Go back

#22 Cavour – Pensare l’Italia – Barbero Riserva (Festival della Mente, 2010)

64m 27s

#22 Cavour – Pensare l’Italia – Barbero Riserva (Festival della Mente, 2010)

In questa conferenza, il professor Alessandro Barbero introduce la figura di Camillo Cavour, primo dei tre personaggi chiave del Risorgimento italiano, insieme a Vittorio Emanuele II e Garibaldi. Barbero premette di non essere uno specialista del periodo, ma di aver studiato per l'occasione, e sottolinea come questi tre uomini abbiano preso le decisioni cruciali per l'unità d'Italia, escludendo Mazzini, che pure influente, non ebbe un ruolo decisionale diretto. Cavour nasce a Torino nel 1810, quando il Piemonte è annesso alla Francia napoleonica; il suo nome deriva dal padrino, il principe Camillo Borghese, e cresce in un ambiente francofono, parlando meglio il francese dell'italiano. Barbero evidenzia la sua origine nobile e la condizione di figlio cadetto, che lo ossessiona e lo spinge a cercare di farsi strada autonomamente, sia negli affari che in politica. Il suo carattere imperioso emerge fin da bambino, come nell'aneddoto del licenziamento del maestro di posta a Ginevra, e prosegue all'accademia militare, dove viene punito per arroganza. In un Piemonte conservatore, Cavour sceglie il liberalismo, venendo considerato pericolosamente sovversivo e schedato dalla polizia austriaca. Infine, Barbero lo descrive come un uomo d'affari spericolato, che gioca in Borsa e rischia la rovina, minacciando il suicidio; il padre lo salva, ma Cavour rinuncia al sogno di sposarsi, dedicandosi completamente alla carriera politica e agli affari.

Transcription

9601 Words, 57072 Characters

Italian
Buongiorno buonasera, bentornate e bentornati adono a puntata al podcast di "Lessandro Barbero". La storia come ne avete mai sentita. La raccolta indipendente nel senso scopo di lucro dell'elezione conferenza del professor Barbero. Oggi abbiamo una barbarerola di serba, continuiamo sul filo in risortimentale con l'alzione su cavur, per la serie "Pensare l'Italia" dal Festival della mente 2010. Buonascolto. Buonasera a tutti. In questi tre incontri che mi sono stati affidati quest'anno mi allontano un po' da quelli che sono i miei temi soliti e, come dire, è una scusa che è una excusazio non pettita con cui devo cominciare. Io non mi occupo di mestiere di storia del risorgimento, di mestiere mi occupo di storia medievale, con qualche incursione nella storia militare, magari un po' più vicina a noi, ma degli argomenti di cui vi parlerò in queste serate non mi sono mai occupato professionalmente. E gran parte delle cose che vi racconterò in queste sere le ho imparate anch'io nei mesi scorsi preparando queste elezioni. Subito, ero un po' incertro si accettarono in carico del genere. Poi mi è sembrato che nell'aria ci fosse comunque voglia di parlare di queste cose. Non mi sembra che ci sia quella gran voglia di celebraare e mi sembra che la macchina delle celebrazioni ufficiali non stia coinvolgendo così fortemente le persone, anche se forse una mia impressione, ma di parlare, ragionare, capire meglio, conoscere meglio, quell'epoca, soprattutto conoscere meglio quella gente e provare a capire perché hanno fatto quello che hanno fatto, provare a capire magari prima di schierarsi e giudicare a priori in base alle nostre posizioni ideologiche. E' di questo mi pare ci sia voglia. Troppo scuse, basta, cominciamo, "cavour", sono tre serate, tre personaggi, i tre uomini che hanno preso le decisioni cruciali in quegli anni a metà dell'800. "cavour", il re-evitore manuele secondo, "garibaldi". Per un momento ci eravamo chiesti se non si dovessi mettersi piuttosto mazini piuttosto che il re magari, che è personaggio da diversi punti di vista, di statura minore rispetto a "cavour" e "garibaldi". Ma il fatto è che questi tre sono i tre che hanno ripeto preso le decisioni cruciali che hanno assunto le iniziative decisione o per lo meno che hanno scelto di non impedire certe iniziative e anche quello è un modo di decidere. Mazini non ha preso nessuna decisione cruciale, mazini era un condannato a morte in esilio, un pericoloso terrorista agli occhi di molti e benché la sua influenza, sull'esorgimento sia ovviamente importante, non è uno dei tre che ripeto hanno fatto l'Italia in quegli anni, in quei pochissimi anni. E allora, cominciamo da "cavour". Questi tre incontri sono tutti un po' legati l'uno all'altro, io non esauri il personaggio di "cavour" questa sera, tornerò su di lui anche le prossime volte. Non riuscirò questa sera a raccontare tanti avvenimenti, gli avvenimenti spero che verranno fuori piampiano attraverso l'avvicinamento ai tre personaggi, ai tre uomini. "cavour" nasce a Torino nel 1810, suddito di Napoleone, suddito francese, nasce in un atorino che parte della Francia Napoleonica. Non è parte di quel regno di Italia che Napoleone ha pure creato con capitale a Milano. No, no, no, il Piemonte è stato proprio, come anche altre zone, la riguria e pittardi anche altri pezzi d'Italia, il Piemonte è stato proprio annesso alla Francia e "cavour" nasce a Torino, suddito francese. Nasce da una grande famiglia nobile antica di origine medievale, non sono poi tante le famiglia nobili di origina addirittura medievale, che però famiglia nobile, il benso di cavour che però si è rapidamente allineata con il nuovo regime francese. Il padre di Camillo, il Marquese Michele di cavour è uno degli uomini più in vista della piccola corte napoleonica di Torino. Perché a Torino c'è una piccola corte napoleone dopo aver annesso il Piemonte alla Francia, però deciso in omaggio proprio a quelle aristocratia piamontese che aveva fatto abbastanza in fretta a millare i Savoia e accettare il nuovo regime. E' proprio in omaggio a loro napoleone aveva creato a Torino una piccola corte mandando a Torino un governatore il principi Camillo Borgese. Il principi Camillo Borgese è sua moglie che poi la sorella di napoleone, Paulina buona parte, la bellissima quella ritrata dal canova sdraigata sul canapeco, la più bella donna del suo tempo. Perché vi raccolto questo? Perché il Marquese Michele di cavour è uno dei principali cortigiani del principi Borgese e anche un grosso uomo da fare che fa un sacco di soldi, sottogliani degli anni di napoleone e quando nasce il piccolo, e non si sa ancora come si chiamerà, quando nasce il vambino che il secondo genito nel 1810 a fargli da Pedrino chiamano proprio il principi Camillo Borgese governatore del Piemonte, lui è Paulina Madrid, ecco perché cavour si chiama Camillo. E' ecco perché cavour per tutta la vita parla meglio il francese dell'Italiano. Questo è una vecchie storia, si sa che cavour aveva qualche difficoltà con l'Italiano e lui stesso dichiarava apertamente che quanto a scriverlo preferiva scrivere in francese. Non è perché il Piemonte sia una regione più francese delle altre. A volte in Piemonte si coltiva un po' per questa idea che il Piemonte sia in qualche modo mezzo francese. E' una delle le i fatti che si citano a ricordo di questo è proprio il fatto che uno come cavour era molto più a suo agio col francese che non l'Italiano. E' che in realtà è una frottola. Il Piemonte è una parte integrante d'Italia ha sempre avuto una storia strettamente legata a quella d'Italia ma la generazione di cavour è nata in un Piemonte annesso alla Francia Napoleonica. Cavour nei suoi primi anni è stato educato in una casa dove si parlava francese anche perché va detto anche questo. Sua madre era svizzera, svizzera francese e quindi è ovvio che cavour è stato allevato con i francese come lingua materna. Cavour fin da piccolo si dice dimostra il caratterino che poi dimostra da grande. Anche questa è una vecchia storia quando un uomo diventa celebre e facile che i parenti o i vecchi amici di famiglia si ricordino gli anedoti che dimostrano che già da bambino in qualche modo l'uomo si vedeva già era predestinato. E' tutta via, insomma uno può avere qualche dubbio ma c'è una anedotora contato da un amico di infanzia che io vorrei ricordare a piccola parentesi. Vi dicevo all'inizio che ho studiato naturalmente per preparare questi incontri su temi che non sono i miei temi abituali. Ovviamente ho usato il lavoro di colleghi. Vorrei citarre perché l'ho usato davvero molto almeno il bel libro di Adriano via Rengo. Cavour che è uscito in modo molto come dire con grande tempismo proprio quest'anno e che è un libro di straordinario interesse. Ecco proprio via Rengo racconta una anedotto riferito da un amico di famiglia. Cavour a 6 anni a 6 anni va a trovare i parenti della madre a Ginevra, amatissimi, arrivano nel castello di famiglia in un paesino vicino a Ginevra. Il bambino è furibondo perché hanno avuto dei problemi col cambio dei cavalli alla posta. Sono arrivati in ritardo. Il bambino furibondo arriva a casa, corre incontro al nonno e gli dice voglio che il maestro di posta si ha cacciato. Il nonno dice ma io non posso mi che far cacciare il maestro di posta. Chi lo può fare e solo il sindaco lo può cacciare. Voglio parlare col sindaco. Allora il nonno divertito chiama il sindaco, sono tutti amici ovviamente, gli dice sarebbe questo metto che vuole un udienza. Il piccolo cavour a 6 anni va dal sindaco, torna a casa tria un fante e appena vede il nonno da lontano gli fa e bene sarà licenziato. E con questo cavour secondo quelli che lo conosco è lo stesso cavour che poi da grande farà di mestiere il primo ministro e farà l'unità d'Italia. Abbiamo anche fonti ancora più sicure sul fatto che cavoura avessi già da ragazzino un carattera imperioso. La famiglia lo manda alla cademia militare. Da i dieci ai 15 anni cavour che è un figlio cadetto ci torneremo subito su questo fatto che è molto importante studia alla cademia militare e nelle sue note caratteristiche viene riportato più volte che è stato punito per l'arrogante rifiuto di obbedire agli ordini, nonché per il tono per entorio con cui si rivolge agli altri comandando. Ora il personaggio cavoura, al di là del carattere individuale che può essere più o meno pepato in ognuno di noi, però un aspetto che è collegato a questa sua imperiosità e che vale la pena di sottolineare. Io cercherò di dividuare una serie di aspetti del carattere soprattutto dell'azione di cavour. Sarà sempre un quadro incompleto. Sono una serie di spunti che propongo. Ebbene un tratto che si rische di dimenticare e cosa voleva dire essere un nobile in quella torino in quel pie monte del primo 800. Di cavour si dice, io questo lo raccolto non so quanto si è vero, che non avrebbe mai dato del tu a un amico che non fosse nobile. Questo può darsi, sarà così, non sarà così. Certo è che nel piemonte del primo 800 della restaurazione, in cui Cavur cresce, c'è uno stilità profondissima fra la nobiltà e la burgesia. C'è uno stilità così profonda che nel 1847 sta per scoppiare la prima guerra di independence, d'accordo? L'ambasciatore inglese a Torino manda un rapporto all'ondra dove dice sì qui la situazione è molto, molto tesa secondo me qui prima poi scoppia la guerra civile fra i nobili e i burghesi, talmente profondo è il risentimento di queste due classi e bene Cavur è un nobile fino al midollo. A la battaglia di Goito, la prima battaglia della prima guerra di independence, cade il nipote amatissimo di Cavur. Cavur non si è mai sposato, non ha avuto figli e torneremo anche su questo. Avevo un nipote amatissimo il figlio del fratello maggiore. Questo nipote a Augusto ufficiale cade a Goito e Cavur si dice conserva per tutta la vita in camera su all'uniforme del nipote, talmente era legato a questo ragazzo e talmente colpito dalla sua morte. Ebbene, Cavur ha proposito della morte di Augusto a la battaglia di Goito scrive. Non si dirà che la riscocrazia piemontese non paghi il suo attributo alla patria. Estasi fa uccidere sui campi, degli avvocati la diffamano nei trivi e nei caffè. Ecco, tanto appunto per questo clima di violento posizione fra nobiltai burguesia che è il clima in cui cresce Cavur e tanto per la sua appartenenza, comunque, rivendicata a questo mondo nobiliare a rischio cratico. Tanto più interessante in quanto, a giudizio dei contemporanei magari malevoli, l'aspetto fisico di Cavur non era affatto rischio cratico. Lo conosciamo tutti i cavori, retrati le stati e le biandistitutti, aggiungete l'abitudine di fregarsi le mani con soddisfazione che tutti i commentatori del tempo riportano. Ebbene, non è una figura aristocratica, c'è un commento del Brofferio, è vero che il Brofferio era un adversario politico, era un uomo di sinistra, poeta e politico di sinistra che con cavur ha discosto litigato tutta la vita. Brofferio dice sì sì, ma hai visto uno meno aristocratico di lui e cito il volume della persona, il volgare aspetto, il gesto ignobile, la voce ingrata, in più con quella fatica di dover parlare in italiano, in Parlamento, ecco. Dunque un quadro contrastante, ma in ogni caso un nobile figlio di una grande famiglia nobile, ma lo ricordato un attimo fa, adesso ci fermiamo un attimo su questo, un figlio cadetto. Ora, essere un figlio cadetto in quella società significa qualcosa. Anche se formalmente Napoleone ha volito il maggior asco, anche se formalmente non le famiglie nobili non avrebbero più il diritto di privilegiare il primo genito, come si faceva sotto l'antico regime, in realtà non è così, in realtà in queste famiglie il primo genito è quello che conta e i cadetti devono un po' arrangarsi. Cavur soffre per tutta la vita questa sua condizione di cadetto, non sono io a dirlo, sono i suoi stessi parenti, la zia vittoria quando ancora ragazzino scrive di Camillo, l'idea di essere cadetto continua a ossessionarlo, non la può accettare, sarà il tormento della sua vita. Questo è essere figlio cadetto tra le altre conseguenze, come vi dicevo, che Camur non si sposa, non ha una famiglia sua, vive per tutta la vita a Palazzo Cavur, dove però il padrano di casa il fratello maggiore, Gustavo, con il quale all'inizio si volevano molto bene e più tardi i rapporti si guastano per ragioni politiche. Ecco, è un dato totalmente privato può sembrare una neddo trinutile, però se vogliamo vedere un uomo a tutto tondo, conta anche questo, Cavur che per anni e l'uomo più potente del piemonte, quando torna a casa, torne in una casa che è sua solo fino a un certo punto, e pranza in compagnia del fratello maggiore che siede al posto donore, Cavur siede di fianco, a tutti questi pasti assiste l'amministratore della famiglia favorito dal fratello Gustavo, Camillo detesta a questo uomo, ma è costretto a pranzare con lui e cenare con lui tutti i giorni perché il fratello maggiore lo vuole a tavola. All'inizio c'è ancora la mamma, c'è il nipote Augusto, c'è un po' più divita, poi piampiano le persone muoiono e Cavur si trova negli ultimi anni, appunto a vivere nel suo appartamento dentro il palazzo del fratello in questa casa che descrive a un amico come cito una specie di succursale del perla che è la scesa, cioè è del famoso cimitero di parigi, un posto dove si sono soli a memoria di quelli che sono morti e dove non ci si diverte evidentemente. Maldi la della neddo to, il fatto di essere figlio cadetto significa che Cavur deve far si strada da solo nella vita, da solo non che non abbia i suoi privilegi le conoscenze, gli agganci, spercarità, però ha ben chiaro fin dall'inizio che la sua posizione se la deve fare. E certamente anche per questo che ha un carattere ribelle fin dall'inizio. Il litigico il padre, per carità il litigico il padre avvengolo in tutte le famiglie, in tutte le epoche, in questo caso sono spesso particolarmente violenti, il padre, il Marquese Michele, che ha fatto grossi affari sotto i regi menapoleonico e appena tornano i Savoia, continua a fare grossi affari e di nuovo un grosso personaggio di corte, sindaco di torino, capo della polizia e così via per anni e anni, quindi uno che spagalla sempre. Bene, Marquese Michele, in certo punto è talmente furioso con questo figlio ribelle che prende brutti voti alla cademia militare che mi nace di mandarlo a morire di fame in America. Questo facendo della America tornerà ed è curioso vedere che già allora, a Piemonte degli anni 20-30, si erazzà questa idea dell'America come il posto dove si mandano quelli senza arte ne parte, che tanto qui non riusciamo a sistemarlo in nessun modo. Questa è ribellione di Cavur, però, in certo punto, assume una dimensione politica. Cavur, in contrasto con tutto un ambiente conservatore, reazionario, sceglie di essere liberale. E con noi oggi, rischiamo di non renderci conto che essere liberale e cioè desiderare la costituzione, il Parlamento, le elezioni, la libertà di stampa, la libertà di associazione, questo è niente di più. Eccolo, noi rischiamo di non rendersi conto che nel Piemonte del Giova in Ecavur essere liberale poterla sembrare una cosa pericolosamente soversiva, pericolosamente di sinistra. L'ambiente in cui nasce è vive Cavur, è un ambiente di nobili che ancora nel 48, noi mi scusarete ancora un paio di citazioni che non sono personali di Camillo, ma che richiamano l'ambiente in cui lui è vissuto. Ancora nel 48 ci sono nobili che invocano a Torino, Cito, Piumbo e Capestri, per contenere quegli insolenti avvocati, sempre gli avvocati, i burghesi per eccellenza, mercanti e popolani che si credono divenuti qualche cosa. Adesso che se è stato il 48, il reale ha dato lo statuto, c'è il Parlamento, si vota, c'è un professore all'università di Torino che nel 48 vedendo che il re ha dato lo statuto, commenta dove finirà questo paese, con tanti germi di liberalismo e democrazia, dove sia ben chiaro che la democrazia è ancora peggio del liberalismo. Ebbene, in questo piemonte, nel piemonte prima del 48, il giovane Camillo passa per uno pericolosamente di sinistra. E mai collocazione fu più errone e ben inteso. Però fa paura, perché liberale il re Carlo Alberto lo definisce un certo punto un carbonaro impertinente. Ora di che vorranno, sappiamo che lo ne mai stato affiliato alla carboneria, sempre detestato mazini, le società segrete e così via, ma gli occhi di chi sta dall'altra parte dello spetropolitico già il suo liberalismo e ribellismo giovanile lo fanno passare per un pericoloso conspiratore. Tante velo che a 23 anni è già schedato dalla polizia austriaca, a cui senza dubbio quella più montese passa le schede per altro. E schedato dalla polizia austriaca, la prima volta che deve andare a Milano per affari a poco più di vent'anni, ripeto, immediatamente viene fermato e portato in questura a identificarlo, perché negli schedari dei pericolosi soversivi della polizia austriaca. Qui mi vorrebbe voglio di fare una piccolissima parentesi, ma la farò fulmine sul fatto che a quei tempi, che qualcuno magari rimpiange, se uno doveva andare da Torino a Milano doveva procurarsi il passaporto al Ministero degli Interni e poi veniva fermato alla frontiera, dalla polizia doveva spiegare dove andate perché e poi vera fermato di nuovo alla barriera, doganale, di nuovo spiegare perché mostrare il passaporto così via, ma questo lasciamo stare. Il fatto che cavuro a 23 anni va da Milano per affari mi permette di introdurre un altro aspetto del personaggio che è un aspetto rilevante. Cavur è un uomo da fari. Prima di essere un politico è un uomo da fari. È un uomo da fari anche proprio perché è un cadetto e deve farse una fortuna, vuole farse una fortuna sua. Finché c'è il padre collabora con lui il paio, il Marquese Michele continua a fare manegi, business di ogni genere, cioè in particolare uno occasion che è abbastanza bizzara perché valga la pena di riferirla. quando cavura 26 anni fa un viaggio da fari in Austria per conto del padre, va a comprare Pecore Merinos, perché il padre, il Marcheese Michele, è il fornitor di Pecore Merinos, di Muhammad Ali, Pasha de Gitto. Ecco, la globalizzazione non c'era ancora, ma gli affari si facevano già su grande scala, il Pasha de Gitto si rivolgeva a Torino per comprare Pecore Merinos in Austria e il giovane Camillo si occupa anche di queste cose. Così come si occupa di Borsa? Gioca in Borsa, gioca in Borsa molto ogni tanto a fortuna, ogni tanto gli vanno molto male e un giocatore spericolato come sarà poi anche tutto sommato anche in politica. Gioca in Borsa è, in certo punto, gli vanno molto male e a Parigi ha giocato, gli è andata malissimo, si trova ad dover trovare in pochi giorni 45.000 franchi per intenderci 45.000 franchi all'epoca sono il reddito annoo delle due principali tenute agricole della famiglia cavur, due grandi tenute a riso nel vercelleze, ricchissime, ecco l'intero reddito anno di queste tenute cavur se le bruciato in Borsa con una speculazione a Parigi e da Parigi scrive al padre, e questo è molto indicativo dello stile di Camillo, chi si scrive al padre ovviamente, bisogna pagare o farse saltare le cervella. E' notate che questa è la prima di diverse volte in cui questa minaccia di farse saltare le cervella tornerà fuori nella carriera di cavur, più avanti nella vita tornerà fuori per motivi politici. All'inizio invece è per la speculazione nata ma all'imborsa. Ovviamente il padre lo salva, trova i soldi e gli elimanda. Manno tate, torno ancora su questo punto per l'ultima volta, cavur, parrebbe dalla sua corrospondenza, aveva sperato da giovane di farsi rapidamente un patrimonio per potersi sposare. Sintendi, sposarsi a quel livello sociali significa poter prendere una donna del tuo rango con una dote e poter le garantire un certo stile di vita. Con le patrimoni di un cadetto non si può, cavur ci spera e la rovina della sua speculazione in borsa e anche il momento in cui rinuncia a questo sogno giovaneille di farse una famiglia a sua. Si concentra su gli affari, si concentra su gli affari di famiglia, si interessa di innovazioni in agricoltura, fa fruttare le grandi tenute risicole del verce lese, accumula profitti, diventa grosso azionista di banche e uno degli uomini più ricchi del reno di sardegna a Camillo, dopo qualche anno di speculazioni e di affari. Aleman impasta un po' in tutto? Nel momento in cui diventa ministro della agricoltura e commercio il suo primo incarico ministeriale, liquida immediatamente quasi tutti i suoi interessi finanziare, industriali, bancari, dando per scontatto che quando uno diventa ministro è ovvio che debba fare una cosa del genere. Notate che non è particolarmente contento di farlo? Sì, a chiaro, non siamo in un mondo di anime belle. Cavora i soldi ci tieni alle sue azioni ci tieni, agli affari ci tieni li fa in modo spregiudicato finché può. Semplicemente vive in un mondo dove è ovvio che quando diventa ministro non lo puoi più fare. Poi ben inteso, è sempre difficile districare tutto. Si tieni una cosa sola, la tenuta agricola di l'eri, che è la tenuta amatissima nel verce lese dove lui va a rifugiarsi nei brutti momenti, questa tenuta di l'eri produce riso e rende. C'è un momento in cui il conflito di interesse prende anche Cavurno stante tutto, è un momento in cui lui al governo eccecare stia e i prezzi dei cereali salgono e c'è pressione dal basso perché il governo faccia qualcosa e abbassi il prezzo dei cereali e Cavurno lo fa, e ben inteso, lui non lo fa soprattutto perché non ci crede la sua posizione teorica, economica e che il liberismo ha soluto è l'unica cosa possibile, però è anche vero che più alti sono i prezzi dei cereali e più il suo riso del verce lese rende. Quelle forse l'unico occasione in cui a Torino Cavur è fiscchiato dalla gente e la gente va a tirar Pietre contro le finestre di Palazzo Cavur, accusando di affamare il popolo, per dire che appunto non è così semplice neanche in un epoca che lo dà perscontato, districare fino in fondo gli affari e la politica. Quello che vorrei sottolineare adesso è che il cavuruo omode a fari ed economista è il punto di partenza della sua carriera politica e come l'economista più competente del Piemonte che lui è un certo punto viene chiamato al governo, che è un certo punto diventa evidente a tutti che di un uomo così non si può fare a meno, ma non è un economista teorico in senso astratto. Cavur ha una conoscenza approfondita del funzionamento della società, delle classi sociali, dei salari, dei prezzi. Finderagato, da ragazzo nome, adegio a vanno a 8, ha una conoscenza di queste cose. C'è una cosa significativa quando Cavur ha 24 anni, il governo inglese si sta preparando a varare una serie di leggi sulla poverta, sulla assistenza, i poveri sul lavoro obligatorio, prima indicanti e così via il complesso delle "pourlose" come le chiamano. Per varare questo insieme di leggi il governo inglese fa una grande inquietta in Europa per sapere come la condizione dei poveri e degli operai, che sono quasi la stessa cosa, nei vari paesi europei. L'ambasciatore inglese a Torino si rivolge al sindaco che è il papà di Cavur, chiedendo gli delle notizie e delle informazioni sulla situazione degli operai a Torino. Il Marquese Michele dice "ma c'è mio figlio". Lui questa è cosa è stabilissimo. Camillo accetta l'incarico di redigere una memoria che scrive in francese, poi pubblica, era la sua prima pubblicazione, ha 24 anni e ha 24 anni, una memoria sulla condizione dei lavoratori in piemonte, in cui fa un'analisi estremamente realistica e arriva a conclusione importanti. Per esempio scopre che basta la minima di sgrazia perché un operario si è ridotto in miseria e costretto a contrarre debiti. E poi si pone cavur il problema se sia possibile per gli operai risparmiare qualcosa. Cavur risponde, ciò mi pare assolutamente impossibile. E' con questa consapevolezza delle condizioni di vita, delle masse popolari, è una cosa che accompagnerà cavur, che ripeto lo vedremo un cormelio adesso, non è certo uno di sinistra, tutt'altro, ma accompagna cavur è da fondamento alla sua azione politica in più momenti. N 1848 scoppia per prima cosa la revoluzione in Francia, cadela monarchia, c'è la repubblica. La reazione di cavur a questa vicenda è interessantissima, cavur analizza l'opinione pubblica e scopre che l'opinione pubblica è abbastanza spaventata da questi fatti di Francia e dice è pure strano perché l'opinione pubblica ormai, cominci a essere illuminata, sono tanti liberali, progressisti, come mai allora la caduta della monarchia, la repubblica in Francia ha suscitato soprattutto spavento e conclude con questa frase memorabile. Non sono l'idea di democrazia e di repubblica che spaventano e lo spettro del comunismo. Non so se vierendete conto, siamo nel 1848. Cioè precisamente nell'anno in cui esce il manifesto del Partito Comunista di Mark Se Engels che cominci a con la frase un tempo celeberri, ma spero ancora oggi conosciuta, uno spettro si aggira per l'Europa. Ecco, cavur è uno abbastanza al corrente di quello che succede, con una capacità di analisi abbastanza sofisticata del mondo in cui vive, da arrivare a questa stessa immagine, dello spettro che si aggira per l'Europa, nello stesso momento in cui la formula non Mark Se Engels aveva letto Mark Se Engels difficile dirlo con certezza, un'idea però ce la aveva, infatti prosegue, sempre commentando il fatto che l'opinione pubblica sia spaventata per i fatti di Francia e pur la democrazia non dispiace troppo ormai a molti, la repubblica, molti ormai la cette rebre, ma quel che fa paura il comunismo e prosegue. Ognuno si domanda se le dotrine socialiste comuniste, natene i cupi cervelli di alcuni filosofi della Germania, ecco lì, Mark Se Engels, stanno per essere tradotte in pratica da quegli ardimentosi francesi, perché continui francesi si sa, sono capaci di tutto, lo si è visto nel 1789, ne hanno fateli tutti i tipi, adesso chi sa mai che non prendano loro in mente l'idea del comunismo perché a quel punto siamo fritti. Capur continua a seguire questo tema, la repubblica francesa dura tre anni, nel 51 se il colpo di stato di Luigi Napoleone, il nipotino della Repubblica, è poi rapidamente imperatore, con una netta svolta a destra della politica francesa, e cavur commenta, la paura del socialismo vince nei francesi la more della libertà, gran lezione. Non rifettiamo magari sul fatto che sono passati 150 anni e sembra che non sia cambiato molto, ma quello che mi interessa qui è far vedere un cavur che appunto è al corrente delle cose più moderne, anzi con il cavodo prefigura anche la politica ancora di rada venire. Ben in tezzo, cavur quindi fieramente anti comunista, anti revoluzionario e così via, ma quando i testitori di Elesi soperano, quando le fabbri che di Biella che sono il principale Polo, il primo piccolo Polo industriale del Piemonte e intorno in sopra, sono i primi soperi da quelle parti negli anni 50, cavurché al governo risponde che per prevenire il socialismo, e stavo citando di nuovo, è necessario migliorare e salare degli operai, migliorare la loro condizione, a dio, me lo rende poi piacere. Grazie. Ove, grazie. Dunque è necessario migliorare la condizione degli operai, cito ancora seno e inevitabile la guerra sociale. Allora, l'ucinità politica evidentemente è soprattutto capacità di collocarsi in una posizione politica, oggi piacerebbe tanti, definirsi centriisti, moderati, ecco, cavur ha molto chiaro il fatto che ci sono, è molto chiaro, il suo punto di vista, che ci sono due pericoli, nella conjuntura drammatica che l'Italia, il Venio di Sardena e il mondo, stanno vivendo in quel momento, da una parte c'è il pericolo, certo, dei rossi, della narquia, del comunismo, della rivoluzione. Ma dall'altra c'è il pericolo della Shabola, del Tintin-Nardi Shabole, dei governi reazioni militari che metterrebbero fine volentieri alla libertà di stampa, le elezioni e così via. E cavura è chiarissimo che entrambi le cose dal suo punto di vista, sarebbero una tragedia. E si butta in politica. Cavur si butta in politica nel 48, inunciando chiaramente che c'è bisogno di quello. È necessario indispensabile di costituire un partito liberale conservatore. Perché? Perché a sinistra, è verrà fuori qualcosa di forte? E bisogna cercare di frenarlo. Dobbiamo aspettarci a vedere costituirsi, e l'italiano di cavura, naturalmente. Dobbiamo aspettarci a vedere costituirsi un partito estremo, impazziente. Bisogna apparechiarsi a combatterlo. Però poi sempre battere ben inteso sul fatto che i pericoli sono due. Da due parti. Quando alla prima guerra di indipendenza va a finire molto male, con il disastro di Novara nel 49, sembra che il piemonte sia li li per ridiventare reazioni a rio abolire lo statuto e così via, cavur dice, "Ciè il pericolo due pericoli di nuovo. Divenire sommersi dalle onde della narquia o incatenati al potere della sábola." E invece ci vuole una linea di mezzo che però dev'ester una linea risolutamente riformista. Cito ancora. Scusate, mi secito troppo me lo direi, te ne prossime serate diminuerole citazioni. Le riforme, e sempre Camillo che parla, compiute a tempo, invece di indebolire l'autorità la rafforzano. Invece di crescere la forza dello spirito rivoluzionario, lo riducono all'impotenza. E dunque cavur nel 48 a 38 anni decide, ormai un uomorico, decide che ancora più degli affari interessa la politica. Perché il mondo sta vivendo una stagione straordinaria e lui vuole esserci dentro e vuole essere uno di quelli che la dirigono questa stagione straordinaria. In parte, è certamente ancora l'ambizione di un carattere straordinario e anche ancora sempre l'ambizione del cadetto che ha imparato che la sua posizione deve farse la da solo. Se è una netta molto rivellatore, una lettera di cavur torniamo indietro di qualche anno. Quando aveva 22 anni, cavur scrive alla marchese di Barolo, dicendo con quel tono che si ha volte a 22 anni quando si pensa di essere usciti dalla adolescenza. Risa io ormai sono disilluso. Non è più come quando ero ragazzo cito. Quando avrei creduto del tutto naturale, risvegliarmi un bel mattino primo ministro del reigno di tali. Ecco, parleremo poi di quanto l'idea di oreno di talia fosse plausibile, pensi immaginabile al tempo in cui che vuole ragione. Molti politici seri serissimi, vebbero detto, "No, figuriamoci, non è nemmeno immaginabile". Cavur ha 22 anni, si ricorde che lui da ragazzino. Quando sognava o chi aperti, si vedevano un primo ministro del reigno di Sardegna. Ma, primo ministro del reigno di talia. Dopo di che appunto nel 48 decide di entrare in politica, per la via del giornalismo, un'altra intuizione di Cavur e che la politica si fa con i mass media, cosa che fino al 48 non era possibile, perché prima dello statuto non c'era la libertà di stampa. I giornali di controllava la politia è impedire di pubblicare con l'unque cosa che non andasse bene al governo, di conseguenza giornali i politici non nesistevano. La concessione dillo statuto a Torino nel 48 vuol dire anche che di colpo nascono un'infinità di giornali, giornali politici. Cavur, che ormai soldi le A, si fa il suo giornale che lui dirige e che, di nuovo, non teve le capacità di previsione, intitola il risorgimento. Siamo appena all'inizio, ma il concetto evidentemente circola già e lui ha già capito che quello è lo slogan cruciale. Tu, Cavur dirige il risorgimento e in quegli anni in quei mesi in realtà non durano moltissimo mentre facendo due o tre anni al massimo. Si compiace di essere un giornalista. Parla di sé come un giornalista termine che è appena nato all'epoca e che indica in realtà il direttore di giornale naturalmente dagli occhi di Camillo non certo l'ultimo articolista. E vale lezioni. Vale lezioni del 48 per il primo Parlamento sub al Pino e debattuto. Non entra in Parlamento e furioso. Ci toccato ancora da una sua letra un amico. O dura sorte. Solo tra i giornalisti mi trovo escluso dalla camera. Dopo aver lavorato nel campo della politica, altrettanto se non di più di qualunque mio collega giornalista sono il solo risrettato dal Paese. Vedetto che Cavurno ne mai state uno che prende bene le sconfitte. Anche in seguito e uno che tende a reagire piuttosto gli ollentemente alle sconfitte. Per fortuna c'è subito un'elezione subletiva e viene letto a questa volta. Va in Parlamento e ci resterà per tutti quei 12 anni che direttano da vivere. 13 nel 48. Dunque entra in Parlamento, ma il Parlamento è soltanto un gradino. Cavur si sente ed è certamente di una statura tale da dover essere chiamato al governo. E l'economista più esperto del regno. Oltre a essere uno degli uomini più ricchi del regno sotto di Nelliamolo. Non so il di che si è fatto in gran parte da sé. Invece dopo la catastrofe di Novara del 49 si fa il nuovo governo da Zeio. Cavur credeva di essere chiamato al governo da Zeio. Non lo chiama. Cavur se ne va a Leri in campagna e di nuovo scrive agli amici. Almeno lì avrò la consolazione di vivere come se quella puttana di Italia non esistesse. Dove la cosa che ha entreti di tutte le Italia però. Per cui volevo diventare ministro del regno di Sardegna. Hanno appena perso clamorosamente la prima guerra di indipendenza. Molti stanno pensando "ba, basta se abbiamo provato e finita". A cavur e chiarissimo che l'orizzonte della politica e l'orizzonte dell'Italia. Certo, sei così, fatico osservire l'Italia. Ogni tanto viene voglia di mandare tutto il diavolo. Sono a crisi che passano rapidamente, che avursano molto bene quello che vuole. Aspetta il suo tempo, finalmente due anni dopo nel 51. Dazeglio, commette l'errore della sua vita, e lo chiama il governo. All'inizio dazeglio è contentissimo. Il governo era debole mancava di individualità forti, uno come cavur e proprio quello che ci vuole. Dazeglio scrive, sono contentissimo di aver chiamato cavur. È un autentico gallo da combattimento, specialità che ci mancava. Io non mi fermerò durante questa serata, un po' che neresta, su il cavur politico, capaci di padroneggiare i parlamenti come vuole, su il cavur che governa, anche quando non è al governo, perché non c'è nessuno nel paese che abbia un seguito delle clientele, le folle che gli vanno dietro, come le a lui, e che non mi fermerò su questo. Ma certamente, appunto, è un gallo da combattimento, è un politico di razza. Dazeglio si lude, il revitorio di cui parleremo molto più ampliamente domani, ma che facciamo entrare nel nostro racconto adesso, il revitorio è più lucido. Quando Dazeglio tutto contento va a dirgli che ha dato un ministero a cavur, il re gli dice. Ma come? Ma non vedono loro signori che quell'uomo li manderà tutti con le gambe all'aria. Ma parlava in piede Montese, e dice di Peggio Beninteso. Ecco, il reve ha perfettamente ragione. E già pochie mesi dopo, quando Dazeglio si riferisce a cavur nelle sue letteri, lo chiama "le impio rivale". Cavurco, non in immezzo, si dà da fare alla fine, fa fuori Dazeglio, diventa lui il primo ministro, ed è il padrone della politica, da reno di sardegna, per un decennio. Il governo di cavurco risponde a la gran parte del decennio 1850, ed è un decennio di stupefacente crescita per l'economia pie Montese, pie Montese, ligure del reno di sardegna. In parte, in gran parte, questa crescita è anche merito di cavur. Nella misura in cui la crescita economica dipende dai governi, ma noi viviamo in un epoca in cui si dà perscontato che i governi possano fare delle cose, debbano intervenire per sostenere l'economia. Bene, certamente, cavur questo lo sapeva e lo faceva. La caratteristica dominante del cavur che governa l'economia è la fede nella modernizzazione. Che risale anche lì a quando era giovane? A quando, a 25 anni, è andato in viaggio in Inglielterra e ha fatto questa esperienza formativa iva. decisiva e andato in treno da Liverpool a Manchester, 1835, 50 km in un'ora e mezza. Una di quelle esperienze che cambiano in modo di vedere il mondo, da quel momento Camillo ha un cardine fermissimo. Progresso, modernizzazione, infrastrutture, ferrovlie, ferrovlie, ferrovlie, porti, ferrovlie, strade, ferrovlie, canali, trafori e ferrovlie, naturalmente. Sto questo costeramo altissimo, certo? Costeramo altissimo. Bisogna che il paese diventi vieti più ricco per potersi permettere tutto questo. Il paese diventerà più ricco se si aboliscono le tarifte le barriere doganali, l'altro pilastro del cavore economista e politico è il libero scambio. Abolire tutto, lasciarci il colare le merci e la ricchezza fluirà da sé. Ebbene, cavore fa questa scommessera nel momento giusto. Forse in un'altra epoca storica non mi sarebbe andata così bene, ma quelli sono i decenni della grande crescita economica di tutta Europa. E il piemonte è la parte d'Italia che è meglio attrezzata per le idee di chi governa intendo, per inserirsi all'ultimo momento in questo colossale movimento di crescita. L'anni 50 sono un momento sballorditivo in cui si costruiscono ferrovlie. Nel 1860 il piemonte ha una rete ferroviaria che pari a metà dell'intera rete italiana. Si costruiscono canali il canale cavore, tuttora in uso, si apre i lavori per il traffor del Freius, tuttora in uso, nascono la rete telegraphica, l'illuminazione gas, nuove banche e la borsa di torino. Bene in teso, questo avviene anche al trove dove i governi hanno capito che questo movimento bisogna sostenerlo. Ci sono altre zone di Italia dove invece questo viene fatto molto meno. I risultati sono spettacolari. La crescita del economia del reno di sardegna nel decennio di cavore è sballorditiva a livelli cinesi, cinesi di oggi. In quel decennio le esportazioni triplicano. Il reddito nazionale complessivo si raddoppia in dieci anni. Bene in teso, tutt' questo però non si paga da sé. Tutto questo richiede una fortissima capacità di investimento e di spesa la parte di cavore. E qui va detto che il cavore, assolutamente liberista, che non crede alle dogani, alle tariffi, ai prezzi in posti artificialmente e così via, però crede fermamente nella spesa pubblica e sostiene negli anni del suo governo una colosale spesa pubblica. E dunque aumenta le tasse. Cavurne i sojani di governo e di splendore e temuto e odiato anche da qualcuno come quello che sta facendo pagare un sacco di tasse a quelli che prima non le pagavano. Il sistema fiscale fino a quel momento era ancora un sistema di antico regime sostanzialmente basato sulla terra. Chi alla terra paga le imposte. Le professioni per esempio praticamente non pagavano. Cavur fa pagare le tasse, agli avvocati ai medici. Ci sarà qualcosa del nobile che tutto sommato conserva un po' di antipatia verso questa gente, questi borgesi ed è ben contento di far pagare anche loro. Chi lo sa? Ma certamente in Parlamento c'è chi protesta e nel paese corrono le canzonette satiriche. Chi mi sono chiesto a lungo se avrei provato a cennarvi il ritornello qui, poi deciso che non lo farò ed è meglio per voi. Tuttavia corrono le canzonette satiriche in cui il ritornello è appunto cacciate fuori scudi per il magnifico conte di cavur il tutto impiementese si intende. Ora però questa colosale cresce del economico non è fine a se stessa. Nella prospettiva di cavur è evidente che le sfide dell'Italia, la sardegna, del Piemonte e dell'Italia sono da un lato la modernizzazione economica e dall'altro la liberazione del paese dalle ingerenze straniere poi anche l'unità. Se abbiamo tempo ci arriveriamo, non questo passo un po' in secondo piano di all'avere Italy inizio. La prima cosa è la liberazione di quelle parti d'Italia che appartengono a potenza straniere il lombardo veneto austria, essenzialmente. Da questo punto di vista cavura ben chiaro che la modernizzazione del paese significa anche un passo in quella direzione. Le ferrovie da sole per il solo fatto che fanno spostare la gente sono un passo in quella direzione. Già nel 1845 non è ancora il Governo a 35 anni è un economista noto, scrive un articolo per una rivista suvizzera in cui dice che le ferrovie favoriranno lo spirito di nazionalità italiana. Proproperi solo fatto che produiranno un incessante movimento di persone in tutte le direzioni, in quell'Italia che in gran parte all'epoca ha ancora strade impraticabili, brigantiche, eliminaciano e così via. Questo articolo è scritto per una rivista suvizzera, è una figola che parla di treni come vedete, di ferrovie che favoriranno la nazionalità italiana e suosviluppo. Il direttore del giornale svizzera non lo pubblica, dice, è proprio per icoloso politicamente un articolo del genere. Non ho letto finora niente di più profondamente ostile alla dominazione austria che è in Italia. E dunque veniamo al tema di quello che cavura fatto negli ultimi anni del suo governo. La guerra del '59, la nessione della Lombardia e poi dei principati, così via la nazita del reno d'Italia, e poi il sostegno vedremo quanto questa parola possa essere adatta all'impresa di Garibaldi. Per orientarci in quest'ambito, escusatemi, sottolineo ancora che di questo tema parleremo a sai meglio domani e ancora meglio dopo domani affrontando la figura di Garibaldi, qui io potrò cominciare soltanto a fare alcuni accenni su questo. Per affrontare questo tema, io mi sono fatto l'idea che è fondamentale avere chiari i due livelli di obiettivi che i liberali italiani si ponevano all'epoca. Lo già c'è nato prima, ma diciamo di nuovo. C'è un obiettivo su cui tutti sono d'accordo. Il Paese per progredire deve essere libero, non ci devono essere parti dell'Italia che appartengono a Imperic stranieri. Essenzialmente vuol dire una cosa sola, il lombardo veneto fuori gli austriaci. Su questo i liberali italiani e maggior ragione i democratici sono tutti d'accordo. L'altro problema è diverso, è il problema se un giorno sarà possibile un'Italia unita. Un'Italia unita vuol dire naturalmente che tante piccole dinastie dovranno essere fatte sparire, che tante piccole indipendente andranno a bolite per creare un Paese unito. Questo secondo punto è nell'aria se ne parla gli appassionati ci credono, ma la gente coi piedi per terra come cavur per molto tempo non ci crede affatto. Ancora pochissimi anni prima che tutto precipitico l'impresa di Garibaldi e che si arrivi davvero all'Italia unita cavur, un certo punto in un Congresso in cui si discutere di queste cose, dice apertamente che l'idea dell'Italia unita è una corbelleria. Ben inteso non che non sia una cosa desiderabile. Questo è lo stesso uomo che da ragazzino diceva che sognava di essere il primo ministro del regno d'Italia, tutti dicono in teoria sarebbe desiderabile, ma il realismo politico sembrava imporre di andarci cauti. Quanto invece ha butt per fuori gli austriaci? Su questo è certamente se ne può discutere. E poi c'è anche un problema intermedio l'Italia unita magari impossibile, ma ci sono di nastie, io ragiono adesso come ragionavano cavure gli uomini del suo partito, gli uomini delle sue idee, si erchiaro. Ci sono di nastie in Italia che sono comunque impresentabili, che hanno una tale immagine all'estero che è impossibile pensare di continuare così, in particolare quella borbonica nel mezzogiorno. La di nastia borbonica è universalmente ritenuta in tutta Europa, così arretrata, reazionaria, impresentabile ripeto, per opinione comune di tutti i governi, giornali, l'opinione pubblica, che è il problema di in qualche modo liberarsi dei borboni e assolutamente presente anche a cavure, anche nel momento in cui però l'idea poi di unificare dopo l'Italia sembra assurda e allora quale è la soluzione? Il fatto è che ancora in quegli anni, fra la prime e la seconda guerra di indipendenza, la diplomazione europea ragiona ancora abbastanza in termini vecchi nei termini di quella politica dinastica che si faceva nel 700. Avete presente quelle guerra in cui il problema era soltanto se un borboni diventava a rei di spagna oppure no la guerra a punto di successione, spagnola, austria. È abbastanza impressionante vedere come anche in un epoche che noi penseremo più vicina alla nostra, la metà dell'800, in realtà i governi e le diplomazioni ragionavano ancora abbastanza in questi termini e quindi era tutto un discorre di scambi. I borboni, per esempio, sono impresentabili e vero se potessimo togliere lì, chi ci mettiamo qualcun altro al loro posto, bisogna fare degli spostamenti. Questo viene fuori in modo straordinario al congresso di Parigi del 1856. C'è stata la guerra di Crimea. Cavur ha ottenuto che il reno di Sardegna partecipasse alla guerra di Crimea per stringere un legame di amici zia con la Francia e con l'inghilterra. Sempre invista un giorno di buttar fuori gli austriaci dall'Italia, invista di una guerra in cui sarà necessario il sostegno della Francia e dell'inghilterra. Alla fine della guerra di Crimea si fa un bel congrato. per ridisegnare la mappa di Europa. E' da qui che si vede proprio questa mentalità dei politici dei diplomatici, per cui si ragione ancora in termini di dina stia. E' la prima volta che io ho incontrato in cui cavur discuta apertamente ufficialmente del fatto che i borboni da Napoli bisognerai buttarli fuori. A Napoli c'è ferdinando secondo il rebomba e cavurra un certo punto scrive si domani vedo il ministro degli esteri inglese, cito. Credo di potergli parlare di gestare in arria il bomba. E poi una volta citato in arria cosa si fa? Beh per esempio si fosse un principi e sabado, un cugino del revitorio che potesse prendere il trono di Napoli, magnifico, no? E' con sul momento aperigili, idea non piace troppo, viene fermata, ma discutono di tante altre cose. C'è il duccato di parma. Il piemonte ha partecipato a la guerra di creme e bisogna raper dare qualcosa di Savoia. A i Savoia pecerebbe moltissimo il duccato di parma. E' Napoli è un terzo di c'è cavur. Provate un posto qualunque dove mandare la duchessa di parma e io farò dare suo duccato al piemonte. E' vittorio scrive da Torino a cavur che sta a parigi a trattare e negoziare stanno negoziando anche su certi principati danubiani, la transilvania, la moldavia che devono essere dati o all'austri o qualcun altro, e vittorio scrive a cavur secchi l'imperatore finché basti. Dia i principati all'austria e anche il diavolo se li vuole, ma si faccia dare quello che voglio, cioè parma, per l'appunto. Poi alla fine non va' importo niente, parma non lo ottengono, bisogna raspettare il 59-60, ma per far vedere come queste diplomazioni si muovano ancora molto a livello appunto, di nastie, di una politica dinastica. E in questa prospettive di incontri di diplomatie che cavur, an certo punto, comincia a sentire che a fra le mani qualcosa di grosso. Dopo la Crimea, la Francia di Napoleone III sta cominciando a accettare l'idea che forse effettivamente non sarebbe male dare una mano al piemonte, far guerra all'austria e buttare all'austria fuori dall'Italia. Nel 58, il colloquio non ormai abbastanza approfonditi, per cui il cavur è ormai abbastanza sicurna. Napoleone III stia compro messo, gli ha scritto, gli ha detto va bene, facciamolo. Cavur scrive al Ministro della Guerra, la Marmora. Preparare i canoni. E l'anno prossimo andremo imparata a Milano, se non a Venezia. Dopo di che c'è uno dei momenti più drammatici della carriera di cavur, perché alla fine del 58, Napoleone III cambia l'idea. Non è più convinto di questa guerra contro l'austria, cominci a dire che sarebbe meglio risolvere tutti questi litigi con un bel congresso, invitare gli austri e ci discutere con loro, e intanto disarmare gli eserciti, che è quello che gli austri e ci chiedono. Quando cavur si rende conto che tutto il progetto sta cominciando a sgretolarsi, si sente finito, perché si è compramesso fino in fondo in questa idea di fare la guerra all'austria con l'aiuto dei francesi. La reazione di cavur è molto indicativa. 1. Minaccia di Andarsani in America. 2. E poi quando sarà in America dice, io qui ho tutte le lettere di Napoleone III, in cui mi diceva si, facciamolo, va la che vado in America e poi rendo pubblico le trattative e voglio vedere la faccia di Napoleone III, quel punto. I francesi sono lì che non sono bene cosa fare, il momento è molto atteso, c'è da perdersi la testa e infatti cavur scrive un amico proprio questo, dice, ed ifice non perdere la testa. Me la tengo di quando, in quando, con le mani, perché non fugga. Finalmente, tutto sembra perduto. Vien asvegiano l'ambacciatore francese, gli dice, non c'è niente da fare. L'impertore Napoleone III ha deciso che la guerra non ha vol fare, che vol fare il congresso. Cavur salta sul letto. Ora non mi resta altro da fare, che spararmi un colpo di pistola e farmi saltare la testa. E due, ce ne sono altre, me, sono me. Però sono momenti di scorraggiamento e io li cito, non so perché sono divertente vedere in sommellerezioni così, emotive di un uomo che a prima vista potrebbe sembrare così freddo a guardare i suoi ritrati e che invece era chiaramente un uomo fortemente passionale, violento. E le cito, anche per far vedere che questo uomo è stato più volte sul punto di disperare e giocava una partita politica di una difficoltà estrema, e però si è sempre ripreso e sempre prevalso alla fine l'entusiasmo. L'entusiasmo anche geoglioso, la certezza che ci la facciamo. Gli vengono a dire che l'inghilterra, pura l'inghilterra è contraria. E lui qui è uno scatto. Non ci sarà in ghilterra che possa impedirci di andare a bruciar vienna. Noi metteremo il fuoco all'Europa. Ecco, forse il vecchio Carlo Alberto che diceva se è un carbonaro impertinente, insomma qualcosa aveva colto. "A forza di insistere, a forza di tenerdure e tenersi ferma la testa con le mani perché non volivia, a forza di ricattare, a forza di rieci a convincerne una po' l'e neterso che ormai non può potevi tirarsi indietro, che questa guerra all'austre bisogna farla, è dunque la guerra si fa. Io qui provo, vorrei stu arrivando alla fine ben in teso, e lo dico per l'organizzatore che saranno già preoccupati, ma vorrei sottolineare ancora un aspetto. Finora noi parliamo del cavur politico che tratta con Napolione Terzo, che tratta con i ministri. Parliamo di una politica fatta in apparenza sopra le teste della gente. In realtà non è così. La politica di gabinetto fatta dai politici, fatta dai uomini, fatta dai uomini di potere che in ogni epoca esiste naturalmente. E che noi storici oggi possiamo raccontare quando si tratta dell'Otocento perché abbiamo le lettere e abbiamo i diari. L'istore ci del futuro racconteranno la politica di potere degli anni 2000, perché forse avranno le lettere e i diari dei potenti di oggi. Ma al di là di questa politica di gabinetto la politica della trattativa del negoziato dell'intrigo, del ricatto della complicità ed ai disegni colossali che però ne vengono fuori. C'è l'opinione pubblica, ci sono le masse, ci sono i giornali che è in un paese liberale come il piemonte di allora continuamente seguono l'azione del governo, la denuncia, la criticano. C'è il Parlamento dove bisogna andare a rispondere. E c'è ripeto l'opinione pubblica e i popoli. È un tema delicato quello di quanto i popoli siano stati coinvolti nel risorgimento, però io qui vorrei citare soltanto un battuta di cavuro. Quando appunto si tratta del fatto che ormai si è successata questa idea che si farà la guerra laustria e c'è evidentemente un entusiasmo popolare per questa idea e gli dico non non si fa più. E cavur dice "Io non posso trattar le popolazioni come le comparse in teatro e farle uscire o dentrare a capriccio". E quindi il di sotto dei politici che trama le popolazioni ci sono e come. E quindi la guerra si fa, si vince e poi di nuovo c'è apparentemente una catastro finattesa. La guerra si evinta, sono entrate a Milano, hanno sconflito gli austri e c'è magenta, poi a solferino e sa Martino si potrebbe continuare, garibaldi a quasi conquistato tre ento e invece Napoli oneterso decide, che adesso basta però. Che non ha più interesse politico a continuare, che gli basta avere in debolito laustria, averla forzato il piemonte, ma basta la lombardia, il veneto non c'è nessun bisogno di aggiungere anche il veneto e quindi Napoli oneterso firma l'administitio di Villa Franca con laustria. E il revittorio anche se poi dirà che lui c'era rimasto malissimo, però di fatto anche lui dice "si dai ci fermiamo, abbiamo già fatto un bel boccone, può bastarci". Il revittorio, poi il referito che durante quella senata, c'è capura il suo primo ministro, a preso, a calci le sedie, lo ha chiamato traditore e peggio. Il revittorio è un bel boccone, il revittorio è un bel boccone, il revittorio è un bel boccone, il revittorio è un bel boccone, il revittorio è un bel boccone, il revittorio è un bel boccone, ma è quasi il turno di Vittorio. Il re devo dire tire un suo spirito di soliamo perché lavorare con Cavurna era proprio facile, scrive Napolione Terzo, il Revitorio che a questo punto pagherà un milione di franchi perché Camillo partisse per l'America. Camillo quanto a lui dice un emico, mi accorgò che per me è cominciata la vecchiaia, non ha 50 anni in quel momento. Lo richiamo dal Governo subito, provano in tutti i modi a fare un altro Governo senza Cavurna, non c'è nessuna maggioranza, non c'è nessun Governo possibile, lo richiamano il Governo, fa in tempo a seguire la vicenda di Garibaldi che non vi raccontro a questa sera perché invece io non faccio in tempo a raccontarla stasera e poi è meglio raccontarla dal punto di vista di Garibaldi anche il ruolo di Cavur, lo vedremo dopo domani, fa in tempo a vedere Garibaldi, a vedere con grandissima sorpresa che sta andando tutto bene, fa in tempo a vedere l'Italia unita e poi gli viene una strana febbre all'improvviso, nessuna non sa bene così. è una febbre altissima per qualche giorno. Oggi si dice che sia malari che sia stata un attacco di malaria. Forse presano le sue risai e del vercelleise. Lo riesumeranno fra poco credo per esaminare i resti e vedere se effettivamente queste ipotesi è attendibile. Certamente gli viene una febbre tremenda e in pochi giorni muore a cinquantun'anni. E sulla morte di cavurio vorrei cittare due testimonianze dell'epoca. Voi mi scusereete. La marchesa da Zeilio che scrive al figlio che non è torino. Si piangeva ovunque. Non è un modo di dire. Si piangevano l'acremia utentiche. Si piangeva al senato alla camera nei ministeri. Hudson che è l'ambasciatore inglese a torino. Piangeva come un bambino. Un'altra da un diplomatico francese, a Reddy Dville, che era un secretario dell'ambasciata francese a torino. Il conte di cavurio è morto stamattina alle 6 e 3 quarti. Alle 7 mi hanno svergliato per darmi la notizia. Sono uscito immediatamente. La costernazione e lo stupore che regna nella città hanno qualcosa di spaventoso. Tutti i negozi sono chiusi. Gli abitanti circolano senza sapere dove vanno, col viso sconvolto, interrogandosi e parlando tra loro dell'orribile di sgrazia. Più d'uno si rifiuta di credere alla notizia e si rèca al palazzo per averne conferma. Alluna la camera è il senato se sono riuniti per ascoltare la comunicazione del Governo. Il ministro dell'interno Mingetti è scoppiato in lacrime annonziando la morte del conte Camillo di cavur Presidente del Consiglio. Moltissimi deputati piangivano. Uscendo dalla camera ho incontrato Sir James e sempre Hudson, il ministro inglese, che mi astretto la mano senza pronunciar parola. Piangiva a calde lacrime. Ecco, io vorrei concludere riflettendo su questo mondo, su quest'epoca in cui si piangiva. In cui un ministro degli interni non aveva paura di piangere in Parlamento dando una notizia come quella, in cui un ambasciatore di sua mestabri tannica non aveva paura di piangere davanti a un diplomatico francese per la strada di fronte a notizia come quella. Sotto quella spetta era una uomini che avevano una emotività diversa della nostra. Non ricordo di avere visto prime ministri piangere oggi anche dando le peggiori notizie. Erano diversi da noi e noi quando pretendiamo di capirli, pretendere di capirli è giusto, e certiamo di capirli. E magari pretendiamo anche di giudicarli. Dobbiamo ricordare che sotto questo aspetto almeno era in diversi da noi avevano una emotività diversa dalla nostra, questi uomini che hanno vissuto e che hanno fatto il risorgimento, e a me ogni tanto dispiace un po' che noi oggi non siamo più come loro. Grazie. Grazie per aver ascoltato questa puntata del podcast del Sandro Barbero. E a descozzare le episodi trovate il link al sito del Festival della mente, da qui viene questa lezione. Le altre puntate della serie "Pensare l'Italia" sono pubblicate come puntate numero 23 e 24. Un pru memoria, la puntata idomenica prossima sarà l'ultima prima della pausa estiva. Reprenderemo le pubblicazioni a settembre. Come sempre anche questo mercredici troviamo con tutta la community su Discord per il consueto palco del mercoledì, una retta di ciacchere sulla storia alla società e più o meno su tutto quello che ci vini mente. All'Eventuno, il link è in descrizione. La musica è come sempre il Giorgely Shuffle di Kevin MacLeod in compitec.com pubblicato con licenza creati Commos ccbih4.0. Ci sentiamo la stima la prossima con la puntata del podcast del Sandro Barbero. Ciao! [Musica]

Podcast Summary

Key Points:

  1. Introduzione del professor Barbero
  2. Cavour nasce a Torino nel 1810, durante l'annessione del Piemonte alla Francia napoleonica; il suo nome deriva dal padrino, il principe Camillo Borghese, e cresce parlando prevalentemente francese.
  3. Cavour è un nobile aristocratico, figlio cadetto di una famiglia importante, condizione che lo ossessiona e lo spinge a farsi strada da solo, anche negli affari.
  4. Fin da giovane mostra un carattere imperioso e ribelle, con episodi come la richiesta a sei anni di licenziare un maestro di posta e punizioni all'accademia militare per arroganza.
  5. Sceglie di essere liberale in un ambiente conservatore e reazionario, venendo etichettato come sovversivo e schedato dalla polizia austriaca a 23 anni.
  6. È un uomo d'affari spericolato, gioca in Borsa e rischia la rovina finanziaria, arrivando a minacciare il suicidio; il padre lo salva, ma Cavour rinuncia al sogno di sposarsi e mettere su famiglia.

Summary:

In questa conferenza, il professor Alessandro Barbero introduce la figura di Camillo Cavour, primo dei tre personaggi chiave del Risorgimento italiano, insieme a Vittorio Emanuele II e Garibaldi. Barbero premette di non essere uno specialista del periodo, ma di aver studiato per l'occasione, e sottolinea come questi tre uomini abbiano preso le decisioni cruciali per l'unità d'Italia, escludendo Mazzini, che pure influente, non ebbe un ruolo decisionale diretto. Cavour nasce a Torino nel 1810, quando il Piemonte è annesso alla Francia napoleonica; il suo nome deriva dal padrino, il principe Camillo Borghese, e cresce in un ambiente francofono, parlando meglio il francese dell'italiano.

Barbero evidenzia la sua origine nobile e la condizione di figlio cadetto, che lo ossessiona e lo spinge a cercare di farsi strada autonomamente, sia negli affari che in politica. Il suo carattere imperioso emerge fin da bambino, come nell'aneddoto del licenziamento del maestro di posta a Ginevra, e prosegue all'accademia militare, dove viene punito per arroganza. In un Piemonte conservatore, Cavour sceglie il liberalismo, venendo considerato pericolosamente sovversivo e schedato dalla polizia austriaca.

Infine, Barbero lo descrive come un uomo d'affari spericolato, che gioca in Borsa e rischia la rovina, minacciando il suicidio; il padre lo salva, ma Cavour rinuncia al sogno di sposarsi, dedicandosi completamente alla carriera politica e agli affari.

FAQs

Camillo Benso di Cavour è nato a Torino nel 1810, in un Piemonte annesso alla Francia napoleonica. Era un nobile di famiglia antica, figlio cadetto del marchese Michele di Cavour.

Cavour è stato allevato in una casa dove si parlava francese perché sua madre era svizzera francese. Inoltre, il Piemonte era stato annesso alla Francia napoleonica durante la sua infanzia.

Cavour aveva un carattere imperioso e ribelle fin da piccolo, come dimostrano aneddoti e note della sua educazione all'accademia militare. Fu punito per l'arrogante rifiuto di obbedire agli ordini e per il tono perentorio con cui si rivolgeva agli altri.

Essere un figlio cadetto significava doversi fare strada da solo, poiché il primogenito era favorito. Cavour soffrì per tutta la vita questa condizione, che lo portò a non sposarsi e a vivere nel palazzo del fratello maggiore.

Cavour scelse di essere liberale, desiderando costituzione, parlamento e libertà, il che in un ambiente conservatore e reazionario sembrava pericolosamente sovversivo. Fu definito 'carbonaro impertinente' da re Carlo Alberto e schedato dalla polizia austriaca.

Sì, Cavour era un uomo d'affari, gestendo speculazioni in Borsa e commerci come l'acquisto di pecore merinos per conto del padre. Una sua speculazione a Parigi gli causò una rovina finanziaria, minacciando di uccidersi se il padre non lo avesse salvato.

Chat with AI

Loading...

Pro features

Go deeper with this episode

Unlock creator-grade tools that turn any transcript into show notes and subtitle files.