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218 - Abisso senza fine: il Tartaro, la prigione degli dei

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218 - Abisso senza fine: il Tartaro, la prigione degli dei

Il podcast fa parte di Vois, un'azienda di creatori di podcast. Viene presentata un'offerta speciale di NordVPN e si parla del Tartaro come prigione cosmica delle divinità greche. Viene descritto come un luogo terribile e remoto, dove sono imprigionati nemici potentissimi e coloro che hanno sfidato l'ordine cosmico. Si menzionano le guardie, i fiumi infernali e il silenzio primordiale che lo circonda. Il Tartaro non è solo un luogo di punizione, ma anche un monito per ricordare agli uomini i limiti della loro condizione mortale e non sfidare gli dei. Le punizioni sono eternamente senza possibilità di redenzione, riflettendo una visione della giustizia divina diversa da quella umana. Viene delineato il ruolo del Tartaro nella visione greca del cosmo come uno dei pilastri su cui si regge l'ordine universale.

Transcription

2489 Words, 15486 Characters

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Il luogo dove Zeus l'inchiude i suoi nemici più pericolose, dove i titani già sono incatenati da Eoni, dove mortali troppo ambiziosi scontano peene e terni perfettamente calibrate sui loro crimini. Oggi attraverseremo insieme i fiumi fernali che circondano questa prigione cosmica. Lascolteremo su silenzio primordiale, conoscieremo i suoi guardiani dalle cento braccia. E forse alla fine comprenderemo meglio non solo una meteorologia greca, ma anche con le ancestrale timore del Libris, che ancora oggi alberga in ognuno di noi. Grazie agli amici su T.P. che amano questo podcast. Giacomo, si si ho felice, luce, mina e Ian con mamma Chiara. Grazie anche Denis e Dallila, Adalessandro, Joel e Mirko, Vanessa, Maria Chiara, Roberto e Jimbo. Infine Adalessi, Raul e Chiara Miriam. Diventa anche tu parte di questa aventura, supporta questo podcast, andando su T.P. usando il link in descrizione. Questo che stai ascoltando è mitologia, l'emmeravigliosa storia del mondo antico. Sono Alessandolo Gellain, insegnante di filosofia, psicologia e scienze umane. Se vorrei stare i miei compagni, ti offrirò le storie più interessanti della meteorologia greca e romana. Il mito ha ancora molto da insegnarci e è talvolta, come una specchio, e è capace di mostrare meglio a noi stessi quello che siamo. Pontata numero 218. Abistro senza fine. Il tardaro, la prigione degli i dei. Immagina di lasciare cadere un'incudine di bronzo dal cielo più alto. Questa massa metallica precipiterebbe attraverso l'aria per nove giorni e nove notti, prima di toccare terra. Ora immagina di prendere quella stessa incudine e lasciare la cadere dalla superficie terrestra in una avoragine. Inpiegarebbe altri nove giorni e nove notti, prima di raggiungere il tardaro. Così esiodo nella sua teogonia ci descrive la spaventosa profondità di questo luogo che si trova nelle viscere più remote del mondo. Tanto lontano sotto i nostri piedi quanto il cielo lo è sopra le nostre testa. Il tardaro non è semplicemente una prigione, è il carcere per eccellenza. Il luogo da cui non si può fuggire dove gli i dei rincludono nemici potentissimi e coloro che hanno usato sfidare l'ordine cosmico. Qui nelle tenebre più profonde, oltre tripici, mura, di bronzo, si trovano creature e divinità che hanno cercato di sovertire l'ordine stabilito dal Zeus. Qui sono imprigionati i titani, qui scontano la loropena eterna tantalosisifo e tanti altri che troppo hanno usato. Ti stavrei chiedendo come si ha fatto questo luogo terribile che ossessiona l'immaginario degli antichigreggi. Omero nell'ilie del cielo descrive come una voragine sotterranea profondissima, chi usa da porte di ferro e preceduta da una soglia di bronzo. Si trova così in basso che persino ade, il regno dei morti, sembra un luminoso giardino al confronto. È un luogo umido e gelido a volto in una perpetua scolità che nemmeno gli i dei amano visitare o anche solo contemplare dall'olimbo. Le sue mura sono talmente spesse che nemmeno il più potente dei titani potrebbe scalferle. Il suolo è battuto da venti i gelidi e l'aria e cosiddenza che persino gli immortali fatica no a respirarla. Ma la caratteristica più terribile del tartaro non è la sua profondità, nele sue mure impenetrabile. È il fatto che si trovi all'erdici stesse del mondo. Quando posi i donne, il Dio che scuote la terra, fatre mari il suolo, è perché sta scotendo queste radici primordiali che affondano nel tartaro. Esieto ci racconta che qui si trovano le fonti e i confini di tutto ciò che esiste, la terra il mare, il cielo stellato. È come se l'intero universo fosse un immenso albero, le cui radici affondano in questo abysso per l'imigenia. Questo aspetto è fondamentale per capire il ruolo del tartaro nella visione creca del cosmo. Non è solo un luogo di punizione, ma uno dei pilastri su cui si regge l'ordine universale. La sua esistenza è necessaria quanto quella del cielo o della terra. Tisterai domandando come si possa accedere ad un luogo così rimoto e terribile. Nel sposta è semplice, non si può, almeno ciò non è concesso ai mortali, solo gli dei possono varcare le sue soglie. E anche loro lo fanno raramente e con grande timore. L'ingresso è costodito da figura terribili, creatura e primigenia che servono Zeus, ma che ricordano ancora il caos originale da cui tutto ha avuto in inizio. Le guardie di questo terribile carcel e cosmico sono i effetti esteritanto antichi quanto il mondo stesso. I sentimenti cotto, briareo e gige, creatura e gigantesche, dotate come suggerisce il loro nome di cento braccia e cinquanta testi ciascuno, sorvegnano instantcabilmente l'ingresso del tartaro. La loro storia è emblematica di come Zeus abbia saputo conquistare e mantenere il potere. Durante la titanomachia, la grande guerra tra gli dei olimpici e i titani, i sentimenti erano stati impressionati nelle profondità della terra da crono. Zeus li libero e si guadagnò la loro eterna gratitudine e fedeltà. Ora sono i suoi più fidati carcerieri. La timora nei titani, nello scurità caliginosa, ci racconta esiodo, per volere di Zeus ad una tore di nembi. E proprio qui troviamo un particolare interessante. In sentimenti non solo impediscono le fuge, ma diciamo proteggono anche i prisionieri eventuali tentativi di liberazione dall'esterno. La loro vigilanza è totale, in entrambi le direzioni. Ma il vero sistema di secoletta del tartar è costituito dei fiumi infernali che lo circondano. Lo stige, il più terribile tra questi, non è un semplice corso d'acqua. Sulle sue acqua viene pronunciato il giuramento più sacro e vinco lante per gli dei. Chi giura sullo stige e poi tradisce la propria parola viene condannato a nove anni di morte apparente, privato del nettare dell'ambrosia, escluso da ogni consiglio e banquetto divino. La caronte, il coccito e il fleggetonte. Questi fiumi formano una rete inestricabile intorno al tartar. Le loro acqua non sono fatte per dissettare. Alcune bruciano come fuoco liquido, altre le sono più fredde del ghiaccio più antico. A traversali è impossibile, senza l'aiuto di caronte e il tetro traghettatore, che però obbedisce solo agli ordini di Zeus. Ma forse l'aspetto più terrificante del tartar. Non sono le sue guardie o i suoi fiumi. È il silenzio. Un silenzio così profondo e naturale che persino i pensieri sembrano congelarsi. Gli antichi greci lo chiamavano il silenzio primordiale, quello che esisteva prima che il mondo stesso prendesse forma. Eppure, questo silenzio è talvolta spezzato dalle grida di dannati che risuonano l'ugubri. Secondo vergilio nelle neite, le urla di dolore non si disperdeno, ma restano sospese nell'aria, creando un ecco eterna che amplifica il tormento. È un silenzio paradossale, dove la senza di suoni i normali rende ancora più terrificanti, la mentica e occasionalmente lo interrompono. In questo peculiare e silenzio i prisioni riscontano nell'oropene. Alcuni, come vedremo, sono condannati a ripetare eternamente azioni e futili. Altri sono semplicemente incatenati nella scuolità privati di ogni compagnia, se non quella dei rivolsi. I titani, ad esempio, già sono così in profondità e da così tanto tempo che persino gli dei dell'olimbo, hanno dimenticato i loro volti. Ma chi decide, chi deve essere impregionato nel tartaro, come funziona la giustizia divina? Al contrario dell'ade che accoglie indistintamente le anime di tutti i morti, il tartaro è una prisione selettiva, non tutti i malvagi finiscono qui. Sono coloro che, come ti dicevo, hanno commesso crimini contro l'ordine cosmico stesso, che hanno sfidato direttamente gli dei o cercato di sovertire le elegi fondamentali dell'universo. I giustici infernali, minoster, damanto ed ecco, non hanno giurizzizione sul tartaro. Qui e Zeus stesso il padre degli dei, ha decidere le condanne e le sue sentenze sono tanto creative quanto inessorabile. Prendiamo, ad esempio, il caso di Cisifo, di cui ti parlerò più approfonditamente in una prossima puntata. La sua oponizione spingere un massor su per un pendio solo per vedelo rotolare giù ogni volta, non è una semplice tortura. È una allegoria perfetta della sua vita, fatta di inganni e strata gemmi, che alla fine si sono ritorti il contro di lui. Ho pensiamo a tantalo, che per aver tradito la fiducia degli dei, ed aver rivelato il loro segreti e condannato ad una fame e una sete eterne, con incivo e l'acqua sempre apportata di mano ma eternamente raggiungibile. La sua oponizione riflette il suo crimine, per aver voluto troppo ora non può avere nulla. Ma il tartaro non è solo un luogo di punizione e anche un monito. Le sue storie venivano raccontate di generazione e generazione per ricordare agli uomini i limiti della loro condizione mortale, non sfidare gli dei. E questo il messaggio che emerge da ogni racconto di condanna al tartaro. Gli antichi igreci avevano un termine preciso per definire questa tracotanza, questa eccessiva presonzione che porta gli uomini a sfidare gli dei. La chiamavano Ibris e la Ibris quasi invariabilmente conduceva al tartaro. E' giusto sottolineare come le punizioni del tartaro siano sempre eterne, non c'è possibilità di redenzione, non c'è fine alla pena. Questa aspetto riflette una visione della giustizia divina molto diversa da quella umana, gli dei non puniscono per correggere oriabilitare, ma per mantenere l'ordine del tutto. I prisioneri del tartaro sono come in granaggi di un enorme orologo cosmico, le loro punizioni sono parte dello stesso universo. Si nota infatti come Zeco s'abbia sceto due tipologie di punizioni per i dannati del tartaro. Da un lato le punizioni statiche come quelle dei titani immobilizzati nelle loro catene di bronzo, simbolo di forze primordiali che devono essere contenute e immobilizzate. Dall'altro le punizioni dinamiche, come quelle di sisifo e di tantalo, costretti ad un movimento perpetuo ma futile. E' un problema dell'ambizione umana che si agita senza raggiungere mai il proprio scopo. Anche in questo si manifesta la sapiente di Zeus, ogni pena è un microcosmo che riflette perfettamente non solo il crimine, ma anche la natura profonda del colpevole. Il masso di sisifo deve continuare a rotolare, tantalo deve continuare a desiderare i titani devono rimanere in catenati perché questo è l'ordine delle cose stabilito da Zeus. E' proprio i titani, i primi e i più famosi prisionieri del tartaro, si ricordano quanto si antica questa prisione cosmica. I titani sono stati i primi a conoscere le profondità del tartaro. Dopo la sconfitta nella grande guerra contro Zeus e gli idei olimpici, la terribile titanomachia che ascoço il mondo per dieci anni, vengono in catenati nelle sue profondità più remote. I titani rappresentano le forze primordiali della natura, orceano le acque che circondano il mondo, teiti, la potenza generatrice del mare, i perione e la riusce del sole teia lo splendore del cielo. Chrono l'iraduna e al suo comando quasi tutti danno battaglia contro Zeus e il nuovo olimpo. La loro sconfitta e la loro prisione simboleggiano i trionfo dell'ordine sulla natura selvaggia e incontrollata. Pocchi sfuggono alla condanna tra loro promette che ha aiutato Zeus, ma che verrà poi comunque punito per aver donato il fuoco agli uomini e occeano che ha rimasto neutrale durante i conflitto. Anche a trante, postente figlio di Iepeto, riceve una punizione diversa, ma non meno gravosa. Mentre i suoi fratelli vengono sprofondati nel tartalo, Zeus lo condanna a sostenere per l'eternità la volta celeste sulle sospalle ai confini occidentali del mondo. Atelante sorregge il vasto cielo conforta postente, era contesivo, per ineluttabile necessità ai confini della terra, davanti alle esperidi dalla voce chiara. La sua pena è amare ironia, con lui che aveva cercato di romegciare l'ordine celeste, deve ora sorreggerlo in eterna, il suo corpo massiccio, immobile nella sua fatica senza fine, diventa come una montagna vivente, tanto che gli antichi vedevano nelle grandi catene montuose dell'ocidente la sua figura pietrificata. Tutti gli altri sono immobilizzati con catene che nemmeno la loro immessa forza può spezzare. E il tartalo continua ad accogliare nuovi prisionieri mortali troppo ambiziosi come esistifo, criminali divini come tantalo, meschini i riconoscenti come isione. Ognuno di loro ha una storia da raccontare, una storia di ivrisi di caduta, di ambizione e di pulizione. Nelle prossime puntate esploreremo proprio queste storie, questi racconti di dei e mortali che hanno osato troppo e ora pagano il prezzo della loro audacia nelle profondità più remote del cosmo. Ma per ora lasciamoli qui, nel silenzio eterno del tartalo, dove il tempo stesso sembra essersi fermato. Mentre i superfici, il mondo continua a girare, mentre dai e mortali continuano la loro vita, qui sotto nelle radici stesse dell'universo, le punizioni continuano in mutabili, come il destino stesso. Ti aspetto alla prossima puntata. Fatti sentire, la tua opinione è l'arma segreta di questo podcast. Se questo episodio ti ha fatto vibrare le corde dell'anima, fa me lo sapere con un commento e d'un like. Ma non fermarti qui, condividi questo episodio con i tuoi amici, condividere il modo più potente e sincero per far crescere il nostro canale. 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E se non lo hai ancora fatto, scopri anche il mio primo genito, il rei degli dei. È un'occasione imperdibile per approfondire le storie che ti racconto qui. Hai appena scoltato un episodio del podcast mitologia. Le meravigliose storie del mondo antico. Raccontate da me a Ressandro Gelaina. Grazie per essere ti centralizzato. Apple, Spotify, Cast Box, Spreaker, scegli tu. Iscriviti a questo podcast sulla tua pizzaforma preferita. Ci sentiamo al prossimo episodio.

Podcast Summary

Key Points:

  1. NordVPN è una VPN certificata come strumento anti-phishing.
  2. Offerta speciale NordVPN
  3. Descrizione del Tartaro come prigione cosmica e delle sue caratteristiche.

Summary:

Il podcast fa parte di Vois, un'azienda di creatori di podcast. Viene presentata un'offerta speciale di NordVPN e si parla del Tartaro come prigione cosmica delle divinità greche. Viene descritto come un luogo terribile e remoto, dove sono imprigionati nemici potentissimi e coloro che hanno sfidato l'ordine cosmico.

Si menzionano le guardie, i fiumi infernali e il silenzio primordiale che lo circonda. Il Tartaro non è solo un luogo di punizione, ma anche un monito per ricordare agli uomini i limiti della loro condizione mortale e non sfidare gli dei. Le punizioni sono eternamente senza possibilità di redenzione, riflettendo una visione della giustizia divina diversa da quella umana.

Viene delineato il ruolo del Tartaro nella visione greca del cosmo come uno dei pilastri su cui si regge l'ordine universale.

FAQs

NordVPN is a certified anti-phishing tool. They have a special offer where you receive four extra months when purchasing a biannual plan, and an additional six months if you buy it by a certain date.

Tartarus is a cosmic prison in Greek mythology where powerful enemies of the gods are imprisoned. It is described as a place of deep darkness and eternal punishment.

The guardians of Tartarus are primordial creatures called the Hecatoncheires, with a hundred arms and fifty heads each, who serve Zeus.

The rivers surrounding Tartarus include the Styx, a sacred river for the gods, and other rivers with different properties and roles in the punishment of the damned.

Tartarus is not only a place of punishment but also a pillar of the universal order in Greek cosmology. It represents the consequences of challenging the divine order.

Access to Tartarus is restricted to only the gods, as mortals are not allowed to enter. Even the gods rarely visit Tartarus and its entrance is guarded by fearsome creatures.

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