste persone sono come le mukhe prezze dell'adro. Stanno facendo queste cose, guidati, manipolati, dalle informazioni che hanno ricevuto, da tutto quello che ha caduto in qualche modo, che li ha condizionato, perché diverse di queste in realtà non piaceva nianche il modo in cui si comportavano, ma nel contesto associare in cui si trovavano tra virgolette erano forzati a farlo, forzati nessuno a tutti i defetti, però in qualche modo sì. E quando io cominciato a cercare di capire e vedere i loro comportamenti nel contesto in cui si trovavano, io ho cercato di cominciare a capire meglio loro, la loro realtà, e fare una distinzione dentro di me che è stata fondamentale e che è stata una cosa, una cosa, una altra cosa, una altra cosa. Sono grato per quello che mi avete dato e, a un certo punto, io ho mantengo distanza perché non ci voglia di vivere certi situazioni. Questo è una cosa. Poi il dolore che viene, perché chiaro che quando ci amici zia, chiaro che quando viene creata distanza, chiaro che quando uno vive delle situazioni conflituose, fatti cose, eccetera, eccetera, molto spesso rimane di un gusto amarro, rimane un qualcosa che fa male. Quell'olore ma visto. In una delle cose molto belle è permetterci di vedere il nostro dolore. Io sono fatti in un modo mio, non ne ho fatto modo suo. Io quando ciò queste tipi di situazione molto fatti cose, molto spesso li vivo più o meno come se nulla stesse succedendo, un certo punto di vista, e poi c'è il mio momento in cui c'è un crollo breve, in cui sento quel dolore fortemente, eccetera, eccetera, e poi passe e poi vado vanti. Mi venuto in mente quest'ultato che sono stato intibet, per esempio, è stato un momento per me molto bello e molto importante, che sono dato nella camera di uno dei miei maestri che ha lasciato il corpo pochiani fa. È stato il mio maestro che vive in Tibet, la batte di Tashilombo in Tibet, con cui li ciò tantissimi signamente molto belli, e il momento in cui ho la lasciato il corpo, è un momento in cui non c'era nessuna possibilità di avvicinarmi di stare, e quindi è stato qualcosa in cui io non ho avuto tante il contesto della possibilità di vivere quel lutto veramente. Il momento che sono intrato in camera sua, me sono seduto sul posto dove io, per 10 anni ho ricevuto insegnamenti da lui con tanti ricordi, l'odore del posto e tutto il resto, sono scopiato a piangere. E mi sono permesso di vivere quel momento, di sentire quello che c'era dentro, di vedere che è il momento giusto, il contesto sicuro, di poter vivere quelle emozioni, di sentire, di accogliere, e di guardare e ringraziare per quello tutto quello che lui mi ha detto, e di revatuto bene. E' importantissimo. Quindi quello che vuole dire che i dolori vanno a colti, certe volte non basta un pianto. Però allo stesso tempo, più io rimango attaccato a come le cose avrebbero dovuto essere più difficile. Nel esempio che ho fatto prima, a causa di tutte queste situazioni che si sono create, io mi ero posto davanti a me un obiettivo della mia vita, relativi ai miei studi. Io dovuto da un giorno l'altro tra virgoletta, ma da un anno all'altro, più o meno, sia manifestato da un giorno all'altro, quella è stato un processo più lungo, dovuto smettere tutto. Quindi mi sono trovato davanti a qualcosa che per me era molto importante, che mi piaceva, che tutto, e ho dovuto molare. Non giorno l'altro. Poi io sono testardo, non volevo farlo, eccetera, eccetera, eccetera. Poi ho un certo appondato che le condizioni non ci sono più. Ho messo la mia energia da un'altra parte. C'è voluto tempo per elaborare quel dolore. Non è stata una cosa da un giorno all'altra. E' normale ed è giusto che questo ci sia così. Per dare un esempio ho avuto dei sogni ricorrenti dopo di quello. È stata un po' di tempo che non ci sono più. Però noi non possiamo aspettare da noi stessi che le situazioni difficili che viviamo, che i dolori, le ferite, che si vanno a creare nella vita, che è normale nella vita di chiunque, che non ci siano, o che possiamo qualivere da un giorno all'altro. Io ti dico la situazione in cui io ho vissuto diversa, ci ho voluto un po' di anni per vedere la perfezione in questo. Per un giorno che sono riuscito, ha pacificato tante di quelle cose, ma sei una delle cose che più mi ha aiutato? È stato a mettere la mia propria ignoranza. Io rimango male, perché io dicevo, ma questo non può essere così, ma quella situazione non poteva essere così, e poi se io vi racconto le cose che ho vissuto, probabilmente la maggioranza di voi direte "Sì, ma questo non doveva essere così". E quando io sono riuscito a guardarmi e dire "Sì, ma chi sono io per dire che non doveva essere così?" Nella mia visione idealizzata sarebbe meglio se non fosse stato, sono d'accordo. Poi, nel mio caso specifico, quelle difficoltà che ho vissuto, mi hanno fatto parte di modellare la mia persone, ci sono tante cose che ho imparato oggi, a cui sono profondamente grato che sono venuti tramite col percorso. Il proprio mercolo di Alcumpe è cominciato in parte grazie a tutto questo, perché sono venuto a vivire in Italia prima di quello che era in programma, se non sarebbe venuto una 15 agli anni dopo. Poi, sono ad atto di studiare intibeta anche a causa di questo, cosa è meravigliose che ho vissuto, potuto passare degli anni con la magancia meravigliose a causa di queste cose. Quindi una delle cose che ho imparato in questa situazione è stata, quando noi ci mettiamo davanti una strada, un obiettivo, e a un certo punto ci troviamo un muro. Io, quello che ho fatto è stato, guardo il muro, posso passarci intorno, posso scavalcarlo, e nel mio caso io mi ero detto, no, io lo voglio superare questo muro, non mollo. Quella volta la magancia mi disse, era molto preoccupato, io ero anche, mi ero anche amalato un po' e la magancia mi disse, tu sei libero di fare come te pare, però sapi che se contini così ti amallerai e per forzare un po' la cosa, mi disse, non venire dopo da me è chiedere aiuto, quando ti sarai amalato per questa cosa, ed è dire che quello che più mi ha fatto forza è stato vedere la difficoltà in lui, la preoccupazione che ci in lui di quello, perché ho testarlo, volevo mantenere seguire quello, comunque sia quello che ho vissuto, quando mi sono trovato davanti a quel muro, enorme, in cui ho visto che cercare di scavalcare il muro, magari ce l'avrei anche fatto, però mi avrei fatto così tanto male a me, agli altre, che non so quanto sarei riuscito a caminare dopo, o per quanto tempo con quale ci cattrice sarebelo rimarte. Quindi io li ho detto che la strada qui mi ero immaginato non c'è più davanti a me, però di strade ci sono tantissime, c'ho una vita, c'ho una forza, c'ho una energia, dove voglio mettere la mia energia che posso riusco a caminare e inutile stare a dare i pugni sul muro, un certo punto devo girare, devo dire che quando un funziona, di la funziona, andiamo di là, e poi io è andato bene perché ho preso un altra strada che è andata molto bene con tante cose meravigliosi da cui ho solo da ringraziare, ma che non sarebbero andati in quello modo se non avessi preso quelle scelte, no? Perciò, anche questo, quando nella vita ci troviamo dinanzia situazioni che non sono, come secondo noi, avevamo programmato anche situazioni difficili, una delle cose che fa diventare ancora più difficile, quando rimaniamo davanti al muro, dare avete stati al muro, anche quando avevamo visto che ormai non c'è più tanto da fare, in quel caso, uno gira, fa dei passi indietro, guarda meglio il muro, vedi, si riposa un po' di ceddove, posso andare, che altra direzione posso andare, magari un giorno torno, il muro non c'è più continuo con la strada, ma in questo momento c'è il muro, io non sono capace di superarlo, è una delle cose che ci aiuta molto in tutto questo, anche per affrontare il nostro dolore che viene, è il fatto di non metterci a vittimizzarci, perché il vittimizzarci è una delle cose che poi dopo ancora di più va a creare peso, invece, quando io vedo la perfezione, quel vedere la perfezione di cui abbiamo parlato prima, per me è un atto di profondo d'umiltà, perché non permettersi di vedere quella perfezione, è un atto di arroganza in cui noi abbiamo la pretesa di sapere come le cose dovrebbero essere, non so se è chiaro questo, se condividette o meno, però per me guardare una situazione di dire questo dovrebbe essere così, è un atto di arroganza di un tal livello, io so come le cose sono, ma io non so niente, anche quelle cose che credo di sapere di sore tosbali, specialmente inteso come questo deve andare così, quello deve andare cosa a questo, deve essere così quello deve essere così, io in questi pochi di anni di vista, vida, vida, ho visto tante di quelle cose succedere che non mi sarei mai immaginato che potrebbero succedere, negli ambienti dove meno ci saremmo aspettati, e questo mi ha portato un atto di profondo rilassamento, che è anche in rilassarsi nella certezza dell'incertezza, perché noi cerchiamo la certezza nelle cose, in qualche modo abbiamo questa cosa per dormire i sereni, dove abbiamo avere la certezza, tutto sotto controllo, finché sembra che stiamo con cui tutto è sotto controllo va bene, però la realtà è che chi è che c'è tutto sotto controllo, io no, è come una volta diversi anni fa, quando nel centro suo dal bagnano abbiamo dovuto fare dei debiti non indiferenti che ancora andiamo avanti a pagare, e ci ho stati dei momenti abbastanza fatti cose, ancora oggi si fa patica sopra vedere però momenti molto più fatti cose, e parlando così qualcuno avessi, ma come fai dormire? ma come fai non preoccuparti veramente di queste cose? E lì mi è venuto un pensiero che guarda, io sto facendo il meglio di quello che posso fare per questo luogo, per tutto questo sogno, per portare avanti questo centro e tutto il resto, sia un certo punto, noi non avremo i soldi per coprire le spese basiche del centro, vuol dire che il centro non ha senso di esistere, io non ho attacchamento e matone, nella peggio queste case vanno alla banca, e poi stanno fatti loro, ma quello che volevo dire che il punto non è avere quelle cose, il punto è usarle per poter trasformarci, e se quelle cose non riescono a eseguire quelle funzioni, io non hanno più senso di essere utilizzata in quel modo, per ciò, a me quello, per esempio mi ha fatto, mi ha aiutato tanto perché io dico che inutile che sto qua preoccuparmi, perché io non ho il controllo di tutto, e se le cose non vanno in un certo modo, io ho fatto la mia parte, vuol dire che non c'erano le condizioni perché così fossero, è va bene, e all'interno di questo va bene, non vuol dire che siano tutte cose che a me mi piacciono, molto spesso c'è una cosa, molto fatti cosa, è un interno, però ripeto il fatto di accettare, e accettare ripeto non vuol dire subire, vuol dire permettersi di essere in pace con il presente e con il passato, è un percorso difficile, però è importante, se noi voliamo star bene, dobbiamo imparare ad accettare, senza entrare in una dinamica che ogni tanto il budismo viene visto in quest'ottica, di essere passivi, di nanzia le cose, accettare non vuol dire rimanere passivi, accettare vuol dire non entrare in conflitto con il presente e con il passato, ma mettersi con determinazione verso il futuro che vogliamo, non so, possiamo fare mile esempio, vi vengono in mente i tasselli dei mandala, quella volta che a me mi è rimasta in pressa, ad albagnano dovevo mettere in mandala, come più o meno non esattamente come questi però simili, avevo fatto il progetto e mi ricordo che era per apprile, che dovevo avvenire questo maestro importante, richiare in poce da noi, era la data dell'inaugurazione, da essere tutto finito, quindi io mi sono fratto il mio bel crono programma, partendo da l'inaugurazione, quanti giorni necessari per pulire, quanti giorni per far questo, togliere il sopalco, blablablabla, e organizzato tutto bene, all'interno di questo c'erano per mettere questi mandala un certo tipo di tassello particolare, io ho parlato con la persona giusta, ordinato, sapendo che era molto importante, ordinato un mezzo e mezzo prima i tasselli, dalla persona di cui mi fidavo pienamente, arrivato il momento, vado a prendere i tasselli e erano quelli sbagliati, che è coletto no, il mio fornitore mi dispiace, lui è sempre giusto, ma questa volta mi ha portato questo, io detto ma sono che le giustiello sono, ho provato, non sono riuscito avere quella, settimana prossima possa fatti avere, settimana prossima vuole dire, non in augurare nella data che era previsto, è detto, un provo, prima cosa che ho detto, è ciò quetta scegli lì, io penso che non vado bene, però ci provo, di 10 che ho messo, due sono andati bene, otto sono andati male, a quel punto mi sono chiesto, adesso cosa faccio? Prima cosa ho cominciato a chiamare tutti i distributori di quei tasselli, ricordo ancora, la dita si chiama "mungo", i tasselli della mungo ho chiamato tutti gli agenti d'Italia e tutti mi hanno detto non ci sono per settimana prossima, posso fatti avere la stessa cosa, a quel punto cosa ho fatto, andiamo a vedere dove la fabbrica della mungo? Magari in fabbrica cellano, per fortuna era una dita svizzera, ho chiamato la fabbrica della mungo, mi hanno detto "sì, ci abbiamo quetta scegli lì, mi serrano 200, no sì, ci li abbiamo, però noi vendiamo solo alle svizzere, ho detto "cio gli amici svizzere", qualche amico svizzero che viene li con me, non è il problema quello, ok va bene, ho visto, quant'era è un più o meno ottore di viaggio, ho preso subito la macchina, ho fatto quasi tutta la nota e viagendo, ho arrivato lì quasi all'alvo, dormito qualche ora, le sette del mattino ero davanti alla fabbrica, mi hanno visto, cosa è questo, mi hanno regalato i tasselli, non è anche dovuto pagare, mi ha regalato la cassa di tasselli, ho sondornato altri otto ore, sono arrivato dentro il mio cronoprogramma, ho messo, funzionavano tutti, ed ero contentissimo, e quello che mi insegnato, quella esperienza, è che prima io ho perché devo prendermi con Silvano, che era l'amico, poi si è diventati amici, che era la persona che ha fatto tanti lavori belissimi, lui si affidato un altro che non li ha portato in tempi, non dove ho prendere, io, nella mia mentalità non avevo tempo energia da sprecare, eraviandomi con uno, l'aventandomi con l'altro, il mio obiettivo era mettere in mandala, punto, e lo vado a fare, anche se non eri in programma a fare quelli otore, non diormire quelli due notti, etc., etc., però, ciò davanti quello che voglio fare, accetto la condizione presente, e vado avanti verso l'obiettivo che ho, e quindi accettare per me questo è un esempio, vuol dire, io non devo lottare contro quello che c'è stato, io devo camminare verso quello che voglio che ci sia, perché avrei potuto passare giorni litigandoli e chiamando tutti i giorni fornitori, dicendo ma come, di qua, di là avrei potuto trovare la migliore delle excuse per dire non so riuscito a finire in tempo, perché la colpa di quello lì che non mi ha dato. Quindi, su tante cose così, c'era un'altra situazione che mi ricorda molto, che mi ha fatto riflettere su questo, quando andavamo in Indonesia, a Borogudur, primo po' e torneremo. Però un contesto c'era questo albergo che mato manohara, che andavamo con la magancia in tutti le anni, in questo pellegrenaggio, in Indonesia, Borogudur. In questo albergo dovrò avere una caratteristica particolare, che c'erano i cuocchi, che lavoravano lì, e negli orali che i cuocchi non cerano, la cucina era aperta e che cucinava a cucinava, appunto, che c'erano a cucinava. Quindi, se andavi lì, quando c'erano i cuocchi non sapevi mai con dera e chiedevi, le crepe, allora facciamo le crepe con la banana e miele che mi piacevano, c'erano le crepe e a tutti i piacevano queste crepe, però succedeva che ogni tanto che c'erano le qualcuno che stanno mangiando la crepe, anche buona, sì buonissima, arrivava di chiedevi a una crepe, arrivava una roba schifosa, che non c'entrava niente con quella di prima, ci macchome, perché il cuocco non era lì e quindi l'altro che passava, faceva le crepe senza sapere le fare, e quindi ogni volta che ordinavi la crepe non sapevi mai che cosa ti arrivava, ed a quella venuto questa cosa che dobbiamo accettare la propria crepe, perché le alternative che c'erano lì era, o dicevi non lo mangio, punto e basta, o mangio quello che c'è o continuo ordinare finché mi arriva quella giusta, che non sa promani anche quando sarà, ma se quanta gente si arabiava, neva male, eccetera, perciò nella vita ci sono tanti situazioni che noi viviamo e vediamo con conflitto, perché non doveva essere così, non poteva essere così, io vivo tante situazioni che vedo intorno a me, che prefererai che fossero diverse, quando guardo il mondo intorno a me in un senso ancora più ampio aumentano in modo enorme queste cose, noi stiamo vivendo un momento particolarmente critico, dove ci sono i problematici di guerra, che a me mi preoccupano, nel senso, molto serio quello che sta cadendo, perché avevamo delle certezze che ormai non ci sono più, quando è cominciata la guerra in Ukraine, io mi ricordo la sensazione quando c'è stata l'invasione della cremera nel 2014, e quello che ho sentito è stato, qua si è rotto un paradigma, prima non era accettabile, mani anche pensabili, immaginabili che un paese andassi a prendere un territorio di un altro, quello è avvenotto tra virgoleta, nessuno ha detto niente, si aperto una porta, ok? poi nei ultimi anni, questi ultimi anni, questi ultimi anni in particolare, ci sono tanti altre cose che le roture che sono avvenute, che aprono a tante altre cose che non sono belle, abbiamo i problemati ambientali, che non sono le dischersi nianche, abbiamo una situazione a livello mondiale che sinceramente mi preoccupa di più, mi fa pensare di più che la parte della guerra, che i problemi ambientali e ancora di più che problemi economici piuttosto, che è la situazione della salute mentale a livello mondiale, ok? sono cose molto serie, su questo ed è molto fatico guardare questi dire il mondo è perfetto, ok? è perfetto inteso che è così perché abbiamo fatto una stupidata dopo l'altra che si va a somare e i risultati ci sono, ma quello che io mi chiedo è cosa vuol dire accettare, vuol dire io vedo le cose che secondo me non vanno bene e io mi chiedo cosa posso fare affinché un domani le cose siano diverse, quello per me vuol dire accettare, vuol dire mettere l'energia a far parte della soluzione e non a far parte del problema, perché dove c'è la malattia? Io devo guarire la malattia portando la salute portando la medicina non andando contro la malattia dove c'è l'oscurità io non elimino l'oscurità andando contro l'oscurità io elimino l'oscurità generando luce perciò gli dove io vedo che ci sono delle cose che non sono d'accordo e se io apro questo argomento posso assicurarvi che possiamo stare qua giornate intere poi io se io mi permetto sono straamente critico e ciò le mie idee abbastanza chiare su tantissimi argomenti però la domanda che mi pongo è questo è così per tutto lo storico faccio un esempio le situazioni che abbiamo in brazile dal punto di vista politico sociale e economico da livello sociale di velo di violenza che esistono delle cose che veramente non ci sono parole per descrivere ma quando uno cominci a guardare con un po' di attenzione e si chiede il perché ci sono 500 anni di storia per raccontare il perché di quello che succede oggi così e non è per modo di dire grazile è stato uno degli ultimi paesi al mondo da volire la schiavita e la fatto in un modo orrendo queste una delle cause di quello che ancora oggi viviamo ma quando noi viviamo i problemi che ci sono nei presenti sono state creati adesso o sono le cose accumulate decenni dopo decenni seccoli dopo seccoli piccole grandi azioni che si vanno di cose che ci sono ma non si affrontano fino a fondo prima poi vengono fuori e qua io mi chiedo da quale parte io voglio stare io non ho la saggetta per poter dire come le cose dovrebbero essere ma io ho non voglio neanche usare il termine in la ingenuità ma la speranza di come io vorrei che le cose fossero io ho l'autistima di poter dire posso far parte della soluzione quindi noi possiamo mettere energia verso la soluzione sia in quello che riguardano ai stessi quello che riguardano le persone che ci stanno intorno quello che riguarda la società nel senso più ampio perché quando noi vediamo una guerra più tosto che queste diverse cose che ci sono difficili quante volte o ogni uno non è mai sentito e non ho stato di impotenza e una giornal che sia già capitato a tutti o no ma quante volte non ci siamo sentiti tanto quanto impotente se non ancora di più di fianco a quella persona che vogliamo così bene che ci vive insieme che ci sta sempre vicino e che sta male e non riusciamo a farla star bene esempio che è fatto prima del figlio succede no io per tanti anni ho cercato di cambiare l'altro alcuni casi specifici che ho dato di tutto per cambiare quella persona per farla star bene ho fatto veramente tutto quello che avevo al mio disposizione per fare star bene quelle persone fallimento totale ma non è che si è stato un fallimento perché io lo ho fatto le cose male vai perché usando un termine un esempio non proprio giusto in questo contesto ma in tibetano si dice non importa il quanto tu vado esprimere la sabia non è sceloglio e non vuole dire che l'altro non può è capace di star bene non era questo l'esempio e per dire io non ho quella capacità che l'altro sta vivendo un suo ciclo un suo percorso se non fa le sue scelte se non si permette di finire di vivere certe cose non dipendono da me e quindi anche accettare l'altro mi permette di togliere quel senso di impotenza che mi bloca invece quando vedo l'altro vedo tutte le difficoltà che ci sono e dico che tu sei così a causa di tutte le cause condizioni che hai creato nel suo insieme nel mio piccolo perché quello che posso fare poco però quel poco può fare tanto cosa posso fare per te io nel mio rapporto con te voglio far parte di quei rapporti che vanno a nutrire ancora di più quei traumi che vanno farti stare ancora peggio o voglio essere una parte sana della tua vita questa è una scelta che noi possiamo fare quindi quel senso di impotenza spesso con l'accettazione si riesce a superare e chiaro che questa accettazione non può rimanere unicamente a livello concettuale qualcosa che noi dobbiamo lavorare il modo per fare questo è cominciare da piccole cose scherzi a parti si comincia accettando la proprio pancake si comincia accettando il traffico si comincia accettando le quelle cose che è inverno fa freddo si comincia accettando le piccole cose quotidiane e si comincia anche parlando a sé stessi in un modo diverso perché le parole che noi usiamo il dialogo che noi abbiamo con noi stessi le parole che noi usiamo con noi stessi hanno un potere enorme di determinare i nostri pensieri i nostri sentimenti alla nostra visione che stigiano le stesse del mondo quindi una cosa non dire più se cerchiamo di togliere io lo ci ha tolto al 99% da mio vocabolo cerchete quindi i togliere dal vostro vocabolo la parola se condizionata al passato se ieri non c'è i sé no ma 5 anni fa è successo questo ma se tu non c'è i sé come faccio a dirlo un posto è successo quello che è successo punto perché ricordiamo ci dopo il sé qualunque cosa può venire che quando tu viene mi dice sì è successo questo però se quello fosse andato così sarebbe andato diverso ovviamente però dopo il sé quante cose possono essere messi infinite io la storia che ho raccontato diverse volte che quando io ho capito questo per me quando in brasilina diciamo quando cà e a fiche quando uno cà del gettone come i telefoni di una volta che metti era un aggettone ma so ogni tanto mi sento un po vecchio non credete che però diciamo che più o meno la maggioranza di noi abbiamo usato già i telefoni aggettoni mi ricorda anche qua in Italia c'è stato un periodo che è qualcunpe nell'angolo dice un telefono aggettone mi ricordo per un periodo e ricorda di mettere il gettone ogni tanto prendeva la linea ogni tanto mettere un gettone dopo l'altro non prendeva la linea se mai capito il perché quella volta assicuere l'altra no e c'è una delle volte che noi capiamo qualcosa e perché in quel momento non si capisce ma è stato in quel momento di e permette quel sedevo ringraziare mi assorella eravamo insieme in Brasile, sono dovuto andare con lei a fare il vaccino della febbre gialla usciamo di casa mi assorella mi chiedevo a andare in metropolitano in macchina e c'è andiamo in macchina ma so quanti di voi conoscete stampaulo un trafico peribile per corso che di solito senza trafico sarebbero 10-15 minuti ci voluto più di nora arrivati almeno 45 minuti per parcheggiare 10 minuti per fare il vaccino e un'altra ora per tornare a casa mentre stavamo tornando mi assorella un po' di piaciuta di tutto quel trafico mi dice vedi se fossi mondati in metropolitana saremo già a casa e potremmo stare a guardare un film invece di stare qua nel trafico io li dico è vero però immagina e se fossi mondati in metropolitana e tu fossi caduta e ti avessi rotto il braccio saremo adesso in ospedale in pronto se fosse e se fossi mondati in metropolitana e qualcuno mi avessi rubatto la borsa saremo adesso in questura dopo il sé qualunque cosa può venire e da quel momento li ho capito questa cosa io ho cercato gradualmente con un certo successo di togliere il sé dal mio vocabolo proibito di sé cercate per una settimana almeno si parla di qualcosa che ha caduto e ha caduto quello punto finite un fatto posso vedi posso rivederlo in un altro modo eccetera ma non vado a mettere minoma magari se fosse così se fosse cosa eccetera eccetera e già questo ci aiuta a cominciare a vedere la perfezione del mondo no quando parliamo di un figlio è ma se io non avessi fatto questo e se io avessi educato in quel mondo se la scuola fosse stato alta e se non fosse successo di qua di là io non si sacco da fare quel successo io ogni tanto quando qualcuno dice vedinamma se avessi mandamesto mio figlio su una scuola diversa se le avessi fatto mangiare meglio magari sarebbe andato meglio magari sì poi mi ricordo una mica che lei più volte si lamento da me dicendo guarda io al mio figlio lo portato alla migliore scuola lo faccio mandare biologico vegetariano tutta la vita quando nessun altro lo faceva ho fatto di tutti i più peggio di come venuto non poteva per dire lei più di una volta dovuto chiamare la polizia per proteggere se è stessa da suo figlio si è imparando di situazioni molto estreme quindi lei ci guarda non so io ho fatto tutto quello che teoricamente da manuale era il giusto quindi se tu mi chice ma se io avessi fatto diverso sarebbe stato mello non lo so la verità è che non sappiamo quindi quando noi togliamo il sé ok cominci a lotare meno col passato e c'è questo aiuta insieme con il sedo abbiamo togliere anche un'altra parte del vocabolo che quando noi diciamo questo ecco anche prima di quello tu hai detto anche quello va tolto dal vocabolo probabilito dire tu hai detto o lui ha detto lei ha detto si dice io ho capito perché quello che tu hai detto io no lo so molto meno quello che intendevi dire io l'unica cosa che posso dirti oggi è quello che io mi ricordo di aver capito in quel momento è vero no e anche quando qualcuno viene dice no perché tu hai detto quello io di solito dico guarda io non mi ricordo di averlo detto non dico non è vero io non mi ricordo poi sai la memoria faccio i giochi ma già quando noi togliamo dal vocabolo il sé togliamo dal vocabolo il tuo hai detto se quanti problemi meno quanti conflitti meno e l'altra cosa è non dire neanche questo è così ma dire così a me mi pare la mia sensazione questa poi io lo vedo in questo modo non vuole dire che è così perché è una realtà soggettiva ma se noi cominciamo gradualmente a giocare un po con il nostro modo di parlare ma principalmente di dialogare con noi stessi e vediamo che l'uso della parola direzione i pensieri noi possiamo molto più facilmente di quello che immaginiamo redirezionare il nostro modo di pensare riprogramare il nostro modo di pensare e quello fa una differenza enorme un esempio classico che viene dato nella neuro linguistica e quando si dice come in questo momento no io vedo sono le 19 52 di questo rimasti solo 8 minuti se io mi dico sono rimasti solo 8 minuti quale è il messaggio che sto dando a me stesso c'è una minaccia c'è un problema sarà che c'è la farò magari non c'è la faccio è un problema ci sono solo 8 minuti io devo ancora cominciare quello che volevo dire non nel caso di oggi mi è capitato altre volte però se io dico guarda ci sono ancora 8 minuti 7 ci sono ancora 7 minuti fra ci sono solo o ci sono ancora le 8 minuti soli stessi la prima cosa che succede che quando io uso la parola ci sono solo io vedo quella manque di 8 minuti come una minaccia perché non potrò fare ma c'era che c'è la faccio c'era che non c'è la faccio vado un po' in tilt ma più che altro genere la stress sai il cortisolo perché mi trovo di nanzia una minaccia se io dico ci sono ancora vuol dire che qualcosa che a mio favore e già questo cambia totalmente il mio modo di relazionarmi con quella cosa e come come quando uno va a fare la vacanza c'è una cinque giorni di vacanza arriva al quarto giorno c'è un corro un giorno che bello invece no ha c'è solo un giorno quel giorno venevi suttomalissimo perciò sembra uno scherzo ma il modo in cui noi parliamo con noi stessi perché noi pensiamo con le parole perciò ma mano che noi andiamo a cambiare e imparare nuovi concetti come quello che abbiamo detto oggi di vedere le cose sono perfette di accettare di non mettersi in opposizione al presente al passato ma di direzionarci con determinazione verso il futuro ma mano che noi impariamo dei concetti diversi che ci che a noi ci sembre no giustia perché l'ultima cosa che voglio qui è impore qualunque cosa chiunque io condivido con voi quello che a me mi sembra curente poi con io no faccia come preferisce però quando noi vediamo che c'è qualcosa che c'è no questo mi sembra curente questo è giusto questo è così a quel punto uno dei migliore modi per implementarlo nella nostra vita sono le parole che usiamo e il modo come noi parliamo agli altri come noi parliamo a noi stessi perché questo è l'importanza di ringraziare l'importanza di usare parole gentili l'importanza di usare parole positive noi come quando uno chè di come stai in brasil è siamo un estremo in Italia ho visto spesso l'altro in brasil è l'estremo è come stai tuto oximo la risposta va tutto ottimo poi se tu lasci quei secondi di silenzio e le spire richiede un'altra volta vengono fuole tutti i problemi quindi non è vero che va tutto bene sono anche delle persone a cui ogni volta che chiedeva va tutto bene come stai venivano con tutte le lamentelle e io imparato una tecnica nuova quando li vedo che va tutto male il conano tutto male non va bene sono contenti no così almeno non siamo li a ripetere le stessi problemi di ogni volta diverse volte lo ho otto intanto un po' per scherzo ogni tanto anche effettivamente e da in brasil c'è questa cosa che va tutto bene e poi vengono fuori problemi e l'Italia io ho visto diverse volte l'attitudine dire è un po' pericoloso dire che va tutto bene quindi si difende così così sopravivo potrebbe andar peggio per dire che va bene potrebbe andar peggio no è vero no però quello che succede è che le parole che usiamo vanno a determinare come noi viviamo quindi come stai no in realtà io sto bere poi ci sono i problemi che si risuavano a parte della vita però sto bene poter dire ok va bene e questo ci porta un altro argomento su tre minuti ma ancora tre minuti che in tre minuti si può dire tantissimo che insieme con il fatto di ammettere apertamente i propri errori e quindi rivedere quello che abbiamo fatto e ridirezionarci c'è una parte fondamentale molto importante che è quella di celebrare le cose belle ho fatto la curva bene perché quando finisce una situazione l'ultima cosa è quella che rimanne nella memoria e fai io dico come stesso quello è andatto bene e lo vado a celebrare per il giogisco faccio qualcosa ringrazio mangio qualcosa di buono che le faccio qualunque cosa per celebrare quella cosa bella che c'è stata quella memoria rimanne lì perché quello che succede è che se noi non celebraiamo le cose belle uno dei pericoli è che nei momenti difficili sembrano che le cose belle non ci siano mai state quando non è assolutamente vero invece è importante celebrare le cose vero in celebrare le piccole i grandi vitori che abbiamo a ogni giorno a che bello oggi sono riuscito a essere più paziente di quello che sarà stato di solito già il fatto di dirlo è già qualcosa non c'è bisogno per forza di fare la feste ogni giorno averla scusa per farsi la peritivo però il discorso è poter dire se stessi che bello e quello anche per nottire la nostra autostima per ciò poter gioire delle cose belle delle cose fatte bene delle cose che sono andate bene è importante gioire di questo questo sono le due cose che vanno insieme a mettere apertamente proprio errori e ridarsi la direzione celebrare delle cose belle e anche queste redirezionare perché possono continuare ad esserci tutto questo con una titudine di amore verso noi stessi perché ricordiamoci poi alla fine è molto romantica non nel buon senso la parola romantico ma è molto romantico la idea di voler aiutare le altre senza prima accogliere se stessi va benissimo aiutare le altre è bellissime ma per farlo in un modo profondo dobbiamo anche sapere accogliere ma è stessi e questo è spesso più fatico però possibile necessario anche è possibile per ciò vediamo la bellezza che c'è noi vediamo la perfezione che esiste nella nostra vita cerchiamo di piano piano generare quest'attitudine di non metterci in opposizione al presente al passato togliamo il sei l'alvocabolo togliamo il tuo edetto togliamo questo doveva essere così questo deve essere così o questo è cosa io l'ho capito così io ho capito quello io lo vedo in questo modo c'è stato questo io lo vi sotto in quel modo poi io come ho raccontato altre volte personamento ogni tanto vado un po agli estreme quindi quando qualcuno dice alla ma tu ci sarà e qui a milano settimana prossima ci sarò di lunedino un di mercoledì perché poi dopo devo partire per un viaggio e già non dopo molto presto al mattino e qualcuno dice ma tu ci sarà il lunedì prossimo qui al compen a mia risposta è a principio sì ma quindi non viene sì è in programma c'è nella agenda da perturma non sono cento per cento sicuro ma perché il posto cedere qualcoposso c'è una infinità di cosa che nel suo gioco da posto cedere quindi per non mettermi quella attitudine di averla certezza di come le cose dovranno essere io già la subito di con no la totale certezza mi sto programando e farò di tutto per esserci però no la totale certezza il futuro in certo in generale su qualunque ambito anche se mi chiede no torni a casa o già principio sì ma al di là di rischersi siamo attenti al modo in cui parliamo con noi stessi e come parliamo con gli altri perché la parola è molto più potente di quello che spesso immaginiamo e la cosa bella è che possiamo fare tantissimi perciò anche come abbiamo visto a spesso sicilamenta di come il senso di colpa però in realtà è abbastanza più facile da affrontare di quello che spesso possiamo immaginare e abbiamo cambiare la dinamica ma si può fare

Podcast Summary

Key Points:

  1. Analogia della guida su una strada per spiegare l'apprendimento dagli errori.
  2. Importanza di riflettere sugli errori passati per evitare di ripeterli.
  3. Accettazione dei propri errori senza cercare un colpevole.

Summary:

L'analogia della guida su una strada viene utilizzata per illustrare l'importanza di imparare dagli errori. Riflettere sui passati errori è fondamentale per evitare di ripeterli, migliorando così le proprie capacità nel tempo. Accettare i propri errori senza cercare un colpevole aiuta a crescere e a evitare di ripetere gli stessi sbagli.

Viene evidenziato come spesso ci si senta in colpa per gli errori commessi, ma è essenziale imparare da essi senza giustificazioni, in modo da progredire e migliorare continuamente senza bloccarsi nel senso di colpa.

FAQs

È importante imparare dagli errori per evitare di ripeterli in futuro e migliorare costantemente.

Generare consapevolezza richiede osservare e ammettere i nostri errori senza giustificarli, per poter imparare e migliorare.

Il senso di colpa può bloccare la capacità di imparare dagli errori, spingendoci a giustificarci anziché cercare soluzioni.

La ricerca del colpevole può derivare da una tendenza a voler trovare una ragione o una giustificazione per ciò che è andato male.

Le immagini idealizzate create da noi stessi o dagli altri possono generare un senso di inadeguatezza e difficoltà nel confrontarci con la realtà.

Ammettere i propri errori e chiedere aiuto per risolverli permette di imparare, evitare conflitti e migliorare le relazioni con gli altri.

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