Il testo ripercorre le indagini sul disastro di Ustica, in cui il volo Itavia 870 (DC-9) precipitò nel 1980 con 81 vittime. Dopo anni di silenzi e depistaggi, il giudice Rosario Priore riapre il caso nel 1990, analizzando documenti, tracce radar e testimonianze. Emerge un quadro di occultamento sistematico: i siti radar di Marsala, Licola e Campino forniscono informazioni contraddittorie o cancellano registrazioni cruciali. A Poggio Ballone, due caccia F-104 lanciano un allarme generale mentre volano vicino al DC-9, ma i piloti Naldini e Nutarelli non spiegano mai cosa videro. La Commissione Bicamerale denuncia un sistema che ha preferito proteggere sé stesso, distruggendo prove e silenziando testimoni. Diverse persone legate al caso muoiono in circostanze sospette, come i controllori radar Dettori e Parisi, trovati impiccati. I due piloti dell’F-104 muoiono a Ramstein nel 1988 durante un incidente aereo, poco prima di testimoniare. Nonostante le prove di omissioni e menzogne, la verità giudiziaria rimane incompleta, mentre l’opinione pubblica sospetta un coinvolgimento militare o segreto. Il testo sottolinea come il tempo non abbia fatto chiarezza, ma solo incrostato la verità di menzogne.
Questo podcast fa parte di. Vois! Podcast Creators Company Intelligenza artificiale, cyber sicurezza, crowd computing e tecnologia al servizio dei cittadini. In un mondo sempre più tecnologico e digitale, ricoli potenzialità intusiasmanti e di ostacoli da superare qual è ruolo che deve giocare, l'essere umano? Ascolta, augmente di i umani di la tecnologia con le persone al centro sulla tua piattaforma preferita. Sono passati 10 lunghi anni, 10 anni di silenzi, piste interrotte, faldoni chiusi troppo in fretta e documenti mancanti. Il tempo non ha fatto chiarezza, ha solo incrostato la verità di menzogne più affinata. È il 1990, il disastro diustica è ancora una verità aperta per molti una rassegnazione, per altri un mistero da non toccare più. Ma c'è un uomo che non ci sta, si chiama Rosario Priore e è un giudice istruttore con una reputazione precisa. Ostinato, meticoloso, inflessibile. Il fascicolo del 19 passano le sue mani di 23 luglio e con lui cambia tutto. Priore non parte da zero ma da un cumulo di detteri di giudiziai, relazioni contradditori, ipotesi abbandonate per i zien compiute, memoria svanita. Eppure è proprio da lì, da quel che non torna che lo inizia a scavare, sa che la verità istica non si troverà in una confessione, ma nei dettagli, nelle omissioni, negli incastri impossibili. I familiari delle vittime aspettano ancora risposte, ma ora, per la prima volta, c'è un uomo che prometti di cercare per davvero. Senza voltarsi, nel buio degli archivi e nel silenzio delle basi militari, la caccia la verità, ricomincia. La prima vera spallata alla bariera impenetrabile, creata si, le ricercare le informazioni relative alle comunicazioni e i tracciati radar, la dalla commissione bicamerale sulle stragi. È una commissione nata nell'88, presiduto dall'Unrivole Libro Gualtieri, che è il compito di fare luce su tutti i grandi fatti di terrorismo tra gli anni '70 e '80 del nostro paese. Reguardo austica, la sua voce è una cosa diretta, netta, senza gisidi parole, senza più zone d'ombra. Il Parlamento riconosce che la vicenda diustica è quella del miglibico sono state gestite nel peggiore dei modi possibili, non solo per colpa, ma per una mischela tossica di mensogne, arroganza e superficialità di sprezzo. Anche se l'inocenza fosse stata reale, sarebbe rimasta sepolta sotto questo fango. Ma l'inocenza sotto liniano non c'è stata. La commissione denuncia un sistema che ha lasciato che la verità scivolasse via, che è stethe frazionate, documenti distrutti per routine, salve, ma autopsiate, fotografie, ma acquisite, responsabilità, mai attribuita, un sistema che ha preferito proteggere se stesso, tutto sto che cittadini. Ma c'è una frase che è resta scolpita in fondo la relazione, una frase che dice tutto. Quando si sollevano certi sassi, non si sa mai cosa si trova sotto. Il vaso di Pandora è stato scopertiato e le indagini di priore possono scavare ancora più a fondo. Ci vogliono 7 anni dall'uglio del 1990 al dicembre del 1997 per accogliere tutte le informazioni ad ogni singolo aspetto di questa triste vicena. È lavoro minuzioso, dove sono state battute tutte le strade possibili e dove ogni singolo granello di sabbia è stato analizzato e verificato. Più di un milione di pagine sono state prodotte, come dice qualcuno, ci vorrebbe una vita intera per leggerle tutte. Prie ore non ha lasciato nulla di intentato. Mandiamo per gradi. La prima parte degli struttori si concentra sull'accertamento delle responsabilità circolo cultamento e il depistaggio dei siti radaristici che per troppiani hanno messo e mentito riguardo quello che hanno visto quella sierre. Marsala, l'icola, campino e po' gioballone, 4 noi, 400 i radar, 4 casioni per vedere, 4 casioni, per se perdire. A Marsala, il radar vede, lo sappiamo, lo dicono i nastri, le comunicazioni, i tracciati, ma nessuno parla. Interrogati in militari dicono, di essere stati distrati da un'esercitazione, la sina bex. A quelle esercitazione non parte mai o parte dopo o si interrompi, racconti si contraddicono. I nastri, invece, sono chiarissimi. Qualcuno ha visto, qualcuno ha agito e qualcuno ha taciuto. Prie ore, provistando fra i nastri di sperzi, scopre una conversazione registratamente, il 19 ancora in bollo, una di quelle che ha risentirla 18 anni dopo fa caponare la pelle. Due operatori della sala di Marsala che osservano i puntini radar e scherzando fra di loro dicono, sta vedere che adesso l'altro mete la frecce sorpassa. L'altro. Ma come? Quindi c'era un altro aeri o vicino al 19 che poteva avere la potenza per superarlo. È un fatto allo stesso tempo inquietante e sconcertante, tenno conto del fatto di tutte le ipotesi fino a represa in considerazione. Nessuno, però si ricorda di quella frase, di quel altro puntino sul radar. Forse era la hermalta che viacciava lì vicino, che liszano. A come già sappiamo solo Luciano Carico, ma restallo della reunautica, decide di non stare zitto. Priore ricostruisce con lui fat di quella sera e su oltre stimone chiave, l'unico, che è il coraggio di parlare, la voce forie dal coro. Alicola, il copio n'è simile, per anni nessuno riesce a capire chi davvero fosse insala quella notte. I responsabili prima di con'o che fosse un'ufficiale ormai defunto, poi cambiano versione, forse era un altro, ma non si è sicuri. Anche sul numero dei militari presenti in sala c'è un buio calcolato. Per anni, ufficialmente sono solo 5. Lo dice il comandante e ora bonne, il 1986. Lo confermano le prime dichiarazioni, solo ascoltando e trascrivendo le conversazioni telefoniche di quella sera si scopre che erano almeno il doppio. 10 uomini non 5, ma 5 nomi sono spariti, e qui nomi forse dovevano sparire. Come erano scomparse guarda caso le traccerà dar. Come erano spariti i registri di sala, i messaggi di emergenza, il dia 1, il documento che avrebbe potuto dire con chiarezza cosa aveva visto il radar. Null. Si conserva solo un brogliaccio, un appunto scarno sbiedito, su quale è registrato una traccia, a G26. Ma anche quella traccia è un mistero, perché secondo la telefonata tra Licola, Martina Franca e Marsala, la G26 e il 19 Italia, e lui, che viene per sulle 21, ha un minuto da Condor. E lui che si trova a suponza in torno alle 20 e 50, e lui che svanisce nel nulla. Ma c'è qualcosa che non torna, la traccia scompare molto più a sud del punto di impatto, e la velocità di percorrenza tra un punto e l'altro, è semplicemente impossibile. Così, Martina Franca cominci a dubbittare, vuole altre tracce, vuole vedere cos'altro c'era in volo in quel momento. E allora compare un'altra sigla, L, 4, 7, 7, un'altra traccia che si muove da Nord a Sud. E questa non ha un'identificazione certa. Anche questa viene registrata dall'icola e inviate in fretta con i suoi plottaggi. E Martina Franca inizia a pensare, forse è questa la vera traccia del 19. Poi tutto cambia, pochi giorni dopo, la traccia a G26 e scompare. Non c'è più, non esiste più nei documenti, è stata cancellata. Ma non finisce qui, in un documento inviato dall'icola, all'undici luglio tanta, la G26, riconpare. Per trasformata, nuovi orari, nuova traiettoria, ora sembra in noqua, non ha nulla che vedere col 19, un trucco perfetto. La traccia è stata riscritto per non dare fastidio, per non far sorgere domande. Anche qui si accusa il personale di leva. I avieri dicono "E non è imprecisi svolgati, ma la verità è che il controllo spettava i sottuficiali e che qualcosa quella sera, le stato visto, in un doveva essere registrato". Il sito di l'icola più o di altri, ci dice una cosa. C'era qualcosa nei celi quella sera, qualcosa che qualcuno ha cercato in ogni modo di far sparire. Prima le voci, poi le traccia, poi documenti, e infine, la memoria. E poi c'è campino, e lì che si cordi in Alaria, il cuore del controllo del traffico erio civile italiano, una struttura militare in transizione a fina n'i 70 verso la smilitarizzazione, ma nel 1980 è ancora pienamente in mano la reonautica, ed dentro quella sera ci sono decine di ufficiale e sottuficiali, tutti i militari. Per oltre i 10 anni però, gli unici nomi che mergono sono due, i tenenti in la torre e corvari. Sus 60 militari inturno di giorno e 40 di notte, 13 settoriattivi sono due nomi, tutti gli altri spariti. Nessuno ricorda, nessuno parla, nemmeno i colleghi che lavoravano gomita gomito accanto a loro. Quando una magistratura cerca risposte, si ritrova davanti una nebbia fitta, fatta di silenzio, ricordo, non erolino, non visto a niente. Nelmeno un banale e l'enco turni, il cosiddetto log riesce a essere trovato. Tutti i registri di giugno 80 sono lì, tra necolo del 27, troppo coincidenza per essere un caso. E solo nel 1991, un 10 anni dopo, grazie a un documento secondario, un e-linko delle razioni di biscotti e caffè distribuite durante il turno di notte che si riesce finalmente a risalire ai nomi delle persone presenti quella sera. E solo da lì, in una lista lunghissima, una per una iniziano le convocazioni. Ma anche allora, gli interrogati diventano stato e di pietra, nessuno ricorda, nessuno ha visto. Tra i pochi che parlano, ci sono il capitano cucchiarelli e il sergente colonnelli. Raccontano che quella notte non fu come le altre. Ma intorno all'oro, silenzio. E sono confermo, nessuno smentisce. Solo un voto inquietante. E più si sale nei rangi, più la reficienza si fa sfacciata. I maggiore massari, capo contro l'ore, e ne caper fino a quel ruolo. Si divinisce solo caposala. E poi è firmato la comunicazione delle 20 e 22 che parla di cacciamericani e contatticolo ambasciata. All'eventuno, si glei nastri, troppo infretta per registrare le chiamate cruciali. Dice che era il suo dovere. Il log di quella sera, dice di averlo conservato, però non c'è più. Il colonello guidi, a capo della riva, inizialmente nega tutto. Poi, messo davanti alla trascrizione alla sua stessa ruota.
voce, balbetta cambiando versione, finge di non ricordare. Fiorito del falco, capo del secondo reparto, Itav nega una telefonata dell'Eventie 30 con guidi sul traffico militare usa, eppure la chiamata Ellie, registrata, e lui semplicemente la cancella della memoria. Il generale fazzino, inspetto a regenerare del Itav, dice di aver saputo tutto solo il mattino dopo, all'arario. Una catena di comando che nega, dimentica, cancella. E come un meccanismo inceppato, una macchina della verità, che invece di cercare la nasconde, pezzo dopo pezzo, comando dopo comando. E ogni voce si spenne, ogni ricordo, svanisce. Sempre a campino, c'è poi il caso del 30 coloneldo Giorgio Russo, il quale ha ricevuto l'ordine di registrare tutti i plot, i puntini a cui corrispondono le battute del radar che tracciano la rota del 19 e degli eventuali aeri nelle decinazze. Nella rappresentazione consegnata da Russo, mancano però due plot importanti, il numero 17 e il numero 12, che indicano senza dubbio la presenza di una meno un aeromilitare nelle vicinanze del Volo Italia, e non solo in base alla distribuzione, quelle è un tracciato che rappresenterebbe una classica manovra d'attacco. Una prova inconfutabile, nascosta per anni. Russo, interrogato del perchè di quello omissione si giustifica, affermando che i tracciati di erano stati richiesti per ragionare l'operazione di soccorso, per intracciare il luogo della caduta. Una scusa che convince i vertici dell'arma, ma non i PM, crede in un video per inserire il suo nome fracoloro, da indagare per abuso d'ufficio e falsi ideologico in atto pubblico. A po' gioballone invece, va in scena il fatto più oscuro di tutti. Quella sera il ventunesimo gruppo Radar della reunautica militare, non era direttamente coinvolto nell'operazione di ricerca del Volo Iaccato 7.0. Eppure qualcosa a cad. Poi cosa che spinge il capitano morizio Gary, Master Controller in turno, a compiere una serie di telefonate freneti che fra le bici al 9.31 e le 21.54, contattando i centri di Roma Campino, Marsala e Palermo Punta Raisi. Comunicazioni che salvo una portano tutta la sua firma. Ma perché tanto fervore, da un sito non direttamente coinvolto. Il comportamento di po' gioballone appare singolare. Forse, per comprendere meglio tutto questo fervore, da parte del centro radaristico toscano bisogna fare riferimento a quanto accaduto alla base militare italiana di Grosseto, le cui comunicazioni erano gestite proprio da po' gioballone. La sera del 27.1980, nel ristretto tratto di cielo compreso tra Bologna e Siena, due caccia F-104 dell'area unautica militare sfrecciano a grande velocità. È un normale volo da destramento, così almeno dovrebbe essere. Abordo dell'F-104, B-Posto, ci sono due collonnelli esperti, i voli utarelli e Mario Naldini, piloti provetti. Per 14 lunghi minuti i due jet militari volano a poche milie di distanza dal 19 Italia, che in quegli stessi stanti attraverse il cielo italiano. Poi qualcosa accade. All'ore 20 e 30 circa, mentre sorvolano l'appennino toscrimigliano, Naldini e Nutarelli attivano per ben due volte il codice di emergenza generale. È un segnale forte, all'armante. Nel giago militare si dice che squoccano all'arme e lo fanno non una, ma due volte. Non esiste un falso all'arme in questi casi, se si attiva quel pulsante vuol dire che sta succedendo qualcosa di grave. Cosa videro quella sera? Cosa li spinse a lanciare l'allarme tanto grave? Secondo alcuni potesi, qualcosa stava volando in coda al vicino. Qualcosa di piccolo, militari, sconosciuto, un aerofantasma, i radar non lo rilevano chiaramente e i tracciati parano solo di un verivo, ma forse erano due. Uno nascosto nell'ombra dell'altro, una manovra pericolosa complessa ma non impossibile. Se si riesce a rimanere perfettamente allineatico lascia dell'aerio più grande, i radar potrebbe vedere una sola traccia, la dove invece ne volano due. Secondo le analisi tra le 20 e 18 e le 20 e 41, questo misterioso secondo aerio emerge almeno 15 volte, lasciando brevi segnali piccole interferenze come lampine il buio. Gli operatori a terra se ne accorgono, ma non capiscono o non possono parlare. In quel cielo complicato un'altra presenza, pesa come un ombra. E un A-Wax, un A-Wax americano, un gigantesco aerio, un radar dell'anato. Un occhio nel cielo, in grado di comandare, controllare e coordinare tutto ciò che si muove nello spazio aerio. Cosa ci faceva lì? Nessuno ha messa poto spiegarlo, ma la sua sola presenza dice che quella zona era operativamente interessante, gli A-Wax compagno solo nei teatri di guerra. Troppe presenze troppe omissioni, un segnale dall'arme, due cacci amilitari e un aereocivile e qualcosa o qualcuno che non avrebbe dovuto esserci. Da questo momento inizia una nuova storia nera, perché direte voi, basterebbe verificare con i tecnici di poge o ballone, i tracciati radar o le comunicazioni con l'effe 104 di quella sera e interrogare naldini e notarelli su quello che hanno visto. Ma tutto questo non sarà mai possibile. La maggior parte delle registrazioni è stata trasferita da grossei totrapani, ma tutto il materiale è natoperso. Mentre le poche registrazioni consegnate si interrompono dopo breve tempo e soprattutto, fatta ancora più strano, negli anni c'è stata una strana moria di uomini legati alle vicende di poge o ballone. Morti sospette, quasi chirurgiche. Il capitano morizio Gari, morto per un infarto in provviso, il 9 maggiomilio 9.1981. Era giovani, insalute, ma la notte del 27 giugno era lui a capo della saloperativa radar di poge o ballone. E ancora, il sindaco di grosseto, Giovanni Battista Finetti, investito casualmente da un ciclo motore nel gelnayo del '83, dicono, "ave se ricevuto confidenze su quanto accaduto in il rapporto". Forse aveva fatto troppe domande. C'è poi il mare scello Zamarelli del Sio, smorta anche l'un'incidente stradale, il mare scello omuzio, ucciso a colpidarma da fuoco a vivo valenzia, il generale bohemio, freddato a Bruxelles nel '93, o il maggiore medico totaro, trovato impiccato nel '94. Morti diversi, distanti, ma sempre con lo stesso filo conduttore, tutte persone che in un modo o nell'altro erano entrati in contatto con la vicenda del 19 dell'Itavia. Dite queste morti, però non c'è, e sottolino, non c'è prova giuridica di un collegamento col caso rustica. Poi, però ci sono le morti che fanno più rumore. Come quella del mare scello Mario Alberto Dettori, trovato impiccato a un albero il 31 marzo dell'86, prestava servizio proprio a poge o ballone, la sera della tragedia. Aveva confidato a persone a lui vicine che quella notte si raspiorata la guerra. Aveva acuminciato a parlare, a non dormire, a mostrarse i ndi ossessioni. Quando è sparito, non ha lasciato messaggi, a reconocire il corpo non è stata la moglie ma due ufficiali dell'aronautica. Mienti indaggi, niente autopsia, il funerale, la accumulazione eseguita infrette furia con anche i fiori pagati dei militari. E poi, c'è la morte del mare scello Franco Parisi, anche lui controllo Réradar, però, ha o tranto, trovato anche il di impiccato nel suo podere nel 1995. Era stato convocato deporre per la seconda volta sul caso del miglimico. Parisi sapeva qualcosa sulla vicenda del mig, ma aveva subito pressioni per mantenere riservo. Ma anche la sua morte ha delle sfaccitature che non tornano, tanto che viene archiviato come sui cidio in naturale, per via della posizione dei "nodiscorsoi" del capio, del fatto che il corpo toccava terra al momento del ritrovamento. Ci sono tante similiitudini fra questi due casi, entrammi mare scelli, entrammi controllori di saloperativa in un centro-rata. Mario Alberto Tettori e Franco Parisi, di primo probabilmente in servizio la sera della stragi, secondo con certezza quella mattina in cui il migliorio di migliorio finisce sulla montagna della silla. Uomini abituati a osservare, a ascoltare, a sapere. Funzioni delicatissime, responsabilità in mens. Se davvero si sono tolti la vita, non l'hanno fatto per motivi banali, l'hanno fatto perché quella verità gli bruciava addosso, gli mangiava dentro. Una verità talmente pesante da non poterlo più sostenere. Nel diritto, se nocenti fino prova contraria, ma nel tribunale dell'opinione pubblica, la logica, si ribalta. Io sono Roberto Alippi, e in danni irreversibili il caso Michael Jackson, abbiamo esplorato le dinamiche che trasformano un artista in un caso collettivo. Ascolta la serie completa sulla tua piattaforma preferita. Ciao ragazzi, state seguendo i Playoff MBA 2026. Io sono Alessandro Mamoli, faccio il commentatore quest'anno per Prime, sono Matteo Soragna, eccessista. E adesso, commentatore Italian in PSK Sport ci trovate tutte le settimane. Stiamo commentando le quasi calde della stagione. Il posto giusto è ARIA 52. Seguici. I due piloti dell'F104 che hanno scoccatola l'arme generale, Mario Naldini e i funutarelli, hanno fatto carriera. Dei fatti di quella sera non hanno preferito più parola, o quasi. Sono diventati entrambi piloti della famosa patuglia probati che italiana le frecci tricolore. Un onore riservato solo ai migliori piloti del nostro paese. Ma anche allora è successo qualcosa di incredibile. E guarda caso proprio poco prima che potessero presentarsi davanti ai giudici inquirenti a riferire dei fatti di quella notte. Aramstein, il 28 agosto del 1988, in una base nato piena di famiglie, bambini e curiosi mentre sono tutti con il naso all'insu, rapidi dalle scie colorate delle frecci tricolori e arrivato il momento cludo lo spettacolo, la manovra del cardioide. 11 aeri si dividono in due formazioni, 10 tracciani in area 2 semi cerchi per fatti.
che si fanno a fetti come a disegnare un cuore. Il solista, un solo caccia, attraversa quel cuore al centro in un passaggio cronometrato al millesimo, caccolato al centimetro. Ma, stavolta qualcosa va storto, il solista, i vonutarelli, entra nel punto di intersezione con un attimo d'anticipo, un solo attimo. E l'impatto è devastante, si scontra quell'airi di Mario Naldini e Giorgio Alessio, un esplosione in cielo, uno dei jet in pazisce, precipita tra la folla, o in ferno sulla pista. 67 persone del pubblico e i tre piloti italiani muoiono oltre 300 restano feriti. I corpi sono carbonizzati e la mere contorte. I soccorsi non bastano le indagini, parlano di errore umano, forse disorientamento, forse un'altimetro di fettoso. Ma i piloti erano vetterani, nutarelli aveva oltre quattro mile cinquecentore di volo. L'erore non è mai stato accettato del tutto, perché la manovra del cardioide, perfetta, fascinante, micidiale, non perdona nessun margine del rore. Dopo Ramstein qualcuno comincia a farsi del domande. Perché proprio nutarelli in Aldini? Perché proprio due piloti esperti, proprio quelli che erano involo la sera della strage diustica, proprio nel momento in cui il giudice priore stava indagando a fondo sul caso e stava per convocarli. Perché proprio loro vengono qui in volte in una tragedia così spettacolare, così pubblica, così definitiva? Il sospetto si fa largo, la coincidenza è troppo grande per un'inquietare e se Ramstein non fosse solo un'incidente, e se fosse un modo per farle itacere, per sempre. Il mistero si infettisce quando nel 1993, Andrea Crocciani, imprenditore Fiorentino, racconta il giornalista di famiglia cristana Silvano Guidi di essere stato amico di Naldini e che Naldini poco prima di morire, che avrebbe fatto delle confidenze sconvolgenti. Dice. Io sono stato testimone della strage diustica, mi fu ordinato di intercettare due aerei che volavano senza autorizzazione nella scia del 19. L'isegui fino a Gaeta poi ricevetti l'ordine di rientrare, non potevono menusare l'aradio di bordo. Quella sera furono abbatuti due velivoli, uno era quello civile. Naldini, secondo Crocciani, aveva promesso di scrivere un memoriale, tre copie, una per la moglie, una per un amico comune e una per lui. Ma quando i magistrati provano a ricostruire la vicenda, le tre copie sembrano non esistere. Le vedove, sbenti, scono, i genitori non essano nulla. Crocciani, vacillare, tratta, dice, di aver inventato tutto per scrollarsi di dosso la pressione dei giornalisti. Eppure qualcosa non torna. Smettila, lo sai benissimo che lo hanno buttato giù. È Nutarelli, che parla. Secondo la testimonianza di una amica, che sbotta una sera durante una cena. Il collega Naldini aveva accennato la teoria della bomba forse per provocarlo, ma Nutarelli non ci sta. Quella frase, lo hanno buttato giù, sono come una verità sfuggida, come uno squarcio in quel muro di silenzio e di gomma che a volge rustica da dieci lunghiani. La strage di Ramstein non chiarisce nulla, ma nemmeno cancelli i sospetti. Le inchieste non trovano prove definitive di un collegamento, ma la sensazione che qualcuno, quella nota, abbia visto troppo e se è stato messo attacere, non scompare. E c'è un fatto, ancora più inquietante, il codice dall'arme scoccato da Nutarelli e Naldini, la sera del 27 giugno de 80, è stato registrato, ma nessuno l'ha mai trovato nei documenti ufficiali. Cancelato, scomparso, come tante altre cose in questa storia. Più il tempo passa e più nuove informazioni affiorano, e andandosi a unire con quelle già disposizione spostano in un senso nell'altro le conclusioni possibili. Che quella notte ci fossero altri aeri, è comprovato anche dei ritrovamenti in mare. Avvavamo già detto che, nei primi giorni posti incidente, il T-9 aveva restituito oggetti che evidentemente non faciamono parti del corredo del 19. Prior li fa ricontrollare e repertaire tutti. Il 19 agosto sulla spiegia di Trabia, vicino a Palermo, era stato trovato un casco, ma non un casco da pilota, verde, con visiera, spugnosa all'interno. Apparteniava un tecnico di coperta di una portaria americana, e pure si trovava lì nelle stesse ore in cui si cercavano ancora i corpi delle vittime. La ronatica lo aveva catalogato in fretta come materiale non rilevante, eppure a nidoppolo stesso casco sarebbe comparso tra i reperti del miglibico percevito in calabria, una sparizione, una ricomparse, un embarzante anomalia che le istituzioni avevano faticato a spiegare. Nel stesso periodo tra l'uglio agosto era stato segnalato un secondo casco, stavata con un nome in ciso sopra, John Drake, un pilota, un tecnico, un marinayo. Nessuno ne sa proprio nulla, le autorità americane interpellate ufficialmente di che erano di non potere risalire al possessore. Il casco intanto era sparito, come se fosse evaporato. E poi ci sono i salvagenti, due di questi ritrovati a largo il 29 giugno portano delle sigle chiare, US Navy, uno rei che è il marchio della USS Saratoga, la stessa porta aeri che secondo molte ricostruzioni operava nel Mediterraneo quella notte. Saratoga con in bottitura in fibra di vetro non in dotazione a passegeri civili. Il comandante della Saratoga dirà che se ne perdono in mare anche per incuria, ma la coincidenza ancora una volta è troppo perfetta per essere casuale. Nel 1992, durante una delle campagne di recupero più avanzate, un nuovo jetto emerso da le profondità della zona D, un serbatoio subalare da 300 galloni, Made in USA, in uso sueri militari. La autorità satunitense prima avevano negato di poter fornire dati, poi avevano avanzate le potese di un'incidenta caduto un anno dopo rustica. Le coordinate però non coincidevano, e le foto del serbatoio mostravano segni di impatto compatibili con uno sgancio d'emergenza, forse abbassa quota e dei segni di bruciature. A su interno poi c'era ancora carburante. Infine ci sono le boi accostiche, oggetti cilindrici, talvolta colorarancia dotati di sensori per il tracciamento subaco. Alcuni di fabbricazione americana altri sovietici servono per individuare sono mergibili o trasmette coordinate. Nessuno apparteneva al 19, nessuno dove trovarse in quel tratto di mare e pure non li, intatti, dispersi, silenziosi e testimoni di qualcosa che non torna. E poi ce la scoperta più sconcertante, riguardo le immagini del sommergibile della IFRE MER. Si notano nel video segni evidenti sul fondale marino, a pochi passi dal relitto. A quelle profondità non ci sono correnti, il fondale è una superficie continua di sabbia. Quelle invece sono delle tracce lasciate artificiali, come create dall'ostricciamento sul terreno di qualcosa che non c'è più che è stato rimosso. Tra il 1987 e il 1988 le due navi dell'IFRE MER avevano soltanto il tirreno con a bordo sonar sui mergibili e strumenti sofisticati, iniziando il primo vero recupero del relitto. La per sette anni tutto quello che raccaduto la sera del 27 giugno tante era rimasto lì ad attendere e quei segni testimoni arebbero che qualcuno esceso a oltre 3.500 metri di profondità per recuperare qualcosa molto prima che il giudice Santa Croce incarica a IFRE MER. Ma anche su questa azienda che era riuscita a recuperare solo il 45% del relitto, compagno alcune ombre. Il Sism infatti aveva insinuato in un appunto interno alla gentia dei servizi segreti che dietro lente francese si c'è l'assero interesse o pack. Giacco sto, legenda della subacqua, sarebbe stato un collaboratore dei servizi segreti d'oltre alpe, avrebbe potuto cultare alcune prove circa il coinvolgimento di ai rimelitari francesi nella caduta. Nel 1990, priori aveva incaricato una nuova azienda, la britannica Winpole, la quale aveva esplorato un'area quattro volte più estesa di quella già battuta ai francesi e quasi subito aveva trovato tutto ciò che mancava. Altri pezzi del relitto, componenti vitali e la seconda scatola nera, un recupero decisivo che aveva portato il totale del relitto al 85%. E a questo punto la domanda è inevitabile, perché gli fremerno gli aveva trovati o meglio davvero non gli aveva trovati? Sadi fatto che il ritrovamento e la successiva ricostruzione della carlinga distrutta dell'aerone e magazzini di pratica di mare permette di completare le perizie e avere nuovidati. La commissione peritale voluta la priore porta a conclusioni discordanti però, da un lato, il professore Aurelio Misiti, sostiene che la touria dei miszi non è supportata dei fatti. Nella carlinga ricostruita non ci sono tracce evidenti di un contatto diretto con un corpo detonante, per dirle in parore povere, manca il foro d'entrata. La sua conclusione è che li potesi più plausibile quella di un ordino esplosivo. La perizia Misiti dice dunque che forse è stata una bomba, collocata secondo loro nella tua elett. Ma poi nei dati non c'è nulla che la propria, messo una schieggia, nessuna traccia, nessun danno quei renta. Le simulazioni non combaciano, le prove lasmentiscono e sul fondo del mare fra i restri del 19 vieni rinvenuta la tavoletta del vater dell'unica toelletta bordo. Come dunque possibile che una bomba piazzata a pochi centimetri avesseri dotto in brandelli tutto l'aerio tra nella tavoletta? Poi ci sono anche gli obbola, qui maggior parte è stata rinvenuta a integra, di che sarebbe impossibile se ci fosse stato un esplosione interna al veivolo. Alla fine la perizia Misiti viene contestata perché per alcuni più che una perizia è stata un alibi tecnico. I suoi membri parlano di bomba ma senza prove, ignorano le risultanze dell'analisi chini che metallografiche e desplosivistiche, contradicono le simulazioni e sovono su seini che mancano. C'è che è parato di relazione scritta più mani, costili diversi, pezze d'appoggio cucite male. C'è che è notato che nonostante tutto punti contro la bomba, la bomba resta. Perché? La risposta, la capite da soli. E poi da chiarire la questione del miglibico caduto in calabria nel 80. Un mistero nel mistero, una commissione lo aveva archi di atti in un mese, ma una perizia durata tre anni, ribatezzata a dalle mese con il nome del professionista del settore, che grazie a moderni sistemi di rilevazione ha potuto rilabolare i dati rada di quel periodo e capire che quel jet non era dovrebbe dovuto essere, che quelle la mie re fa contava una storia diversa. Una storia fatta di fori di proiettile, ma novre in volo e buggi confezionata in fretta. ed ali che la pista di un'altra volta.
militare suistica ha trovato uno dei suoi abbi gli più solidi, ma ancora una volta non vi sono verità totali, ma solo parziali. L'unica certezza di tutte le commissioni che si sono occupate dalla vicina è che il 19 non ha avuto un cedimento strutturale. C'è chi dice che sia stata un'esplosione interna o esterna, ma mancano le prove, ecco dunque che è proprio a partire dal 1994 un nuovo scenario prende piede. Una caduta causata da una quasi collisione. Niente missili, niente guerrilla, ma un altro aereo troppo vicino, così vicino da sfiorarlo, così vicino da generare un'effetto invisibile, ma devastante, l'interferenze aerodinamica. I fottori di questa tesi immagino un jet militare che si avvicina al 19, talmente vicino da alterare i flussi da rientorno alle sui ali. Basta no due metri di distanza, forse meno, questi ne di centimetri. E il vortice generato da quel altro aereo potrebbero aver agito come una lama invisibile provocando la ruottura della semia la sinistra del 19. E sono un'ipotesi, forse, ma i dati, secondo loro raccontano che quella notte nel cero sera qualcun altro. Un vellivolo che volava parallero nascosto nella sciaradar del 19. Troppo vicino per essere visto, troppo silenzioso per essere notato, ma sufficiente a causare il disastro. I simulatori confermano che in certe condizioni quell'effetto, una turbulenza improvvisa, uno sforzo strutturale a simmetrico, potrebbe essere bastato a farcedere la semia la. A generare una oscillazione, una perdida di controlle in fine il colla sin volo. Ma se davvero è andata così, chi c'era nel cielo con il 19? Per che volava così vicino? L'emplicazione sono enormi perché li potesi della quasi collisione presuppone la presenza di un'altra aeromilitaria in volo non autorizzato nella stessa rotta del 19 nel momento esattinque precipitato. Una versione che non piace a molti, ma almeno così si può scaricare la colpa sullivici. Un conto è se l'itigie è stato battuto per sbaglio dalla nato, un altro e se un miglibico se è nascosto nella sua scia e lo ha involuntariamente fatto cadere. Alla fine, di quel lungo viaggio fra Faldoni, resti metallici e silenzi di stato e il giudice priore si ritrova tra le mani un mosaico tragico e incompleto. Nessun nome, nessun volto fra gli imputati, solo un contesto devastante, una verità che non si riesce a pronunciare per intero, ma che si può intravedere, tra le rie, tra le omissioni, tra le rotte spezzate nel cero del Tireno. La sua conclusione è netta, pur nei limiti del diritto, quel 19 è precipitato per un atto di guerra in tempo di pace. Una vera è propria operazione militare, condotto da forze armate di uno stato straniero o di più stati nel cielo italiano, in una notte qualunque di fine giù. Il nostro ero civile, il nocent, incolpebole, il ritardo di un ora, si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato, travolto da una dinamica da guerra segreta, da intercettazioni ombre a radar, da caccia che si inseguivano e si bracavano sotto lo sguardo cico delle nostre difese. E quello che emerge è ancora più grave, lo stato italiano sapeva. Sapeva anivertici della renautica militare e sapevano i servizi, matacquero, opeggio, coprirono con false testimonianze, manonissioni, distruzioni di naste di radar e cancellazioni di tracciati, come lo definisce il giornalista Andrea Porgattore che più di tutti si occupato di questa vicenda, un vero e proprio muro di gomma, alzato contro i parenti delle vittime, contro i giornalisti e contro i magistrati. Hai presente quando senti raccontare sole la tovello delle start-up? Exit milionarie, successi incredibili, ma sai che non è tutta la storia. Siamo chiaro marconi e che dei ricapazzini, e in start-up dogs intervistiamo in prendi tricce in prenitori, che raccontano senza fintri, gli errori, i retrocena e lezioni imparate sul campo. Start-up dogs è il podcast dove leggera sopore dalla porta e si parla di cosa significa davvero fare in presa. Ascolta la stessa, allora lo trova sulla topeata forma di podcast preferita. Priore non lo scrive esplicitamente, ma lo fa capire con chiarezza, i colpevoli non solo sono nei celi, ma anche sulla terra, e mentre cerca la verità è costretto ad ammettere che molte risposte non arrivaranno mai. Il 31-gosto 1999, dopo 19 anni di silenzi di carte bollate, di indagini controvento e il giudice rosario piore rompe definitivamente la large. Firma e rinvio giudizio per 48 fra ufficiari dell'area unautica, responsabili dei servizi segreti e militari di variorando. Non per la strage, no, per quella non si può procedere, le ottoori restano in noti, ma per qualcosa che pesa forza ancora di più, ha tentato contro gli organi costituzionali, con la gravante dell'alto tradimento. Il 28 settembre del 2000 sia prefinalmente il processo per i presunti dei pistaggi, sono passati più di vent'anni, e nell'auro a bunker di rebibbia davanti alla corsa d'assise si portano anni di omissioni, di tecenze e memoria danneggiate. Ma il colpo di scena arriva due mesi dopo, in primo dicembre, la stessa corte di chiara nulla tutta l'istruttoria condotta da priore per i reati di falsa testimonianza. Anullato in via giudizio, li buttazione rimane in piedi solo per 4 generali dell'area unautica, ma un colpo durissimo. Contemporaneamente, l'ex presidente dell'Itavi, Aldo Lavanzali, prova a difender un'onore della sua ex-compagna e chiede allo stato 1700 miliardi di lire di risarciamento. D'anni morali, patrimoniali, aziendali, chiede una giustizia che non avrà mai. A processo penale, si affianca però anche quello civile. E nel genoio del 2002, la corte di conti presenta il conto, 27 miliardi di lire da risquotere ai militari e funzionari coinvolti nella vicenda. Non, per le vite perdute, non per la verità mai detta, ma per le spese sostenute dallo stato, per recuperare i resi del 19. Poi, l'anno successivo il turno dell'ostato. Il tribunal civile di Roma stabilisce che i ministeri della difesa dei trasporti dell'interno devono risarcire 108 milioni di euro la compagnia Itavia, una cifra enorme, che riconosce una verità mai detta abbastanza. L'ostato non ha garantito la sicurezza dell'ospazio aereo, non ha protetto quella reovia, quella notte, sopra il tirreno, e quel voto di responsabilità significato 81 vite spezzate. Meno di un mese dopo, il 19 dicembre, arriva la richiesta della pubblica accusa anche nel processo penale riguarde dei pistaggi. I piemi chiedono 6 anni e nove mesi, in gran parte condonati per il generale Lamberto Bartolucci e Franco Ferri. La accuse pesante avrebbero tacciuto al governo in formazione cruciali. Altri due generali, Zeno Tascio e Corrado Melillo, vengono proposti per la soluzione, ma da questo momento le cose cambiano. Il processo civile di alto davanzali, presidente dell'Italia, va in frontumi. Il 16 gennaio 2004, il tribunare respinge la sperichiesta di rizarchimento, e un anno più tardi, l'ex-patron di Itavia, muore all'età di 83 anni, senza aver ottenuto la giustizia ch'enerita. Probabilmente si continua a discutere in aula di verità, silenzi o missioni, arriva l'ennesima svolta. Il 30 aprile 2004, la corte d'assis di Roma, solve tutti, e le perizie che hanno dimostrato che i fatti sono nati diversamente da quello che i generali hanno raccontato, semplice. Sono state fatti con tecnologia moderne, che non erano disposizioni alle poca dei fatti, gli imbutati, erano convinti che quella fosse la realtà. Per i giudici generali non hanno tradito lo stato, e l'unico reato che si intravede quello di turbativa, ero mai prescritto. All'emotivazioni depositate il 27 novembre sono un colpo al cerchio e una labotte. Di giudici a mettono che i vertici dell'Aronautica non trasmisero al governo le informazioni sui tracciati radar e sulla possibile presenza di altre aere intorno al 19. Una, e cittotestualmente, forte determinazione a orientare nel senso voluto allo stato maggiore dell'Aronautica, le indagini a qualsiasi livello svolte sustica. Così la definisco. Per dare abonifetti, Presidente della associazione dei parenti delle vittime, non è una soluzione e l'ennesima conferma che ci fu un altro tradimento. Il 15 febbraio del 2005 parte il ricorso. Bartolucci e Ferri tornano in aula, ribadiscono l'alloro in nocienza, non sapevamo di conno, non eravamo conoscenza dei dati radar, ma il 15 dicembra ancora una volta la verità non trova spazio, in aula di giustizia, la corte da pello gli assolve, il fatto non susiste. Nelle motivazioni giudici dichiarano sostenere che accanto al 19 fosse un altro aereo significa compiere un salto logico non giustificabile. Non ci sono prove, solo i Lazioni. È un colpo durissimo, per chi da decenni cercare sposte. Non l'ha di fatto, non è stato nessuno. Per la giusizia italiana non ci sono colpevoli, è stato applicato il principio dell'indubio prooreo, in assenza di prove certe l'imputato varietinuto non colpevole, anche se i dubbi restano e soprattutto nessun giudice si mai pronunciato riguardo ai colpevoli della strage. Il 29 dicembre del 2005, con la legge finanziare il governo, stanza a un fondo di 8 milioni di euro. Cercano vant'o 8 mila euro per ogni familiare delle vittime, un gesto tardivo, forse solo simboli, come a che per molti suona come una missione. Nel giudio del 2006, il relitto del 19 di un'intera sferito da pratica di mare a Bologna. È un lungo convoglio, di vigili del fuoco ad accompagnare ciò che resta di quel volo male detto, la mire contorte, il cuore spezzato di una nazione, lecometallico di 81 nomi in cisi nel silenzio. Quei resti vengono fidati al comune e riconposti nel museo della memoria di Via Saliceto, un sacrario like, l'ogo, dilutto e verità negato. Ustica, scompare dalle prime pagine de notiziari, di tanto in tanto ricompare in qualche speciale di tv, soprattutto grazie alla perseveranza di Andrea Purgatori, ma nulla si smole. Bel 2008, però c'è una svolta, una nuova svolta. Francesco Cossiga, da Presidente e Mere, tutta la repubblica, in un'intervista, accuse esplicitamente la Francia di essere direttamente coinvolta. La procura di Roma retiene che ci siano gli estremi e riapprire le indagini, e il ministro della giustizia Angelino Alfano firma quattro erogatori internazionali direttia Francia, USA, Belgium e Germania, con l'obiettivo di ottenere i dati e la
radar, le tracce degli eri militari e le registrazioni dell'esercitazione nei ceri del Tirena nella notte del 27 giugno del 1980. Si sa per certo che c'erano almeno 21 eri militari in bollo sul martirreno quella notte, è impossibile che nessuno abbia visto nulla. Nel mese successivo, anche la procura di Roma inviarogatori e simili a Stati Uniti e Francia, nella speranza che i dati radar militari possano chiarire l'intenso trafico di eri militari registrato a ridosto dell'erio civile dell'Itavia. Il risposte arrivano dopo lunghi mesi, i documenti restituiti sono evasivi, parziali o ritardati. L'estati Uniti consegnerano qualche strato sellettivo, ma nessun tracciato completo, nessun dato sufficienta ricostruire la presenza dei cacci militari secondo l'esigenza dell'autorità italiane. La portaria isa Ratoga risulta ancora a Napoli, ma i suoi raddero sono spenti di con i militari a stelle trisce perché il segnale disturba varie trasmissioni dell'Arania nella città partenopea, nessun dato, nessuna informazione. Poi però si apre una piccola breccia. Nel 2017 Brian Sandling, un jovane marineaio americano embarcato sulla portaria isa Ratoga, decide di parlare, era lì, nel Mediterraneo, quella notte, abordo di una dene unità militari più potenti della nato. Lo racconta in un'intervistare lasciata purgatori nel documentario rustica, l'ultimo miglio, dice che due aeri da cacci americani erano decollati armati, dici che erano rientrati senza imissili, e aggiunge un dettaglio agliacciante. Il comandante della Saratoga, rivolgendosi all'equipaggio, fermò che avevano abbattuto due miglibici che si erano adicinati troppo alla flonda. Una frase semplice, brutale, che pare uscita da un bollettino di guerra, ma era tempo di pace. Per un istante quelle parole rompono il muro di gomma. La procura di Roma lo cerca, chiede ufficialmente di sentirlo attraverso una ragattoria in vieta di Stati Uniti, ma quando finalmente lo rintracciano Sandling, nega tutto. Ritray ogni parola, dice che non l'ha mai detto in una del genere, peccato che ci si ne ha video della tv, e cosa successo nel frattempo? È stato confuso, avuto paura o qualcuno gli ha fatto capire che era meglio tacere. Non lo sapremo mai, ma quella intervista breve, intensa, rimangata, resta un eco, come un lampo nella notte, una testimonianza, che anche se ritrattata ci ricorda quanto sia fragile e pericolosa la verità, quando si sfidano agli interessi delle potenze militari. E quanto, se è difficile dopo tanto silenzo trovare chi abbia il coraggio di dire quello che sa. Come gli Stati Uniti, anche la Francia interpellata per prima risolve la ragattoria sul tanto due anni dopo, con una risposta lacunose limitata. Senza confermare o negare la presenza di aieri militari francesi ora ad armi ritari in battuglio sul tirreno. Ma ci sono testimonianze che di con il contrario, fonti che definirei autoreboli. Ad esempio, il maricallo Nicolò Bozzo, che all'epoca era il braccio destro, niente popo di meno che del generale Alberto dalla Chiesa e che per casualità si trovava in quei giorni proprio a pochi passi dalla baseria di solenzara, in Corsica. I francesi hanno sempre sostenuto che a quella è la basera chiusa i rada operativi spenti, ma lui si ricorda benissimo quello che ha visto e sentito, i movimenti dei colli a qualche centinaio di metri dove alloggiava. Lo non ho truntato sveglio tutta notte, un militare riconosce un'azione militare quando la vede. Nel 2011 avviene la prima vera svolto dal punto di vista della causa civile. A Palermo, in un aula silenciosa, una sentenza rompe il muro di gomma, parla di rada spenti, di documenti distruti, di omissioni, complicità e di pistaggi, parla della mancanza di controllo di dati ocultati e di una verità negata, ma soprattutto parla di guerra, una guerra nei cedi italiani con caccia in volo, con un velivolo che si nasconde nella scena del 19, e con altri due che lo insegono, con un misile uno solo, letale. Il tribunal civile con Danne, i ministeri della difesa, dei trasporti, perché non hanno protetto quelle vite, non hanno protetto la verità. Due anni dopo nel 2013, anche la castazione conferma. Il 19 è stato abbattuto non per caso, non per erore tecnico, ma per un'azione militare, un misile. Il 19 è stato un po' di 100 milioni di euro, non sono un risarcimento, sono una pietra trombale su una mensogna durata troppo. Ma i colpevoli, ancora oggi, senza volto, protetti, nascosti, intoccabili. Il 2024, però, anche l'ultima indagine, quella perta nel 2008, viene archiviata. Da il punto di vista penale, il cerchio ancora una volta non si è chiuso, non ci sono prove, ancora una volta. Le perizie dicono tutto il contrario di tutto, e così non abbiamo un colpevo, le suole contorni, di una realtà che destinata a essere motivo di scontro. Perché rustica non è solo un disastro aereo, e il paradigma di un paese, che cerca la verità in champando tra i segreti di stato e la fedeltà delle alleanze. È una ferita che attraversa la storia, la geopolitica, la coscienza collettiva, e forse proprio per questo continua bruciare. Ma c'è un luogo oggi, in cui quella notte respira ancora, il museo per la memoria di rustica, dove le voci delle vittime, reze d'alto parlantina scosti, susurrano nomi, sono partenze. Dove 81 sedi enere, illuminate da fili che sendono dal soffitto, ricordano gli assenti. Sono passati 45 anni, dalla strage di rustica, e vorrei lasciare che sia lo stesso Andrea purgatori, probabilmente assima da nile biaque, si ai fabbrizio colorietti, quello che più tutti si occupato per decenni di questa vicenda, a fare il punto della situazione. Ma tutte le persone diciamo soprattutto in Italia che potenzialmente potrebbero essere coinvolte individualmente, coinvolte nel abattimento della aeronelà strage, nella strage di rustica, si aggrappano a questa teoria della bomba esplosa bordo dell'aerio, come a una speranza probabilmente che può dal punto di vista penale, ma e dal punto di vista civile, tirarli fuori da un eventuale incriminazione. La vicenda della bomba è una sciocchezza colossale, costruita a tavolino senza alcuna prova da un collegio di periti due dei quali furono rikusati dal giudice struttore priore per perizia infedele perché trasmettevano i risultati dell'avori in corso agli imputati e dell'aeronautica e questo collegio era sostanzialmente guidato da un perito inglese Frank Taylor, che continua a parlare della bomba e parla poco di se stesso. Frank Taylor ha rivovi in Italia e la prima cosa che fece scrisse una sorta di memorandum nel quale diceva che siccome Italy era il paese delle bomba sicuramente anche sull'aerio di uscita a esploso una bomba senza ancora aver visto un pezzo dell'aerio, senza aver visto nessun documento, senza essersi informato. E poi ha cercato in qualunque modo di sostenere questa tesi, approvato a sistemare questa bomba in una ventina di punti diversi dell'aerio senza riuscire mai a far tornare i conti. L'unica volta che ha detto adesso vi dimostrerò che è stato una bomba perché io ho fatto dei calcoli su dove sono caduti pezzi dell'aerio e mare, vi farò vedere, quindi cercate qui troverete un pezzo del 19, andare a una cercare a 3500 metri profonditettro, varono un serbato io suplementare di un cacci americano e poi alla fine ha detto la bomba è sclosa nella tua letta. Allora la tua letta del 19 di tutti i 19 era minuscolo, un metro per un metro. Secondo lui la bomba era dentro il contenitore dei tovagliolini di carta che serrono per asciugarsi le mani. Secondo lui questa bomba sarebbe esplosa allì e ma esplodendo avrebbe fatto con lassare l'aerio senza distruggere nulla della tua letta. La tavola del vata è stata ripescatentata, il avandino è stato ripescatentato, ma soprattutto la cosa che non sta impiede è non so una parte e che se c'è una bomba qualcuno deve avere la messa. La aerio è partito con 123 minuti di ritardo, quindi secondo questo perito un terrorista sarebbe stato sulla porta della tua letta del 19 di coda, la tua letta di coda, pronto a scappare dalla scaletta della aeria davanti agli assistenti di volo e va a segeri al personale, e terra dopo aver piazzato tranquillamente la sua bomba e tutto questo è molto ridicolo. Una delle cose più importanti che diciamo sono servite a ricostruire lo scenario della notte della strage del 19 di usstica è la documentazione che è arrivata dalla nato, che è arrivata formalmente dalla nato, sul richiesta dei magistrati italiani e sul risposta della consiglio militare la l'alianza plantica. In questa documentazione si diceva già che quella notte due efe 104 italiani avevano dato l'alarme probabilmente perché avevano visto qualcosa sotto il 19, forse il miglibico che poi è precipitato sulla silla e contemporaneamente avevano parlato di una porta aere e di un'altra serie e di un'altra serie di presenza che c'erano in volo quella sera. Adesso c'è la conferma che quella notte c'era in volo su risola delba, una aereo radar Aux, che era americano e che sicuramente aveva la capacità di vedere dall'isola delba quello che accadeva usstica. Che cos'è? Dunque la verità. Platone, nel suo fista diceva che la verità è figlia del tempo, non dell'autorità, una frase che non è mai stata più azzeccata di quanto lo sia per la strage di usstica. Il nostro è stato un viaggio lungo e tortuoso, complicato, a suo modo, un viaggio che portà risposte che non tutti condividono, che però potrebbero essere più chiare se solo qualcuno di molto più in alto volesse premere i tasti giusti con i leader stranieri che sanno oppostano sapere. Ma probabilmente questo comprometterrebbe alle anze, posizioni po' giù.
liquidi di internazionali. Ma se non possiamo dire con certezza chi sia il colpevole, possiamo però guardare quello che resta, intracciati radar che spariscono. In astri mano messi, le registrazioni interrotte, 8 minuti cancellati dal centro radar di Marsala, una valigetta piena di bobine svanite nel nulla, i radar civili che si spengono, quelli meditari che non vedono, i caccia che si insegono sopra il tirreno e un cielo, pieno di tracce fantasma, una giustizia che dice che però non è così, che tutto questo non esiste e non è mai esistito. Poi ci sono le perizie che si dividono, si contraddicono, c'è chi parla di bomba, ma senza residui, senza innesco, senza foro d'uscita, chi potizza una quasi collisione che osserva i resti dell'aereo e riconosce i segni di una pressione esterna, qualcosa che accolpito e non era una coincidenza. C'erano altri velivoli, quella sera. Lo dice la perizia radaristica, lo suggerisce la traiectoria dei relitti, lo confermani testimoni, tracciati le presenze negate. Tutto sembra parlare di un combattimento in pieno tempo di pace, di un velivolo che si nasconde nell'ascia del 19 per non farsi vedere di due caccia che lo insegono, di un misile, forse un misile blast, che splode vicino al bersaglio senza colpirlo, un errore, un bersaglio sbagliato, e una strage che si consume in pochi secondi e intorno una rete di silenzi, di collusioni, di verità negate non solo per paura, ma per calcolo, per non inclinare equilibri internazionali, per proteggere allianze, per non mettere in discussione un intero sistema. C'è qualcosa che non si può occultare, non si può ocultare la senza, non si possono ascondere o tantuno se die vuote, o tantuno vuoi ci spezzate, o tantuno ritorni mai avvenuti. Ustica non è solo un mistero di stato, è una ferita viva che attraversa la coscienza di questo paese e, luogo dove la verità si è fermata, perché è troppo pesante da portare, è il grido muto di chi non c'è più e continua a chiedere "perché". E forse non avremo mai il nome di chi ha premuto quel pulsante, ma abbiamo la responsabilità di non voltare la testa, di ascoltare il silencio che arriva dal fondo del mare, perché quel silencio è ancora tutto da riempire. E ora un consiglio dal voice network. Se è pronto in mergerti nelle dicende più drammatiche e scomvolgenti dei grandi incidenti italiani, mi chiamo Nicolò Locati e nel mio podcast Disastery, provverò a raccontarti delle più grandi tragedie della storia del nostro paese, cercando di riportare i fatti, analizzando le cause e le storie personali che ci sono dietro all'evento e provando a rispondere alle domande, perché è capitato e soprattutto si poteva evitare, cerca subito di Disastery su tutte le piattaforme di podcast.
Podcast Summary
Key Points:
Il giudice Rosario Priore riapre le indagini sul disastro di Ustica del 27 giugno 1980, dopo 10 anni di omissioni e depistaggi.
Emergono prove di occultamento
La Commissione Bicamerale sulle stragi denuncia un sistema di menzogne e superficialità che ha protetto sé stesso anziché i cittadini.
Siti radar come Marsala, Licola, Campino e Poggio Ballone mostrano anomalie
Due caccia F-104 con a bordo i piloti Naldini e Nutarelli attivano il codice di emergenza mentre volano vicino al DC-9, ma nessuno spiega cosa videro.
Una serie di morti sospette colpisce persone legate al caso, tra cui controllori radar e ufficiali, senza che vengano fatte indagini approfondite.
I piloti Naldini e Nutarelli muoiono tragicamente durante uno spettacolo delle Frecce Tricolori a Ramstein nel 1988, poco prima di testimoniare.
Summary:
Il testo ripercorre le indagini sul disastro di Ustica, in cui il volo Itavia 870 (DC-9) precipitò nel 1980 con 81 vittime. Dopo anni di silenzi e depistaggi, il giudice Rosario Priore riapre il caso nel 1990, analizzando documenti, tracce radar e testimonianze. Emerge un quadro di occultamento sistematico: i siti radar di Marsala, Licola e Campino forniscono informazioni contraddittorie o cancellano registrazioni cruciali.
A Poggio Ballone, due caccia F-104 lanciano un allarme generale mentre volano vicino al DC-9, ma i piloti Naldini e Nutarelli non spiegano mai cosa videro. La Commissione Bicamerale denuncia un sistema che ha preferito proteggere sé stesso, distruggendo prove e silenziando testimoni. Diverse persone legate al caso muoiono in circostanze sospette, come i controllori radar Dettori e Parisi, trovati impiccati.
I due piloti dell’F-104 muoiono a Ramstein nel 1988 durante un incidente aereo, poco prima di testimoniare. Nonostante le prove di omissioni e menzogne, la verità giudiziaria rimane incompleta, mentre l’opinione pubblica sospetta un coinvolgimento militare o segreto. Il testo sottolinea come il tempo non abbia fatto chiarezza, ma solo incrostato la verità di menzogne.
FAQs
Rosario Priore è il giudice istruttore che ha riaperto le indagini sul disastro di Ustica del 1980, scavando nei dettagli e nelle omissioni per cercare la verità.
La commissione ha denunciato che la vicenda è stata gestita con menzogne, arroganza e superficialità, con documenti distrutti e responsabilità mai attribuite.
A Marsala il radar ha registrato tracce, ma i militari hanno mentito; a Licola sono emerse discrepanze sul personale e le tracce radar, con una traccia G26 cancellata e poi riapparsa con dati alterati.
A Campino, il centro di controllo del traffico aereo, solo due nomi sono emersi tra decine di militari, e i registri di turno sono scomparsi, con molti che hanno negato di ricordare.
Hanno attivato due volte il codice di emergenza durante il volo vicino al DC-9, suggerendo la presenza di un secondo aereo misterioso, ma sono morti nello schianto di Ramstein prima di testimoniare.
Diverse persone legate alla vicenda, come il capitano Gari e i marescialli Dettori e Parisi, sono morte in circostanze sospette, tra cui infarti, incidenti e suicidi.
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